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19 luglio 1992 La strage di Via D'Amelio dove persero la vita: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli,

30

Lug

2012

Lettera da Via d'Amelio - 14 anni e tutta la rabbia del mondo, dentro PDF Stampa E-mail
Editoriali - Lettere da Via D'amelio
Scritto da Eliana Iuorio   

Venti anni fa, tra le lacrime, quella domenica, scrissi su un quaderno che fungeva da diario, che “i brandelli del corpo di Paolo Borsellino, lì in via D’Amelio, erano come brandelli di verità, che avrebbero dovuto spingerci a continuare il suo lavoro”.
Rileggere quelle parole, adesso, mi fa uno strano effetto, oggi che hanno un significato del tutto diverso.
Volevo fare il magistrato, anche io. E fu così, che quando fu il tempo, m’iscrissi alla Facoltà di Giurisprudenza, a Napoli.
Oggi sono un avvocato, mi occupo di tutela dei Diritti civili. Collaboro con la web tv napoletana RoadTv Italia, per denunciare – insieme ad una redazione di “folli” (è così che amano definirci tutti, in questi ultimi tempi, vero?)  - quel che altrimenti, non sarebbe portato alla conoscenza di alcuno.
Ho studiato pensando a Paolo e Giovanni; il loro esempio sempre vivo, davanti ai miei occhi ed al mio agire quotidiano. Credo di essere uno strumento, per dare voce a chi non ne ha o crede di non poterne avere; a chi riceve porte sbattute in faccia, perché “tutto ha un prezzo”.
Nel corso degli anni, nella mia terra, non ho perso un convegno, un seminario, un libro, un quotidiano, una rivista che mi parlasse di mafia ed antimafia; dovevo capire e devo ancora capire tanto. Ma ho ben presto compreso che dovevo impegnarmi in prima persona, per realizzare nel concreto gli insegnamenti di Paolo e Giovanni; ed è per questo motivo che da un pò, con Libera e tutte le stupende persone e realtà che ne fanno parte, mi dedico con il corpo, il cuore e l’Anima, nell’opera di “contrasto sociale” alle mafie.

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14

Gen

2013

Manifestazione Noi Sappiamo: Sebastiano Ardita PDF Stampa E-mail
Eventi - Manifestazione Noi Sappiamo
Scritto da Sebastiano Ardita   
A seguito della recente sentenza della Consulta che ha accolto le richieste del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel conflitto sollevato da quest'ultimo nei confronti della Procura di Palermo, i vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati non hanno ritenuto di spendere una sola parola a sostegno della piena legittimità e correttezza dell'operato dei magistrati palermitani. A causa di questo assordante silenzio, il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi ed il sostituto procuratore Nino Di Matteo si sono dimessi dai rispettivi incarichi direttivi negli organi associativi della sezione palermitana dell'ANM.
All'interno delle mailing list delle correnti delle magistratura è nato un acceso dibattito fra chi, da una parte, condivideva le ragioni delle dimissioni di Teresi e di Di Matteo e chi, dall'altra parte, riteneva che tali dimissioni fossero prive della benchè minima motivazione. La redazione di questo sito, 19luglio1992.com, ha avuto la possibilità di leggere gli scambi interni ad una di queste mailing list ed ha ritenuto non solo opportuno, ma anzi doveroso, rendere pubblica la risposta inviata da Sebastiano Ardita (procuratore aggiunto a Messina) ad un collega che, nello scambio di opinioni, aveva accusato Di Matteo di aver voluto fare, con con la scelta di dimettersi dall'ANM palermitana, una 'tragedia', con tutto l'accezione siciliana che tale termine vuole indicare. In siciliano, il 'tragediatore' è un uomo che fa di ogni cosa una tragedia, quello che, in ogni occasione che gli capita, seria o allegra che sia, si mette a fare 'teatro'.
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25

Apr

2014

Salvatore Borsellino intervistato da Primaradio.it PDF Stampa E-mail
Audio - Documenti
Scritto da Redazione www.primaradio.it   
di Redazione www.primaradio.it - 24 aprile 2014

"Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene." [P. Borsellino].
Anche noi ne stiamo parlando in questi giorni. Prendendo le mosse dalla rassegna che a Volpiano da diversi anni parla di legalità. Ben prima del processo Minotauro che ha visto Leinì, comune piemontese, commissariato per infiltrazioni mafiose.
Abbiamo ospitato Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, in prima linea per sensibilizzare le persone al contrasto della criminalità organizzata, con il sito www.19luglio1992.com.

24.04.14 - Salvatore Borsellino

Ai nostri microfoni anche il compagno di tante battaglie di Peppino Impastato, Salvo Vitale. Radio Aut tornerà a vivere il 9 maggio (giorno dell'uccisione di Peppino) dalla casa confiscata al boss Badalamenti.

24.04.14 - Salvo Vitale



 

08

Apr

2013

E’ morta la mamma di Agostino Catalano. Ciao, Emilia, continueremo anche per te! PDF Stampa E-mail
Documenti - Per non dimenticare
Scritto da Redazione Antimafiaduemila   
di AMDuemila - 8 aprile 2013

“Presidente finirà che saremo noi, vittime della ferocia mafiosa, a chiedere scusa ai boss se continuiamo ad ammorbidire la legislazione antimafia”. Era il mese di gennaio del 2000 quando Emilia Incandela, mamma di Agostino Catalano (agente di scorta di Paolo Borsellino, ucciso a 42 anni nella strage di via D’Amelio insieme ai suoi quattro colleghi), si rivolgeva con queste parole all’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, venuto a Palermo a deporre una corona di fiori ai piedi del monumento ai caduti nella lotta alla mafia in piazza XII vittime. “Pensate a noi - aveva detto al presidente Emilia Catalano - al dolore delle mamme che non possono più baciare i propri figli. Il nostro dolore è sempre vivo e si rinnova ogni volta che apprendiamo che i mafiosi si avvantaggeranno da nuove norme”.

Dopo tanti anni di battaglie, di incontri nelle scuole con gli studenti di tutta Italia, se ne è andata così la mamma di Agostino, in silenzio, con la sua incrollabile speranza di avere giustizia. La ricordiamo con tanto affetto l’ultima volta che l’abbiamo incontrata due anni fa a Lotzorai, un piccolo centro dell’Ogliastra, con un sorriso disarmante e un dolore insopprimibile vissuto con estrema dignità, mentre trasmetteva ai ragazzi il valore della giustizia che dava senso alla vita.
Ciao Emilia, grazie per il tuo esempio, ora finalmente potrai riabbracciare Agostino. La tua sete di giustizia camminerà sulle gambe di tutte le persone oneste che continueranno a lottare anche nel tuo nome fino a quando non raggiungeremo la verità.

AMDuemila

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18

Giu

2014

Agenda rossa, la figlia di Borsellino si sfoga: 'Sono offesa, indagini dopo venti anni' PDF Stampa E-mail
Video - Presentazione Libri
Scritto da Irene Buscemi e David Perluigi   
di Irene Buscemi e David Perluigi  - 18 giugno 2014

Un duro sfogo, improvviso, quello di Lucia Borsellino, figlia del magistrato ucciso il 19 luglio 1992, durante la presentazione del libro “Dalla parte sbagliata, la morte di Paolo Borsellino e i depistaggi della strage di via D’Amelio“, di Dina Lauricella e Rosalba Di Gregorio (edito da Castelvecchi). Seduta in platea alla libreria Feltrinelli di piazza della Repubblica a Roma decide ad un tratto di alzarsi e intervenire. “Io vi posso dire solo una cosa e portare qui una testimonianza che sarebbe divenuta verità processuale, se solo fosse stata depositata agli atti dalla procura di Caltanissetta – racconta Lucia – cioè quando vent’anni fa con mio fratello andammo a consegnare l’unica agenda rimasta a casa, quella grigia dell’Enel, l’unico documento in cui si evince che mio padre avesse incontrato l’onorevole Mancino e qualcun altro”. “Questa agenda l’andai a consegnare personalmente, un commesso me la stava sottraendo dalle mani perché fosse messa agli atti – prosegue – Ho chiesto che venissero fatte le fotocopie davanti a me, pagine per pagina, e me la sono portata a casa”. E poi ancora: ” Ho visto dei volti quasi infastiditi. Quando il caro La Barbera è venuto a casa mia a consegnare la borsa di mio padre ho scoperto dopo vent’anni che questa consegna non era stata verbalizzata agli atti. E quando l’aprii e vidi che non c’era l’agenda rossa che ho visto aprire e chiudere da mio padre quella mattina, perché dormivo nel suo studio, dissi come mai questa agenda non è presente? Mi risposero: “Ma di quale agenda sta parlando?”. Ho sbattuto la porta e lui ebbe il coraggio di dire a mia madre: “Faccia curare sua figlia perché sta male, sta vaneggiando”. Io queste cose le raccontai a Caltanissetta. E dopo vent’anni sono tornata lì e non c’era nulla, non c’era una traccia nei verbali”.
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