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Commemorazione strage via D’Amelio: l’intervento di Paolo Lambertini (presidente dell’associazione “Tra i Familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna”)

Paolo LambertiniBuongiorno. Ciao a tutti. Sono Paolo Lambertini, presidente dell’associazione Tra i Familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Nel ringraziare per l’invito a contribuire a questo momento che certo è di ricordo, di memoria, vorrei sottolineare soprattutto il valore di mobilitazione e di prospettiva. Vorrei focalizzarmi nel tempo disponibile su un aspetto delle verità processuali che anche se emerse in molti casi tardivamente si sono raggiunte e rappresentano risultati straordinari. Lo sono almeno quelle per la strage di Bologna.

Sono verità che sono costate fatica. Sono l’esito di percorsi ad ostacoli dove le indagini hanno avuto una caratterizzazione da dosi patologiche di depistaggi realizzati il più delle volte da vertici dei servizi segreti o di sicurezza o comunque depistaggi di natura istituzionale. Il valore di queste verità processuali viene quindi dal percorso, ma anche dalla sostanza di ciò che ci raccontano le sentenze, cioè dagli elementi che oggi sono pacificamente noti. Ci raccontano di un sistema integrato di connivenze, di ricatti allo Stato e alle istituzioni di più alto livello, di disegni strategici, antidemocratici, di controllo del potere.

Sono verità scomode che danno fastidio. Oggi, proprio in questi giorni, alla vigilia del 46º anniversario della strage del 2 agosto, stiamo assistendo ad un attacco strutturato, organizzato, a un tentativo di depotenziare quelle verità emerse, quelle soprattutto emerse nei processi conclusi nel 2025 proprio per la strage di Bologna, che sono sentenze davvero straordinarie per la loro forza, per la loro luminosità, per la loro capacità di aprire scenari ad ipotesi investigative ancora più profonde e magari legate ad altri fatti tragici di terrorismo e non solo accaduti in quegli anni.

Sono fondamentali perché smontano ogni tentativo di ricostruire contesti spontaneisti, ma rivelano una progettualità antidemocratica di ispirazione anticostituzionale. Menti raffinatissime, o chi per loro, ne ha preso l’eredità. Temono ancora oggi soprattutto quella logica di visione d’insieme, quello sguardo capace di trovare collegamenti tra mondi che solo in apparenza appaiono distanti o separati, ma abbiamo imparato ad interpretarli. Tra chi ci ha insegnato questa visione d’insieme, più di tutti, il procuratore Mario Amato, freddato il 23 giugno 1980 proprio da Gilberto Cavallini, quel Gilberto Cavallini condannato anche per la strage di Bologna all’ergastolo nel processo del 2025.

Allora, la logica della visione d’insieme ci deve guidare ancora oggi, sia nelle analisi che nelle indagini possibili. E per farlo dobbiamo unire le esperienze singole, le sensibilità, le conoscenze maturate, renderle disponibili compattandoci in un soggetto capace di mettersi in rete. Ecco, allora il coordinamento tra i familiari, tra le associazioni di familiari, sempre di più può diventare questo soggetto con un ruolo determinante. Determinante e utile per chi ha a cuore il sistema democratico, la crescita responsabile e civile dei giovani e di tutte le persone, per consegnare ai giovani la forza di una comunità che non si piega.

Quei giovani che sono certo stiano in questo momento dando vita, ma anche voce e speranza a questa manifestazione in ricordo di Paolo Borsellino e di una battaglia civile di resistenza democratica.

Buon lavoro.