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Brescello al centro, nel processo Grimilde. La requisitoria della PM Beatrice Ronchi.

Mercoledì 9 novembre si è conclusa la requisitoria del Sostituto Procuratore della DDA di Bologna Beatrice Ronchi, all’interno del rito ordinario del Processo Grimilde.
Come Movimento Agende Rosse “Rita Atria” di Reggio Emilia e Provincia, intendiamo manifestare alla Dott.sa Ronchi la nostra gratitudine per il suo incessante lavoro e soffermarci su quanto emerso partendo proprio dalle Sue parole: “E’ sconfortante il numero di persone che con i Grande Aracri di Brescello, qui in Emilia, hanno accettato di avere a che fare. Sono la linfa che consente ai Grande Aracri di esistere e di operare sul nostro territorio. La mafia, senza questi soggetti, non potrebbe esistere. E allora è anche un problema di scelte personali e responsabili di ciascuno di noi.”

Se la mafia fosse solo un problema di morti ammazzati, di frodi fiscali e di reati amministrativi forse, nel volgere di pochi anni, verrebbe debellata attraverso il costante lavoro delle forze di polizia, delle procure e della magistratura, organi che in Italia sono tra i primi al mondo in tema di lotta alla criminalità organizzata. Sappiamo però che la mafia è anche e soprattutto altro. Durante la parte finale della requisitoria la PM Beatrice Ronchi descrive il quadro in modo efficace manifestando un senso di profonda delusione usando l’aggettivo “sconfortante”. Sì, perché è sconfortante il numero esorbitante di persone tra edili, professionisti, imprenditori, ragionieri, ricchi possidenti e altri soggetti che hanno avuto a che fare con la famiglia Grande Aracri.
Quanto è emerso dalla cruda requisitoria evoca la “zona grigia”, ossia quell’insieme di relazioni tra persone e soggetti economici, politici e sociali del mondo legale, fatta spesso di persone al di sopra di ogni sospetto che per vantaggi personali e per quieto vivere favoriscono gli interessi illegali della criminalità organizzata.

Come gruppo Agende Rosse di Reggio Emilia e Provincia, siamo convinti che il decreto di scioglimento del Comune di Brescello resti di un’attualità sconcertante, nonostante qualcuno si ostini a dire che è una cosa che ormai riguarda il passato. Un atto che tra le sue righe descrive perfettamente la situazione sconfortante alla quale fa riferimento la PM Beatrice Ronchi.

Durante la nostra permanenza nella Commissione Legalità del Comune di Brescello (2019-2021), abbiamo proposto più volte a gran voce che venisse preso in esame lo studio del decreto di scioglimento che (insieme alla ricerca del Professore Nando Dalla Chiesa), offre uno spaccato chiaro ed esaustivo di quello che emerge dalla requisitoria della PM Ronchi e, prima ancora, dalla sentenza del rito abbreviato di Grimilde al termine della quale il Giudice Pecorella, ne suggeriva una lettura attenta. La nostra richiesta ha trovato però il netto rifiuto soprattutto da parte dell’Amministrazione capofila della Commissione dalla quale, nel febbraio del 2021, siamo usciti anche e soprattutto per questo motivo.
Restiamo fermamente convinti dell’idea che, per guardare al futuro, occorra fare i conti con il passato; convinzione che non tutti all’interno della Commissione Legalità del Comune di Brescello sembrano condividere. Il fenomeno mafioso non si misura solo attraverso le denunce dei comportamenti illegali o tramite la segnalazione di situazioni critiche, ma assumendo la consapevolezza che quello che è avvenuto in questi decenni è stato una vera e propria opera di ‘civilizzazione’ mafiosa che negli anni ha segnato le nostre comunità e le future generazioni. Dire che Brescello abbia aperto gli occhi, come lascia intendere con ottimismo la sindaca del comune Elena Benassi, è certamente azzardato o quantomeno prematuro. Numerosi brescellesi, intervistati dai cronisti, restano convinti che il Comune non dovesse essere sciolto e che la mafia a Brescello esiste come nel resto d’Italia, altri invece alle domande, ancora oggi, preferiscono non rispondere. 

Concludiamo con le parole della giovane testimone di giustizia Rita Atria che, giunti alla battute finali di questo processo, risultano essere più attuali che mai: “Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi”. È questa la chiave in grado di chiudere quella porta, troppo a lungo lasciata aperta, che ha portato l’Emilia ad essere terra di ‘Ndrangheta.

Movimento Agende Rosse, gruppo – Rita Atria –  di Reggio Emilia e Provincia.