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Su Contrada

La cosa curiosa di Contrada è che sono molto più gravi, se accertate, le circostante per cui non è sotto processo che quelle per le quali è stato condannato in via definitiva a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Salvatore Borsellino in un’intervista a Palazzolo ha detto: «Contrada deve anche dire come faceva a sapere, pochi istanti dopo l´esplosione di via D´Amelio, che era stato ucciso Borsellino. Si trovava in barca. Bisogna continuare a indagare sulle sue telefonate. E anche su quelle passate dal Cerisdi, una scuola di eccellenza per manager, in realtà un centro dei servizi deviati: si trova sul Monte Pellegrino che sovrasta la strada dove è stato ucciso Paolo».
Infatti una relazione di Gioacchino Genchi consulente informatico della Procura parla dell’intercettazione telefonica dell’abitazione del giudice Borsellino che avrebbe accertato che quel pomeriggio egli si sarebbe recato in Via D’Amelio, poteva avvenire solo in un circuito limitato e i consulenti hanno ipotizzato che la postazione d’ascolto clandestino dovesse essere la stessa da dove sarebbe stato azionato il telecomando, ovvero sul Montepellegrino più precisamente al Castello Utveggio.
In quel punto Genchi e gli altri consulenti hanno localizzato utenze telefoniche riconducibili ai servizi segreti che lì avrebbero avuto una loro base. Il Castello era la postazione ufficiale del Cerisde (centro di formazione per manager), i consulenti trovarono delle entità anche tecniche di aziende che lavorano per i servizi di sicurezza e per i Ministeri dell’Interno e della Difesa che avevano eseguito delle attività tecnico- manutentive.
L’inchiesta fu archiaviata prima che potesse giungere a conclusione e Genchi fu trasferito ad altro incarico.
Per quanto riguarda l’agenda rossa di Paolo Borsellino, Giuseppe Ayala pm del Maxiprocesso che ha certamente visto quell’agenda dice chiaramente che puo’ essere finita solo nelle mani dei servizi segreti.
Gaspare Mutolo il 1 Luglio 1992 parla a Borsellino di collusioni tra mafia e apparati dello Stato e fa i nomi di un Magistato: Domenico Signorino e di un agente del Sisde: Bruno Contrada, questioni che avrebbe approfondito in seguito.
Durante quell’incontro telefona al giudice Borsellino il Ministro dell’Interno insediatosi da poco al Viminale per chiedergli un incontro urgente, secondo la testimonianza di Mutolo, gli dice: “sai Gaspare, devo smettere perché mi ha telefonato il ministro, manco una mezz’oretta e vengo.”
Sempre stando alle parole di Mutolo Borsellino torna dopo circa un’ora molto preoccupato, tanto che fumava così distrattamente da avere due sigarette in mano.
Mutolo chiede: “Dottore cos’ha?” e Borsellino gli rivela di aver appena incontrato il Dottor Parisi ed il Dottor Contrada, pertanto lo invita a verbalizzare subito quanto di sua conoscenza riguardo alle infiltrazioni della mafia nello Stato.
Mutolo si rifiuta e ripete di voler prima verbalizzare quanto gli è noto sull’organigramma mafioso.
Il collaboratore incontrerà Borsellino altre due volte durante il mese di luglio.
Su quest’incontro la nebbia è molto fitta: Vittorio Aliquò ricorda due telefonate del Capo della Polizia a Borsellino e ricorda di averlo accompagnato personalmente al Ministero. Ricorda di aver altresì incontrato sia Parisi che il neo-ministro Mancino, ma non rammenta un incontro con Contrada. Afferma però di non essere stato tutto il tempo con Borsellino.
Mancino non ricorda l’incontro ma non esclude che possa essere avvenuto. E’ stato accertato comunque dai magistrati di Caltanissetta che Borsellino incontrò Parisi.
Il giudice Pietro Vaccara conferma di aver ricevuto una delicata confidenza da Paolo Borsellino su un suo inatteso incontro con Contrada all’uscita dell’ufficio del Capo della Polizia Parisi.
Qualcuno dovrebbe anche spiegarci perchè l’esplosivo che il 19 Luglio 1992 ha stroncato le vite di Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Claudio Traina, Walter Cosina e Vincenzo Li Muli sia quello comunemente usato dai servizi segreti, il Semtex, che purtroppo risulta un’immancabile ricorrenza nelle stragi di Stato.
Forse Contrada, numero 3 del Sisde all’epoca dei fatti, dovrebbe farci capire come mai l’esplosivo fosse finito nelle mani del comando armato di Salvatore Riina, come egli se lo sia procurato resta un mistero, come pure i suoi 38 anni di latitanza.
Certamente qualcuno si è adoperato per prolungare il soggiorno del boss corleonese, tenendolo al corrente delle indagini dei magistrati impegnati sul fronte della sua cattura. Certo è che un mafioso non puo’ sapere notizie relative ad indagini in corso se non avvisato da fonti interne…
Contrada ora è passato ai ricatti, ha dichiarato che se non trasferiscono i domiciliari a Palermo lui tornerà in carcere. L’ipotesi più accreditata è che si accetti il suo ultimatum, considerata poi la mole consistente delle informazioni compromettenti di cui è custode puo’ permettersi di dire qualunque cosa. Mi sembrano pretese di una persona che puo’ permettersi di ricattare un’intera classe dirigente.
Non credo sia usuale che un soggetto sottoposto ad arresti domiciliari ponga delle condizioni, dal momento che il provvedimento adottato nei suoi confronti è stato attuato esclusivamente a causa delle sue condizioni di salute, che tra l’altro sono impossibili da conoscere tramite i mezzi di informazione. L’unica patologia a noi nota è una grave forma di deperimento organico caratterizzata da progressivo deterioramento di tutte le funzioni metaboliche, con debolezza, anoressia, dimagrimento, ed escavazione dei tratti somatici (praticamente è dimagrito e considerato che egli ha fatto lo sciopero della fame in carcere è una conseguenza molto probabile, non vi sembra?).
Intanto il legale di Bruno Contrada ha annunciato la revisione del processo per Ottobre e il fratello di Contrada ha espresso la volontà di querelare Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, per le accuse da lui rivolte all’ex funzionario del Sisde. Si sta esagerando e al peggio non c’è mai fine, ma vi assicuro che noi non staremo a guardare e non permetteremo che certi avvenimenti rimangano impuniti!

«Mio fratello, Paolo Borsellino, diceva di Bruno Contrada: “Solo a fare il nome di quell´uomo si può morire”. Io sono disposto ad accettare la sua scarcerazione se tirano fuori Paolo dalla bara, vivo. Invece, lo stanno uccidendo ancora, perché Contrada conosce i segreti degli uomini delle istituzioni deviate, che restano in libertà. Adesso ho solo voglia di farmi giustizia con le mie mani, dato che la giustizia in questo nostro sciagurato paese non esiste più».
 
Martina

http://it.youtube.com/watch?v=Qwr6nQScNOk

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