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Omicidio Caccia, la famiglia torna a chiedere la riapertura delle indagini
(VIDEO INTEGRALE DELL' INCONTRO ALL'INTERNO)

Omicidio Caccia, legale famiglia: 'Alcuni magistrati a Torino e Milano sanno verità'

di Elena Ciccarello - 4 ottobre 2014




 
Mafia, ‘ndrangheta ed eminenze grigie: sono questi gli interessi che si nascono dietro l’omicidio di Bruno Caccia, il capo della Procura di Torino ucciso il 26 giugno 1983 e di cui non si conoscono ancora i killer. L’accusa arriva dai familiari del magistrato assassinato a colpi di pistola mentre portava a passeggio il cane sotto casa. Un omicidio clamoroso, unico caso di magistrato ucciso dalla ‘ndrangheta nel nord Italia, ancora avvolto dal mistero e inspiegabilmente dimenticato. Unico condannato il boss Domenico Belfiore, all’ergastolo come mandante. “Ci sono magistrati a Torino e Milano che sanno cosa è avvenuto a monte dell’attentato di Bruno Caccia e durante i depistaggi che lo hanno seguito”, ha denunciato ieri sera l’avvocato Fabio Repici, legale dei familiari di Caccia, durante un incontro pubblico organizzato dalla Commissione antimafia di Milano. “Il processo sulla morte del procuratore è stato gambizzato sin dall’inizio dal magistrato che in quegli anni conduceva le indagini, ovvero il pm Francesco Di Maggio”, ha accusato il legale.
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Ass.Georgofili: giusto consentire ritiro spirituale a Spatuzza PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanna Maggiani Chelli   
Mercoledì 11 Aprile 2012 12:19

Non ci interessano i motivi religiosi che spingono Gaspare Spatuzza a fare la richiesta di recarsi in un ritiro spirituale, non riusciamo a vedere i collaboratori di giustizia da questo punto di vista.
Abbiamo una visione molto più pratica del “pentimento” di un uomo di mafia rispetto a quello che sarebbe stato folgorato sulla via “Dei Georgofili” pensando a Caterina Nencioni.
Gaspare Spatuzza secondo noi collabora con la giustizia perché vorrà tornare a poter vedere suo figlio prima o poi e godere di tanti altri benefici che la legge sulla collaborazione prevede e che la mafia forse non gli garantisce più.
Detto questo, per ancora una volta fare chiarezza sulla nostra posizione, la possibilità data a Gaspare Spatuzza dal Tribunale di Sorveglianza di Roma crediamo sia giusta.
Gaspare Spatuzza, collaborando con la giustizia ha aperto la strada a verità più complete sulla strage di via dei Georgofili e le altre del 1993 di quelle che sono state date fino ad oggi.
Non vediamo perché a Spatuzza, collaboratore a tutti gli effetti, non debba essere dato tutto ciò che la norma per i collaboratori di giustizia prevede, visto che a ben altri che non si sono “pentiti” e che non collaborano, in base a norme per le quali noi chiediamo continuamente modifiche, sono state fatte concessioni secondo noi gravissime, come togliere l’isolamento diurno a Giuseppe Graviano.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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Maurizio  - La mia visione   |2012-04-15 17:09:58
Non mi metto in competizione con Giovanna Maggiani Chelli, ma esprimo il mio
punto di vista.

Spatuzza probabilmente, per come l'ho sentito parlare in tv, mi
pare un uomo d'azione e di rigore verso l'ossrvanza di certe regole, certo
discutibili, ma un soldato per formazione ed azione.

Con lo stesso piglio
sembrerebbe, dalle sue affermazioni, più che pentito decisamente in disaccordo
verso i suoi commilitoni che secondo lui non osservano con la sua stessa
disciplina quelle regole.

Allora se ne sceglie di altre, forse pure più
nobili, quelle della religione.

Da essere umano dico che se lo pensa può
realizzarlo, ma essendo stato lui prima un assassino di grosso calibro
all'interno di uno stato civile organizzato che prevede regole punitive di quel
comportamento deve prima scontare la punizione giusta che merita, per ora può
aspirare ad una religiosità intima all'interno delle mura carcerarie, dopo
potrà anche diventare monaco di clausura.

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