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	<title>stragi Archivi - 19luglio1992.com</title>
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	<description>A Paolo, Agostino, Claudio, Eddie Walter, Emanuela,  Vincenzo Fabio.</description>
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	<title>stragi Archivi - 19luglio1992.com</title>
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		<title>La Repubblica delle stragi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Garavaglia Fragetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jan 2022 09:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I mandanti occulti]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[stragi]]></category>
		<category><![CDATA[trattativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Salvatore Borsellino 15 gennaio 2022 &#8211; Quando, il 2 luglio del 2007, scrissi quella lettera aperta, che intitolai “19 luglio 1992: una strage di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-29590 alignleft" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2022/01/52482C91-EAA8-4705-BB66-0DB67319F410-300x178.jpeg" alt="" width="300" height="178" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2022/01/52482C91-EAA8-4705-BB66-0DB67319F410-300x178.jpeg 300w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2022/01/52482C91-EAA8-4705-BB66-0DB67319F410-768x455.jpeg 768w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2022/01/52482C91-EAA8-4705-BB66-0DB67319F410-20x12.jpeg 20w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2022/01/52482C91-EAA8-4705-BB66-0DB67319F410.jpeg 790w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Salvatore Borsellino</em></p>
<p style="text-align: justify;">15 gennaio 2022 &#8211; Quando, il 2 luglio del 2007, scrissi quella lettera aperta, che intitolai <a href="https://www.19luglio1992.com/19-luglio-1992-una-strage-di-stato/">“19 luglio 1992: una strage di Stato”</a>, non avrei mai potuto immaginare lo scenario che oggi, a 15 anni di distanza, mi si presenta davanti agli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella lettera nasceva da anni di silenzio, dopo i primi cinque anni, dopo la morte di mio fratello, nel corso dei quali avevo a lungo coltivato la illusoria speranza che quella strage e quella morte avessero scosso l’indifferenza della gente, che la coscienza civile degli italiani si fosse finalmente risvegliata, che fosse reale quella che mi era sembrata essere la volontà di riscatto nella lotta alla criminalità organizzata che dallo Stato Italiano non è stata mai portata avanti con determinazione ma da sempre delegata soltanto ad una parte delle Istituzioni, alla Magistratura ed alle forze dell’ordine, che in questa battaglia solitaria hanno da sempre sacrificato i loro uomini migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo gli anni della speranza vennero gli anni della delusione e dello sconforto, gli anni in cui ho dovuto rendermi conto che quell’alba che mi era sembrato di intravedere era soltanto un miraggio, gli anni di quello che è stato chiamato il “ventennio” Berlusconiano, gli anni in cui la coscienza civile si è di nuovo assopita sotto il peso dell’indifferenza, gli anni della normalizzazione e del compromesso, della delegittimazione dei magistrati vivi e della mistificazione del messaggio di quelli morti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono, quegli anni di silenzio, quelli in cui, a poco a poco, ho dovuto capire che la strage di Via D’Amelio era stata messa in atto per fermare quello che rappresentava un ostacolo insormontabile alla scellerata trattativa che pezzi deviati dello Stato avevano avviato con la criminalità organizzata nell’illusorio tentativo di fermare la guerra che i corleonesi di <strong>Totò Riina</strong> avevano dichiarato allo Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Guerra che nasceva dalla rottura degli accordi tra mafia è politica conseguente alla conferma in Cassazione delle condanne del maxi processo, dalla volontà della mafia di vendicarsi di quei politici che non avevano mantenute le proprie promesse, e dalla necessità di determinare nello Stato un altro equilibrio politico ed altri referenti per quella convivenza tra mafia e Stato che la stessa mafia, e non solo quella, ritiene indispensabile per continuare ad esercitare il proprio potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Vana illusione quella che questa trattativa potesse fermare le stragi, perché se da una parte, al tavolo della trattativa c’è un Stato di diritto (o che dovrebbe essere tale) che per trattare può solo concedere dei benefici legislativi, l’abolizione dell’ergastolo ostativo, del 41 bis, modifiche alla legge sui collaboratori di Giustizia, l’ammissione della semplice dissociazione per accedere agli sconti di pena, dall’altro ci sono dei criminali che per alzare il prezzo della trattativa non possono fare altro che quello che sanno fare, mettere in atto altre stragi, estendere il teatro delle stesse stragi, il teatro di guerra al “continente”, indirizzare gli attentati, secondo il suggerimento di “menti raffinatissime”, al patrimonio artistico dello stato che diversamente dai magistrati, che sono degli uomini che possono essere sostituiti da altri uomini, una volta distrutto è perduto per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è quello che è successo, questa scellerata trattativa, oltre che a chiedere, per potere essere portata avanti, l’accelerazione della strage di Via D’Amelio e l’eliminazione di <strong>Paolo Borsellino,</strong> piuttosto che fermarle ha portato ad altre stragi, e altre morti di persone innocenti, la strage di Via dei Georgofili a Firenze, la strage di Via Palestro a Milano e a quella che avrebbe dovuto essere la più grande di tutte le stragi, quella dello Stadio Olimpico a Roma, dove avrebbero dovuto perdere la vita centinaia di componenti delle forze dell’ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questa strage non c’è stata non è perché i timers posti all’interno di due autovetture cariche di esplosivo non abbiano funzionato, ma perché intanto la trattativa era stata conclusa con la resa incondizionata dello Stato, ed erano state sottoscritte quelle cambiali che per trenta anni governi dell’uno e dell’altro colore hanno pagato e continuano ancora oggi a pagare.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l’attuale governo, lo stesso governo, che ha avuto il cattivo gusto di mettere l’effige di Paolo Borsellino e <strong>Giovanni Falcone</strong> sulla moneta da due euro, sta sistematicamente smantellando tutto l’impianto legislativo studiato da Paolo Borsellino e Giovanni Falcone per il contrasto alla criminalità organizzata, l’ergastolo ostativo, il 41 bis, le leggi sui collaboratori di giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l’attuale governo, con lo “snellimento” delle procedure di controllo sugli appalti, sta aprendo la strada alla partecipazione della criminalità organizzata nella spartizione dell’immensa “torta” dei fondi che ci arriveranno dall’Europa</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l’attuale governo, il tanto magnificato governo Draghi, sta portando a termine quello che neanche Berlusconi con le sue leggi “ad personam” era riuscito a fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Usando la deprecata epidemia di Covid come un’arma di “distrazione di massa” sta per condurre in porto una pretesa riforma della Giustizia che rappresenta la rinuncia dello Stato ad essere uno Stato di diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non può essere infatti considerato tale uno Stato che rinuncia ad esercitare la Giustizia introducendo un concetto abnorme come quello della “improcedibilità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se un processo, con tutti i suoi gradi di giudizio, non si conclude entro un dato periodo di tempo il processo viene chiuso e contro l’imputato non si può più procedere, non può essere dichiarato colpevole ma neanche dichiarato innocente e la vittima di quel reato deve rinunciare ad avere giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non era questo che ci chiedeva la Corte Europea, ci veniva chiesto di accorciare la durata dei processi e ci sono ben altri modi per farlo, a partire da un potenziamento degli organici della magistratura, dall’informatizzazione delle procedure dei processi, non attraverso la rinuncia dello Stato ad esercitare le proprie funzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni, in seguito al discorso di commiato del Presidente Mattarella, abbiamo dovuto assistere ad un surreale dibattito, legato all’arredamento floreale del Quirinale, teso a dirimere la questione se la nostra repubblica debba essere chiamata la Repubblica delle banane o la Repubblica dei datteri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sarebbe da ridere se il discorso non fosse tragico dato che ben altro è il nome che può essere dato a questa nostra disgraziata Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste credo altra Repubblica in Europa e forse al mondo la cui storia sia costellata da tante stragi come quelle che si sono succedute nel nostro paese dalla strage di Portella della Ginestra ad oggi: strage di Ciaculli, strage di Piazza Fontana, strage di Gioia Tauro, strage di Peteano, strage della Questura di Milano, strage di Piazza della Loggia, strage del treno Italicus, strage di Via Fani, strage di Ustica, strage della stazione di Bologna, strage di Via Pipitone, strage del rapido 904, strage di Fiumicino, strage del Pilastro, strage di Via Carini, strage di Capaci, strage di Via D’Amelio, strage di Via dei Georgofili, strage di Via Palestro, per citarne soltanto alcune, stragi di cui si conoscono qualche volta gli esecutori, non sempre i mandanti e spesso neanche i reali motivi per cui sono state commesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa repubblica di cui a breve dovrà essere nominato il Presidente che la rappresenterà per sette anni può, a ragione, essere chiamata Repubblica delle Stragi.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo sempre pensato che il momento più nero della nostra Repubblica fosse stato quello in cui, per un doppio settennato, a rappresentare la massima carica delle nostre Istituzioni era stato chiamato quello che io considero essere stato il garante del silenzio su quella trattativa Stato Mafia che è costata la vita a Paolo Borsellino.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel <strong>Giorgio Napolitano</strong> che da, Presidente della Repubblica aveva preteso la distruzione delle intercettazioni in cui era incappato mentre parlava al telefono con <strong>Nicola Mancino</strong>, allora indagato, sollevando per questo un conflitto di attribuzioni con la Procura di Palermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Io ritengo che un degno rappresentante di quella Istituzione avrebbe dovuto pretendere che quelle intercettazioni fossero pubblicate e conosciute da tutti perché nessuno dei cittadini della Repubblica che rappresentava potesse avere il più lontano dubbio che in quelle intercettazioni il Presidente della Repubblica promettesse l’impunità ad un indagato.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ pur vero che nella recente riforma in appello di quel processo i funzionari dello Stato che hanno portato avanti quella trattativa sono stati assolti “perché il fatto non costituisce un reato”, in pratica una trattativa tra stato e mafia è stata considerata un reato per i mafiosi, che sono stati condannati, ma non per lo Stato, ma se quella trattativa ha causato delle altre stragi e degli altri morti, chi le ha volute, chi le ha portate avanti, e chi le ha coperte ne ha almeno la responsabilità morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Credevo che quello fosse stato il momento, un lungo momento, più nero per la nostra Repubblica, ma forse mi sbagliavo, anche quando si crede di essere arrivati al fondo del baratro ci si deve rendere conto che il fondo e ancora più in basso, che il peggio deve ancora arrivare.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ in questa ottica che va visto l’invito fatto ieri dagli stati generali della destra riuniti a <strong>Silvio Berlusconi</strong> di “sciogliere la riserva” alla sua candidatura alla presidenza della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un qualche cosa che fino a ieri sarebbe stato impensabile e non parlo del fatto che sia effettivamente eletto ma sul fatto stesso che un individuo come lo stesso Berlusconi, con tutto il carico di processi per accuse anche infamanti per i quali è passato e dai quali spesso è stato assolto non per il merito dell’accusa ma per avere saputo sfruttare le maglie di un sistema giudiziario che è forte con i deboli e derelitti ma ignavo contro i potenti, possa ipotizzare di potere aspirare a tale carica e che i rappresentanti di almeno la metà dell’elettorato del nostro paese possano avallare questa ipotesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma forse mi sbaglio, forse è proprio una persona condannata in via definitiva per frode fiscale, una persona adusa alla corruzione, soprattutto una persona tuttora indagata presso la Procura di Firenze per accuse gravissime come quella di strage in concorso con Cosa Nostra, accuse tanto gravi da essere imprescrittibili, una persona che da Presidente del Consiglio ha continuato, attraverso <strong>Marcello Dell’Utri,</strong> condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, a pagare la mafia per assicurarsene la protezione, ad essere degno rappresentante di una Repubblica, che a ragione, può essere chiamata “Repubblica delle stragi”.</p>
<p><strong>Salvatore Borsellino</strong></p>
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		<title>Salvatore Borsellino: «una catena di comando per uccidere Paolo»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pat&#38;Guido]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 19:44:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri documenti]]></category>
		<category><![CDATA[festival della legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Falcone]]></category>
		<category><![CDATA[paolo borsellino]]></category>
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		<category><![CDATA[trattativa stato-mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ISS «ALGERI MARINO», CASOLI (Chieti). L’amarezza e il dolore nella voce di Salvatore fanno male al cuore, soprattutto quando afferma &#8211; quasi gridando &#8211; che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_24073" aria-describedby="caption-attachment-24073" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/12/Salvatore-by-Rita.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="wp-image-24073 size-medium" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/12/Salvatore-by-Rita-300x293.jpg" alt="" width="300" height="293" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/12/Salvatore-by-Rita-300x293.jpg 300w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/12/Salvatore-by-Rita-20x20.jpg 20w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/12/Salvatore-by-Rita.jpg 750w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-24073" class="wp-caption-text">Salvatore Borsellino (ph Rita Rossi) (clicca per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><em><strong><span style="color: #800000;">ISS «ALGERI MARINO», CASOLI (Chieti). L’amarezza e il dolore nella voce di Salvatore fanno male al cuore, soprattutto quando afferma &#8211; quasi gridando &#8211; che lo Stato ha trattato con mafiosi e criminali sacrificando la vita di un servitore dello Stato come Paolo Borsellino. Cosa sarebbe successo, si chiede ancora parlando agli studenti, se si fosse saputo allora della trattativa tra pezzi dello Stato e la mafia, magari subito dopo le stragi?</span></strong></em></p>
<p>di Alessandra Ruffini</p>
<p><strong>FESTIVAL DELLA LEGALITA’ 2020. </strong>Un’edizione diversa quella di quest’anno a Casoli (Chieti). La manifestazione si è svolta per il quarto anno, con <strong>tre giornate di incontri e dibattiti sul tema della legalità e della giustizia</strong>. Agli incontri, organizzati dal <strong>Movimento Agende Rosse di Salvatore Borsellino di Chieti</strong> insieme ai docenti dell’<strong>Istituto Superiore Statale Algeri Marino di Casoli</strong>, hanno attivamente partecipato gli <strong>studenti</strong>, naturalmente da remoto.<br />
Durante la seconda giornata (venerdì 18 dicembre) c’è stato <strong>il dibattito con Salvatore Borsellino</strong>, fratello del giudice <strong>Paolo Borsellino</strong> ucciso a Palermo in <strong>via D’Amelio il 19 luglio del 1992</strong> insieme agli agenti della scorta <strong>Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Fabio Li Muli</strong>.&nbsp;<br />
Sono trascorsi 28 anni dall’attentato, <strong>avvenuto a soli 57 giorni dalla strage di Capaci che uccise Giovanni Falcone</strong> “il vero fratello di Paolo”, come dice Salvatore Borsellino, commuovendosi ancora oggi per la morte di suo fratello.&nbsp;</p>
<p>Salvatore non ha mai ceduto un solo momento nella <strong>costante ricerca di una verità volutamente ostacolata attraverso depistaggi, falsi testimoni e silenzi </strong>che ancora oggi gettano ombre sui veri mandanti di quelle morti.<br />
Parla ai ragazzi delle scuole&nbsp;e se in questa occasione deve farlo dallo schermo di un pc, ci tiene a dire che spera di tornare presto ad incontrarli perché, confessa, sente il bisogno di guardarli negli occhi e di ascoltare il battito dei loro cuori, perché solo da questo riesce ad ottenere la forza necessaria per proseguire il viaggio intrapreso quasi trent’anni fa.</p>
<p>Ai “suoi” ragazzi Salvatore racconta episodi dolorosi e straordinari, come quello in cui ricorda l’anziana madre che, dopo l&#8217;attentato di via D’Amelio, chiese di essere accompagnata dalle madri degli agenti di scorta morti insieme a Paolo Borsellino per inginocchiarsi innanzi a loro e ringraziarle per quel sacrificio così grande, per aver sacrificato la vita dei propri figli per difendere quella del suo amato figlio magistrato.<br />
C’è dolore e la rabbia di sempre nelle parole di Salvatore Borsellino per quella <strong>strage di mafia</strong> ma non solo perché, come hanno dimostrato le sentenze, la morte del giudice è stata <strong>voluta&nbsp;da quei pezzi deviati dello Stato che non lo hanno protetto e che hanno trattato con la mafia</strong>.</p>
<p>Appartenenti delle istituzioni che sapevano bene che Paolo Borsellino non avrebbe mai accettato di trattare con mafiosi e antistato. <strong>È stato ammazzato perché aveva scoperto quella trattativa portata avanti da appartenenti delle istituzioni</strong> ora condannati in primo grado nel processo sulla trattativa stato-mafia.<br />
Una sentenza storica quella del <strong>20 aprile del 2018</strong> che ha visto le condanne a 12 anni di reclusione per il generale <strong>Mori</strong> e <strong>Marcello Dell’Utri</strong> fondatore di Forza Italia, secondo il Pm Nino Di Matteo “l’ex senatore cinghia di trasmissione tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi”. Condannati, inoltre, a otto anni il colonnello <strong>De Donno</strong>, il generale <strong>Antonio Subranni</strong> (12 anni), a ventotto Leoluca <strong>Bagarella</strong>, a dodici anni <strong>Antonino</strong> <strong>Cinà</strong>.</p>
<p>Il dolore di Salvatore Borsellino è attuale, la sua sofferenza non si è sopita nonostante il trascorrere del tempo. E poi&nbsp;quella <strong>Agenda Rossa</strong> dove Paolo appuntava tutto e a cui il Movimento si richiama.<br />
Agenda che qualcuno&nbsp;ha fatto sparire dalla macchina ancora in fiamme del magistrato. Mani colluse di appartenenti non alla mafia, dice Salvatore, ma a quello Stato che ha tradito e abbandonato uno dei suoi migliori servitori perché, <strong>come spiega bene durante il suo intervento</strong>, solo chi ha portato avanti la <strong>scellerata trattativa con la mafia</strong> aveva interesse a conoscerne i contenuti e a farla sparire.</p>
<p>Una maledetta trattativa che ha messo fine alle stagioni delle bombe in Sicilia, ma che dopo l&#8217;omicidio del giudice ha comportato una <strong>strategia della tensione</strong> spostata nel continente con le <strong>stragi di via dei Georgofili e di via Pastrengo</strong>.<br />
Una vergognosa trattativa che ha favorito la ventennale latitanza del boss <strong>Provenzano</strong>. Conseguenze drammatiche a conferma del fatto che &#8211; dice Salvatore &#8211; <strong>con la mafia non si può trattare per alcun motivo</strong>.</p>
<p>Salvatore sottolinea con la voce rotta dall’emozione che, nonostante la tragica morte, la storia di Paolo è una storia d’amore perchè solo l’amore può portare ad una scelta come la sua: andare avanti fino all’ultimo pur nella certezza della imminente morte. Una scelta d&#8217;amore che ha cambiato tante persone in questi lunghissimi anni, persone che ora combattono per la definitiva affermazione della verità: adesso quella <strong>Agenda rossa</strong> è <strong>simbolo di una lotta</strong> che continua perché non si è ancora arrivati alla verità.</p>
<p>Ricorda il fratello del giudice assassinato che non si conoscono ancora i nomi dei mandanti e manca un processo sulla sparizione dell’Agenda di Paolo, Dopo la strage di via d’Amelio vi è stato un <strong>depistaggio di Stato</strong>, come viene riconosciuto nel processo Borsellino quater, posto in essere per allontanare la verità.</p>
<p>L’amarezza e il dolore nella voce di Salvatore fanno male al cuore, soprattutto quando afferma quasi gridando che lo Stato ha trattato con mafiosi e criminali sacrificando la vita di un servitore dello Stato come Paolo Borsellino: tutto questo è inaccettabile.<br />
Cosa sarebbe successo, si chiede ancora parlando agli studenti, se si fosse saputo allora della trattativa tra pezzi dello Stato e la mafia, magari subito dopo le stragi? Probabilmente si sarebbe scatenato l’inferno anche da parte dell’opinione pubblica molto scossa dalle stragi del 1992 e il depistaggio in parte è servito anche ad evitare tutto questo.</p>
<p>Dopo tanti anni la sentenza che riconosce la trattativa toglie ogni dubbio in merito, ma non è ancora la fine: sicuramente, <strong>spiega il fondatore delle Agende Rosse</strong>, vi è stata una catena di comando formata anche da appartenenti alle istituzioni che ha deciso di uccidere Paolo Borsellino.<br />
L’intervento si conclude con parole di ottimismo, quello stesso ottimismo che hanno accompagnato il giudice sino agli ultimi istanti di vita.</p>
<p>Salvatore ricorda <strong>la lettera scritta da suo fratello alle 7:00 di mattina di quel 19 luglio del 1992</strong>, la sua ultima lettera.<br />
In quelle poche righe Paolo, <strong>rispondendo ad alcuni ragazzi</strong>, si diceva ottimista perché vedeva da parte dei giovani un&#8217;attenzione particolare verso la criminalità, mentre lui era rimasto indifferente al fenomeno mafioso durante la giovinezza, per poi occuparsene da magistrato con quella toga indossata sull’anima e che lo ha portato al sacrificio estremo per servire con amore la sua Sicilia, il suo paese e quello Stato che lo ha tradito e abbandonato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Fonte: <a href="https://www.wordnews.it/salvatore-borsellino-una-catena-di-comando-per-uccidere-paolo">WORDNEWS.IT © Riproduzione vietata</a></em></strong></p>
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<p><span style="color: #800000;"><strong>Articoli correlati:</strong></span></p>
<p><strong><a href="https://www.19luglio1992.com/evento/salvatore-borsellino-al-iv-festival-della-legalita-17-18-19-dicembre-2020/?instance_id=1125">Salvatore Borsellino al IV Festival della Legalità – 17/18/19 dicembre 2020</a></strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>L’intervista a Salvatore Borsellino:</strong></span></p>
<p><strong>Prima parte: <a class="vc_gitem-link" title="L’intervista – Salvatore Borsellino: «gli assassini di mio fratello sono dentro lo Stato»" href="https://www.19luglio1992.com/lintervista-salvatore-borsellino-gli-assassini-di-mio-fratello-sono-dentro-lo-stato/">L’intervista – Salvatore Borsellino: «gli assassini di mio fratello sono dentro lo Stato»</a></strong></p>
<p><strong>Seconda parte:&nbsp;<a href="https://www.19luglio1992.com/lintervista-salvatore-borsellino-chi-ha-ucciso-paolo-borsellino-e-chi-ha-prelevato-lagenda-rossa/">L’intervista – Salvatore Borsellino: «Chi ha ucciso Paolo Borsellino è chi ha prelevato l’Agenda Rossa»</a></strong></p>
<p><strong>Terza parte:&nbsp;<a href="https://www.19luglio1992.com/lintervista-salvatore-borsellino-lagenda-rossa-e-stata-nascosta-e-diventata-arma-di-ricatto/">L’intervista – Salvatore Borsellino: «L’Agenda Rossa è stata nascosta. È diventata arma di ricatto»</a></strong></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.19luglio1992.com/salvatore-borsellino-una-catena-di-comando-per-uccidere-paolo/">Salvatore Borsellino: «una catena di comando per uccidere Paolo»</a> proviene da <a href="https://www.19luglio1992.com">19luglio1992.com</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Ordigni a Roma: inquietanti messaggi?</title>
		<link>https://www.19luglio1992.com/ordigni-a-roma-inquietanti-messaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Garavaglia Fragetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2017 12:02:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[boboli]]></category>
		<category><![CDATA[dell'utri]]></category>
		<category><![CDATA[maggiani chelli]]></category>
		<category><![CDATA[stragi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di G. D&#8217;Antonio Due episodi preoccupanti si sono verificati nei giorni scorsi a Roma. Il primo dei due è l&#8217;esplosione nella notte fra il 6&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2017/12/01.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-10028 alignleft" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2017/12/01-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2017/12/01-300x225.jpg 300w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2017/12/01-20x15.jpg 20w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2017/12/01.jpg 480w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><em>di G. D&#8217;Antonio</em></p>
<p>Due episodi preoccupanti si sono verificati nei giorni scorsi a Roma.<br />
Il primo dei due è l&#8217;esplosione nella notte fra il 6 e 7 dicembre di un pacco bomba di fronte alla caserma dei Carabinieri di Via Britannia nella zona di <strong>San Giovanni</strong>. L&#8217;azione è stata rivendicata dalla &#8220;Federazione anarchia informale &#8211; fronte rivoluzionario internazionale, Cellula Santiago Maldonado&#8221;.<br />
Il secondo episodio riguarda il lancio di una bomba molotov contro una camionetta della Polizia del commissariato di Prati che si occupa, tra l&#8217;altro, della sicurezza presso lo Stadio Olimpico.<br />
I due avvenimenti fanno riemergere paure di tragedie passate: la stagione stragista del 1993-1994, quella per cui sono indagati <strong>Silvio Berlusconi e Marcello Dell&#8217;Utri</strong>  (cui recentemente è stata confermata la compatibilità con la reclusione in carcere), ha visto colpita la basilica di San Giovanni nella notte del 26-27 luglio 1993 con autobomba. Quella azione non provocò vittime.<br />
Ancora più inquietante è invece ciò che per difetti tecnici, fortunatamente, non si verificò presso lo <strong>Stadio Olimpico</strong> a fine della partita Lazio-Udinese o Roma-Udinese (fine 1993-inizio 1994): un&#8217;ulteriore autobomba era stata riempita di ritagli di ferro e sarebbe dovuta esplodere in via dei Gladiatori all&#8217;uscita dei pullman dei Carabinieri, provocando decine se non centinaia di morti.<br />
La preoccupazione che gli episodi odierni possano essere legati a quanto avvenuto nel 1993 è stata espressa dalla Presidente dell&#8217;Associazione tra i familiari delle Vittime di Via de&#8217; Georgofili, <strong>Giovanna Maggiani Chelli</strong>:</p>
<p>&#8220;Pecchiamo di dietrologia e lo facciamo volentieri per non piangere dopo.<br />
Non ci piacciono i “messaggi” prima in zona “San Giovanni” e oggi alla camionetta che di solito fa servizio all’Olimpico a Roma.<br />
C’è una Requisitoria in corso a Palermo per la certissima trattativa Stato mafia , ci sono persone in odore di mafia che vogliono uscire dal carcere, ci sono navigati politicanti che soffiano sul fuoco e le parole “SAN GIOVANNI e OLIMPICO” legati a ordigni esplosivi inquietano.&#8221;</p>
<p>Il <strong>processo trattativa Stato-mafia</strong> è infatti giunto alle sue fasi conclusive, con la requisitoria dei Pubblici Ministeri che si sta tenendo in un silenzio assordante della grande stampa. Prosegue così la signora Chelli:</p>
<p>&#8220;Sappiamo tutti benissimo che alla fine del 1992 l’Italia che conta sapeva che sarebbero esplose delle bombe, ne esplosero 7 in meno di un anno, chi deve non faccia gli stessi errori che poi fanno piangere una vita intera quelli come noi.&#8221;</p>
<p>Il riferimento è ad un piccolo ordigno ritrovato nel famoso giardino di Boboli a Firenze nel novembre 1992. L&#8217;azione, compiuta dal boss catanese Santo Mazzei, venne rivendicata dalla sigla &#8220;<strong>Falange Armata</strong>&#8221; e venne identificato come l&#8217;anticamera delle stragi del 1993-1994.<br />
ARTICOLI CORRELATI</p>
<p><a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Roma-anarchici-rivendicano-esplosione-davanti-caserma-carabinieri-c3a528f7-1718-4216-a82b-d919c844a39e.html">http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Roma-anarchici-rivendicano-esplosione-davanti-caserma-carabinieri-c3a528f7-1718-4216-a82b-d919c844a39e.html</a></p>
<p><a href="http://www.ansa.it/lazio/notizie/2017/12/15/lanciata-molotov-davanti-a-un-commissariato-a-roma-_eb963364-58b4-4db6-b06d-71fec06226f3.html">http://www.ansa.it/lazio/notizie/2017/12/15/lanciata-molotov-davanti-a-un-commissariato-a-roma-_eb963364-58b4-4db6-b06d-71fec06226f3.html</a></p>
<p>http://www.antimafiaduemila.com/home/rassegna-stampa-sp-2087084558/cronache-italia/68267-ass-georgofili-non-si-facciano-gli-errori-del-passato.html</p>
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