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“Con #latrattativa raccontiamo la Storia per capire il presente”
guzzanti-sabina-effect-0di Aaron Pettinari - 10 settembre 2014


(VIDEO all'interno)
Che vi sarebbero state polemiche per un film che parla di un tema come la trattativa tra Stato e mafia era abbastanza scontato. Del resto se l'iter per la realizzazione è stato irto di ostacoli anche la fase successiva, ovvero la visione nelle sale (che prenderà il via ad ottobre) dopo la presentazione ufficiale fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, non poteva essere una semplice passeggiata. Ciò che Sabina Guzzanti forse non si aspettava è che a muovere una delle prime critiche sarebbe stato l'ex procuratore Gian Carlo Caselli, che a Palermo è stato sette anni nel tempo immediatamente successivo alle stragi.
“Chiariamo subito una cosa – dice la Guzzanti - i meriti dell’ex procuratore di Palermo non sono minimamente messi in discussione nel film ed è proprio per questo motivo che la critica mossa da Caselli è stata tanto inattesa. Ciò che gli ha dato fastidio, da quel che ho potuto leggere nella sua lettera, è il modo in cui è stata raccontata, usando le stesse parole dell'ex pm, “una pagina grave e oscura come la mancata perquisizione del covo”. Non si contesta l'episodio anche perché è basato su quanto da lui raccontato sia in Tribunale che per telefono. Dice che nella rappresentazione ho usato una “tecnica da cabaret” e certo non è la prima volta che mi capita di ricevere lezioni non richieste su cosa sia la “vera satira” e quali siano i suoi presunti limiti. Ma ovviamente non mi aspettavo che anche il dottor Caselli si risentisse in questa maniera. Del resto se ho realizzato questo film è anche grazie all'esempio di figure come la sua”.

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Ass.Georgofili: giusto consentire ritiro spirituale a Spatuzza PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanna Maggiani Chelli   
Mercoledì 11 Aprile 2012 12:19

Non ci interessano i motivi religiosi che spingono Gaspare Spatuzza a fare la richiesta di recarsi in un ritiro spirituale, non riusciamo a vedere i collaboratori di giustizia da questo punto di vista.
Abbiamo una visione molto più pratica del “pentimento” di un uomo di mafia rispetto a quello che sarebbe stato folgorato sulla via “Dei Georgofili” pensando a Caterina Nencioni.
Gaspare Spatuzza secondo noi collabora con la giustizia perché vorrà tornare a poter vedere suo figlio prima o poi e godere di tanti altri benefici che la legge sulla collaborazione prevede e che la mafia forse non gli garantisce più.
Detto questo, per ancora una volta fare chiarezza sulla nostra posizione, la possibilità data a Gaspare Spatuzza dal Tribunale di Sorveglianza di Roma crediamo sia giusta.
Gaspare Spatuzza, collaborando con la giustizia ha aperto la strada a verità più complete sulla strage di via dei Georgofili e le altre del 1993 di quelle che sono state date fino ad oggi.
Non vediamo perché a Spatuzza, collaboratore a tutti gli effetti, non debba essere dato tutto ciò che la norma per i collaboratori di giustizia prevede, visto che a ben altri che non si sono “pentiti” e che non collaborano, in base a norme per le quali noi chiediamo continuamente modifiche, sono state fatte concessioni secondo noi gravissime, come togliere l’isolamento diurno a Giuseppe Graviano.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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Maurizio  - La mia visione   |2012-04-15 17:09:58
Non mi metto in competizione con Giovanna Maggiani Chelli, ma esprimo il mio
punto di vista.

Spatuzza probabilmente, per come l'ho sentito parlare in tv, mi
pare un uomo d'azione e di rigore verso l'ossrvanza di certe regole, certo
discutibili, ma un soldato per formazione ed azione.

Con lo stesso piglio
sembrerebbe, dalle sue affermazioni, più che pentito decisamente in disaccordo
verso i suoi commilitoni che secondo lui non osservano con la sua stessa
disciplina quelle regole.

Allora se ne sceglie di altre, forse pure più
nobili, quelle della religione.

Da essere umano dico che se lo pensa può
realizzarlo, ma essendo stato lui prima un assassino di grosso calibro
all'interno di uno stato civile organizzato che prevede regole punitive di quel
comportamento deve prima scontare la punizione giusta che merita, per ora può
aspirare ad una religiosità intima all'interno delle mura carcerarie, dopo
potrà anche diventare monaco di clausura.

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