.......la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.
30 gennaio 2010 Inaugurazione dell’anno Giudiziario presso la Corte d’Appello di Caltanissetta.
Intervento del dottor Giovanbattista Tona, presidente della Giunta distrettuale dell’Associazione…
PESCARA. Genchi-Borsellino: personaggi ignoti ai più ma non per gli oltre 500 presenti sabato nella sala consiliare di Pescara.
Ignoti, perché sembra siano stati banditi dai…
Pubblichiamo, per gentile concessione dell'autore, la lettera aperta che il giornalista d'inchiesta Edoardo Montolli ha inviato a Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale,…
Palermo. Ancora una volta in aula Massimo Ciancimino risponde ai magistrati. Il processo è quello per la mancata cattura di Provenzano che vede imputati il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu. Alla contestazione del difensore Pietro Milio circa l’attinenza tra l’oggetto del processo e il racconto del figlio di Don Vito ha risposto il Presidente Fontana. Rispetto ad ogni fatto c’è sempre un prima e un dopo.
Ed è proprio questo che è emerso dalle tre giornate di deposizione in cui Ciancimino Jr. ha risposto a decine e decine di domande dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Antonio Ingroia principalmente incentrate sulla corposa documentazione depositata in dibattimento.
Un unico filo conduttore, secondo quanto don Vito ha spiegato al figlio prima di morire, avrebbe legato il biennio stragista, la trattativa, la latitanza record di Bernardo Provenzano, la nascita del nuovo referente politico e il ritorno di Cosa Nostra alla ricca, pacifica coabitazione con lo Stato.
"Buongiorno a tutti, se leggete i giornali domani, dubito che i telegiornali ne diano gran conto, parleranno dei commenti alla notizia, ma non parleranno della notizia, avete la possibilità oggi di mettere insieme un po’ di tessere del mosaico degli ultimi giorni, del mosaico politico – mediatico degli ultimi giorni, perché magari qualcuno si domandava, ma perché certi giornali, Il Corriere della Sera, che in certe pagine, grazie a certe firme sembra la succursale di Libero o del giornale, si è dedicato con tanta passione e con tanto spazio a una foto di 16, 18 anni fa che ritrae Di Pietro a tavola con dei Carabinieri, un investigatore americano e Bruno Contrada?
Massimo Ciancimino torna in aula, al processo che vede imputato il generale Mario Mori di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, e accusa: "La trattativa Stato mafia proseguì anche dopo il 1992". Un pizzino di Provenzano diretto a Dell'Utri e Berlusconi.
PALERMO - "Nel 1994, l'ingegner Lo Verde, alias Bernardo Provenzano, mi fece avere tramite il suo entourage una lettera destinata a Dell'Utri e Berlusconi. Io la portai subito a mio padre, che all'epoca era in carcere. Mi disse che con quella lettera si voleva richiamare Berlusconi e Dell'Utri, perché ritornassero nei ranghi. Mio padre mi diceva che il partito di Forza Italia era nato grazie alla trattativa e che Berlusconi era il frutto di tutti questi accordi".
Massimo Ciancimino torna nell'aula bunker di Palermo, al processo che vede imputato l'ex generale del Ros ed ex capo dei servizi segreti Mario Mori di aver protetto la latitanza del capomafia Bernardo Provenzano. Rispondendo alle domande del pubblico ministero Antonio Ingroia, il figlio dell'ex sindaco, ha ripercorso il contenuto di un pizzino che ha consegnato nei mesi scorsi ai magistrati di Palermo.
Lunedì 8 febbraio dalle ore 9,30Radio Radicale trasmetterà in diretta streaming la quarta parte dell'udienza del processo a carico di Mario Mori e Mauro Obinu nella quale verrà sentito Massimo Ciancimino.
L'udienza si protrarrà nel pomeriggio di lunedì e verrà trasmessa integralmente sul sito Internet di Radio Radicale.
Alle ore 21,00Radio Radicale trasmetterà lo Speciale Giustizia interamente dedicato al processo Mori-Obinu
E' possibile ascoltare la diretta streaming direttamente dal sitowww.radioradicale.it
Un’altra minaccia a un rompiballe di razza. 23 pallottole davanti al teatro milanese dove va in scena Giulio Cavalli
Giulio Cavalli è un rompiballe. Uno di quei rompiballe che ce ne vorrebbe qualche centinaio per rendere questo Paese un posto appena appena vivibile invece della fogna in cui si è trasformato. Questa sera Giulio il giullare non è riuscito ad andare in scena a Milano. Non per la neve. Non per un problema tecnico. Non è andato in scena per 23 pallottole messe in bella vista davanti al teatro. Ventitre, numero tondo ed inequivocabile. Pallottole trovate dagli agenti della Digos milanese che ormai lo seguono giorno per giorno. A cento passi dal Duomo.
Eh si, Giulio Cavalli è un vero rompiballe. Perché questa sera ha deciso di non andare in scena. Anche se il pubblico l’avrebbe voluto vedere comunque. «Facce ride… facce piagne…», uno quasi vorrebbe che la cosa finisse lì. No, Giulio è talmente rompiballe che non è riuscito e non ha voluto andare in scena con l’angoscia di sentirsi ancora e ancora minacciato. Perché Giulio è anche una persona seria e con quello stato d’animo avrebbe fatto un pessimo spettacolo e un pessimo servizio al suo pubblico. Perché Giulio è prima di tutto uomo civile e artista, voce narrante di una Lombardia colonizzata da omuncoli d’onore con commercialista brianzolo. Nomi, cognomi e presa per culo. Questa è l’arte del giullare Cavalli. Tu sei un mafioso? E io ti porto in scena, ti svelo, metto in ridicolo la tua criminalità, umanità presunta, presunto potere.