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Silvio Novembre, ‘Il coraggio oltre il dovere’

Aveva sfoderato uno dei suoi sorrisi, quando aveva visto sullo schermo se stesso interpretato da Michele Placido: “Ma io non sono così bello”, mi aveva sussurrato dopo la prima. Era Silvio Novembre, maresciallo della Guardia di finanza diventato il collaboratore fedele dell’avvocato Giorgio Ambrosoli. Il film era Un eroe borghese, tratto dal libro di Corrado Stajano che racconta la storia dell’uomo che non si è lasciato intimorire né dalle minacce di Michele Sindona, né dalle pressioni di Giulio Andreotti. “Più è difficile fare il proprio dovere, più bisogna farlo”, diceva il maresciallo che per quattro anni è stato l’ombra di Ambrosoli. Ora un libro affettuoso è dedicato tutto a lui: Silvio Novembre. Il coraggio oltre il dovere, scritto da Giandomenico Belliotti ed edito da Gangemi. È illuminante scorrerne le pagine, quarant’anni dopo la scoperta delle liste P2, a cui Sindona era iscritto e dal cui sistema di potere fu sostenuto fino all’ultimo caffè.

Silvio era nato nel 1934 in un paese della provincia di Piacenza, padre muratore e poi ferroviere, madre casalinga. Poco più che ragazzo, si arruola nella Guardia di finanza, gira le caserme di Roma, Macugnaga, Domodossola, Genova, Ostia, Anterselva, Bibione, Brescia, Milano. Nel 1974 la sua vita cambia per sempre: riceve l’incarico di ricostruire, come ufficiale di polizia giudiziaria, la ragnatela di Sindona, fuggito negli Stati Uniti dopo la bancarotta della sua Banca Privata Italiana. Si trova così a fianco di Ambrosoli, commissario liquidatore dell’istituto in bancarotta.

I primi momenti sono difficili: Silvio è un ragazzone silenzioso e spigoloso, Giorgio un professionista scrupoloso che capisce subito di essere finito in mezzo a una storia pericolosa, in cui non può fidarsi di nessuno. Quando il ghiaccio tra loro si scioglie, nasce un’alleanza forte, un’amicizia vera, la complicità di chi è finito per caso in una vicenda che incrocia finanza e politica, potere e criminalità, massoneria e mafia, e sceglie di fare il suo dovere fino in fondo, senza dubbi e senza cedere a blandizie, pressioni, minacce, ricatti.

È l’Italia della P2, quella che Ambrosoli e Novembre imparano a conoscere, ricostruendo passo dopo passo la rete delle trecento società sindoniane (“follow the money”) e la ragnatela dei suoi rapporti finanziari, politici, massonici, mafiosi. Le liste della loggia segreta saranno scoperte soltanto anni dopo, nel 1981, ma il “sistema P2” è nel pieno del suo vigore tra il 1974 e il 1979, gli anni dell’attività dell’avvocato Ambrosoli e del maresciallo Novembre. Le indagini sulla ragnatela Sindona crescono in mezzo alle lusinghe, alle pressioni, alle minacce. Telefonate notturne, pedinamenti, insulti. Per l’eroe borghese, ma anche per il suo maresciallo. Una sera, uscendo dal Tribunale, Silvio è avvicinato da un ex collega che gli propone di lasciare l’indagine, congedarsi dalla Guardia di finanza e accettare un lavoro meglio pagato, perché “hai due bambine da crescere” e “tua moglie malata sarebbe curata meglio negli Stati Uniti”: un episodio, racconterà poi Novembre, “che ricordo come la cosa peggiore che mi sia capitata nella vita”.

Ambrosoli viene ucciso l’11 luglio 1979 dal killer mafioso mandato da Sindona. Silvio Novembre resta vivo e continua negli anni a testimoniare l’eroismo antieroico che aveva condiviso con Ambrosoli. Sei anni dopo, è tra i fondatori del circolo Società civile, promosso da Nando dalla Chiesa, che si impegna a diffondere i temi della legalità, negli anni della “Milano da bere” e del negazionismo criminale (“A Milano la mafia non esiste”). Per Silvio è una nuova giovinezza, s’impegna nelle attività del circolo, gira per le scuole a raccontare ai ragazzi la storia che ha vissuto. Ora questo libro ci aiuta a non dimenticare.

Gianni Barbacetto (tratto da: ilfattoquotidiano.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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