Press "Enter" to skip to content

Trattativa Stato mafia, Salvatore Borsellino: “Felice, ma manca la politica”

21 Aprile 2018

INTERVISTA / Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso in via D’Amelio nel luglio 1992, commenta la sentenza sulla trattativa Stato-mafia

“Non potete capire quanto sono felice, ma questo è solo l’inizio”. Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso nel luglio del 1992 in via D’Amelio, commenta in un’intervista ad Affaritaliani.it la sentenza del processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia.

Salvatore Borsellino, soddisfatto della sentenza?

Stavo proprio scrivendo un messaggio a Nino Di Matteo per ringraziarlo per tutto quello che ha fatto e per tutto quello che ha dovuto subire lui e la sua famiglia per portare avanti questo processo. Quasi non ci credo che finalmente è stata affermato che c’è stata questa trattativa. È stato affermato tutto quello per cui io combatto da anni. L’unico neo è l’assoluzione di Mancino ma di fronte a tutto il resto… non riesco a descrivere il mio stato d’animo. Spero soltanto, a questo punto, di morire prima dell’appello. Così almeno se in secondo grado dovessero cambiare le cose me ne andrò via con questa sentenza che restituisce un pezzo di verità sulla trattativa e su mio fratello. Si tratta di un traguardo molto importante per la mia vita. È una vita che combatto per questo e finalmente una sentenza della magistratura mi ha dato ragione e afferma quello che fino a oggi era stato negato, irriso, vilipeso. Sono veramente felice.

In questi anni il processo di Palermo aveva attirato critiche e scetticismo.

Voglio vedere chi continuerà a parlare di presunta trattativa. Voglio vedere che cosa diranno quelle persone che hanno sempre negato l’esistenza della trattativa o che magari l’hanno giustificata. La mia paura più grande era non tanto che gli imputati venissero assolti ma che fosse stabilito che trattare con la mafia non costituisce reato. Sarebbe stato un orribile insulto alla memoria di mio fratello Paolo Borsellino e a tutti quelli che hanno fatto della lotta alla mafia la loro ragione di vita. Ci sono stati ostacoli di tutti i tipi, anche ai più alti livelli istituzionali. Io spero che un giorno Napolitano spieghi che cosa intendeva il suo consigliere quando parlava di “indicibili accordi”, che come stabilisce questa sentenza sono un reato.

Quali sono gli elementi fondamentali di questa sentenza?

Questa sentenza stabilisce che non si può, per nessun motivo, trattare con la mafia. Una trattativa che si è voluto portare avanti eliminando un ostacolo come Paolo Borsellino e facendo sparire l’agenda rossa a due passi dal cadavere di mio fratello. Con lui in vita questa trattativa non sarebbe andata avanti.

Sono stati condannati boss e carabinieri. Ma, tranne Dell’Utri, non i politici.

Come al solito la politica non è stata toccata. È stato condannato Dell’Utri, ma credo che mancassero altri politici alla sbarra di questo processo. Si tratta di una giustizia parziale ma questa sentenza costituisce comunque una pietra miliare.

Questa sentenza la vedi come la fine di una storia o come un inizio?

Ci saranno altri gradi di giudizio e la strada è ancora lunga ma questa è sicuramente una svolta che indica una strada. Una strada lunga e piena di ostacoli ma che finalmente è stata imboccata.

In questi giorni ci sono stati importanti arresti di uomini legati a Matteo Messina Denaro. E’ vero che il cerchio si sta stringendo?

È vero che questo cerchio si sta stringendo ma purtroppo dobbiamo ricordarci che Messina Denaro ha in mano la cassaforte di Riina che gli è stato permesso di prendere dal covo del boss dopo che fu arrestato. Per questo Messina Denaro è ancora in grado di ricattare tanti pezzi dello Stato deviato. I latitanti non vengono presi finché sono in grado di ricattare qualcuno. C’è qualcun o che non vengano presi. È successo così con Riina e Provenzano e così purtroppo succede anche con Messina Denaro. Verrà preso il giorno in cui non servirà più. Così come Riina è stato preso quando non serviva più e la trattativa era passata nelle mani di Provenzano.

Vedrebbe bene Di Matteo come ministro di un ipotetico governo a guida M5s?

Io sono sempre più contento quando i magistrati continuano a fare i magistrati. Di Matteo è un ottimo magistrato così come Ingroia era un ottimo magistrato. Purtroppo con Ingroia abbiamo visto che cosa può succedere quando un magistrato abbandona la toga. Io spero che Di Matteo continui a onorare la toga che ha addosso come ha fatto finora.

twitter11@LorenzoLamperti

da: affaritaliani.it

Comments are closed.