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Lotta alla mafia, pupi e pupari di Stato

di Pippo Giordano – 16 febbraio 2015

La lotta alla mafia? E’ tutta una sceneggiata e per dirla in palermitano una “pupiata” con pupi e pupari.
In pochi vogliono ammettere che da tempo esiste un coacervo d’interessi che lega la mafia allo Stato e viceversa. Il mondo gravitante attorno alla mafia è talmente trasparente, che chi non ha occhi per vedere, non vede. E’ pur vero che l’apparire della mafia, talvolta rappresenta  il contrario dell’essere e nemmeno un pizzino ne chiarisce i contorni. Se solo i cosiddetti esperti “antimafiosi” ripercorressero a ritroso la genesi della mafia, si accorgerebbero che oggi parliamo del nulla: si accorgerebbero che in questi ultimi 70 anni, è stato “venduto” fumo utile per “cummugghiare” le malefatte del duo Stato-mafia.
Lo dico per l’ennesima volta: non sono le sentenze di un Tribunale l’unico strumento per poter accertare le responsabilità dello Stato in ordine alla crescita esponenziale delle mafie in Italia. E’ vero, la responsabilità è palesata dalle sentenze scritte dai Tribunali, ma non basta. La mafia ha occupato manu militari tutto il Paese ed è stato miope non  accorgersi di quello che avveniva.
Volgo lo sguardo al passato e vedo sangue dappertutto: un sangue versato per indicibili accordi. Prendiamo Portella della Ginestra. Fu una strage voluta da Salvatore Giuliano e dai suoi picciotti? La morte di Peppino Impastato avvenne perché inciampò in un candelotto di dinamite? Le morti di Chinnici, Falcone e Borsellino furono originate dalla sola mente di un acculturato come U Curtu di Corleone, Turiddu Riina e company? Ma andatevi a rileggere gli avvenimenti e guardate bene chi erano gli “attori” dell’investigazione di questi ultimi 70 anni: avrete delle belle sorprese. Depistaggi palesi, grandi come il grattacielo di Manahttan. Eppure, ancora oggi siamo qui a disquisire su una mancata perquisizione piuttosto che un mancato arresto. Oppure, ci perdiamo nel dubbio amletico ‘trattativa si, trattativa no’!
Lo so, la legge degli uomini vivi esige che “sentenza canta”, ma c’è anche l’esigenza degli uomini morti, che ci dice di finirla con questa ipocrisia. Ed è agli uomini vivi che manca l’onore e che si nascondono dietro un comodo e facile non ricordo. “Sa, signor presidente, è successo tantissimi anni fa!” Lo sappiamo bene quando è successo, perchè lo testimoniano i corpi maciullati dalle autobombe o dai colpi di mitra. Lo Stato che pomposamente dichiara di aver messo in campo i suoi uomini migliori. Abbiamo visto il risultato, come questi uomini migliori hanno condotto le investigazioni. Li abbiamo visti con Peppino Impastato, con Portella della Ginestra, con Capaci e in ultimo, ancora più terrificante, con via D’Amelio. Erano talmente i migliori che Paolo Borsellino, accasciandosi piangente sul divano, disse a due suoi Sostituti: “Non posso credere che un amico mi abbia tradito!” Questo traditore che in tanti conoscono, ma del quale, per la legge degli uomini vivi, non si può fare il nome. Una sorta di “Io so” del pensiero pasoliniano.  Vorrei rivolgermi a tutti questi traditori: non avete un briciolo d’onore? Non pensate mai a tutti i morti innocenti causati da coloro ai quali in qualche modo avete stretto le mani e che magari avete abbracciato? Lo so, non riuscirete mai a diventare uomini, perchè le vostre mani sono sporche di sangue, come quelle dell’individuo che profanò la borsa di Paolo Borsellino per rubare l’Agenda Rossa. Vivete pure nella vostra immensa considerazione che taluni personaggi istituzionali hanno di voi, ma rimarrete pur sempre dei quaquaraquà.
Mi auguro che un giorno, qualcuno, sul modello di Vittorio Mangano, vi farà assurgere ad Eroi. Si, Eroi del tradimento di persone morte per questo Stato, uno Stato che da 70 anni vuol convincerci del contrario, ovvero di voler lottare contro le mafie.

Pippo Giordano


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