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Salvatore Borsellino: ‘Al referendum voterò NO e questo voto sosterrò con tutte le mie forze!’

17/3/2026 – Io sono qui soltanto come un cittadino, anche se un cittadino che porta su di sé, da oltre trenta anni, una ferita che non potrà mai rimarginarsi soprattutto perché, dopo tanti anni, una vita intera, sulla strage che ha spezzato la vita di mio fratello e dei suoi cinque agenti di scorta e ha segnato un intero paese, non c’è ancora né Verità né Giustizia.
Avrei ragione, per questo, di avere dei motivi di risentimento verso alcuni magistrati (se magistrato si può chiamare chi aderisce ad una loggia massonica come Giovanni Tinebra, capo della Procura di Caltanissetta, che ha intralciato il corso della Giustizia avallando un improbabile depistaggio, come quello Scarantino), e sulla stessa odierna Procura di Caltanissetta che si appiattisce sugli indirizzi del sistema di potere che purtroppo ci governa, limitando le sue indagini per quella strage ad un dossier “mafia e appalti” (così come fa una egualmente appiattita Commissione Parlamentare Antimafia), che sicuramente Paolo Borsellino avrà avuto tra le mani, ma che mai avrebbe potuto giustificarne l’improvvisa accelerazione dell’assassinio, dopo la strage di Capaci, in un momento in cui non era conveniente nemmeno per i suoi stessi esecutori metterla in atto.
Ma si tratta di magistrati, di uomini, non della Magistratura che è invece un cardine del nostro sistema democratico fondato sull’equilibrio e l’indipendenza dei poteri. Per questo ho aderito convintamente al Comitato della Società Civile per il NO di Giovanni Bachelet, e ho aderito a nome del mio Movimento delle Agende Rosse e del Comitato familiari di vittime di stragi e attentati che rappresento, perché questa non è una modifica della Carta Costituzionale è un golpe per lo smantellamento della Costituzione.
Una Costituzione scritta con il sangue di chi ha sacrificato la propria vita per liberarci dall’oppressione e dagli orrori del nazi-fascismo; un golpe che è stato imposto dal Governo al Parlamento, rispettando solo formalmente i dettami Costituzionali che, attraverso il suo articolo 138, impone una doppia lettura per ciascuna camera a distanza di tre mesi, ma questo è avvenuto senza permettere né alcuna discussione né alcun emendamento, sia da parte della maggioranza di governo che da parte della minoranza, e tutto questo in un Parlamento già esautorato della sua funzione, la funzione legislativa, perché ormai troppo spesso le leggi non vengono più discusse dal Parlamento ma presentate dal governo come decreti legge e poi troppo spesso approvate con il ricorso alla votazione di fiducia.
E questo referendum, necessario perché la modifica costituzionale non è stata approvata con la maggioranza dei due terzi ma soltanto a maggioranza semplice, lo chiamano falsamente “referendum per la separazione delle carriere”, introducendo tra l’altro, nella loro ignoranza costituzionale, un termine assolutamente improprio, “carriera” che non appare mai nel testo della Costituzione, nel quale è evitato con cura ogni termine che possa avere un significato utilitaristico, se non una sola volta e con riferimento alla carriera militare, e quando poi le “carriere” sono già separate dalla riforma Cartabia e la percentuale di Magistrati che passano da una funzione all’altra è inferiore all’1 %.
La riforma Cartabia si basa su leggi ordinarie, non su leggi di riforma istituzionale ma in questo caso si è voluto ricorrere ad una modifica costituzionale perché è la Costituzione stessa l’obiettivo da smantellare, una Costituzione che questa genia di fascisti che è arrivata al potere nel nostro paese ha sempre odiato perché li metteva al bando e non sbaglia per questo chi, certamente con maggiore autorevolezza di me, è arrivato a chiamarli “banditi”.
Dicono che bisogna separare le carriere per eliminare il correntismo e la “contiguità” tra magistratura inquirente e giudicante, PM e Giudici, ma per quanto riguarda il correntismo, messo in evidenza soprattutto attraverso il “caso Palamara”, l’organo di autogoverno della Magistratura, il CSM appunto, ha fatto la sua parte e i quattro magistrati coinvolti sono stati radiati dalla magistratura mentre per i politici, che pure prendevano parte alle riunioni per la scelta del capo della Procura Romana, la politica ha negato l’utilizzo delle intercettazioni ambientali attraverso le quali avrebbero potuto essere incriminati e non hanno subito alcun tipo di sanzione.
Per quanto riguarda la pretesa contiguità tra PM e Giudici basta guardare le statistiche, oggi il 50-54% dei processi vede respinte dai Giudici le richieste dei PM quindi questo è chiaramente un falso problema, un pretesto.
La chiamano riforma Nordio e dovrebbero invece chiamarla riforma Gelli perché i punti di questa riforma si ispirano a quanto elencato nel Piano di Rinascita democratica della P2 di Licio Gelli, un manifesto di sovversione dell’ordine democratico. E lo rivela lo stesso ministro Nordio, il quale è giunto ad affermare: “Io non conosco il piano della P2, ma se l’interpretazione, o meglio l’opinione del signor Gelli era giusta, non vedo perché non si debba seguire solo perché li ha detto lui” (18.11.2025). Il “signor Gelli”, come lo chiama, quello che ha finanziato la preparazione della strage alla Stazione di Bologna.
Il vero obiettivo di questa riforma è il CSM, l’organo di autogoverno della Magistratura che ne assicura l’indipendenza, ed è questa indipendenza a cui si vuole attentare. Il vero obiettivo è quello di sottomettere il PM al controllo della politica e questo viene messo in atto attraverso una scissione del CSM in tre organismi: un CSM per la magistratura inquirente ed un altro per quella giudicante e svilendone la scelta dei componenti ad una lotteria, ad una estrazione a sorte, almeno per quelli togati, perché quello dei non togati è un falso sorteggio, un sorteggio su una lista di nominati dalla maggioranza di governo. Ma il vero colpo viene portato attraverso la costituzione di un’Alta Corte Disciplinare, un vero e proprio tribunale speciale di nefasta memoria, espressamente vietato dall’Art. 102 Costituzione, che hanno dimenticato di modificare in questa parte e che è un attentato alle prerogative dello stesso Presidente della Repubblica, che del CSM attuale è il presidente, mentre l’Alta Corte verrà presieduta da un membro laico scelto dalla politica.
E non è stato bene percepito, o hanno finto di non percepire, il gesto del Presidente della Repubblica che per la prima volta in undici anni è andato a presiedere una seduta comune del CSM stesso per ricordare a tutti, che di quell’organismo, fondamentale nella nostra Costituzione, è lui stesso il Presidente ed ogni attentato alle prerogative del CSM rappresenta un attentato alle prerogative dello stesso Presidente della Repubblica. Che poi costituisce il passo successivo di questo golpe costituzionale, che sarà quel premierato, anche questo prospettato nel manifesto di sovversione democratica di Licio Gelli, che ridurrebbe la Presidenza della Repubblica ad una mera funzione rappresentativa.
È questo il vero obiettivo di questa riforma, non una riforma nell’interesse dei cittadini ma una riforma ad esclusivo vantaggio della politica, e mi duole di dovere adoperare questo termine in questo senso deteriore, per sottrarre la casta politica al controllo da parte di un altro organo indipendente.
Se dovesse passare questa sciagurata riforma sarà necessario togliere dai Palazzi di Giustizia e dalle Aule di Giustizia la scritta “LA LEGGE E’ EGUALE PER TUTTI” e sostituirla con una più appropriata: “C’è una Giustizia per i potenti e una Giustizia per i deboli, per le persone comuni”
Io potrei capire una riforma, non una riforma costituzionale, ma una riforma della Giustizia che miri a migliorarne l’efficienza, a velocizzare i processi, ma questo non è negli scopi di questa riforma. Lo stesso ministro Nordio, in una delle sue esternazioni in cui incautamente rivela i veri scopi di questa riforma, afferma: “Questa riforma NON influisce sull’efficienza della Giustizia… mai nessuno ha preteso che influisse sull’efficienza della Giustizia” (18.03.25)
E l’On. Giulia Bongiorno aveva in precedenza affermato: “Scusate, chi mai ha detto che questa riforma debba incidere sui tempi della Giustizia?…Un ignorante può pensare una cosa del genere.” (22.01.2025)
Servirebbe ben altro per l’efficienza della Giustizia, servirebbe un aumento degli organici, nettamente inferiore alla media europea, sia per quanto riguarda la magistratura inquirente e giudicante sia per quanto riguarda il personale amministrativo, scoperto per il 30% degli organici, servirebbe una reingegnerizzazione del software APP del Ministero di Giustizia, inutilizzabile a causa di numerosi bug di progetto, servirebbero interventi urgenti di edilizia giudiziaria, servirebbe l’ottimizzazione del processo civile e penale e misure immediate per ridurre il sovraffollamento delle carceri. E invece nulla di tutto questo. E allora a cosa tende questa riforma? Tende all’assoggettamento del PM al potere politico, a farlo diventare un avvocato dell’accusa piuttosto che, come oggi, essere obbligato a ricercare la verità e portare al giudice ogni elemento a discarico del suo indagato.
Ma per individuare le vere intenzioni basta ascoltare le dichiarazioni di Antonio Tajani, Ministro degli Esteri: “Se vincerà il SÌ, dovremo discutere se lasciare ancora la Polizia Giudiziaria (delegata alle indagini) sotto il controllo del PM”.
O ancora quelle di Marcello Pera, senatore di Forza Italia: “Non è un caso che laddove c’è la separazione delle carriere, il PM è in un modo o nell’altro, sottoposto al potere politico. Chi altri potrebbe dargli le direttive di priorità, di opportunità, di rilevanza ed urgenza, riguardo alle indagini?”
Alla faccia dell’indipendenza della Magistratura.
Ed ancora Nordio: “Mi stupisce che Elly Schlein (segretaria del PD) non capisca che questa riforma gioverà anche a loro, nel momento in cui andassero al potere”
Ma questa riforma dovrebbe giovare ai cittadini, e non al potere. E ho avuto anche la sventura di dovere ascoltare parole indegne e aberranti come quelle pronunziate da una persona, la Capo di Gabinetto del ministro Nordio, Giuseppa Lara Bartolozzi, che pure ha vestito, ma forse se ne è dimenticata, la stessa toga di mio fratello. Ha detto che se passerà il SI ci libereremo finalmente dei magistrati e dei loro plotoni di esecuzione.
A finire sotto i plotoni di esecuzione, se mai dovesse passare questa sciagurata riforma, sarebbero i PM che non si adeguassero alle direttive del Governo, a finire sotto i plotoni di esecuzione, questi reali, sono stati i ben 27 magistrati che hanno perso la vita nell’esercizio delle loro funzioni sotto il fuoco di assassini spesso manovrato da pezzi deviati di quello stesso Stato sulla cui Costituzione, che oggi si vuole alterare nella lettera e nello spirito, avevano prestato giramento.
Bene ha fatto il Proc. Nicola Gratteri (un altro magistrato da anni fortemente a rischio di finire la sua vita come Paolo Borsellino, come Giovanni Falcone) ad affermare che massoni e criminali non possono che sperare che passi questa riforma che metterebbe i PM sotto il controllo della politica, perché i PM li hanno sempre perseguiti mentre la politica con l’antistato è arrivata ad intavolare una trattativa: è andata a bussare per trattare alla porta dell’antistato; la politica è arrivata a dichiarare, per bocca di un ministro, che con la mafia si può “convivere”.
Quello che non ha detto è però che, per poterci convivere, la magistratura deve essere messa sotto il controllo della politica ed è questo il vero scopo di questa riforma.
Provano anche, per sostenere le loro ragioni, a tirare in ballo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che sono stati uccisi anche perché non potessero più parlare, e che si riferivano in ogni caso ad un contesto completamente di verso dall’attuale. Io so che Giovanni Falcone parlava, essendo in atto, allora, la riforma del Codice penale, parlava di separazione delle funzioni, non delle carriere, e lui stesso era più volte passato dalla magistratura inquirente a quella giudicante. Io so che mio fratello in parecchi suoi scritti si era chiaramente espresso per l’indipendenza della magistratura dal potere politico e in particolare in un suo scritto, datato Marsala, 11 dicembre 1987, dal titolo “Il ruolo del PM nel nuovo codice”, scrive : “E le ricorrenti tentazioni del potere politico, quali ne siano le motivazioni, di mortificare obiettivamente i magistrati del PM, prefigurandone il distacco dall’ordine giudiziario, anche attraverso il primo passo della separazione delle carriere, non incoraggiano certo i “giudici”, che tali tutti si sentono di essere, ad indirizzare verso gli uffici della Procura le loro aspirazioni”
Io so che mio fratello su questa Costituzione ha prestato il suo giuramento e per mantenere fede a questo giuramento ha sacrificato la sua vita e questo basta per me per dire che questa Costituzione va difesa, ad ogni costo.
Per questo voterò NO e questo voto sosterrò con tutte le mie forze!
Salvatore Borsellino