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I “veleni” nel giardino di casa Manca a Barcellona: indagato il nipote Ugo

donna D Angela Manca Gianluca Manca
Angela e Gianluca Manca sul Palco di Via D’Amelio (foto © Emanuele Di Stefano)

10/04/2024 – Gino ci è morto per quei veleni. Era l’agosto del 2023 quando se n’è andato senza poter avere verità e giustizia come ha chiesto invano per troppo tempo. La signora Angela poi è dovuta andare via da quella casa e da quel giardino di Barcellona Pozzo di Gotto, dove gli spettri giornalieri della morte di Attilio, il suo figlio adorato, se li ritrovava ad ogni angolo. E poi c’erano i veleni quotidiani che qualcuno sversava di notte nel loro giardino. L’aria diventava irrespirabile, la gola bruciava, le piante appassivano come bruciate.
Per quei veleni versati di notte per anni nel loro giardino adesso c’è un indagato. Ed è il nipote Ugo Manca, il loro parente e vicino di casa, che è stato raggiunto da un atto di chiusura delle indagini preliminari con contestuale informazione di garanzia, siglato dal sostituto procuratore Carlo Bray e controfirmato dal procuratore capo di Barcellona Pozzo di Gotto Giuseppe Verzera.

L’ipotesi d’accusa a carico di Ugo Manca, che risulta assistito dall’avvocato Franco Bertolone, è quella di atti persecutori: avrebbe sversato in numerose occasioni (nei mesi di maggio e agosto del 2022, nonché nei mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto del 2023) sostanze nocive nel giardino di pertinenza dell’abitazione dei vicini, i coniugi Angela Gentile e Gioacchino Manca, provocando in loro difficoltà respiratorie e il perimento delle piante.

Ha ingenerato in loro un fondato timore per la propria incolumità. Li ha costretti ad alterare le proprie abitudini di vita, a tenere chiuse porte e finestre della propria casa anche d’estate, a non uscire in giardino. E infine ad abbandonare la propria casa. Tutto questo è accaduto, secondo la Procura, sin dal mese di maggio del 2022, e la condotta sarebbe ancora in atto.

Da un paio di giorni la signora Angela è tornata a Barcellona, nella casa di famiglia. Sola e sconfortata. Le sua parole ormai sottili le pronuncia piano. Il primo pensiero è per Gino: «Mio marito mi diceva sempre “mi manca il respiro, mi manca il respiro”. E perfino dopo la sua morte hanno intensificato queste azioni vigliacche. Io mi svegliavo nel cuore della notte perché sentivo questi odori intensi che mi bruciava lo stomaco, e poi la mattina mi bruciava tutta la pelle. Mi creda, entrare nel nostro giardino era diventato una pena, vedere tutte quelle piante che morivano giorno dopo giorno … mio marito aveva curato questo giardino con tanto amore, c’erano rose rampicanti, cespugli di rose, ciclamini, una pomelia, una camelia … tutto morto … non c’era più niente, della magnolia mezzo tronco adesso non c’è più … quello che ho visto non si può immaginare. Ma mi creda, la cosa che mi fa più male … dopo che ho perso un figlio … perché questo accanimento … perché questa malvagità … perché questa cattiveria».
La voce si spezza, la signora Angela fa un profondo respiro, le parole rimangono in gola, poi un ultimo pensiero amaro: «… sono tornata, adesso, sono tornata. Che le devo dire … speriamo che mi lascino vivere tranquilla questi ultimi giorni della mia vita».

Nuccio Anselmo (Gazzetta del sud)

 

 

 

 

 

 

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