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L’affondo dell’avv. Fabio Repici: Barcellona fra Corleone e Tombstone

di Fabio Repici – 12 settembre 2017

Era il maggio 2005 e a rompere la crosta di decenni di buio dell’informazione e omertà furono le parole di una grande giornalista come Federica Sciarelli. Aveva invitato a «Chi l’ha visto?» i genitori di Attilio Manca, l’urologo barcellonese morto a Viterbo più di un anno prima, e con la nettezza della semplicità disse che Barcellona Pozzo di Gotto era «la Corleone del Duemila». L’allora Procuratore generale Antonio Franco Cassata se ne dolse quasi fosse un’offesa personale, e scrisse parole di fuoco, su carta intestata del suo ufficio, come se si trattasse di un atto istituzionale, all’indirizzo di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e pure Vigili Urbani, recriminando contro le parole della giornalista della Rai. Cassata, in realtà, seppure in quel momento erano in pochi a saperlo, stava vivendo il suo Tsunami (era il nome dell’informativa di reato). Ma in quel caso superò le momentanee difficoltà derivategli dalle indagini dei Carabinieri sulle protezioni giudiziarie in favore degli amministratori di Terme Vigliatore. Fu qualche anno dopo, quando lo tsunami prese il nome di Adolfo Parmaliana, dopo il suicidio del docente universitario del 2 ottobre 2008, che Cassata fu spazzato via. Certo, nessuno può dimenticare che fino al giorno prima della sentenza di condanna per la diffamazione ai danni della memoria di Adolfo Parmaliana, compiuta con un dossier anonimo nel più bieco stile dei corvi di Sicilia, al palazzo di giustizia e nel distretto di Messina quasi tutti continuavano a omaggiarlo. Eravamo in pochi, molto pochi, al tempo a stare dalla parte del giusto, cioè di Adolfo.