Non erano passate nemmeno due settimane dalle bombe di Roma e Milano del 27 luglio 1993 che ai massimi vertici dell’Antimafia era già scattato l’allarme. «Togliere il 41bis ai mafiosi significa intavolare una tacita trattativa». Nonostante questo, invece, dal carcere duro nel novembre dello stesso anno sarebbero usciti quasi 400 “uomini d’onore”. E tutto nel massimo silenzio. Tacitamente, appunto. «Esame analitico delle stragi - recita l’intestazione - Valutazione e ipotesi investigative». Sono 24 pagine firmate dall’allora capo della Dia Gianni De Gennaro, un’analisi che parte dalle stragi del 1992 e arriva a ridosso della decisione dell’allora ministro della Giustizia Giovanni Conso di non rinnovare il carcere duro a centinaia di mafiosi. «È chiaro - si legge a pagina 14 - che l’eventuale revoca anche solo parziale dei... Leggi tutto...
4 febbraio 2012. Non riesco a comprendere la dichiarazione emersa in Tribunale a Palermo e attribuita a Paolo Borsellino: «Non volle protezione per non mettere a rischio la famiglia». In sostanza, si afferma che Paolo Borsellino informato di un prossimo attentato in suo danno, avrebbe rifiutato una maggiore protezione, rispondendo: «Lo so, lo so: devo lasciare qualche spiraglio, altrimenti se la prendono con la mia famiglia»
Mi spiace ma dissento totalmente sulla ricostruzione fatta in dibattimento, per una semplice considerazione. Un magistrato come Borsellino, non avrebbe mai e poi mai sacrificato 5 uomini di scorta e poi, conoscendo la dirittura morale di Borsellino, egli non avrebbe permesso a nessuno di barattare l'alto senso del dovere esercitato con la carica di Magistrato. Ipotizzare un Borsellino, silente e prono ad accettare non solo la sua morte ma anche quella di altri, è pura fantasia.
Sino ad ora, abbiamo una testimonianza fatta in Tribunale e che ci vengono riportate de relato pensieri e parole di Paolo Borsellino. Bene, allora cominciamo ad esaminare i fatti con le cosiddette “ pezze d'appoggio” .
I colloqui investigativi sono regolati dalla Legge e comunque devono essere autorizzate dal magistrato, al quale facendo esplicita richiesta, si rappresentano le esigenze investigative. A colloquio avvenuto, l'investigatore è tenuto a relazionare i contenuti del colloquio. Prima domanda. Fu fatta relazione di servizio da parte del maresciallo Lombardo, dopo aver avuto il colloquio investigativo con l'ormai “posato” mafioso Girolamo D'Anna, circa l'imminente attentato contro Paolo Borsellino? Fu mandata copia al magistrato che autorizzò il colloquio investigativo e se sì indicò il possibile attentato contro Borsellino?
4 febbraio 2012. Terzo anno di Scorta civica a Caltanissetta... ancora una volta si raduna una nutrita folla .... in questo secondo video le parole di Aldo Rape'. Del Giudice Tona e dei "ragazzi" della Scorta Civica...
2 febbraio 2012, Palermo. Sarebbe stato direttamente l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro a decidere, a giugno del 1993, la rimozione dall'incarico del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Nicolò Amato. A sostenerlo è monsignor Fabio Fabbri, ex vice-ispettore generale dei cappellani delle carceri che, in un verbale depositato dai pm di Palermo al processo per favoreggiamento al generale dei carabinieri Mario Mori, racconta anche un altro singolare episodio legato alla vicenda. L'ex capo dello Stato, nella primavera del '93, avrebbe convocato monsignor Cesare Curioni, suo amico di vecchia data e capo dei cappellani delle carceri, insieme a Fabbri. I due prelati andarono al Quirinale dove ricevettero una strana indicazione dal presidente. «Caro monsignore - avrebbe detto Scalfaro a Curione, secondo il racconto di Fabbri - ho parlato ieri con il ministro della Giustizia Conso. La prego di dargli una mano per individuare il nuovo direttore generale (del Dap ndr) perchè con questa gestione basta». Una richiesta singolare anche per il pm che chiede a Fabbri - Curione nel frattempo è morto -: «Insomma Scalfaro vi delegò la scelta del capo del Dap?». «Sì», risponde il prelato.
Gli ispettori, nominati dall'ex ministro Maroni, hanno concluso il loro rapporto. L'iniziativa parte dal sequestro di beni ai danni di Pino Giammarinaro sospettato di legami con i clan. lo stesso che, secondo l'accusa, avrebbe fatto pressione sulla giunta governata da Sgarbi
Gli ispettori nominati a giugno scorso dall’ex ministro dell’Interno Maroni, su richiesta del prefetto di Trapani Marilisa Magno, per compiere l’accesso agli atti del Comune di Salemi hanno concluso il loro lavoro. Un vice prefetto, un commissario di Polizia e un tenente dei carabinieri, hanno lavorato nei termini affidati, e la conclusione appena rassegnata è quella che l’amministrazione del sindaco Vittorio Sgarbi “è stata oggetto di infiltrazione mafiosa”. Sul tavolo del ministro Cancellieri, che ha sostituito Maroni al Viminale, è già giunta la richiesta di commissariamento per inquinamento mafioso, un documento che nella sua completezza è stato classificato come “riservato”.
Non è stato un lavoro semplice e lo dimostra la mole di documentazione che accompagna le centinaia di pagine di relazione, decine e decine di faldoni, diversi capitoli per ogni settore dell’amministrazione comunale salemitana. Gli ispettori hanno “fotografato” la realtà che era stata descritta dall’ordinanza di sequestro di beni – oltre 35 milioni di euro – che ha colpito l’ex deputato regionale della Dc (andreottiana) Pino Giammarinaro (nella foto, ndr), imprenditore edile con la “passione” per la sanità (pubblica) da quando per un lungo periodo e prima di entrare all’Ars nel 1991, fu presidente di una delle Usl siciliane, quella di Mazara del Vallo.
Paolo Borsellino sapeva che lo avrebbero ucciso, esce oggi dal Tribunale di Palermo il terribile dato, ma il Giudice ha lasciato che il tutto si compiesse.
Scelse di lasciare qualche ”spiraglio” altrimenti se la sarebbero presa con la sua famiglia.
Frasi pesanti se si pensa che non solo hanno provveduto ad uccidere il Giudice che ormai aveva capito alla grande cosa stava avvenendo in questo Paese, ma successivamente sono avvenute anche le stragi del 1993, a Roma, Firenze e Milano.
Infatti nelle parole di Paolo Borsellino, noi crediamo non ci fosse solo l’intenzione di sacrificarsi per la sua famiglia, ma anche per tutti noi.
Malgrado il sacrificio della sua vita però non ce l’ha fatta a fermare le stragi del 1993, perché ormai su quel “carro in corsa” come ebbe a dire Gabriele Chelazzi erano saliti “ALTRI” e anche il destino dei nostri figli doveva compiersi fino in fondo affinchè poi sarebbero venuti coloro che alla mafia avevano promesso di abolire il 41 bis e quant’altro.
Siamo vicini alla famiglia Borsellino nel giorno in cui ciò che da anni vanno dicendo sul sacrificio del loro congiunto, viene finalmente scritto negli atti processuali di un dibattimento.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
Sabato 4 febbraio si terrà dalle ore 9.30 alle ore 12.30 presso piazza Falcone e Borsellino davanti il tribunale di Caltanissetta, il terzo sit-in annuale della Scorta Civica per rinnovare la solidarietà alle istituzioni che combattono la Mafia con altissimo senso dello Stato.
La Scorta Civica chiama tutti in piazza per sentirsi ancora una volta cittadini liberi dal condizionamento mafioso e ribadire un solo e semplice concetto “Con Voi contro la Mafia”.
La manifestazione avrà inizio alla ore 9,30 e prevede il simbolico cordone umano attorno al tribunale in segno di abbraccio ai magistrati, ai giudici e alle forze dell’ordine, proseguirà con un piccolo intervento di teatro antimafia a cura dell’attore nisseno Aldo Rapè per poi dare spazio ad una serie di interventi da parte dei ragazzi delle scuole, dei magistrati, dei giudici, delle forze dell’ordine e di tutte quelle associazioni che hanno già aderito alla giornata.