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Anniversario di via d’Amelio, botta e risposta tra Claudio Fava e Fabio Repici

23 Luglio 2019

Pubblichiamo di seguito il botta e risposta tra l’On. Claudio Fava, Presidente della Commissione regionale siciliana antimafia, e l’Avv. Fabio Repici in seguito alle parole pronunciate dall’Avv. Repici il 19 luglio 2019 a Palermo in occasione dell’anniversario della strage di via d’Amelio. In quella sede l’Avv. Repici ha sottolineato come Salvatore Borsellino, fratello del Magistrato Paolo Borsellino, non sia stato mai convocato da parte dell’attuale Commissione antimafia regionale in occasione di un’inchiesta condotta dalla stessa Commissione sulla strage di via D’Amelio. Inoltre l’Avv. Repici ha affermato che ‘c’è un collegamento fra la Commissione Antimafia e la Procura della Repubblica di Caltanissetta’, essendo il Dott. Vittorio Bertone, figlio del Procuratore nisseno Amedeo Bertone, un collaboratore del Presidente Fava. Da queste affermazioni è scaturito uno scambio di repliche che di seguito riportiamo.

Redazione 19luglio1992.com

 

Fabio Repici: “… E aggiungo, perché è il mio carattere, io seppure piccolo ho l’inclinazione all’elefante nelle cristallerie, c’è stata anche un’inchiesta della Commissione antimafia regionale sulla strage di Via D’Amelio e sui depistaggi che ne conseguirono. Bene, ma qualcuno di voi lo sa che Salvatore Borsellino non è stato audito, non è stato convocato da quella commissione? A voi pare una cosa minimamente commendevole? E sapete perché? Ve lo dico io. [Rivolgendosi a Salvatore Borsellino, ndr] No, non perché sei pazzo, perché ormai purtroppo a quella calunnia hanno dovuto abdicare. Per un altro motivo. Che collaboratore di quel presidente è il figlio del Procuratore della Repubblica di Caltanissetta che aveva replicato contro di te: Vittorio Bertone, figlio del dott. Amedeo Bertone. Collabora con il presidente della Commissione antimafia regionale e ha omesso di convocare il fratello di Paolo Borsellino. Questo per dire qual è il livello delle cose e per dire anche, e permettimi Peppino se chiamo in causa anche la tua categoria, qual è il disastro della situazione in questo momento in cui certe verità indicibili cominciamo a leggerle nelle sentenze (Corte d’Assise di Caltanissetta 20 aprile 2017, Corte d’Assise di Palermo 20 aprile 2018 sentenza sulla trattativa) e come queste cose, invece, come se passasse la scolorina, non le leggiamo poi sui giornali. C’è qualcuno di voi che sa che come se fosse un’unica cinghia di trasmissione c’è un collegamento tra la Commissione antimafia regionale e la Procura della Repubblica di Caltanissetta? Che a convocare i testimoni della commissione sia il figlio del Procuratore? Fosse accaduto con Berlusconi e, che ne so, Nordio o qualcuno dei magistrati che amava lui, cosa sarebbe successo? La rivoluzione in piazza. E invece, lo fanno quelli che stanno ufficialmente dalla nostra parte e nessuno lo racconta.

Fabio Repici (19 luglio 2019)

 

Diritto di replica, Fava: ”Nessun condizionamento nei lavori della Commissione regionale antimafia”

Caro direttore,
leggo di un intervento pubblico dell’avvocato Fabio Repici a un vostro dibattito il 19 luglio ridicolo nelle forme, offensivo nel tono e calunnioso nei contenuti.
Nel suo intervento, ripreso integralmente dalla rivista oltre che da molte agenzie di stampa, l’avv. Repici: “…ha evidenziato come sia stato scandaloso che la Commissione regionale antimafia, che si è occupata del depistaggio di via d’Amelio, non ha mai audito Salvatore Borsellino. «Sapete perché non è stato chiamato? Perché tra i collaboratori del Presidente della Commissione vi è Vittorio Bertone, figlio del Procuratore della Repubblica nisseno Amedeo Bertone. E’ lui che ha omesso di convocare Salvatore Borsellino durante l’inchiesta. Vi è una cinghia di trasmissione tra la Procura della Repubblica nissena e la Commissione che convoca i testimoni”».
Premesso che il sig. Repici di ciò che afferma risponderà nelle sedi opportune, mi addolora che nessuno tra i presenti né tra gli organizzatori abbia sentito il bisogno di prendere le distanze da argomentazioni così oltraggiose e deliranti: ritenere che la Commissione che io ho l’onore e la responsabilità di presiedere sia legata da “una cinghia di trasmissione” ad una Procura, che siano altre – diverse dal sottoscritto e dal suo ufficio di presidenza – le persone che determinano l’agenda di lavoro della Commissione e, infine, che il dottor Vittorio Bertone, stimato professionista e mio collaboratore, sia la testa di ponte del Procuratore di Caltanissetta per subornare, condizionare o irretire la Commissione Antimafia dell’Ars è un’allucinata fantasia che non merita commenti da parte mia. Da parte vostra, avendo la responsabilità dell’organizzazione di quel pubblico dibattito, avrei immaginato di sì.
Resto infine senza parole che un intervento così grottesco e offensivo sia stato riportato dalla sua rivista senza una parola a chiosa, un commento, nulla. Come se accusare la Commissione Antimafia dell’Ars d’essere il giocattolino di un procuratore sia normale dialettica e non una forma irresponsabile, paranoica e offensiva per cercare il proprio quarto d’ora di presunta celebrità.

Claudio Fava (AntimafiaDuemila, 22 luglio 2019)

 

Gentile Presidente Fava,
al di là di non essere noi gli organizzatori del suddetto dibattito (abbiamo aderito con convinzione alla quattro giorni organizzata dal movimento delle Agende rosse di Salvatore Borsellino) ci siamo limitati a riportare alcuni stralci degli interventi senza per questo dover aggiungere alcun nostro commento. Che il legale di un familiare di Borsellino muove un’accusa verso la Commissione regionale antimafia è una notizia. Che poi Salvatore Borsellino non sia stato ascoltato dalla vostra Commissione nell’ambito delle audizioni relative alla strage di via D’Amelio resta comunque un dato oggettivo. Ci piacerebbe che il Presidente della Commissione regionale Antimafia rispondesse alla critica, anche nel merito del perché non è avvenuta l’audizione di Salvatore Borsellino, non limitandosi ad una risposta sul piano personale.

Cordialmente
Giorgio Bongiovanni (AntimafiaDuemila, 22 luglio 2019)

 

 

Diritto di replica, Repici: ”Quello che Fava non dice”

“Caro Direttore, una nota del Presidente della Commissione regionale antimafia, pur sovraccarica di cieco livore, è sempre una notizia. Quindi non ho certo da recriminare sulla pubblicazione della lettera dell’On. Fava. Solo, ti chiedo di dare spazio anche a questa mia breve replica, per rispondere non alla gragnuola di insulti, che rimangono impiastricciati malamente come bava rinsecchita sulle labbra di chi li ha pronunciati, ma alle poche questioni di fatto in discussione.

1. Fava conferma che “il dottor Vittorio Bertone, stimato professionista” (stimatissimo!, aggiungo io), è suo collaboratore. Venendo meno all’antico obbligo da giornalista di informare in modo completo i lettori, non spiega se il dottor Vittorio sia figlio del dottor Amedeo, Procuratore a Caltanissetta. Fava lo qualifica come “testa di ponte del Procuratore di Caltanissetta”. Io mi limito, nell’imbarazzato silenzio di Fava, a ribadire che il suo collaboratore è il figlio del Procuratore che si è occupato e si occupa giudiziariamente delle vicende sulle quali il figlio si è occupato di convocare testimoni auditi dal Presidente Fava.

2. Nell’inchiesta su via d’Amelio e sul connesso depistaggio, Fava ha omesso di convocare Salvatore Borsellino. Ha privilegiato l’audizione del difensore di Gaetano Scotto, quest’ultimo il noto mafioso al servizio del Sisde e di apparati deviati della Polizia di Stato (che secondo plurime risultanze processuali incontrava anche al Castello Utveggio), a quella del fratello di Paolo Borsellino. Il quale Salvatore Borsellino, nel processo Borsellino Quater, all’ultima udienza, il 20 aprile 2017, era stato destinatario dell’unica replica fatta dal Procuratore Bertone, padre di cotanto Vittorio. Anche il Procuratore Bertone vedeva come suo nemico (processuale, si intende) il fratello di Paolo Borsellino e, preso dal fervore antiborselliniano, era arrivato perfino a mettere in dubbio le parole di Agnese Borsellino sul Castello Utveggio. Pazienza, ognuno ha le sue preferenze.

3. Pur avendo dato conto nella relazione su via D’Amelio delle azioni depistanti del Sisde di Contrada, Fava tace pubblicamente sul fatto, direi gravissimo, che colui che nel 1992 era il capocentro del Sisde a Messina in contatto con Bruno Contrada, Giuseppe De Salvo, oggi collabori col sottosegretario Gaetti nella gestione di pentiti e testimoni di giustizia. Eppure Fava conosce la circostanza, anche perché il portavoce di Gaetti, Costantino Sacchetto, per curiosa coincidenza, è l’ex portavoce di Fava, candidato nel 2018 al Parlamento nelle liste del partito di Fava, non in quelle grilline.

4. Parimenti, Fava tace, pour cause, su uno dei principali epicentri delle attuali devianze, Barcellona Pozzo di Gotto, la città in cui Cosa Nostra e apparati deviati assassinarono Beppe Alfano, ultimo martire in ordine di tempo del giornalismo libero in Italia. Del resto, la rimozione, nell’impegno pubblico di Fava, del cadavere di Alfano e della centralità di Barcellona nelle strategie criminali che hanno azzoppato il nostro Paese è coerente con quanto ho già detto e pure con la rimozione dell’indimenticabile, per me e per tanti cittadini, prof. Adolfo Parmaliana. La diserzione di Fava a quest’ultimo riguardo fu, il 2 ottobre scorso, stigmatizzata pubblicamente dal fratello di Adolfo, Avv. Biagio Parmaliana, con parole definitive.

Caro direttore, dovrei aggiungere ancora altro, a partire dall’omicidio di Attilio Manca, ma capisco che abuserei troppo della vostra cortese ospitalità. Non mancherà certo l’occasione, in futuro. Grazie”.

Fabio Repici (AntimafiaDuemila, 23 luglio 2019)

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