Press "Enter" to skip to content

Salvatore Borsellino: ‘Sono sconcertato per la designazione del nuovo capo del Dap’

1 marzo 2022 – In questo momento così tragico per la società civile internazionale e per l’umanità tutta, che si trova ad osservare impotente l’assenza della volontà, da parte di tutti i leader mondiali, di trovare un’alternativa alla violenza, ci troviamo costretti ad aprire una parentesi nazionale per denunciare una situazione la cui gravità può essere seconda solo ad una guerra.
La notizia, passata colpevolmente in sordina, che la Ministra della Giustizia (?) Marta Cartabia avrebbe scelto come nuovo direttore dell’amministrazione penitenziaria italiana il magistrato Carlo Renoldi ci lascia sconcertati.
Perché? Perché Carlo Renoldi è colui che ha esortato a “resistere” contro l'”armamentario schiettamente conservatore” che identifica nel principio della “centralità della vittima” (Assemblea “Il governo delle carceri”, Roma, 11 novembre 2014); è colui che critica l’antimafia “militante”, definendola “arroccata nel culto dei martiri” e accusandola di presentare il nemico (cioè il boss mafioso, ricordiamolo) “come irriducibile” (Convegno “Il carcere dopo Cristo nell’emergenza della pandemia”, 29 luglio 2020); è colui che è dichiaratamente ostile alla conservazione del 41-bis come strumento necessario per la salvaguardia della società tutta dal perpetrarsi del potere decisionale dei capimafia detenuti, i quali, prima dell’avvento del 41-bis, continuavano a comandare e a ordinare omicidi dal carcere. Prendiamo tristemente atto che, per Renoldi, lo studio nelle scuole del contributo di uomini come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone è portare avanti il “culto dei martiri”; prendiamo altresì atto che, per Renoldi, la pluridecennale giurisprudenza in materia di reati mafiosi, secondo cui l’affiliato rimane irriducibilmente mafioso fino alla sua morte o alla sua collaborazione con la giustizia, è sbagliata; ma, soprattutto, prendiamo tristemente e rabbiosamente atto che, per Renoldi, il legislatore non deve mettere al centro del suo operato la difesa della vittima. Evidentemente non è sufficiente che (giustamente, sia chiaro) Nessuno tocchi Caino, si deve anche mandare a morte Abele.
Che messaggio hanno deciso di mandare ai cittadini italiani la Ministra Cartabia e il Governo italiano? Vogliono forse comunicare che con la mafia si deve convivere? Hanno deciso di abiurare al loro giuramento di difendere i cittadini della nazione dal cancro mafioso? Se fosse così, pretendiamo che il Governo e la Ministra Cartabia si assumano la responsabilità di dichiararlo esplicitamente agli italiani e, soprattutto, alle vittime di mafia e ai loro familiari.

Salvatore Borsellino e il Movimento delle Agende Rosse

 

 

Comments are closed.

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com