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La mafia barcellonese in tempi di pandemia (e di sonno della ragione)

28 Aprile 2020

L’ultima scarcerazione da covid-19 di cui si ha notizia fa scalpore. Angelo Porcino, importante mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto, ha ottenuto il beneficio della detenzione domiciliare e dal carcere di Voghera è tornato nella città dove è uno degli elementi di punta di Cosa Nostra.
Porcino, come dimostrano le carte processuali, è uno degli affiliati più fedeli di Rosario Cattafi, il mafioso di Stato emblema della criminalità organizzata della città in provincia di Messina.
Mentre certa antimafia o antiantimafia si occupa d’altro, facciamo noi il sunto su Barcellona, laddove Rosario Cattafi venne scarcerato il 4 dicembre 2015 dalla corte di appello di Messina con un provvedimento che applicò ad personam un principio giurisprudenziale sconosciuto al tempo alle vicende giudiziarie di mafia.
Fra i mafiosi più vicini a Cattafi c’erano i nomi di Giuseppe Gullotti, di Angelo Porcino e di Santino Napoli.
Gullotti, capo dell’ala militare barcellonese, condannato con sentenza definitiva per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, è ancora (per quanto?) in carcere. Tuttavia, nonostante sia imputato di corruzione in atti giudiziari insieme al magistrato Olindo Canali e al collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico e nonostante fra le imputazioni di corruzione una riguardi l’aiuto fornitogli – secondo la Dda di Reggio Calabria – dal magistrato Canali per fargli venir meno la condanna per l’omicidio Alfano, Gullotti ha ottenuto dalla Corte di appello di Reggio Calabria l’avvio del giudizio di revisione sull’omicidio Alfano. Sì, nessuno ci crederebbe ma è così: un giudizio di revisione che sembra un corpo di reato.
Angelo Porcino, condannato con sentenze definitive per associazione mafiosa ed estorsione aggravata, ha ritrovato l’aria di casa, che tanto gli mancava e che probabilmente gioverà alla sua salute, che pure finora non era parsa periclitante, almeno fino a quando, pochi anni fa, lo si vedeva presente in udienza. Sì, perché naturalmente il principio per cui i mafiosi affrontino da detenuti ai processi vale in tutta Italia ma – Cattafi docet – non sempre a Barcellona.
Ne è prova il terzo compare di Cattafi, il capomafia di Milazzo Santino Napoli. Quest’ultimo usufruì fin da subito del codice Cattafi: il 24 gennaio 2018, raggiunto da misura cautelare per associazione mafiosa nell’operazione “Gotha 7”, non trascorse nemmeno un giorno in carcere. Non erano indicati motivi di salute (e del resto nessuno ne conosceva: si conosceva solo il ruolo debordante del mafioso nel controllo della sanità milazzese) e però per lui il gip decise fin da subito gli arresti domiciliari.
Qualcun altro a Barcellona in queste ore e da parecchio, invece, patisce gli effetti di uno stato di salute che definire precario è davvero minimalista. Parlo di Gioacchino Manca, lui sì agli arresti domiciliari per le sue sofferenze, insieme alla signora Angela, che lo accudisce mentre piangono insieme nel ricordo del loro figlio, Attilio Manca, morto più di sedici anni fa a Viterbo.
Sì, il nome di Angelo Porcino è proprio uno di quelli che compare nel fascicolo sull’omicidio Manca. Dieci giorni prima della morte dell’urologo barcellonese il cugino Ugo Manca, altro amico di Rosario Cattafi, gli aveva preannunciato la visita di Porcino a Viterbo. Non si sa bene se per un consulto sanitario. Non si sa nemmeno se quella visita ci fu. Sappiamo che Attilio Manca di lì a poco morì. Chissà se qualcuno si ricorderà di chiedere a Porcino di quella vicenda. Se non è più pericoloso ed è potuto rientrare a Barcellona, vedi mai che voglia chiarire tutto?

Fabio Repici (AntimafiaDuemila)

 

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