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“Storie di Coraggio” con Giovanni Chinnici, Victoria De Lisi (fidanzata di Fabio Li Muli) e le Agende Rosse di Salvatore Borsellino

STORIE DI CORAGGIO 2026
L’evento “Storie di Coraggio” al Teatro Comunale di Sori, tenutosi il 14 e 15 aprile è un evento organizzato dal liceo Da Vigo – Nicoloso da Recco nell’ambito del progetto “Antimafia quotidiana”, avviato nel 2018 in collaborazione con le associazioni “Libero futuro Castelvetrano” e “I giusti di Sicilia”.
L’iniziativa mira a sensibilizzare la popolazione, scolastica e non, del levante ligure, condividendo gli insegnamenti sulla lotta alla mafia acquisiti attraverso il progetto.
“Storie di Coraggio” non è stato un semplice convegno, ma l’epilogo vibrante e partecipato di un percorso educativo durato un intero anno: il progetto “Antimafia Quotidiana”. Giunto alla sua nona edizione, il progetto ha coinvolto gli studenti delle quinte classi del liceo scientifico in un viaggio trasformativo tra Palermo e Trapani, dove hanno lavorato sui terreni confiscati e incontrato testimoni diretti. Il contesto della serata è stato unico: la sala era animata dai ragazzi stessi, che hanno ricoperto ogni ruolo, dai tecnici luci ai direttori di scena, arricchendo gli interventi con letture sceniche e brani musicali eseguiti dal vivo. In questa cornice di “problem solving” e impegno civico, gli ospiti hanno dialogato con una platea attenta, cercando di raccogliere il testimone di Salvatore Borsellino, assente per gravi motivi di salute ma presente nello spirito dell’iniziativa.

Di seguito il riassunto degli interventi degli ospiti del 14 aprile

Giovanni Chinnici: La normalità rivoluzionaria di Rocco Chinnici

L’avvocato Giovanni Chinnici ha aperto l’incontro dipingendo un ritratto inedito di suo padre, il magistrato Rocco Chinnici, descritto come il “giudice papà”. Ha rievocato una storia d’altri tempi, iniziata con un incontro casuale a una fermata del pullman tra Rocco e Tina, una giovane supplente. Da quel momento, la vita di Chinnici è stata guidata da due promesse di fedeltà assolute: quella alla famiglia e quella allo Stato.

Giovanni ha spiegato come il padre sia stato un pioniere assoluto, capace di intuizioni che hanno cambiato la storia giudiziaria. Consapevole del rischio di essere ucciso, Rocco Chinnici inventò il Pool Antimafia per evitare che la morte di un singolo magistrato fermasse le indagini. Introdusse il lavoro di gruppo e la specializzazione, “ingaggiando” Giovanni Falcone dalla sezione fallimentare per le sue competenze nelle indagini bancarie e patrimoniali.

Un punto fermo del suo intervento è stato l’impegno del padre verso i giovani: Chinnici fu il primo magistrato a uscire dal tribunale per andare nelle scuole e nelle università. Spiegava ai ragazzi il legame diretto tra il consumo di droga e il finanziamento della mafia, definendo il traffico di stupefacenti come il vero polmone economico delle cosche che devastava proprio i figli di quella classe dirigente che spesso tollerava il fenomeno. Giovanni ha infine ricordato il pesante isolamento subito dal padre all’interno del Palazzo di Giustizia, dove alcuni colleghi lo accusavano paradossalmente di “rovinare l’economia” con le sue inchieste.

Victoria De Lisi: Fabio Li Muli e l’amore negato

Victoria De Lisi ha offerto una testimonianza di rara intensità emotiva, restituendo un’identità umana e privata a Fabio Li Muli, l’agente più giovane della scorta di Paolo Borsellino. Ha raccontato di un ragazzo normale di 20 anni, appassionato di moto e calcio, conosciuto per caso durante una fiera a Palermo.

Victoria ha condiviso il dolore della lontananza durante i mesi di formazione di Fabio a Foggia, un periodo scandito da lettere appassionate e dallo scambio delle agende: un rito per sentirsi vicini scrivendo ogni giorno una frase l’uno per l’altra. Ha descritto i 57 giorni tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio come un tempo di angoscia profonda. Nonostante i tentativi di rassicurarla, Fabio era lucidamente consapevole del suo destino, tanto da chiedere alla sorella di aiutarlo a ricordare le preghiere (il Padre Nostro e l’Ave Maria) che la tensione gli stava facendo dimenticare.

Il racconto dell’ultimo giorno è stato straziante: il 18 luglio Fabio era andato a prenderla con un’ora di anticipo perché “aveva voglia di stare più tempo con lei”, sentendo forse il tempo scorrere. L’indomani, dopo una veloce telefonata mattutina, Fabio mancò a quello che sarebbe stato il loro appuntamento per cena. Victoria ha concluso ricordando il trauma del non aver potuto vedere il corpo di Fabio in ospedale, una decisione sofferta presa dai familiari per evitarle un’immagine irriconoscibile e preservare il ricordo della sua bellezza.

Angelo Garavaglia Fragetta: La ricerca della Verità e il dovere della Ribellione

Angelo Garavaglia Fragetta, collegato in video, si è focalizzato sulla necessità di non accettare verità di comodo. Il suo contributo è partito dall’analisi visiva e documentale del furto dell’agenda rossa, l’oggetto che Paolo Borsellino portava sempre con sé dopo la morte di Falcone e che conteneva intuizioni investigative e confidenze di pentiti non ancora verbalizzate.

Nello spezzone proposto dai ragazzi, Garavaglia ha ricostruito le profonde incongruenze nelle testimonianze su quel pomeriggio in via D’Amelio. Ha citato il caso del capitano Arcangioli, ripreso con la borsa in mano mentre si allontanava dalla scena, e le versioni contrastanti fornite negli anni dall’ex magistrato Giuseppe Ayala. Il video intero si può vedere su Youtube

Garavaglia ha denunciato quello che definisce un “momento storico devastante”, in cui una certa politica e parte delle istituzioni (definite provocatoriamente “commissione anti-antimafia”) stanno tentando di riscrivere il movente delle stragi per gettare ombre sul lavoro fatto finora. Ha parlato dell’esistenza di un “filo nero” che unisce le stragi italiane: non solo via D’Amelio e Capaci, ma anche Bologna, via dei Georgofili, Piazza della Loggia e Piazza Fontana. Ha raccontato della nascita di un coordinamento (nascosto dai media nonostante la sua importanza) tra questi ed altri familiari di vittime di mafia e stragi in cui, il denominatore comune è il coinvolgimento di “pezzi infedeli dello Stato” (citando le parole di Paolo Borsellino a sua moglie Agnese sulla trattativa tra lo stato e la mafia), servizi segreti deviati  che hanno agito in simbiosi con la mafia e la massoneria e che si sono per un certo periodo celati dietro la sigla Falange Armata.

Ha scosso la platea citando episodi inquietanti emersi dai processi: la mancata perquisizione del covo di Riina, le mancate catture di Provenzano e Santapaola, e le intercettazioni del boss Graviano in carcere riguardo ai “favori” fatti a Berlusconi attraverso le bombe. Garavaglia ha evidenziato come figure coinvolte in queste zone d’ombra abbiano persino scalato i vertici dei servizi segreti negli anni successivi.

L’intervento si è concluso con un appello accorato alla “ribellione culturale” rivolto direttamente agli studenti. Citando Salvatore Borsellino (“ribellatevi, ribellatevi, ribellatevi”), Garavaglia ha esortato i ragazzi a non accontentarsi del “monopolio dell’informazione” di giornali e TV, ma a diventare ricercatori attivi della verità leggendo libri e approfondendo fonti alternative su internet.

La serata del 14 si è conclusa con i saluti della professoressa Sabina Descalzo e con l’invito degli studenti a sostenere la Casa di Paolo, nata proprio nel quartiere della Kalsa per offrire ai bambini un’alternativa alla manovalanza mafiosa e per dare continuità al “sogno d’amore” di Paolo Borsellino per la sua città.