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VIA D’AMELIO 30 ANNI DOPO. 30°anniversario dell’uccisione del Giudice Paolo Borsellino e della sua Scorta.

Il 19 luglio u. s., nel trentesimo anniversario dalla strage di Via D’Amelio, per tenere vivo il ricordo di
Paolo Borsellino e degli uomini e delle donne della sua scorta, abbiamo scelto di collaborare con
l’Amministrazione Comunale di Fabbrico e lo SPI-CGIL per realizzare un’iniziativa che tenesse insieme
memoria e attualità, perché la mafia, lungi dall’essere stata sconfitta in questi trent’anni, è oggi più che
mai presente e organizzata anche nel nostro territorio e se vogliamo contrastarla occorre parlarne,
favorire la crescita di consapevolezza collettiva e agire di conseguenza a tutti i livelli.
Nella prima parte della serata è andata in scena una performance di Nove Teatro APS, che si è
dipanata in un percorso a tappe nel centro del paese: quattro monologhi, ispirati a storie vere, dove i
protagonisti rappresentano personaggi e situazioni molto diverse tra loro, ma tutte, volte a interrogare lo
spettatore sul legame tra legalità e contesto socio-culturale e sulla libera scelta individuale di decidere
da che parte stare.
Lo spettacolo è stato seguito, letteralmente, da un pubblico attento e partecipe che ha dimostrato di
apprezzarne i contenuti, oltre alla formula innovativa.
La seconda parte della serata, a nostra cura, si è svolta a partire dalle ore 21.00 presso il Centro
Giovani ed ha visto la partecipazione di molti cittadini e cittadine.
Dopo i saluti istituzionali dell’assessora Federica Cani, vi è stato un breve ma significativo intervento da
parte di Mirco Pellati, in rappresentanza della CGIL di Reggio Emilia, che ha sottolineato le
conseguenze nefaste dell’infiltrazione mafiosa nel mondo del lavoro, in quanto le organizzazioni
mafiose tolgono i diritti ai lavoratori, che sono sottoposti a soprusi, ricatti, minacce e non sono liberi di
aderire a un sindacato. Ecco allora l’importanza di costituirsi parte civile, come ha fatto la Cgil nel
processo Aemilia! e informare/formare i lavoratori sulla realtà del nostro territorio emersa dagli atti
processuali. Non basta infatti, ha precisato Pellati, che le forze dell’ordine e la Magistratura facciano il
loro dovere, bisogna che anche i lavoratori/cittadini siano attenti e consapevoli e si assumano le
responsabilità che competono loro.
Daniela Lugli, che ha moderato il confronto su “Ndrangheta nell’economia reggiana”, ha presentato
l’associazione Agende Rosse, chiarendo gli scopi per cui è nata e il significato del proprio simbolo,
l’agenda rossa del Giudice Borsellino, a ricordarci che il modo migliore per farlo vivere è impegnarci a
portare avanti gli insegnamenti che ci ha lasciato.
Nella sua introduzione storica il giornalista Paolo Bonacini ha evidenziato come la mafia si evolva
adeguandosi al contesto: ce lo ha insegnato il processo Aemilia, che costituisce “uno spartiacque tra
ciò che c’era prima e ciò che è venuto dopo”, un punto di snodo fondamentale per aiutarci a capire la
storia dell’infiltrazione della ndrangheta nel nostro territorio, dall’insediamento di famiglie affiliate alla
ndrangheta all’infiltrazione nelle imprese, negli enti pubblici, nelle amministrazioni locali per acquisire
denaro, potere, ruoli.
Per quanto riguarda il presente e il futuro Bonacini ha detto chiaramente che non dobbiamo illuderci:
con la fine del processo le attività continuano ad andare avanti, nonostante 220 persone, tra cui dieci
capi, siano finite in galera. Da “Aemilia” sono infatti partiti altri mille rivoli processuali in ambito
economico e finanziario, le più moderne attività che costituiscono la frontiera futura della ndrangheta,
sulle quali c’è un’intesa tra criminalità comune e criminalità organizzata: questa è la nuova grande sfida
che ha davanti la Magistratura.
Il Sostituto Procuratore Laura Galli, che si occupa di reati economici ordinari, ha presentato il quadro
che le deriva dalla sua esperienza sul territorio reggiano, un quadro in cui spicca il legame tra imprese
mafiose e imprese autoctone, che si traduce in servizi di varia natura: falsa fatturazione, accumulo di
fondi neri all’estero, accesso al credito truffaldino. La dott. ssa Galli ha spiegato i meccanismi di questi
sodalizi d’affari, che spesso avvengono grazie a intermediari “presentabili” ed ha sottolineato quanto
siano diffusi: non c’è situazione fallimentare tra quelle che si è trovata ad affrontare dove non abbia
riscontrato elementi di questa natura.
Il Sostituto Procuratore ha posto l’accento sul deterioramento che ciò porta in tutti i settori della società
civile, diffondendo la cultura dell’illegalità e compromettendo il modello di sviluppo di un territorio fino a
mettere a rischio la democrazia; pertanto ha ribadito con forza, anche rispondendo a domande del
pubblico, che l’imprenditore ha una responsabilità importante nell’operare delle scelte, poiché queste
hanno anche una ricaduta collettiva.
Le numerose domande e osservazioni pervenute dalla platea hanno permesso a entrambi i relatori di
chiarire e approfondire alcuni aspetti: la prevenzione, il ruolo degli ordini professionali rispetto
all’infiltrazione mafiosa nell’economia, le “zone grigie” che permangono tali dopo le sentenze di Aemilia,
i segnali che potrebbero essere colti, all’interno e all’esterno delle imprese, come “campanelli d’allarme”
da lavoratori o cittadini.
Come Daniela Lugli ha ricordato, a conclusione delle serata, Paolo Borsellino esortava a parlare di
mafia. Il 19 luglio a Fabbrico lo abbiamo fatto, con la consapevolezza che parlarne non basta, ma da
qui si deve partire per sensibilizzare i cittadini alla cultura della legalità e far loro comprendere che per combattere le mafie il primo punto è  rispettare le regole, tutti e tutti i giorni, concetto richiamato da entrambi i relatori nei loro interventi.

Movimento Agende Rosse, gruppo Rita Atria di Reggio Emilia e Provincia

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