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L'utopia delle Agende Rosse PDF Stampa E-mail AddThis Social Bookmark Button
Editoriali - In evidenza
Scritto da Salvatore Borsellino   
Venerdì 27 Novembre 2009 17:16

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E' successo quello che avrei voluto che non succedesse.
Il movimento delle "Agende Rosse" è un movimento spontaneo a cui volutamente non ho voluto dare alcuna organizzazione ed alcuna veste ufficiale, è un movimento di giovani e meno giovani che hanno adottato questo simbolo per manifestare la loro rabbia e la loro voglia di Verità e di Giustizia.
Fino a quando quello che ora chiamano "il popolo delle Agende Rosse" era costituito prima da poche decine, poi da poche centinaia di giovani e meno giovani che venivano ai miei incontri e si indignavano con me a sentire la storia di questa agenda sottratta dalla macchina di Paolo Borsellino subito dopo la strage e mai più ritrovata, nessuno si interessava di quei pochi esaltati che levavano in alto dei cartoncini rossi autocostruiti a rappresentare l'agenda, la loro rabbia e la loro voglia lottare per cambiare questo nostro disgraziato paese, perchè finalmente venga fatta Giustizia.

Perchè non ci può essere Giustizia, non si può credere nella Giustizia fino a quando non bastano, per arrivare alla fase dibattimentale di un processo, delle prove fotografiche e le riprese di una telecamera che mostrano chi dopo avere prelevato la borsa di Paolo che sicuramente quell'agenda conteneva, si allontana dalla macchina di Paolo ancora in fiamme.
Non bastano perchè tutti i processi che potrebbero portare ai veri mandanti di quella strage devono essere fermati a costo di sbattere in faccia all'opinione pubblica sempre più distratta una sentenza di assoluzione assurda e un verdetto della Corte di Cassazione ancora più assurdo.
L'opinione pubblica è ormai distratta, assuefatta, rassegnata ma quei pochi esaltati con i loro cartoncini rossi levati in alto a poco a poco aumentano, diventano sempre di più, sono sempre più arrabbiati e il 19 luglio di quest'anno succede qualcosa di inaspettato.
Basta la loro presenza in Via D'Amelio per fare si che, per la prima volta in 17 anni, gli avvoltoi che usavano venire ogni anno, in quel giorno, in Via D'Amelio ad assicurarsi che Paolo fosse veramente morto, si tengano lontani e vadano altrove a celebrare i loro riti di morte per un Giudice che non è morto ma è più vivo che mai nel cuore di quelle persone che alzano in segno di sfida, di rabbia e di amore le loro Agende Rosse.
Sono quelle stesse persone che, il giorno prima, alle 15, sotto il sole a picco di Palermo quelle agende le hanno portate, su per le strade di pietra che da Via D'Amelio salgono al Castello Utveggio, un altro simbolo di Giustizia mancata e di Verità negata, e i massi lungo la stada sono stati riempiti di grandi scritte rosse che dicono "PAOLO VIVE" e le grida "FUORI LA MAFIA DALLO STATO", di "RESISTENZA" hanno rotto il silenzio di quel pomeriggio assolato lungo sentieri dove di solito si ascolta soltanto il frinire delle cicale.
E il giorno dopo quelle stesse Agende Rosse erano davanti al Palazzo di Giustizia di Palermo per promettere ad Antonio Ingroia, a Nino Di Matteo, a Roberto Scarpìnato, a Francesco Messineo, a Sergio Lari che sarebbero stati loro la loro scorta, che non avrebbero permesso che anche loro venissero eliminati, senza sangue ma con gli stessi vili metodi adoperati con Luigi De Magistris, con Clementina Forleo, con Gabriella Nuzzi, con l'intera procura di Salerno.
Poi passano i mesi e quelle braccia levate in alto a sostenere delle Agende Rosse diventano sempre di più, diventano migliaia e il 26 settembre riempiono le strade e le piazze di Roma al grido sempre più forte, ripetuto, ossessivo di "FUORI LA MAFIA DALLO STATO".
La stampa, i mezzi di comunicazione li ignorano, solo pochi giornali e qualche televisione secondaria riportano quelle scene di vera RESISTENZA, ma intanto i legami tra quelle persone che erano già nati sulla rete, che si erano consolidati con la presenza fisica a Palermo, che si erano rafforzati a Roma diventano sempre più forti, le Agende Rosse diventano sempre di più e in tanti capiscono che non debbono continuare a delegare le iniziative sempre alle stesse persone, che non debbono più consumare la loro rabbia e la loro ribellione a un potere sempre più oscuro restando dietro una tastiera e uno schermo, ma è necessario mettersi in gioco in prima persona e persone che non lo avevano mai fatto fanno nascere iniziative nuove, nuovi incontri e cominciano a postarsi da una città all'altra per essere sempre presenti a queste vere assemble di partigiani di una NUOVA RESISTENZA e RESISTENZA è l'urlo con cui si salutano levando sempre più in alto e con un gesto sempre più forte di orgoglio e di sfida la propria agenda.
Però intanto comincia a succedere quello che avrei voluto che non succedesse.
Da un lato alcuni raggruppamenti di quella che chiamamo la Società Civile, cominciano a prendere le distanze da noi. In un sistema in cui le associazioni antimafia tendono a istituzionalizzarsi, a ricercare appoggi e fondi da organismi pubblici e che per questo sono spesso costretti a compromessi , le Agende Rosse vengono viste come una anomalia, come un un pericolo. Un movimento che vuole restare un movimento di opinione, una associazione virtuale tra persone mosse dagli stessi sentimenti e dagli stessi ideali diventa quasi un corpo estraneo, qualcosa di cui avere quasi paura perchè diverso, e dai diversi ci hanno insegnato ad avere paura.
E per contro veniamo accusati di lasciarci strumentalizzare da qualche partito politico quando invece ad alta voce, proprio al congresso di quel partito abbiamo detto di volere mantenere la nostra identità e la nostra indipendenza, di essere noi a volere strumentalizzare quel partito, a volere spingerlo a diventare il partito della gente onesta, quel partito che purtroppo in Italia ancora non esiste e in cui tanti avrebbero voglia di ritrovarsi se esistesse o se qualcuno di quelli esistenti avesse il coraggio di diventarlo.
Dall'altro lato, da più parti, in tanti, in troppi hanno cominciato a volersene appropriare, a volere parlare in conto e per nome di questo e del Popolo delle Agende Rosse .
Io non permetterò che questo succeda, l'Agenda Rossa ci è stata già sottratta una volta e a farlo sono stati quelli che hanno organizzato la strage facendola diventare l'arma di ricatto sulla quale si reggono gli equilibri di questa seconda repubblica fondata sul sangue, adesso non permetteremo che questa Agenda Rossa, che è diventata simbolo della nostra lotta, venga utilizzata da qualcuno per i propri particolarismi o per acquistare visibilità, non permetterò a nessuno di parlare in nome di questo movimento magari sostenendo, per accrescere la propria credibilità, di averne ricevuto la delega o il benestare da parte mia.
Chiunque potrà dire di appartenere a questo popolo se realmente coltiva dentro al suo animo gli ideali di Verità e di Giustizia attorno ai quali questo movimento si è formato, è cresciuto e si è consolidato, ma nessuno dovrà e potrà dire di parlare a nome degli altri.
Qualcuno mi potrà obiettare che un movimento per potere esistere deve darsi un assetto, una regolamentazione, io penso che non sia così, che la sua forza sia soprattutto la spontaneità, il sentire comune di quelli che in esso si riconoscono e ne fanno parte
Il Popolo delle Agende Rosse non è una associazione reale e quindi non ha organismi direttivi e non ha portavoce, tutti possono dire di appartenervi se hanno nel cuore gli stessi ideali e se per questi ideali combattono le stesse battaglie che fino ad ora abbiamo combattuto.
Non esistono e non si rilasciano tessere, non si richiedono contributi di iscrizione, non esistono elenchi di iscritti ma solo liste di indirizzi email e di contatti su FB per potere comunicare e fare le "chiamate alle armi" quando sia necessario manifestare e riunirsi per condurre una battaglia in nome dei nostri ideali.
Non esistono siti ufficiali ma solo una rete di siti e di blog collegati tra di loro con i quali ci si scambia post e articoli.
Può esistere, può crescere, può consolidarsi un movimento come questo?
Sembra una utopia ma fino ad un anno fa era una utopia che potesse esistere, crescere e consolidarsi il "Popolo delle Agende rosse" e invece oggi c'è e a tanti comincia a fare paura perchè noi ci siamo e combatteremo fino all'ultimo perchè il sogno di Paolo e dei suoi ragazzi si realizzi.
Ed è un sogno semplice perchè è soltanto un sogno di GIUSTIZIA, di VERITA' e soprattutto di AMORE.

Salvatore Borsellino


Commenti
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Flavio Tranquillo   |2009-11-27 21:31:14
Giustizia e Verità non possono essere appannaggio di una parte politica. E'
assurdo pensare che ci si DEBBA schierare in quel teatrino della politica così
sapientemente evocato dal massimo puparo. Come con forza gridiamo "fuori la
mafia dallo Stato", con la medesima energia possiamo dire "fuori la
(finta) politica dalla (vera) antimafia". Su queste basi, niente
organizzazione e niente schemi, per sempre con Salvatore, che Dio lo benedica
Ombretta   |2009-11-27 23:41:08
Sono d'accordo con te Salvatore: FUORI I PARTITI DAL POPOLO DELLE AGENDE ROSSE.
Perché i partiti sono fuori dalla vita reale, giocano una partita che è solo
la loro, non è certo la partita dei cittadini italiani!!!
pcampoli  - Sono molto commosso, grazie Salvatore.   |2009-11-28 01:43:39
Sono molto commosso, grazie Salvatore.
Non dico altro, se non che tu sei il
vero degno Presidente della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza, non
personaggi ignobili che hanno il coraggio di dire cio´che hanno detto il
15-08-1996 :

´Non esistono ne´fascicoli segreti ne´ misteri al Viminale´


oppure ieri :

«nulla può abbattere un governo che abbia la
maggioranza»

e aggiungo io, assumendomene tutte le responsabilita´,

(ho
pezze di appoggio che un giudice degno di questo nome puo´valutare solo a mio
favore)

anche se guidato da un criminale che dal 1994 ha estorto con la
menzogna, con l´inganno e comprandosi con soldi sporchi il silenzio di una
opposizione complice !!!!!

Recupero una proposta gia´ fatta tempo fa da
Sonia :

´SALVATORE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA, NATA DALLA
RESISTENZA´ !!!!!!!!!!!!!!!!!!

Uno dei RESISTENTI del POPOLO delle AGENDE
ROSSE !!!!!
Pietro Campoli
VaronEmanuele   |2009-11-28 02:16:04
Le Agende Rosse non sono Utopia, sono realtà. Una realtà che mi dà speranza
ogni giorno di più.
Un popolo o movimento o quello che è, senza padroni o
servi o presidenti o portavoce, in cui tu Salvatore e il bimbo della foto
sollevate lo stesso simbolo in faccia a chi di dovere, e tutti vi seguiamo. In
cui tutti agiamo e parliamo, o cerchiamo di farlo, come parlerebbe Paolo
Borsellino, secondo l'esempio che ci ha lasciato e che nessuno mai potrà
toglierci. E tutti alziamo in alto le Agende Rosse, insieme a Salvatore e al
bimbo della foto. Uniti e fratelli nella Giustizia e Verità.
stostretto  - L'ultimo sforzo   |2009-11-28 10:57:23
Avevo circa dodici anni e trascorrevo l’estate al mare.
C’erano tanti altri
miei coetanei e trascorrevamo felici le vacanze.
Una volta organizzammo una
caccia al tesoro ed in una delle tappe era prevista la pesca di dieci paguri nel
minor tempo possibile e comunque prima delle altre squadre.
Si trattava di
gettarsi nelle acque del tirreno verso le sette di sera e in apnea trovare tra
la sabbia dei fondali quasi desertici i piccoli crostacei.

Arrivammo in
spiaggia quasi tutti contemporaneamente.
Corremmo verso il mare calmo ed
accogliente facendo volare le maglie e le scarpe in aria per non perdere
tempo.
Nuotammo verso il largo a pelo d’acqua.
Di tanto in tanto ci
immergevamo per scrutare piccoli segni sulla sabbia ondulata.
Ripensavo a questa
esperienza leggendo la cronaca delle inchieste giudiziarie avviate in varie
procure italiane per la ricerca della verità sulle stragi del 1992 e 1993.

Per
un periodo sembrava che tutto si fosse fermato.
Calmato e normalizzato.
Da
qualcuno quasi cancellato, abrogato, prescritto.
Poi la svolta.
Alcuni tasselli
vengono rimessi al proprio posto.
Inquirenti, giornalisti, investigatori e
gente comune incomincia a intravedere nuovamente un possibile scenario.
Si
riascoltano i collaboratori e si cercano incartamenti. Si ricontrollano schede
telefoniche ed archivi dei servizi.
Non una ma tante procure ritrovano il
bandolo della matassa.
La politica trema. Il governo ha paura e quando si ha
paura spesso, si sa, si commettono cazzate.
Sul sito 19 luglio 1992 e sulle
pagine de l’espresso si può leggere di come pian piano tutto si concentro in
un senso.
Il senso della verità.
Basterebbe già leggere gli atti per far
tremare un paese democratico.
Ma l’Italia non lo è più da tanto.
Ecco
quindi che mi riaffiorano quei ricordi.
Avevo nove paguri dentro il costume e
cercavo senza più fiato ormai il decimo.
Scendevo giù e risalivo per
rifiatare.
Guardavo anche se gli altri erano ancora in acqua.
Gli occhi mi
bruciavano per la salsedine ed ero molto stanco.
Nuotavo più lentamente e
confondevo piccoli sassolini con le conchiglie.
I paguri si muovevano
fastidiosamente stretti tra il tessuto sintetico elastico del costume e gli
ormai raggrinziti attributi.
Qualcuno dei concorrenti stava uscendo
dall’acqua.
Correva a ritrovare gli indumenti per avviarsi vittorioso alla
successiva tappa.
Consegnava per la conta i paguri che sarebbero stati liberati
alla fine della gara.

Ero ormai allo stremo. Vedo qualcosa. Scendo giù.
Un
sasso. Non avevo più le forze.
Non risalgo e piano mi guardo intorno sul
fondale.
Dovevo trovare l’ultimo. Non avevo più aria.
Un cerchio alla testa
mi opprimeva.
Sentivo di essere al limite.
Poi a qualche metro lo vedo.
Con
l’ultimo residuo di energia arrivo a prenderlo ma l’assenza di aria mi
spinge a risalire troppo velocemente.
Avverto come un graffio nell’inguine.
Prendo fiato e guardo verso il fondo.
Un paguro era riuscito a sfuggire dalla
morsa di lycra e pelle.
Ero sfinito. Il paguro felice aveva ripreso a camminare
sul fondo di sabbia.

Non credevo di poter trovare la forza per riscendere.
Non
sarei riuscito a tornare a riva.
Dalla spiaggia i miei compagni di squadra mi
incitavano, forse qualcuno mi insultava, ma ero distante e non riuscivo a capire
bene.
Andai giù di nuovo. La testa era ormai stretta in una morsa
insopportabile.
Le braccia non sembravano più appartenere al mio corpo come
appendici pesanti e dolorose.
Ricordo lo sforzo per risalire e quello per
ritornare piano verso la riva.
Ricordo l’assenza di fiato, la tosse e
l’affanno.
Quella fatica e quel doloroso voler riuscire mi appare oggi come lo
sforzo di chi sta ricercando la verità su quegli avvenimenti.
Tanti passi
avanti, poi uno indietro.
Giungere alla fine prima della completa assenza delle
forze.
Vedere il traguardo ma non poter contare quasi più su polmoni e
muscoli.
Poi uno slancio che sembra a noi stessi incredibile.
Sono convinto che
siamo vicini alla linea bianca dell’arrivo.

Nella mia memoria sono riapparse
le immagini delle onde leggere che saltavano nei miei occhi rossi e il sapore
della salsedine che bruciava le labbra.
Una delle pagine più oscure della
storia del nostro paese sta per essere resa pubblica.
Qualcuno non vorrebbe.

Qualcuno teme la verità.
Qualcuno era convinto che l’aria nei polmoni non
sarebbe bastata.
Ma l’urlo muto dei servitori dello stato uccisi dalla mafia e
da un pezzo di stato stesso non deve far fermare chi sta compiendo fino alla
stremo delle forze questo difficile cammino.
Noi possiamo incitarli dalla riva,
gridare ed incoraggiarli.

Noi non dobbiamo permettere che possano fermarli.

Fino all’ultima bollicina d’aria che risiederà nei polmoni dovrà essere
spesa nella faticosa apnea di chi vuole giustizia.
Siamo a nove e ne manca solo
uno.
gia70  - Lega Nord, quando il razzismo e' di casa.   |2009-11-28 19:44:38
Caro Salvatore, permettimi di approfondire l'ultima vergognosa trovata della
Lega, vale a dire l'emendamento alla Finaziaria con il quale chiedeva la cassa
integrazione ridotta a sei mesi per i soli lavoratori immigrati. La Lega aveva
proposto ieri un tetto a «qualsiasi trattamento di sostegno al reddito», per i
cittadini extracomunitari che lavorano in Italia. L'emendamento era stato
presentato in commissione Bilancio alla Camera a firma del deputato del
Carroccio e capogruppo in commissione Finanze a Montecitorio, Maurizio Fugatti.
Questa della Lega è un'iniziativa "di matrice xenofoba, con cui si istigano
i lavoratoti extracomuniari, che rappresentano la parte meno tutelata e piu'
debole del paese, al lavoro nero. L'emendamento, come mi ha spiegato un giudice
a me vicno, e' anche offensivo e palesemente anticostituzionale.
Avvenire, lo
ha giudicato vergognoso. «Il solo fatto che si proponga di limitare un diritto
soggettivo come la cassa integrazione a lavoratori che pure hanno contribuito al
relativo fondo - per la semplice ragione che sono nati altrove - appare
aberrante. L'emendamento sopravviverà sol qualche ora - scrive Avvenire nella
rubrica Secondo Noi -. Inammissibile a prima vista, il Parlamento saprà
respingerlo subito. Ma sarà durato comunque troppo» perchè «di eccezione in
eccezione, sul piano pratico, si rischia di smontare tutele e diritti. Fino a
renderli nulli per tutti». La proposta però, aggiunge il quotidiano dei
vescovi, «è soprattuitto espressione di quella mentalità che nel compagno di
lavoro come nel cittadino che ci passa accanto, non vede una persona ma un
'qualcosa' diverso da sè » Mentre ti scrivo, apprendo da una agenzia che
l'emendamento della vergogna e' stato ritirato. Il danno, pero', e' stato ormai
fatto. Ricordo a queste specie di persone, che nulla hanno del genere umano, che
Gesu' stesso e' stato un migrante quando dovette fuggire dalla persecuzione di
Erode. Queste persone ignoranti, queste persone laide e cattive, vogliono far
sprofondare l' Italia indietro di 2000 anni. Questo paese merita una implosione
totale e definitiva. Quando avremo capito, tutti, quello che stiamo rischiando,
sara' ormai troppo tardi.
W la liberta .
Giulietta  - Per la giustizia, la verità e l'amore   |2009-11-28 21:53:22
Grazie Salvatore, le tue parole sono sempre confortanti e piene di carisma;
quando mi viene in mente che forse è meglio andarsene da questo paese, perché
sarebbe tutto più semplice, immediatamente penso a te, ai Santi Laici che non
sono scappati, e a noi, Popolo delle Agende Rosse. Così la voglia di restare e
combattere non mi abbandona mai! Sei veramente una gran bella persona, e non
faccio fatica a capire come mai ogni tanto qualcuno si sabglia e ti chiama
Paolo. E allora tutti insieme, senza bandiere e schieramenti, per la giustizia,
la verità e l'amore, per la Nostra Italia!
Vento  - Condivido totalmente   |2009-11-29 20:12:13
Questo movimento è nato benissimo e così deve proseguire.
Niente gerarchie,
niente dirigenze, portavoci o delegati.
Una sana e spontanea struttura
orizzontale dove tutti sono alla pari e insieme si ritrovano per onorare e
proseguire la lotta che tante persone venute prima di noi hanno intrapreso a
costo della loro vita.
Giancarlo54   |2009-12-04 13:54:38
Assolutamente d'accordo con Salvatore, guai se il Movimento dovesse diventare un
partito, conoscendo gli uomini e la loro natura diventerebbe, in poco tempo, un
partito come gli altri, carico di zavorre senza ideali o meglio con nun solo
ideale: quello delle poltrone.

Nessuno deve parlare a nome del Movimento,
l'unico è Salvatore Borsellino.

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