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DONNE AL TEMPO DELLA ‘NDRANGHETA. Sintesi e riepilogo dell’incontro.

“Ricostruire il tessuto lacerato della mia vita non sarà facile, ma scegliere di cambiare è un dovere per ribadire il mio impegno, attraverso l’istruzione e la cultura, verso la legalità.”
Queste le parole di Annarita Molè, in una delle letture che hanno concluso l’iniziativa “Donne al tempo della ‘Ndrangheta” organizzata dal gruppo Agende Rosse – Rita Atria – Reggio Emilia e Provincia, nella serata di mercoledì 23 settembre.
Pur mantenendo come filo conduttore il maxi processo Aemilia, l’evento ha voluto focalizzare l’attenzione dei partecipanti sulla figura femminile. Il compito è stato affidato al giornalista Paolo Bonacini (autore, tra le altre cose, del libro “Le cento storie di Aemilia”) e alla giornalista Katia Pizzetti. I relatori sono partiti dai volti, tutt’altro che casuali, inseriti nella locandina dell’evento, per raccontare le donne che la mafia l’hanno combattuta e la combattono: il pubblico ministero Beatrice Ronchi, l’ex prefetto Antonella De Miro, l’avvocato di Libera Vincenza (Enza) Rando, e l’ex presidente della Provincia Sonia Masini, a sorpresa tra il pubblico.
Sul versante opposto, quello delle donne di ‘Ndrangheta, Bonacini ha tracciato i profili di Karima Baachaoui, amante di Gaetano Blasco (esponente di spicco della ‘Ndrangheta in Emilia Romagna); Joanna Chojnowska, ex moglie del pentito Antonio Valerio; e di Roberta Tattini, commercialista del boss Nicolino Grande Aracri.
Nell’arco della serata, poi, non è mancata occasione per ricordare le donne vittime di mafia. Una lunga lista di donne che, nella maggior parte dei casi, hanno trovato la morte per mano di chi avrebbe dovuto proteggerle: padri, mariti, fratelli, figli… Doveroso citare Rita Atria, la giovane donna cui è titolato il gruppo, la “picciridda” del Giudice Paolo Borsellino. Il sacrificio di Rita è stato ricordato, come sempre, anche in apertura; momento nel quale, tra le altre cose, sono state spese parole a sostegno  della proposta di legge, fatta da Rosanna Scopelliti, riguardante la perdita della responsabilità genitoriale per i mafiosi.
Nella parte finale dell’evento, si è lasciato spazio agli interventi del pubblico. Tra questi, anche un’osservazione sul piano giuridico avanzata dal dott. Andrea Rat, uno dei tre giudici del Processo Aemilia. Rat ha sottolineato come, nonostante l’importanza che la figura femminile riveste nelle organizzazioni mafiose, siano mancate, negli anni, condanne degne di nota. Secondo il Giudice, la condanna esemplare della Baachaoui in Aemilia (21 anni e 4 mesi) potrebbe segnare una svolta, e il ruolo delle donne di mafia rappresentare un fenomeno ricorrente nelle prossime inchieste giudiziarie.
Non è mancato, poi, un intervento da parte di Sonia Masini, che ha ricordato incontri passati con la comunità cutrese, durante i quali ha più volte invitato giovani ragazze a spingersi oltre il muro dell’omertà.
L’attenzione dei presenti nell’arco dell’intera serata, ha rivelato come particolarmente efficace la scelta di affrontare un tema complesso come la ‘Ndrangheta da una prospettiva del tutto diversa. Parlare della criminalità mafiosa declinandola attraverso il genere, aiuta a capire meglio lo sfondo culturale. Parlare di donne significa parlare per forza delle persone e delle loro storie, ed è grazie a queste storie che si conoscono meglio i meccanismi “altri” che consentono alle cosche di attecchire e radicarsi sul territorio. Nello stesso tempo si devia il tema della narrazione, spesso troppo complessa, delle aule giudiziarie, per portarla tra la gente.

Movimento Agende Rosse – Rita Atria – Reggio Emilia e Provincia

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