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In Primo Piano

Tesseramento Agende Rosse e casa di Paolo
di Salvatore Borsellino - 19 marzo 2015

Per essere un’Agenda Rossa non serve avere una tessera, per essere un’Agenda Rossa bisogna avere nel cuore la rabbia e la speranza, la voglia di Verità e di Giustizia, la determinazione a combattere una lotta di RESISTENZA senza fine, senza mai arrendersi senza mai scoraggiarsi ma anzi moltiplicando le proprie forze quando gli ostacoli appaiono più alti e più difficili da superare. Essere una Agenda Rossa non vuol dire ricordare Paolo e i ragazzi morti insieme a lui, vuol dire lottare per la loro memoria, per realizzare il sogno per cui hanno sacrificato la vita.
Come diceva Paolo di Giovanni Falcone e della dolce Francesca, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo. Gioiosamente.
Non c’è tristezza, non ci sono lacrime per loro, sono vivi e siamo noi che dobbiamo continuare a farli vivere. I loro sogni sono stati spezzati e noi dobbiamo continuare a farli sognare, la loro bandiera gli è stata strappata dalle mani ma non è caduta a terra, nella polvere, noi la abbiamo raccolta e dobbiamo continuare a levarla in alto.
E la loro bandiera, la nostra bandiera, è una Agenda Rossa.
Non serve una tessera per essere una Agenda Rossa ma è arrivato il momento di dichiararsi, di compiere un atto formale che dichiari la volontà di volere continuare a lottare insieme.
Perché iscriversi al movimento attraverso il nostro sito www.19luglio1992.com, come si è fatto fino ad ora, è una cosa che per tanti somiglia troppo a mettere un “mi piace” su una pagina di Facebook o mettere un “parteciperò” ad un evento sullo stesso social network.
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Appuntamenti

Ass.Georgofili: giusto consentire ritiro spirituale a Spatuzza PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanna Maggiani Chelli   
Mercoledì 11 Aprile 2012 12:19

Non ci interessano i motivi religiosi che spingono Gaspare Spatuzza a fare la richiesta di recarsi in un ritiro spirituale, non riusciamo a vedere i collaboratori di giustizia da questo punto di vista.
Abbiamo una visione molto più pratica del “pentimento” di un uomo di mafia rispetto a quello che sarebbe stato folgorato sulla via “Dei Georgofili” pensando a Caterina Nencioni.
Gaspare Spatuzza secondo noi collabora con la giustizia perché vorrà tornare a poter vedere suo figlio prima o poi e godere di tanti altri benefici che la legge sulla collaborazione prevede e che la mafia forse non gli garantisce più.
Detto questo, per ancora una volta fare chiarezza sulla nostra posizione, la possibilità data a Gaspare Spatuzza dal Tribunale di Sorveglianza di Roma crediamo sia giusta.
Gaspare Spatuzza, collaborando con la giustizia ha aperto la strada a verità più complete sulla strage di via dei Georgofili e le altre del 1993 di quelle che sono state date fino ad oggi.
Non vediamo perché a Spatuzza, collaboratore a tutti gli effetti, non debba essere dato tutto ciò che la norma per i collaboratori di giustizia prevede, visto che a ben altri che non si sono “pentiti” e che non collaborano, in base a norme per le quali noi chiediamo continuamente modifiche, sono state fatte concessioni secondo noi gravissime, come togliere l’isolamento diurno a Giuseppe Graviano.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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Maurizio  - La mia visione   |2012-04-15 17:09:58
Non mi metto in competizione con Giovanna Maggiani Chelli, ma esprimo il mio
punto di vista.

Spatuzza probabilmente, per come l'ho sentito parlare in tv, mi
pare un uomo d'azione e di rigore verso l'ossrvanza di certe regole, certo
discutibili, ma un soldato per formazione ed azione.

Con lo stesso piglio
sembrerebbe, dalle sue affermazioni, più che pentito decisamente in disaccordo
verso i suoi commilitoni che secondo lui non osservano con la sua stessa
disciplina quelle regole.

Allora se ne sceglie di altre, forse pure più
nobili, quelle della religione.

Da essere umano dico che se lo pensa può
realizzarlo, ma essendo stato lui prima un assassino di grosso calibro
all'interno di uno stato civile organizzato che prevede regole punitive di quel
comportamento deve prima scontare la punizione giusta che merita, per ora può
aspirare ad una religiosità intima all'interno delle mura carcerarie, dopo
potrà anche diventare monaco di clausura.

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