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I soldi della P2. Sequestri, casinò, mafie e neofascismo: la lunga scia che porta a Licio Gelli 

9 ottobre 2021 – E’ da pochi giorni disponibile in libreria ed online il libro I soldi della P2. Sequestri, casinò, mafie e neofascismo: la lunga scia che porta a Licio Gelli (Antonella Beccaria, Fabio Repici e Mario Vaudano, Edizioni PaperFIRST). Si tratta di un testo fondamentale per chiunque voglia capire la storia del nostro paese e delle collusioni tra la criminalità organizzata e settori deviati delle Istituzioni, una forma di potere occulto che non ha esitato a ricorrere per la prima volta in Italia al tritolo per attentare alla vita di un magistrato e che tuttora ostacola l’accertamento della verità nelle aule di giustizia e da parte dell’opinione pubblica. Il cono d’ombra che per tanti anni ha avvolto le storie dei magistrati Giovanni Selis e Bruno Caccia testimonia in modo evidente l’attualità di queste vicende e la volontà di circoscrivere le responsabilità di tali gravi delitti ai danni di Uomini delle Istituzioni alla sola criminalità organizzata. Diverse persone tuttora in vita potrebbero dare un contributo decisivo per arrivare alla verità ma il ricatto del silenzio è ancora pienamente operante con evidenti tornaconti per chi ha stretto questi accordi.

Il libro scritto da Antonella Beccaria, Fabio Repici e Mario Vaudano, invece, procede in direzione ostinata a contraria. Basandosi su un’analisi sistematica di nomi e fatti, il libro sgretola il muro di silenzio che avvolge queste vicende e fornisce un contributo unico per chiunque voglia capire i moventi e gli attori che concorsero alla decisione di eliminare fisicamente i magistrati Vittorio Occorsio e Bruno Caccia e di attentare alla vita del pretore Giovanni Selis. Fra questi attori compaiono anche i nomi di individui, appartenenti alla criminalità organizzata o alle Istituzioni, che riemergono nelle inchieste sulle stragi siciliane del 1992 ed in continente nel 1993. Un filo nero che si intreccia con la loggia massonica P2 e che ha pesantemente condizionato la vita democratica in Italia.

Invitiamo tutti gli aderenti al Movimento Agende Rosse e chiunque abbia a cuore la conoscenza a leggere questo libro poiché si tratta di un contributo straordinario alla ricostruzione storica. ed alla ricerca di verità che accomuna tanti familiari di vittime uccise per difendere un patto eversivo tra pezzi dello Stato, criminalità organizzata, P2 ed eversione nera. Un patto di sangue che condiziona tuttora la vita democratica di questo paese.

Movimento Agende Rosse

 

 

I soldi della P2. Sequestri, casinò, mafie e neofascismo: la lunga scia che porta a Licio Gelli 

di Antonella Beccaria, Fabio Repici e Mario Vaudano 
PaperFIRST, 2021

Vittorio Occorsio, trucidato a Roma dai colpi di mitra di Pierluigi Concutelli. Bruno Caccia, ammazzato a Torino da un commando ‘ndranghetista ancora non identificato. Giovanni Selis, miracolosamente scampato ad Aosta a una bomba piazzata sotto la sua auto, isolato dai colleghi, morto suicida pochi anni dopo. Cosa accomuna questi tre magistrati? Tutti hanno toccato i fili dell’alta tensione, tutti, nel corso del loro lavoro – svolto in anni complicati, tra depistaggi, collusioni, intrecci torbidi tra Stato, criminalità ed eversione – avevano scorto in filigrana un filo nero che legava il fenomeno dei sequestri a quello del riciclaggio di denaro; il mondo dei casinò a quello dell’eversione neofascista e della criminalità organizzata; le bombe al piombo di cui sono stati vittime. E dietro quel filo nero, l’ombra inquietante della più grande holding criminale mai strutturatasi in Italia, con diramazioni tra Francia, Sud America e una pletora di paradisi fiscali sparsi in tutto il mondo: la P2. E come un fantasma, nelle pieghe d’ombra di una storia che sembra pensata per il cinema, dove uomini per bene hanno sacrificato la loro vita per portare a noi un pezzetto di verità che in questo libro, pubblicato quaranta anni dopo la scoperta degli elenchi della loggia massonica, viene minuziosamente ricomposta, sempre lui: Licio Gelli.

 

 

I soldi della P2 – Neofascisti, mafia e casinò: gli sporchi traffici della loggia

di Ettore Boffano (Il Fatto Quotidiano, 7 ottobre 2021)

Come in una fiction criminale, ma invece nei contorni sfumati eppure implacabili della realtà, cercare “i soldi della P2” significa mettere in fila morti ammazzati, coincidenze a un primo esame inspiegabili, depistaggi devastanti per una qualunque verità, complicità che affondano nel “cuore dello Stato”.

Follow the money, dunque, e per l’ennesima volta. Ma anche due magistrati uccisi (e all’apparenza dei processi, quelli sui loro omicidi, solo per le vendette del terrorismo fascista il primo, della ’ndrangheta salita alla conquista del Nord industriale il secondo): Vittorio Occorsio, pm di Roma, nel 1976, e Bruno Caccia (nella foto, ndr), procuratore capo di Torino, nel 1983. Poi, un altro giudice scampato a un’autobomba, forse la prima nella storia del dopoguerra italiano, e infine morto suicida: il pretore di Aosta Giovanni Selis, nel 1982. Che cosa mai è in grado, però, di collegare quelle vicende, di andare oltre l’unico elemento comune dell’eliminazione riuscita o tentata di tre “servitori dello Stato”, di tessere il filo capace di portare tutto “a un livello superiore”, riconducendolo a uno scenario ben più ampio e che riguarda l’attacco alla Repubblica democratica?

I soldi della P2 (PaperFirst, pp. 502, euro 18), appunto, prova a cercarlo. Non con la certificazione impossibile di una sentenza penale, ma invece con la bussola, quasi la lampada sul casco di un minatore, indispensabile per trovare un qualche squarcio di luce, un possibile sentiero di intrecci nell’oscurità dell’universo criminale e assieme eversivo e più pericoloso della nostra storia repubblicana.

I suoi autori posseggono le “chiavi inglesi” per smontare e rimontare quei misteri, grazie alle loro esperienze di lavoro, a una ricerca accuratissima e alla memoria diretta. Antonella Beccaria, giornalista che da anni dedica il suo impegno allo studio dell’Italia delle stragi; Mario Vaudano, giudice in pensione che, all’inizio degli anni 80, guidò da Torino una delle più importanti inchieste sulla corruzione della politica e delle istituzioni, lo “scandalo dei petroli”, coinvolgendo i vertici della Guardia di Finanza, ministri e sottosegretari dc, il gotha dell’imprenditoria petrolifera italiana, il Vaticano, Licio Gelli e la P2, lambendo addirittura il “caso Moro” e l’omicidio Pecorelli; Fabio Repici, avvocato siciliano e legale delle famiglie delle vittime delle mafie, come quella del procuratore Caccia, il magistrato che aveva condiviso e difeso le indagini di Vaudano.

Torino e Roma, Selis, Caccia, Vaudano e Occorsio: luoghi, nomi e ruoli che per tutto il libro si intersecano senza sosta, ma con improvvisi cortocircuiti, assieme alle connessioni con il denaro della mafia e i casinò italiani e della Costa Azzurra, i sequestri di persona compiuti dalle ’ndrine nel Nord, l’uso dei sicari “neri” per regolare conti ed eliminare avversari. E infine il fiume di soldi gestito sotto l’egida della P2 di Gelli: la potente organizzazione massonica ed eversiva infiltrata all’interno dello Stato.

Gli scarti improvvisi e le ricostruzioni più difficili sono continui nell’opera di Beccaria, Repici e Vaudano. Nella quale anche l’uccisione di Occorsio, la più indagata nel tempo, offre nuovi spunti e pone altrettanti interrogativi. Ma è soprattutto l’omicidio Caccia quello indicato, ancora oggi, come il più deprivato della verità e di un’attenzione nazionale spesso negatagli dai media, trascorsa l’urgenza della sua attualità. Ci sono due sentenze, in epoche diverse, che hanno attribuito la sua morte agli uomini delle ’ndrine. Bruno Caccia, unico magistrato ucciso dalla ’ndrangheta e nella città della Fiat: quanto dovrebbe bastare perché rimanga fissato nell’agenda di uno Stato che vuol sapere come e perché sono stati uccisi i suoi servitori.

Torino e la vicina Aosta paiono allora quasi il baricentro, le “capitali”. dei misteri del libro. Caccia aveva cominciato la sua carriera in Vallée, indagando per primo su vicende legate al casinò di Saint Vincent: la stessa casa da gioco su cui stava lavorando Selis, prima dell’attentato. Sempre Caccia, poi, era stato il procuratore che aveva affiancato a Torino Gian Carlo Caselli nelle indagini sulle Brigate Rosse, aveva appoggiato quelle di Vaudano sul contrabbando petrolifero, aveva avviato l’inchiesta sullo “scandalo delle Tangenti” nel Comune di Torino e nella Regione Piemonte (anticipatrice di Mani Pulite), aveva incrociato la mafia catanese trapiantata in città e gli “alleati” calabresi con i sequestri di persona e il traffico di droga, aveva cominciato con la Procura di Milano a cercare le prove sull’infiltrazione di Cosa Nostra italo-americana nei casinò italiani. Aveva intuito infine (forse la sua “colpa” più grave) i rapporti tra alcuni colleghi del Palazzo di Giustizia subalpino e la criminalità locale.

Gli autori ripropongono così, tra le pagine, un interrogativo che dura da anni: può essere il suo omicidio solo riconducibile a una vendetta del milieu mafioso torinese? O non è invece quasi l’archetipo di quel fil rouge che Beccaria, Repici e Vaudano hanno provato a intrecciare nel sottotitolo del loro libro: “Sequestri, casinò, mafie e neofascismo: la lunga scia che porta a Licio Gelli”?

 

LEGGI:

  1. Dossier ‘Mafia e antimafia a Barcellona Pozzo di Gotto’, Movimento Agende Rosse, gennaio 2021 ed in particolare il capitolo ‘L’omicidio del Procuratore Bruno Caccia ed i vuoti investigativi’
  2. ”Bruno Caccia, “piste mai approfondite sull’omicidio del procuratore di Torino. Sembra un rifiuto a scavare nel passato”, Intervista al Giudice Mario Vaudano, Andrea Gianbartolomei, ilfattoquotidiano.it, 18 maggio 2019
  3. Audizione di Paola Caccia e dell’Avvocato Fabio Repici presso Commissione Consiliare Speciale per la promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi presso il Comune di Torino, 15 novembre 2018
  4. La Repubblica delle stragi, libro a cura di Salvatore Borsellino e scritto da Antonella Beccaria, Federica Fabbretti, Giuseppe Lo Bianco, Stefano Mormile, Fabio Repici e Giovanni Spinosa (PaperFIRST, 2018)
  5. Le conclusioni dell’Avvocato Fabio Repici al processo per l’omicidio di Bruno Caccia, Milano, 25 maggio e 6 giugno 2017
  6. Bruno Caccia è stato ucciso per il futuro, Marco Bertelli, www.19luglio1992.com, 4 luglio 2015

 

GUARDA:

Bruno Caccia, un omicidio senza giustizia

26 giugno 2021 – Bruno Caccia, Procuratore della Repubblica di Torino, fu ucciso da due killer il 26 giugno 1983 nei pressi della propria abitazione. A distanza di trentotto anni dal fatto, la completa verità sull’omicidio non è ancora emersa in un pubblico dibattimento all’interno di un’aula di giustizia. Rocco Schirripa ed il boss della ‘ndrangheta Domenico Belfiore sono stati condannati, rispettivamente, in qualità di membro del gruppo esecutivo e di mandante del delitto. Tuttavia, nessuna certezza giudiziaria è stata raggiunta sull’identità dei killer che uccisero il Procuratore Caccia, sulle generalità dei membri facenti parte del gruppo esecutivo dell’omicidio oltre a Schirripa e sui nomi di ulteriori mandanti che con ogni probabilità concorsero, assieme a Belfiore, alla deliberazione dell’atto criminale. Il punto sulle indagini in corso sull’omicidio del Procuratore Caccia è stato fatto sabato 26 giugno 2021 durante l’incontro intitolato ‘Bruno Caccia, un omicidio senza giustizia’.

L’incontro è stato moderato, in diretta streaming, dalla giornalista Antonella Beccaria ha visto la partecipazione di:

  • Carmen Duca, coordinatrice Agende Rosse Torino.
  • Federica Fabbretti, direttivo Agende Rosse.
  • Paola Caccia, figlia del Procuratore Bruno Caccia.
  • Fabrizio Gatti, giornalista.
  • Fabio Repici, avvocato.