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L’Italia aspetta ancora giustizia per Nino e Ida

Vincenzo Agostino (clicca per ingrandire)

di Christina Pacella

Dopo quasi 31 anni si va verso il processo per l’omicidio di Antonino Agostino e sua moglie Ida Castelluccio.

La barba, ormai bianca, di Vincenzo Agostino è un racconto. Un racconto amaro, doloroso, che ha preso forma in quella “terra bellissima ma disgraziata” alla quale apparteneva anche il giudice Paolo Borsellino. Un racconto iniziato 31 anni fa, precisamente il 5 agosto del 1989.

Antonino Agostino, agente di Polizia alla Questura di Palermo, e sua moglie Ida Castelluccio si trovano a Villagrazia di Carini, davanti alla casa paterna di Antonino. Si avvicina una motocicletta. A bordo due sicari, sparano. Antonino viene colpito da più proiettili e muore subito. La sua amata, Ida, viene raggiunta da un solo proiettile, fatale. Muore insieme alla creatura che porta in grembo, ma fa in tempo a gridare: “Io so chi siete!”. Il padre, Vincenzo, è testimone dell’atroce delitto.

“Quando morirò voglio che si scriva sulla mia lapide testualmente: qui giace una madre in attesa di giustizia”. Sono le parole della mamma di Antonino (Nino), Augusta Schiera, spentasi all’alba del 28 febbraio 2019. Al fianco del marito Vincenzo aveva girato l’Italia chiedendo di sapere perchè avessero ucciso suo figlio Nino e la nuora Ida? Una domanda evidentemente scomoda, visto che non ha ancora trovato risposta. 

Le indagini, che hanno navigato sempre in acque tumultuose, hanno rivelato che Nino lavorava alla ricerca di pericolosi latitanti. Ma anche che, con ogni probabilità, stava indagando sul fallito attentato all’Addaura, ai danni del giudice Giovanni Falcone.

All’inizio, l’efferato omicidio viene bollato come un “delitto passionale” riconducibile ad una vendetta a carico della famiglia di una ex-fidanzata del poliziotto. Ma il primo depistaggio non può reggere.

Sarà Papà Vincenzo a dichiarare più volte:mio figlio nel portafoglio portava un biglietto, quando lo presi e lo lanciai contro il muro, nel giorno del delitto, venne trovato questo pezzo di carta in cui c’era scritto di andare a cercare dentro il suo armadio nel caso in cui gli fosse successo qualcosa” La documentazione all’interno dell’armadio di Nino viene fatta sparire. Un modus operandi che ricorda in maniera spettrale altre “scomparse”, come quella dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino, la borsa del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e gli appunti di Giovanni Falcone.

Da questo punto in poi la storia di tre decadi di ricerca di giustizia e di verità sarà attorniata da altri tentativi di depistaggio, da stranezze investigative e piste da seguire. Una piccola luce in fondo al baratro si è accesa lo scorso febbraio. Una svolta nell’inchiesta ci arriva dal procuratore Roberto Scarpinato che ha avviato un avviso di chiusura dell’indagine, alla quale potrà fare seguito una richiesta di rinvio a giudizio per i boss Nino Madonia e Gaetano Scotto. La stessa sorte attende Francesco Paolo Rizzuto, amico della vittima, indagato per favoreggiamento. Si va dunque verso il processo, ma la battaglia è ancora lunga.

La barba di Vincenzo Agostino non è soltanto il racconto di una famiglia italiana che lotta per avere giustizia, bensì di una nazione intera, la nostra Italia. Perché la giustizia non è un fatto personale, è un valore collettivo, sociale. Senza di Lei una Nazione non può vantare di essere civile, né democratica, né libera. Il 21 marzo abbiamo celebrato la Giornata della Memoria e dell’Impegno.

Sarebbe bello poter respirare “quel fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza e quindi della contiguità”, prendendo insieme l’impegno di camminare al fianco delle famiglie delle vittime innocenti di mafia che ogni giorno, anno dopo anno, si alzano sperando di poter finalmente vedere i loro cari riposare in pace. Sono vittime di mafia innocenti che attendono giustizia. Uomini e donne che hanno dato la vita per combattere un sistema criminale che continua a corrodere e distruggere il tessuto sano del nostro Paese. La memoria di Nino, di Ida e dei troppi che sono morti per mano mafiosa e con la complicità di pezzi deviati dello Stato, dovrebbe camminare sulle gambe di tutti noi, nessuno escluso.

Vi lasciamo con le bellissime parole di Nunzia Agostino, figlia di Vincenzo e Augusta, scritte sulla sua pagina facebook in occasione della Festa del Papà.

“I figli hanno bisogno di testimoni che dicano loro non qual è il senso dell’esistenza, bensì che mostrino attraverso la loro vita che l’esistenza può avere un senso.
Lui, mio padre, l’ha fatto.”

 

Tratto da: www.wordnews.it

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