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La scoperta dell’avv. Repici: Boss al 41 bis comunicano tramite lettera

di redazione 19luglio1992.com

Riportiamo di seguito un estratto video e la relativa trascrizione dell’intervento dell’Avv. Fabio Repici il 23 maggio 2020 durante il dibattito “Mafia e depistaggi: il carcere come centro occulto di potere” organizzato in diretta streaming dal Movimento Agende Rosse.

Le dichiarazioni dell’avv. Repici rivelano un fatto sconcertante: nel 2008 ebbe luogo una corrispondenza epistolare tra boss detenuti in regime di “carcere duro” 41-bis, tra cui Giuseppe Gullotti (capomafia di Barcellona Pozzo di Gotto, mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano), Giuseppe Graviano (capomafia condannato per le stragi di Capaci e via D’Amelio nel 1992, di Firenze e Milano nel 1993 e per gli attentati del 1993 e 1994 a Roma), Francesco Sergi (capo dell’omonima ‘ndrina, condannato all’ergastolo), Domenico Papalia (mandante dell’omicidio di Umberto Mormile) e Domenico Paviglianiti (boss della ‘ndrangheta, pluriomicida).

 

I buchi del 41 bis e l’impermeabilità che non c’è

“Mi permetto di aggiungere una cosa a quanto detto benissimo poco fa da Giovanni Spinosa. La principale ragione del 41 bis è l’impermeabilità. Il detenuto mafioso deve essere, poiché continua a essere mafioso anche in carcere (come ben diceva Giovanni Spinosa), impossibilitato a poter continuare a comandare dal carcere. A quello serve il 41 bis. L’idea di Giovanni Falcone nacque proprio così, per impedire che ci fossero ordini criminali dal carcere, che è una cosa naturale. Ma nella storia di Umberto Mormile, l’omicidio è stato ordinato dal carcere, dopo contatti fra il detenuto Domenico Papalia e esponenti dei servizi segreti.
Cosa accade? Accade che in realtà la applicazione del 41 bis ha dei buchi madornali. Perché io ho scoperto, ma ho scoperto documentalmente che non solo la impermeabilità nei messaggi verso l’esterno è una cosa che alle volte ha subito probabilmente qualche défaillance. Ma io ho scoperto che non esiste neanche la impermeabilità nelle comunicazioni fra i più importanti capimafia, che possono tenere corrispondenza epistolare fra di loro addirittura da una struttura del 41 bis a un’altra struttura di 41 bis.

L’antefatto: il processo a carico del dott. Olindo Canali

Come l’ho scoperto? Questo è un dato, diciamo, inedito all’opinione pubblica, come è quasi inedito all’opinione pubblica un processo che si svolge a Reggio Calabria a carico di un magistrato, il dott. Olindo Canali, che è imputato per corruzione in atti giudiziari con l’aggravante di mafia. In quel processo al dott. Canali, che è imputato insieme al capomafia di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) Giuseppe Gullotti, cioè il mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano, e il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, al dott. Canali sono imputati due episodi di corruzione. Uno riguarda la assoluzione fatta avere, secondo l’ipotesi di accusa, a due imputati, fra cui proprio Carmelo D’Amico, di un triplice omicidio avvenuto a Barcellona P.G. nel 1993. Il secondo episodio contestato al dott. Canali è addirittura di essersi adoperato dietro pagamento, o dietro accordo di pagamento, in favore del boss Gullotti, da un lato per risolvergli un giudizio d’appello del processo Mare Nostrum, e dall’altro per fargli ottenere la revisione dell’omicidio Alfano.
Per coincidenza, in questo momento il giudizio di revisione sull’omicidio di Alfano nei confronti di Gullotti è stato avviato innanzi alla Corte d’appello di Reggio Calabria. E quindi Gullotti da un lato è imputato di corruzione del dott. Canali per ottenere quella revisione e dall’altro è imputato in sede di giudizio di revisione che intanto ha cominciato a ottenere.

C’è posta per il boss: la DDA di Reggio Calabria sequestra la corrispondenza di Gullotti

La DDA di Reggio Calabria ha sequestrato la corrispondenza che nel 2008 Giuseppe Gullotti ebbe mentre si trovava detenuto al carcere di Cuneo, perché cercava di trovare della corrispondenza con la sorella nella quale, secondo le dichiarazioni di Carmelo D’Amico, c’erano state le indicazioni con cui il Gullotti dal carcere aveva ordinato i pagamenti al dott. Canali al momento in cui l’ufficiale pagatore era deceduto. Nel sequestrare la corrispondenza, la DDA di Reggio Calabria ha trovato anche delle cose sconcertanti. Ce le ho qui davanti.

Lettera di Giuseppe Gullotti, detenuto al 41 bis a Cuneo, a un tal signor Giuseppe Graviano, che in quel momento era “residente” a Milano Opera.

Il 9 dicembre del 2008 Giuseppe Gullotti, oltre ad augurare per il prossimo anno nuovo che sia messaggero di buone novelle (immagino che non fosse novellistica), aggiungeva, concludeva con inviargli un calorosissimo abbraccio, “ricordandoti sempre con tanta stima è profonda amicizia”.
Domenico Papalia scrive al signor dott. Giuseppe Gullotti il 18 marzo del 2008 e addirittura Domenico Papalia, cioè il mandante dell’omicidio di Umberto Mormile, dice a Giuseppe Gullotti “vi prego di salutare i paesani e coloro che ho lasciato e sono ancora lì, da qui”, cioè dall’istituto detentivo nel quale era Domenico Papalia, che essendo uno molto amico dei servizi di sicurezza, non era al 41 bis perché era al carcere di Carinola. “Da qui”, cioè dal carcere di Carinola, “vi saluta Attinà”, che era un ‘ndranghetista detenuto, “…e paesani”.
Ora, capite bene che quando dei detenuti, tra l’altro uno al 41 bis, mandano saluti di paesani, non si parla del barbiere del paese o della cassiera del supermercato del paese, ma si tratta di soggetti che sono il 41 bis in quanto capimafia.

Lettera del 9 dicembre del 2008 del boss Domenico Paviglianiti che scrive dal 41 bis di Ascoli Piceno al 41 bis di Cuneo Gullotti.

“Vi prego di salutarmi i miei paesani e di fargli gli auguri da parte mia, qui vi salutano i vostri compaesani”. Cioè, c’era qualche barcellonese capomafia al 41 bis al carcere di Ascoli e così Gullotti ha potuto ricevere quei saluti.
Occhio! Stiamo parlando di capimafia, stiamo parlando di soggetti che si muovono all’interno di organizzazioni dentro le quali alle volte ci sono delle situazioni di crisi, quando nascono guerre di mafia è perché degli ex associati diventano nemici. Questo è un modo di mantenere le relazioni interne alle organizzazioni mafiose. Cioè, queste comunicazioni sono corpo di reato di 416 bis.

Il resoconto di Sergi sulla corrispondenza, un messaggio criptico?

Francesco Sergi, altro importante in ‘ndranghetista, si trovava anch’egli al 41 bis al carcere di Ascoli Piceno e comunica a Giuseppe Gullotti che “quando sono arrivato qui vi ho scritto una cartolina, che voi mi avete risposto con una lettera. Poi io vi ho risposto alla vostra lettera e non ho avuto più risposta. Perciò sono sicuro che o la mia o la vostra si è persa. Come con voi mi è successo con tanti altri che gli ho scritto e non ho avuto mai risposta”. Possiamo almeno dubitare che questo sia anche un messaggio un po’ criptico e possiamo dire che è una cosa scandalosa che capimafia al 41 bis si mandano questi messaggi? Tanto più che poi Sergi, il boss, scrive a Gullotti “Da qui vi saluta tanto Peppino”, che immagino non sia un congiunto di Gullotti, ma sia un compagno di detenzione di Francesco Sergi, cioè un altro capomafia, “…e altri conoscenti. Vi prego di salutare tutti i miei corregionali e tutte le persone che ritenete opportuno”. Cioè, manteniamo le alleanze.
Si conclude con un altro scambio: la risposta di Gullotti a Sergi che gli dice “vi prego di salutarmi Salvatore e lo zio Peppino, che non è propriamente lo zio di Giuseppe Gullotti, che non ha zii al 41 bis, “…e di fargli auguri da parte mia”.

Comunicare all’interno del 41 bis più facilmente che con l’esterno

Vedete, questi documenti dimostrano come nell’anno 2008 capimafia, fra cui Graviano, Gullotti, Papalia, Sergi e Paviglianiti, riuscivano a fare comunicazioni fra di loro all’interno del 41 bis. Altro che impermeabilità rispetto all’esterno! Qui, quasi quasi veniva più facile ai capimafia comunicare fra di loro dentro le carceri piuttosto che fuori. Questo è il motivo per cui io un po’ mi innervosisco, e chiedo scusa, quando leggo delle presunte polemiche sul 41 bis, le presunte polemiche fra i garantisti e giustizialisti, le presunte polemiche sulle scarcerazioni. In questo periodo di pandemia si sono verificati, ci sono stati, dei provvedimenti di scarcerazione assunti fuori dai casi previsti dalla legge. Questo è ciò che è avvenuto. E ne hanno beneficiato non dei piccoli spacciatori di droghe leggere, non dei soggetti di nessuna pericolosità, ma ne hanno usufruito mafiosi in servizio permanente effettivo. Guardate che tanto questo è avvenuto che a distanza di 15 giorni è già avvenuto che gli stessi giudici del tribunale di sorveglianza, i magistrati di sorveglianza che avevano hai messo quei provvedimenti di scarcerazione li hanno ritirati. Sicuramente grazie a un miglior funzionamento della situazione del DAP, ma in alcuni casi non c’era stato alcun disservizio da parte del DAP. Avevano fatto tutto i magistrati di sorveglianza. Ci sono molte lacune, molti buchi neri sul 41 bis in Italia. Voi vi chiederete, ma com’è possibile quello scambio epistolare? La legge prevede che il magistrato di sorveglianza curi la censura nella corrispondenza dei detenuti al 41 bis. Puntualmente ogni magistrato di sorveglianza delega il proprio potere di censura al direttore della struttura penitenziaria. E puntualmente il direttore della struttura penitenziaria si premura di delegarlo a qualche esponente del corpo della polizia penitenziaria. Noi abbiamo certezza che nel 2008 a Cuneo nessuna di queste comunicazioni, perché così risulta dal fascicolo, fu impedita. Quindi tutte quelle comunicazioni arrivarono sicuramente a destinazione. Nel giorno in cui si ricorda Giovanni Falcone parlare del 41 bis mi sembra la cosa più appropriata e serve anche a dimostrare la insulsa retorica e la riprovevole ipocrisia con cui ancora oggi, ancora in queste ore, in questi secondi alcuni ricordano Giovanni Falcone.”