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Via D’Amelio 28 anni dopo. Il racconto della commemorazione al tempo del Covid

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di Serena Verrecchia

Quest’anno il 19 luglio in via D’Amelio è stato diverso perché l’emergenza sanitaria ha impedito il normale svolgimento degli eventi solitamente previsti per le commemorazioni. Ma tante Agende rosse da ogni parte d’Italia hanno voluto comunque dare un segnale con la loro presenza a Palermo. Massimiliano Di Pillo, Agenda rossa dell’Abruzzo, ci ha fatto un breve resoconto sulla giornata di domenica.

Ventotto anni sono passati dalla strage di via D’Amelio. Ventotto anni senza Verità su uno dei più brutali e infami assassinii della nostra storia repubblicana. Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Walter Eddie Cosina sono morti che ancora reclamano giustizia. Morti di mafia e morti di Stato, vittime di un disegno stragista che ha insanguinato questa nostra Seconda repubblica sin dal suo primo vagito. 

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Domenica scorsa abbiamo ricordato il ventottesimo anniversario di quella strage. Le commemorazioni sono spesso infarcite di retorica, ripulite da tutte quelle scorie di verità scomode che è meglio tenere insabbiate, sospese, tumulate sotto una discarica di parole da riciclare per ogni ricorrenza. Per tenere vivo il ricordo, ma il più lontano possibile le domande. 

C’è però un posto dove le corone di Stato non arrivano, dove le parole vuote non attecchiscono. È un luogo di memoria, ma anche di lotta. Soprattutto di lotta. Via D’Amelio è stata teatro di una delle più orribili stragi della storia del nostro Paese, ma oggi quella stessa via è diventata anche presidio di resistenza. Un luogo simbolo in cui ogni anno persone provenienti da ogni parte d’Italia si ritrovano per chiedere Verità e Giustizia. E per evitare che la memoria di Paolo Borsellino e dei suoi agenti venga periodicamente profanata. 

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È stato grazie a Salvatore Borsellino e alle sue Agende rosse che si è sottratta via D’Amelio alle onorificenze di Stato, quello stesso Stato che ha avuto delle responsabilità pesanti nella morte di Paolo Borsellino e nelle stragi del biennio 1992-94.

Ci siamo fatti raccontare la commemorazione di quest’anno da Massimiliano Di Pillo, storica Agenda rossa abruzzese che da dieci anni si reca tutti i 19 luglio in via D’Amelio.

“Stavolta è stato diverso, innanzitutto per l’emergenza Covid-19. Non ci sono stati i tre giorni ricchi di appuntamenti come al solito, ma il tutto si è concentrato nella giornata di domenica. Gli altri anni si partiva il 17 e si andava avanti fino alla sera del 19. Quest’anno per ovvi motivi il format è stato diverso.”

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La gran parte degli eventi si è svolta infatti sul web, in streaming. A cominciare dalla presentazione del dossier “Mafia e Giustizia nella provincia di Messina”, a cura di Federica Fabbretti, per finire con il dibattito su “Cedimenti nella legislazione antimafia: riforme necessarie o irragionevoli benefici per la criminalità mafiosa?” con gli interventi dei magistrati Sebastiano Ardita e Marco Patarnello e dell’avvocato Fabio Repici.

È stato proiettato anche il video aggiornato sulle “Nuove ipotesi sul furto dell’Agenda Rossa”, realizzato da Angelo Garavaglia Fragetta ed esaminato in questi giorni in Tribunale, e per tutta la giornata sono passate le immagini e i contributi video delle Agende rosse di tutta Italia e dalla Casa di Paolo.

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Ma l’emergenza Covid “ci ha privati anche del contatto fisico tra persone, della possibilità di riabbracciare amici e conoscenti che si ritrovano in via D’Amelio una volta all’anno”.

Nonostante tutto però, essere comunque presenti ha un significato speciale.

“È una giornata che vivo sempre con grande stress, con una forte componente d’ansia, perché parliamo di una cosa che mi ha profondamente cambiato la vita e per me esserci ogni volta ha un valore imprescindibile. Non abbiamo potuto fare cose che eravamo abituati a fare ogni anno, come la visita al bunkerino al Palazzo di Giustizia (ancora chiuso per l’emergenza Covid), ma l’acchianata al Monte Pellegrino l’abbiamo fatta lo stesso”. Così come l’incontro alla caserma Lungaro, dove ogni anno il Siap ricorda gli agenti di scorta morti insieme a Paolo Borsellino in via D’Amelio.

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Ma perché partire da tutte le regioni d’Italia per essere a Palermo il 19 luglio, malgrado le limitazioni e l’emergenza sanitaria?

Sono cose che devi sentire, che devono stare dentro di te, altrimenti è inutile farle.”

Massimiliano Di Pillo si reca da dieci anni in Via D’Amelio, tutti gli anni, anche a prezzo di grossi sacrifici. Perché esserci è un segnale importante ed è una cosa che ti cambia dentro.

Ma a distanza di ventotto anni da quel brutale e viscido attentato, a che punto siamo con la ricerca della verità?

“Ci sono ancora processi in corso su quella stagione di sangue, anche sul depistaggio di via D’Amelio. Dei passi in avanti sono stati fatti, ma finché non ci sarà un “pentito di Stato”, un funzionario che finalmente deciderà di parlare e raccontare come andarono i fatti, sarà difficile arrivare ad una verità completa. Oramai la sentenza sulla Trattativa Stato-mafia ha dato la certezza che un dialogo tra la mafia, lo Stato e i servizi c’è stato, adesso sarebbe fondamentale che uscisse un pentito di Stato a chiarire tutti i punti oscuri”.

Ma c’è davvero una volontà da parte dello Stato di giungere a una verità completa sulle stragi del ’92-’94?

È questa la domanda che continuano a farsi le Agende rosse e che dovrebbero farsi tutti i cittadini italiani.

Foto: Massimiliano Di Pillo

Fonte: www.wordnews.it