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Paolo Borsellino alla Cava di Roselle (GR)

12 Luglio 2018
(clicca per ingrandire)

di Patricia Ferreira e Guido di Gennaro

Mercoledì 4 luglio, alle 19:00 il sole fa ancora sentire il suo ardente abbraccio. Siamo fortunati. È una delle prime serate decisamente estive. Sono già in molti ad occupare le sedie mezz’ora prima dell’orario previsto per il dialogo con Cesare Bocci, l’attore che ha impersonato Paolo Borsellino nella docu-fiction successivamente in proiezione.

Cesare è arrivato da Roma in anticipo ed è entusiasmato dalla location, una vecchia cava sapientemente strutturata a mo’ di anfiteatro.

Il pubblico è variegato. Probabilmente molti sono venuti attratti dal personaggio televisivo, qualcun altro è forse capitato per caso, per cenare al ristorante senza essere al corrente della programmazione della serata. Altri ancora ci piace pensare che siano arrivati spinti dalla voglia di informarsi.

Sul divanetto la giornalista Irene Blundo fa una breve intervista all’attore (riportata più sotto nell’articolo).

Poi, una breve pausa, un bicchiere d’acqua e subito inizia il dialogo: alle domande Cesare risponde come un fiume in piena. Ci racconta che nel luglio del 1992 si trovava proprio in Sicilia. Lavorava come tecnico ed era impegnato nell’allestimento di un concerto di Ron. Ricorda chiaramente il senso di sgomento e smarrimento che gli ha provocato la notizia della morte del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti della scorta. Quindi, ripercorre brevemente le tappe della «rinascita» del popolo siciliano dopo le stragi del ’92, la nascita di tante associazioni antimafia, i semplici cittadini che finalmente decidono di dire di no alla mafia.

Ci spiega che il segreto del risultato ottenuto con questa docu-fiction sta, da una parte, nella libertà che ha caratterizzato il progetto, che non ha tenuto conto dell’audience o del possibile successo commerciale dell’opera, e dall’altra nel fatto che ognuno nella troupe, dal primo all’ultimo, ci ha messo tutto il cuore. Si tratta, infatti, di una fiction molto particolare, diversa da tutte le altre, che riesce a mescolare realtà e finzione in una maniera incredibilmente riuscita. Per dirla con le parole dell’attore: «la fiction rafforza il documentario, e il documentario rafforza la fiction», e di conseguenza tutti i messaggi che il regista vuole trasmettere acquisiscono una potenza molto maggiore.

Per prepararsi al ruolo, Cesare studia, indaga e scopre il sorriso di Paolo, soprattutto nell’intervista che Paolo Borsellino ha rilasciato al giornalista Lamberto Sposini circa un mese dopo la strage di Capaci. Parla con Manfredi e con Salvatore Borsellino. Rita Borsellino, invece, gli telefona qualche giorno dopo la messa in onda della docu-fiction per ringraziarlo perché, dice «Ci avete restituito un’ora e mezza di mio fratello».

Naturalmente, non potevamo non parlare dell’Agenda Rossa, alla quale la docu-fiction dedica ampio spazio. Cesare si sofferma a parlare di quell’Agenda trafugata da una mano ignobile… e poco alla volta il pubblico comincia a sfumare l’attore verso il personaggio interpretato, è come se a parlare non fosse più Cesare ma Paolo.

Il tempo scorre veloce. Cesare deve rientrare a Roma perché all’indomani ha un impegno al mattino prestissimo. Prima di finire, gli consegniamo una Agenda Rossa e un DVD del film «19 luglio 1992: una strage di stato». Quando il dialogo viene concluso, con evidente dispiacere del pubblico, sono in molti che si avvicinano con una Agenda Rossa in mano per farla autografare da Paolo-Cesare.

Segue una pausa di circa mezz’ora, mentre attendiamo che diventi abbastanza buio per proiettare e diamo il tempo a chi vuole di cenare al ristorante della Cava.

E ormai l’anfiteatro è gremito, inizia la proiezione. Gli occhi sono incollati allo schermo, mentre nella mente risuonano ancora le interessantissime parole di Cesare Bocci. Adesso è il nostro turno di cenare e di goderci una serata che è stata resa possibile dalla disponibilità dei gestori della Cava, ma anche dalla produzione Aurora Tv, che aveva dichiarato: «Vi confermiamo la disponibilità da parte di Aurora Tv a concedere il film per la proiezione che, come ci avete anticipato, sarà senza scopo di lucro. Vi inoltro anche i ringraziamenti da parte del produttore della docufiction, Dott. Giannandrea Pecorelli

Scorrono i titoli di coda, ed ecco riapparire Salvatore Borsellino che, sullo sfondo del mare di Trappeto (PA), declama:
«Venticinque anni, ed è come se fosse successo solo ieri.
Venticinque anni, la voce di mia moglie che mi chiama e mi dice: “Corri perché stanno dicendo alla televisione di un attentato a Palermo”. Ed io che non ho bisogno di correre perché da 57 giorni tutti sappiamo quello che sarebbe successo.»

E quando poi conclude: «Hanno fatto saltare in aria un’autostrada, hanno messo bombe che hanno fatto saltare in aria palazzi, che hanno distrutto vie, ma non riusciranno mai a inventare una bomba che riesca ad uccidere l’Amore» scroscia l’applauso.

Siamo felici ed emozionati mentre salutiamo le persone che, nell’andare via, ringraziano. Condividiamo la nostra gioia con Marcello, Fabio e Maurizio, che con grande generosità hanno dato un contributo importante alla riuscita della serata. E anche con il nostro amico Carlo Legaluppi, venuto espressamente da Siena, e sua moglie Fiorella. Il Gruppo cresce e si rafforza. Siamo pronti per la prossima sfida nella ricerca di Verità e Giustizia.

 


«Paolo, un esempio»

di Irene Blundo

Bocci ricorda la figura di Borsellino

L’UMILTÀ è dei grandi. Cesare Bocci, campione di eleganza di modi e gentilezza, in maniera appassionata ha partecipato all’incontro organizzato dalle Agende Rosse alla Cava di Roselle. Prima che Patricia Ferreira e Guido di Gennaro, coordinatori del gruppo Agostino Catalano – Maremma del Movimento delle Agende Rosse, prendessero la parola per introdurre il dibattito denso di emozioni, abbiamo incontrato l’attore, il Mimì Augello della serie televisiva Montalbano, che nella docu-fiction «Adesso tocca a me» interpreta Paolo Borsellino.

Ogni momento è una buona occasione per ricordare?
«Sì, al di là delle ricorrenze, del giorno della strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992, non dobbiamo smettere di ricordare il lavoro di Falcone e Borsellino. Anche perché la mafia è viva e vegeta, pur avendo cambiato forme e strategie. Il malaffare ammala il Paese, dobbiamo essere sempre in presidio contro le organizzazioni criminali».

I giovani sanno chi è Borsellino?
«Purtroppo molti no. Ed è proprio dalle scuole che si deve partire per parlare di legalità e della storia, che siamo noi. Ma la storia spesso non interessa ai ragazzi. Allora bisogna trovare il modo di coinvolgerli. Questa docu-fiction può essere un linguaggio congeniale, che unisce interviste, documenti e riprese d’epoca alla ricostruzione dell’uomo Borsellino con la fiction. Si possono appassionare i ragazzi raccontando la storia degli uomini prima della storia dei fatti».

Conoscendo più a fondo Borsellino, cosa ha scoperto?
«Mai avrei pensato che fosse simpatico, ironico, a volte persino goliardico. Parlando con suo figlio Manfredi, con il fratello Salvatore e approfondendo la conoscenza del magistrato sono riuscito a comprendere come fosse veramente e non mi ha più stupito che sia andato avanti nonostante la minaccia di morte e l’isolamento in cui è stato lasciato da chi avrebbe dovuto proteggerlo. Un uomo di assoluta onestà intellettuale che ha dedicalo la propria vita alla lotta per la giustizia».

Da vent’anni in Polizia, per fiction.
«Incredibile, non riesco a essere promosso (sorride, ndr) e rimango il vice del commissario Montalbano. Ritrovarsi sul set ogni volta è come stare in famiglia in una terra straordinaria, la Sicilia».

Ha incontrato Camilleri?
«Sì, qualche volta. Ne ho una stima profonda. A lui sono grato per le belle pagine che ci dà da leggere e interpretare».

 


Le immagini della serata

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04-07-2018 ADESSO TOCCA A ME - CESARE BOCCI ALLA CAVA DI ROSELLE (GR)


Il filmato della serata

 

Cesare Bocci alla Cava di Roselle (GR) – 4 luglio 2018
video di Guido e Patricia di Gennaro su Vimeo.

 


Dicono di noi

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