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Referendum Costituzionale: incontro con Luigi de Magistris

Il 24 febbraio 2026, presso il Centro Sociale PIGAL di Reggio Emilia, si è tenuto un importante incontro con il giurista ed ex magistrato Luigi De Magistris per discutere la riforma costituzionale in vista del voto del 22 e 23 marzo. Un dibattito acceso che ha messo al centro la difesa della nostra Carta fondamentale contro quello che è stato definito un vero e proprio “attacco al cuore della democrazia”.

Ecco una sintesi approfondita dei punti chiave e delle riflessioni emerse:

1. La critica al metodo e il precedente storico

Il primo punto di rottura evidenziato riguarda la natura stessa del processo di riforma. Per la prima volta nella storia repubblicana, una modifica che altera le scelte dei padri costituenti non nasce dal Parlamento, ma da un testo predisposto dal governo e approvato da una maggioranza congiunturale senza accogliere emendamenti. De Magistris definisce questo approccio un “uso congiunturale della Costituzione”, volto a soddisfare un assetto di potere momentaneo piuttosto che a garantire la stabilità dei principi democratici.

L’ex magistrato ha inoltre tracciato un parallelismo inquietante tra l’attuale riforma e il “Piano di rinascita democratica” di Licio Gelli (P2) del 1981. I punti di contatto includono:

  • Il premierato forte;
  • La riduzione del Parlamento a organo di ratifica;
  • La separazione delle carriere tra PM e giudici;
  • Il controllo politico sul Pubblico Ministero.

2. La separazione delle carriere e la fine del PM “organo di giustizia”

Il cuore della critica di De Magistris riguarda la trasformazione del ruolo del Pubblico Ministero. Attualmente, il PM è un organo di giustizia incaricato di cercare la verità, non un semplice accusatore. Con la riforma:

  • Sottomissione all’esecutivo: In tutti i paesi con carriere separate, il PM finisce inevitabilmente sotto l’orbita del potere politico.
  • Dal magistrato al “super poliziotto”: Il rischio è che il PM perda la cultura della giurisdizione (la ricerca della prova anche a favore dell’imputato) per diventare un braccio muscolare del governo.
  • Giustizia di classe: De Magistris avverte che un PM non indipendente porterà a una giustizia “forte con i deboli e compiacente con il potere”, colpendo dissidenti e fragili mentre garantisce impunità ai potenti.

3. L’attacco al CSM e l’anomalia del sorteggio

La riforma prevede lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e l’introduzione del sorteggio per i suoi membri. De Magistris interpreta questo punto come una “sconfitta clamorosa per la democrazia”, segno dell’incapacità del sistema di eleggere rappresentanti autorevoli. È stata evidenziata una disparità cruciale: mentre per i magistrati il sorteggio sarebbe “secco”, per i membri laici (scelti dalla politica) la maggioranza parlamentare potrebbe pre-selezionare una rosa di nomi graditi tra cui poi effettuare il sorteggio, aumentando di fatto l’influenza politica sull’organo.

4. Legalità e controllo della polizia giudiziaria

Un aspetto tecnico ma vitale è la modifica del controllo sulla polizia giudiziaria (Art. 109 Cost.). Attualmente, la polizia agisce sotto le direttive del PM, garantendo l’autonomia delle indagini da pressioni ministeriali. La riforma mira a sottrarre questo controllo al magistrato, rendendo le indagini — specialmente quelle su corruzione e mafia — vulnerabili alla discrezionalità politica. De Magistris è netto: “Chi vuole meno controllo di legalità è propenso a votare sì”.

5. La Costituzione come “testamento di sangue”

In conclusione, De Magistris invita a non considerare il “NO” come una semplice difesa corporativa dei magistrati, ma come l’adempimento di un dovere etico e civile. La Costituzione è definita “la piramide del diritto e il battito cardiaco della democrazia”; tuttavia, essa resta “in terapia intensiva” finché non viene pienamente attuata.

“Noi dobbiamo comprendere che dobbiamo attivare un processo di liberazione… Loro non vogliono che la Costituzione sia attuata perché la Costituzione dà diritti… se i diritti sono per tutti, il potere perde potere”.

L’appello finale è quello di trasformare il voto referendario in un momento di “defibrillazione del Paese”, riprendendo la partecipazione attiva nelle piazze e nei luoghi di lavoro per far vivere i valori della Resistenza che hanno generato la Carta del 1948.

Il 22 e 23 marzo, vota NO per difendere la giustizia, la Costituzione e la democrazia!.

Qui il video dell’intero evento:
https://www.facebook.com/agenderosse/videos/957786679930850

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