Davanti alle difficoltà non bisogna arrendersi.
Al contrario, devono stimolarci a fare sempre di più e meglio, o superare gli ostacoli per raggiungere i risultati che ci siamo prefissati.
Alla notizia che la Fininvest ha intrapreso una causa civile contro il giudice Luca Tescaroli, “reo” di aver scritto insieme al collega Ferruccio Pinotti il libro “Colletti…
Ho scelto di percorrere in questi mesi la strada della riflessione e del silenzio. Non certo per timore, né per rassegnazione. L’esame introspettivo degli eventi consente di…
1 settembre 2010. Ho ricevuto dalla Procura della Repubblica di Roma l'avviso di conclusione delle indagini preliminari del procedimento iscritto nei miei confronti e nei confronti del dr. Luigi de Magistris.
Non ho mai letto tante assurdità e tante falsità.
In compenso adesso è più chiaro chi aveva interesse a bloccare le indagini di de Magistris in Calabria e a delegittimarmi, per impedirmi di fornire il mio contributo alle più importanti indagini che si stavano svolgendo in Italia.
Probabilmente l'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e quanti contavano su di lui non prevedevano che avrebbe dovuto lasciare così frettolosamente la magistratura e il procedimento nei miei confronti e nei confronti di de Magistris, come lui stesso ha commentato al telefono nelle intercettazioni disposte dalla procura di Firenze, nell'indagine sugli appalti di Stato.
Nonostante tutto continuo ad avere fiducia nella Giustizia.
A giorni, col mio avvocato Fabio Repici, mi presenterò dai magistrati di Roma, di Perugia e di Salerno per depositare una corposa memoria e per rendere l'interrogatorio.
Finalmente avrò la possibilità di difendermi.
Vi terrò informati degli sviluppi del procedimento e vi assicuro che non ho alcuna intenzione di arrendermi.
Il giornalista Edoardo Montolli intervista Vincenzo Calcara
1 gennaio 2007. Arriva alla rotonda sgommando. Inchioda. Scende dall’auto e si guarda intorno. Mi stringe la mano con un sorriso nervoso:”Via libera. Possiamo andare”. E’ passato appena un mese da quando la moglie ha trovato nella casella della posta una busta di plastica con dentro sei pesci e cinque proiettili. Come dire: sappiamo dove siete. Possiamo uccidere te e i tuoi figli. Un linguaggio mafioso. Un linguaggio che lui conosce molto bene. Vincenzo Calcara lo ha usato per dodici anni. Fino a quando è stato un killer di Cosa Nostra.
1 settembre 2010. Il Movimento Agende Rosse, rispondendo ai contemporanei appelli lanciati dal Popolo Viola e dalla rivista MicroMega che intepretano una esigenza sentita come improcrastinabile da tutta la Società Civile, invita tutti i cittadini ad una mobilitazione generale in difesa della Costituzione.
Il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla Legge è stato messo pesantemente in discussione negli ultimi diciotto anni da una serie di rovinosi provvedimenti legislativi che hanno minato le fondamenta della convivenza civile.
Riteniamo che questa involuzione della vita politico-istituzionale sia conseguenza di un patto scellerato stretto tra la criminalità organizzata e settori consistenti della classe dirigente italiana attraverso un piano eversivo culminato nelle stragi del biennio 1992-93. Questi crimini efferati hanno piegato il naturale evolversi della vita democratica del paese.
Alla fine ha dovuto gettare la spugna e abbandonare la kermesse letteraria da uomo sconfitto.
Il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, un epilogo così di certo non se lo aspettava.
Incurante del numero di iscritti al gruppo “No a Dell'Utri a Parolaio” che su facebook era cresciuto gradualmente, superiore ai primi venti di polemica che già soffiavano nei giorni scorsi e come sempre sicuro di sé, pronto a presentare in anteprima nazionale i suoi presunti, probabilmente falsi, diari di Mussolini che a breve verranno pubblicati da Bompiani.
30 agosto 2010. La notizia che Gaspare Spatuzza abbia indicato il presidente del Senato Renato Schifani come uno dei personaggi di raccordo tra i fratelli Graviano e Marcello Dell’Utri spunta proprio mentre i suoi avvocati presentano il ricorso al Tar per la mancata assegnazione del programma di protezione.
Come si ricorderà il collaboratore che ha consentito la riapertura delle indagini sulla strage di via D’Amelio è il primo nella storia ad aver incassato il parere favorevole di tre procure e di vedersi comunque escluso dallo speciale trattamento per i pentiti.
La questione, quella pretestuosa, è la cavillosa interpretazione dell’assurda legge sul limite dei 180 giorni, quella vera, è che Spatuzza ha avuto la pessima idea di confermare per l’ennesima volta il collegamento tra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra e questo è altamente sconsigliabile se si immagina di poter ottenere i benefici che la legge prevede, come cercare di salvare la pelle.
Dallo scontro Fini-Berlusconi sino all’apparente conversione alla legalità del presidente della Camera. Da oggi a Telebavaglio la politica risponde alle domande della società civile. Flavia Perina, deputata di Futuro e libertà, a confronto con Martina, ragazza del movimento delle Agende rosse.
Ora sembra pronto a inchiodare Berlusconi: no al processo breve, altro che Mangano eroe. Ma dov'è stato Gianfranco Fini in questi 16 anni? E le 37 leggi ad personam che ha sempre votato? A ricordare il passato politico del presidente della Camera e a pretendere spiegazioni è Martina Di Gianfelice del movimento delle Agende rosse che domanda: “Fini già nel 1993, quando erano in corso le inchieste su Dell'Utri e Publitalia diceva che non c'era un complotto politico della magistratura come invece già si diceva allora. Perché poi è entrato nella stessa maggioranza politica con quelle persone lì? Con Dell'Utri e Berlusconi?”
Il senatore azzurro era ospite del Parolario. Il suo intervento doveva ruotare attorno ai presunti diari di Mussolini
Gran pieno di pubblico, dentro e fuori il tendone nel centro di Como dove Marcello Dell’Utri avrebbe dovuto parlare dei suoi, probabilmente falsi, diari del Duce. Erano tutti lì per lui. Ma non tutti per ascoltarlo. Alcuni, giovanissimi, erano arrivati perché avevano visto su Facebook il gruppo “No a Dell’Utri a ParoLario”. Massimo e i suoi amici avevano mandato una pioggia di email e avevano autoprodotto un po’ di volantini, piccolissimi, su cui era riportata la parte finale della condanna a Dell’Utri in appello, a sette anni per “concorso nelle attività dell’associazione di tipo mafioso denominata Cosa nostra”.