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I figli di Bruno Caccia: 'Da quest'anno Torino diventi un laboratorio di Verità'
Si sta avvicinando la ricorrenza del trentennale della morte di nostro padre Bruno Caccia, e in quell’occasione la commemorazione sarà tenuta per la prima volta in veste ufficiale a cura della Città di Torino nella Sala Rossa del Municipio, alla presenza di autorità civili, giudiziarie, militari, religiose.

Questa iniziativa della città onora la memoria di nostro padre e ci fa profondamente piacere.

A distanza di trent’anni, ci sembra che sia necessario che qualcuno si assuma il compito di fare una commemorazione di Bruno Caccia del tipo di quella che ha fatto Roberto Scarpinato, Procuratore Generale di Palermo, per ricordare Giovanni Falcone il 23 maggio scorso: un’analisi storica, non solo un elogio della persona.

Gli elogi fanno piacere a chi ha avuto Bruno Caccia come familiare o amico;  l’analisi storica è piuttosto un dovere: il dovere di far conoscere il suo operato inquadrato nel contesto di quegli anni, al fine di fornire la chiave di lettura necessaria a comprendere i veri motivi che hanno portato alla sua uccisione.

Perché ciò che durante questi 30 anni sta diventando sempre più chiaro è che l’assassinio di Bruno Caccia non è stato un gesto isolato, progettato in autonomia da un boss locale  (unico condannato) e compiuto dalla mano di due sicari ancora oggi sconosciuti, ma è stato qualcosa di più complesso, un delitto commesso non tanto e non solo perché Bruno Caccia era un magistrato integerrimo, quanto per tutelare concretamente gli enormi interessi che dal suo operato potevano essere messi a rischio. I cittadini hanno diritto di conoscere la verità su ciò che è successo.
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Ass.Georgofili: giusto consentire ritiro spirituale a Spatuzza PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanna Maggiani Chelli   
Mercoledì 11 Aprile 2012 12:19

Non ci interessano i motivi religiosi che spingono Gaspare Spatuzza a fare la richiesta di recarsi in un ritiro spirituale, non riusciamo a vedere i collaboratori di giustizia da questo punto di vista.
Abbiamo una visione molto più pratica del “pentimento” di un uomo di mafia rispetto a quello che sarebbe stato folgorato sulla via “Dei Georgofili” pensando a Caterina Nencioni.
Gaspare Spatuzza secondo noi collabora con la giustizia perché vorrà tornare a poter vedere suo figlio prima o poi e godere di tanti altri benefici che la legge sulla collaborazione prevede e che la mafia forse non gli garantisce più.
Detto questo, per ancora una volta fare chiarezza sulla nostra posizione, la possibilità data a Gaspare Spatuzza dal Tribunale di Sorveglianza di Roma crediamo sia giusta.
Gaspare Spatuzza, collaborando con la giustizia ha aperto la strada a verità più complete sulla strage di via dei Georgofili e le altre del 1993 di quelle che sono state date fino ad oggi.
Non vediamo perché a Spatuzza, collaboratore a tutti gli effetti, non debba essere dato tutto ciò che la norma per i collaboratori di giustizia prevede, visto che a ben altri che non si sono “pentiti” e che non collaborano, in base a norme per le quali noi chiediamo continuamente modifiche, sono state fatte concessioni secondo noi gravissime, come togliere l’isolamento diurno a Giuseppe Graviano.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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Maurizio  - La mia visione   |2012-04-15 17:09:58
Non mi metto in competizione con Giovanna Maggiani Chelli, ma esprimo il mio
punto di vista.

Spatuzza probabilmente, per come l'ho sentito parlare in tv, mi
pare un uomo d'azione e di rigore verso l'ossrvanza di certe regole, certo
discutibili, ma un soldato per formazione ed azione.

Con lo stesso piglio
sembrerebbe, dalle sue affermazioni, più che pentito decisamente in disaccordo
verso i suoi commilitoni che secondo lui non osservano con la sua stessa
disciplina quelle regole.

Allora se ne sceglie di altre, forse pure più
nobili, quelle della religione.

Da essere umano dico che se lo pensa può
realizzarlo, ma essendo stato lui prima un assassino di grosso calibro
all'interno di uno stato civile organizzato che prevede regole punitive di quel
comportamento deve prima scontare la punizione giusta che merita, per ora può
aspirare ad una religiosità intima all'interno delle mura carcerarie, dopo
potrà anche diventare monaco di clausura.

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