Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla.
Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare. Paolo Borsellino
Si sta avvicinando la ricorrenza del trentennale della morte di nostro padre Bruno Caccia, e in quell’occasione la commemorazione sarà tenuta per la prima volta in veste ufficiale a cura della Città di Torino nella Sala Rossa del Municipio, alla presenza di autorità civili, giudiziarie, militari, religiose.
Questa iniziativa della città onora la memoria di nostro padre e ci fa profondamente piacere.
A distanza di trent’anni, ci sembra che sia necessario che qualcuno si assuma il compito di fare una commemorazione di Bruno Caccia del tipo di quella che ha fatto Roberto Scarpinato, Procuratore Generale di Palermo, per ricordare Giovanni Falcone il 23 maggio scorso: un’analisi storica, non solo un elogio della persona.
Gli elogi fanno piacere a chi ha avuto Bruno Caccia come familiare o amico; l’analisi storica è piuttosto un dovere: il dovere di far conoscere il suo operato inquadrato nel contesto di quegli anni, al fine di fornire la chiave di lettura necessaria a comprendere i veri motivi che hanno portato alla sua uccisione.
Perché ciò che durante questi 30 anni sta diventando sempre più chiaro è che l’assassinio di Bruno Caccia non è stato un gesto isolato, progettato in autonomia da un boss locale (unico condannato) e compiuto dalla mano di due sicari ancora oggi sconosciuti, ma è stato qualcosa di più complesso, un delitto commesso non tanto e non solo perché Bruno Caccia era un magistrato integerrimo, quanto per tutelare concretamente gli enormi interessi che dal suo operato potevano essere messi a rischio. I cittadini hanno diritto di conoscere la verità su ciò che è successo.
A seguito della recente sentenza della Consulta che ha accolto le richieste del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel conflitto sollevato da quest'ultimo nei confronti della Procura di Palermo, i vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati non hanno...
(VIDEO ALL'INTERNO) Allora, io sono un pò vecchina per cui mi emoziono come tutte le persone anziane...e quindi ho scritto due cose velocissime e allora le leggo. Quante volte in questi anni mi sono tornate in mente le parole di Ninetta Bagarella in Riina, come dire, sangue blu della mafia. A conclusione dell'intervista, dopo ...
(VIDEO ALL'INTERNO) Buonasera a tutti. Grazie per questo invito. Avrei tanto voluto essere lì con voi fisicamente, ma, come vedete, sono ancora sul palco perchè sono in giro, ancora a fare concerti. Però non volevo, non potevo e non volevo, mancare a questo appuntamento sulla legalità perchè Dio sa se ne abbiamo bisogno......
(VIDEO ALL'INTERNO) Siamo cresciuti consapevoli della veridicità di quelle parole di Brecht, di quanto sia sventurato un popolo che abbia bisogno di eroi. E però oggi siamo consapevoli di quanto sia disperato un paese che non solo ha avuto degli eroi e dei martiri ma che per ottenere verità e giustizia ha bisogno del sacrificio dei fa...
Catania, 19 giu. - Il vescovo di Acireale Antonino Raspanti promulghera' un decreto di privazione delle esequie ecclesiastiche per chi e' stato condannato per reati di mafia in via definitiva. Il provvedimento sara' formalizzato sabato, quando, alle 18:30, si svolgera' un incontro sulla legalita' alla presenza del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri e del procuratore di Catania Giovanni Salvi. "La Chiesa intende offrire il proprio contributo collaborando con le istituzioni civili per l'edificazione di un'autentica cultura della legalita'", spiega la diocesi, per la quale "atteggiamenti e strutture mafiose sono assolutamente incompatibili con il Vangelo".
di Giovanna Maggiani Chelli - 18 giugno 2013
Chiediamo fortemente che il boss Bernardo Provenzano, reo della strage di via dei Georgofili del 27 Maggio 1993 a Firenze, sia lasciato per tutta la durata della sua attuale malattia in ospedale, in una camera sterile adatta alle infezioni in atto che affligono il criminale appartenente a “cosa nostra”.
Mentre chiediamo non sia concessa a Bernardo Provenzano, come richiesto, la sospensione della pena per il massacro di bambini e ragazzi effettuato su suo ordine a Firenze la notte del 27 Maggio 1993.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
di Giovanna Maggiani Chelli - 16 giugno 2013
Prontamente informati dai lanci di agenzia della condizioni ormai gravissime di Bernardo Provenzano, altrettanto prontamente ribattiamo che siamo contenti che il boss pezzo da 90 di cosa nostra possa essere stato portato in ospedale dove gli saranno prodigate tutte le cure del caso per la sua brutta febbre intestinale .
Così come siamo contenti che sia stata chiesta l’autorizzazione ai parenti per alimentarlo con sonda gastrica.
Cosa non comprendiamo sono invece due cose.
1) Cosa c'entri il regime di detenzione di 41 bis al quale sarebbe vergognoso sottoporlo visto che sta male, se non perchè tolto a lui, a Bernardo Porvenzano in punto di morte, poi il 41 bis venga tolto anche a Giuseppe Graviano che freme sul fronte della sua carcerazione, e questo si che è vergognoso. E’ vergognosissima questa intenzione che processiamo fortemente perché Bernardo Provenzano è in ospedale curato e stracurato non a 41 bis, regime che si vuole abolire proprio attraverso le presunte sofferenze di Provenzano.
2) Insistiamo, e lo sottolineiamo, spesso abbiamo trovato ospedali dove ai pronti soccorsi non era neppure possibile trovare chi ti praticava terapie d’urgenza, altro che chiedere ai parenti se le nostre vittime dovevano morire o vivere.
Ci si accontenti una buona volta delle amorevoli cure a cui lo Stato come una amorevole madre sottopone Bernardo Provenzano in punto di morte, renda l’anima a Dio il boia di via dei Georgofili e Dio sia il suo giudice, noi pregheremo perché non gli apra le porte dell’inferno a cui ha sottoposto i nostri familiari.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
di Giovanna Maggiani Chelli - 19 giugno 2013
Testimonia Fabio Tranchina al processo Tagliavia Francesco.
Pentito dell’ultima ora, sembra essere venuto a Firenze di sua volontà a parlare di stragi, ma guarda caso strano mentre sa molto sulla strage di Capaci, strage che non ha per ora una sentenza per terrorismo, non sa assolutamente nulla sulla strage di Via dei Georgofili del 1993, e riporta solo un bizzarro aneddoto sulla strage di via Fauro, che chiaramente non porta da nessuna parte.
Sembra di vivere ancora una volta in un incubo quando Giovanni Brusca parlava di tutto e di più e quanto le domande dei PM miravano al sodo, le risposte del pentito viravano sul “non so nulla”.
Basta precisazioni inutili da parte di “pentiti” molto loquaci, ma poco collaborativi.
Tranchina Fabio non può non sapere nulla sulle stragi del 1993, questo noi pensiamo, visto che sa benissimo che Giuseppe Graviano malgrado sia in carcere a 41 bis, sia pure annacquato, risulti ancora oggi ricchissimo, ricco come prima della strage di via dei Georgofili.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
Scritto da Rosalba Di Gregorio e Giovanna Maggiani Chelli
di Rosalba Di Gregorio - 17 giugno 2013
Riceviamo e pubblichiamo la replica dell'avv. Di Gregorio in risposta all’intervento di Giovanna Maggiani Chelli e la controreplica della sig.ra Chelli.
Preg.mo sig.
Direttore Giorgio Bongiovanni
Antimafia 2000
Preso atto del comunicato del 16/06/03 alla sig.ra Maggiani Chelli, desidero sottolineare che la incondizionata e sincera comprensione della sofferenza dei parenti e delle Vittime di tutte le stragi di mafia, non mi esime dall’esprimere la non condivisione dell’affermazione che spesso si indirizzano verso le richieste che, come difensore, formulo nell’interesse di Provenzano.
Non dimenticherò facilmente quest'ultimo venerdì 14 giugno. Come non potrò mai dimenticare un altro venerdì, ossia quello del 17 luglio 1992. Per fortuna il recente venerdì, almeno, non lo ricorderò per la bestialità umana dimostrata dai mafiosi in via D'Amelio. Ma l'ultimo venerdì non è altrettanto privo di violenza; violenza che parte da lontano, molto lontano ed è stata originata per colpire, dapprima un uomo, Antonio Ingroia, ora l'intera Procura di Palermo. Ieri quando ho letto la notizia delle dimissioni di Ingroia dalla magistratura, ho lanciato un urlo infernale “noooooooooo, così la diamo vinta ai poteri forti di questo Paese”, ho scritto. Ho assistito in quest'ultimi anni, non in silenzio ovviamente, al delitto civile di Antonio Ingroia. Quante offese, quante contumelie, quante improvvide accuse e tutto questo non solo da parte di politici, ma anche dei suoi stessi colleghi, che per sopperire alle mancanze professionali, hanno trovato spazio sotto l'ala protettiva del Potere di Roma. E' qui tutta la differenza egregi signori, qualcuno vorrebbe avere non Giudici imparziali, ma “pupi” da muovere alla bisogna, secondo convenienza. E Ingroia non faceva parte di questi “pupi” è quindi da abbattere. Naturalmente, per completare l'opera, occorra dare un'altra piccola regolata, ovvero colpire il capo della Procura Messineo.
Lo so che ci state riuscendo, non ho dubbi: riuscirete a ridurre in uno stato comatoso la Procura di Palermo, abbiate fede riuscirete a farla diventare una Procura di “pupi” manovrati anche da interessi mafiosi. Del resto non è una novità, guardate il passato. Altre due notizie di venerdì scorso hanno invaso la mia mente e che per certi versi, sono collegati ad Ingroia. Il Governo italiano, dimostrando a tutta Europa che le tradizioni vanno salvaguardate, lo scorso mese di aprile ha nominato quale rappresentante dell'Apem (Assemblea parlamentare euro mediterranea) il senatore Antonio D'Alì (PDL). Ebbene, proprio ieri la Procura distrettuale antimafia ha chiesto al gup una condanna a 7 anni e mesi 4 di reclusione per il nostro rappresentante a Bruxelles, senatore Antonio D'Alì, imputato di concorso esterno in associazione mafiose. Giova qui ricordare che quando D'Alì è stato nominato, su proposta del PDL, dal neo presidente del senato Grasso, ho scritto una lettera privata di doglianze al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, ecco uno stralcio: