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«Chi ha suicidato Attilio Manca?» – Gianluca Manca a Torino

3 Febbraio 2020

di Roberto Tassinari – Movimento Agende Rosse gruppo ‘Paolo Borsellino’ Torino 

Torino – Si è svolto in data 31 gennaio 2020 presso il Liceo Artistico Statale Renato Cottini, nell’ambito del percorso “Cittadinanza e Costituzione”, l’incontro con l’avvocato e giudice onorario Gianluca Manca fratello di Attilio, “suicidato” dalla mafia nel 2004.

L’iniziativa è stata introdotta dai brevi interventi del Dirigente scolastico Antonio Balestra, del docente Franco Plataroti e di Carmen Duca, referente torinese delle Agende Rosse. L’Architetto Balestra ha sottolineato l’importanza dei luoghi di istruzione, citando Calamandrei il quale reputava la scuola un “organo costituente” fondamentale per creare dei cittadini consapevoli e ha aggiunto che per diffondere l’idea di una legalità diffusa lo Stato non può nascondere la verità con omissioni e depistaggi come è accaduto troppe volte e come verificatosi anche nel caso Manca. 

Il professor Plataroti, dopo aver ricordato come la collaborazione tra Cottini e Agende Rosse, iniziata quattro anni or sono, sia destinata a intensificarsi, ha evidenziato la differenza tra la verità giudiziaria (la morte di Attilio Manca è stata archiviata come suicidio) e la logica dei fatti, dai quali si evince come Manca sia stato una delle numerose vittime del patto scellerato tra la mafia e i poteri forti.  

Carmen Duca ha ripercorso la genesi (2009) del Movimento delle Agende Rosse e ha ricordato una frase di Don Puglisi: “Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto”. Dopo la proiezione di un video con il quale il programma televisivo Le Iene si è occupato in modo dettagliato della vicenda, ha preso la parola Gianluca Manca precisando di aver diviso il proprio intervento in due parti ben distinte: la prima sino alla morte di Attilio e la seconda incentrata sui fatti verificatisi successivamente.

Nati a San Donà di Piave, dove i genitori insegnavano, i due fratelli sono cresciuti a Barcellona Pozzo di Gotto, cittadina del messinese immersa in un elevato contesto mafioso. Basta infatti considerare che negli anni ’80 fu teatro della tragica scomparsa della giovane Graziella Campagna, uccisa per il semplice sospetto che avesse riconosciuto il boss latitante Gerlando Alberti jr e successivamente, l’8 gennaio 1992, dell’assassinio del giornalista Beppe Alfano, ucciso mentre in città si trovava Nitto Santapaola.

Per la morte del fratello Gianluca Manca ha chiamato in causa con dovizia di particolari quell’intreccio tra servizi segreti deviati, mafia e massoneria caratterizzato da una serie di personaggi (da Rosario Pio Cattafi a Licio Gelli) i quali, interagendo, hanno segnato i momenti bui della storia d’Italia dagli anni ’70 sino ai primi anni ’90, dal tentato golpe con il quale il principe Junio Valerio Borghese tentò di rovesciare l’ordinamento democratico sino alle bombe all’Accademia dei Georgofili e in via Palestro, al fallito attentato dell’Olimpico di Roma, all’affondamento delle navi cariche di veleni e al traffico internazionale di armi, inchiesta che nel 1994 costò la vita a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Il relatore ha quindi affrontato la seconda parte tracciando innanzi tutto un profilo di Attilio, ragazzo brillante e al tempo stesso umile, appassionato suonatore di violino.

Laureatosi in chirurgia con il massimo dei voti e specializzatosi in urologia, Attilio diventa uno dei migliori urologi italiani, in grado di importare dalla Francia una rivoluzionaria tecnica operativa. È a questo punto, che la strada di Attilio Manca incrocia quella di Gaspare Troia, affetto da un tumore alla prostata. Il paziente vuole che ad operarlo sia il migliore in tale campo ma quello che Attilio ignora è che sotto lo pseudonimo di Gaspare Troia si cela Bernardo Provenzano, potentissimo boss latitante da una quarantina di anni. Attilio, che lavora all’ospedale di Viterbo, si reca a Marsiglia e opera Provenzano, probabilmente lo riconosce e la mafia decide di eliminarlo. Il delitto viene commesso tra l’11 e il 12 febbraio del 2004.

Il corpo viene rinvenuto riverso sul letto, pieno di lividi e con il setto nasale deviato. Attilio è stato picchiato, legato, assassinato con una overdose ma incredibilmente, sin dal primo momento, il caso viene classificato come suicidio. A nulla valgono le testimonianze dei colleghi, pronti a dichiarare che mai il medico aveva fatto uso di sostanze stupefacenti. Inutile evidenziare l’incongruenza tra le botte ricevute e il suicidio, vano sottolineare come Attilio fosse mancino puro e quindi non avrebbe mai potuto praticarsi da solo i due fori sul braccio sinistro.

L’inchiesta viene condizionata da clamorosi depistaggi. Un commissario di polizia, già coinvolto nei fatti della scuola Diaz di Genova e successivamente radiato, produce un falso verbale attestante la presenza di Attilio in Viterbo nei giorni dell’operazione di Provenzano a Marsiglia, sviando le indagini. La temperatura della stanza del delitto viene portata a 35 gradi per consentire al vapore acqueo di cancellare le impronte: ne rimarrà solamente una, del cugino, nel bagno. I tabulati telefonici verranno consultati dopo cinque anni, quando ormai il contenuto delle celle di riferimento è stato azzerato e non verranno prese in considerazione le testimonianze di ben cinque pentiti. Accomunato, Attilio, allo stesso destino di Peppino Impastato. 

Anche lui, come Peppino, fu eliminato tentando di spacciarne l’omicidio per suicidio, quando sui rapporti di parentela prevalsero la prepotenza, l’arroganza, la ferocia del potere mafioso. Infatti, se è palese che l’ordine di uccidere Peppino partì dal boss Badalamenti con il quale gli Impastato erano imparentati, Gianluca Manca ha pochi dubbi sul coinvolgimento, nella morte di Attilio, del cugino Ugo. In conclusione, le famiglie mafiose di Barcellona hanno sacrificato Attilio per fare un favore non solo a Provenzano ma anche a chi nelle istituzioni aveva accettato e condotto a termine la scellerata trattativa tra Stato e mafia. Prova ne sia, sottolinea Gianluca Manca, il fatto che, cessate le stragi, l’ascesa della cittadina messinese è divenuta inarrestabile e Barcellona Pozzo di Gotto si è trasformata, assumendo assoluta rilevanza in campo economico, politico e mediatico.

Il relatore ha concluso sostenendo l’importanza di educare i giovani rendendoli “consapevoli che in una società a volte ci si può trovare di fronte al male” e si è congedato con una citazione di Federico Garcia Lorca: “La cultura costa ma costa ancor di più non averla”.

 

31-01-2020 – Chi ha suicidato Attilio Manca? – Liceo Aristico Cottini Torino – foto di Rita Rossi

 

 

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