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La ‘ndrangheta è tra noi. Le sentenze Aemilia, e ora?

Venerdì 19 novembre 2021 al Circolo ricreativo L’Orologio di Reggio Emilia, si è tenuto un incontro pubblico organizzato dal Gruppo Agende Rosse Rita Atria di Reggio Emilia e Provincia, dal titolo: “La ‘ndrangheta tra noi. Sentenze Aemilia, e ora?”.  I relatori della serata erano Andrea Rat, giudice a latere del collegio giudicante del Processo Aemilia,  estensore delle 3200 pagine delle motivazioni della sentenza e Paolo Bonacini, scrittore e giornalista del Fatto Quotidiano, inviato per la CGIL di Reggio Emilia al Processo Aemilia. Un evento unico e imperdibile per coloro che volevano conoscere nei dettagli le ragioni che hanno permesso il radicamento della ‘ndrangheta in una delle province più ricche e virtuose d’Italia. La partecipazione è stata elevata nonostante le restrizioni dovute alla pandemia: più di cento presenze, senza contare le molte prenotazioni sopraggiunte alle quali abbiamo dovuto dire NO a malincuore. Molte persone si sono presentate ugualmente con la speranza di poter entrare confidando in qualche defezione.

Sul tavolo dei relatori ci sono i 4 volumi della sentenza del rito ordinario, portati dallo stesso giudice Rat (anche Bonacini ha le sue). In quelle pagine c’è  la cronaca del radicamento mafioso a Reggio Emilia; un racconto che non nasce la notte degli arresti del 2015 ma parte da molto più lontano ed è, che ci piaccia o no, parte integrante della storia della comunità reggiana.  Paolo Bonacini introducendo la serata afferma che “il Processo Aemilia è come il buon vino, con il tempo migliora”. Un vino sincero che fa capire molte cose ma duro da mandar giù; un vino che apre gli occhi più che socchiuderli.

Il giudice Rat apre con una premessa molto importante: “Questa sentenza appartiene a tutti. Le sentenze sono in nome del popolo italiano e noi (giudici) siamo strumento nelle vostre mani”. Rat soppesa e cerca le parole giuste. Dalla sua voce traspare la volontà di chi vuole essere chiaro e comprensibile trovandosi davanti una platea di non addetti ai lavori. “Per me – afferma –  è un onore essere qui stasera e poter spiegare cos’è stata la sentenza Aemilia, quello che è e quello che sarà”.

Andrea Rat prosegue con un salto nel passato, spiegando che fin da piccolo voleva fare il giudice e gli sarebbe piaciuto farlo al sud, seguendo le orme dei grandi magistrati. La prima nomina però cade su Reggio Emilia dove, nel 2014, arrivano sul suo tavolo i primi provvedimenti di quello che diverrà il processo Edilpiovra e proprio in quella circostanza gli occhi incominciano ad aprirsi: “Volevo andare al sud e mi trovo a Reggio Emilia!” come a voler dire che quello che si aspettava di trovare al sud lo ha trovato qui al nord. Nei mesi seguenti arrivano i primi sequestri milionari, i provvedimenti antimafia e le interdittive, culminati negli arresti della notte del 2015, dove il velo si squarcia e scopre una realtà inaspettata: “Gli occhi già aperti da Edilpiovra mi si sono a quel punto ribaltati” dice il giudice Rat, aggiungendo che dalla sentenza Edilpiovra “non avevamo capito nulla!”. Edilpiovra non era altro che il frammento di un mosaico che, nei mesi successivi, si è poi andato ad aggiungere a quello che è stato definito il più grande processo di mafia celebrato al nord nella storia d’Italia.

Il giudice Rat fa un esempio: “Avete presente Mc Donald? Il nome Grande Aracri veniva usato come una società in franchising” e aggiunge: “Io vi faccio usare il mio nome ma voi mi fate fare i soldi”.

Si arriva a fine serata con un monito da parte del giudice: “Dobbiamo stare più attenti al silenzio che al rumore”, aggiungendo che quella notte del 28 gennaio 2015, quando si è resa evidente la rete che emergeva dalla maxi inchiesta Aemilia, oltre allo stupore si è aggiunto anche il dolore.

Un racconto il suo che è partito dagli aspetti personali per arrivare a quelli professionali, fuori dalla retorica e dal linguaggio tecnico degli addetti ai lavori, con la volontà di cercare un ponte con i cittadini finalizzato a generare la consapevolezza della portata storica del processo Aemilia.

Un evento ponderato e pensato da tempo quello organizzato dal gruppo Agende Rosse Rita Atria di Reggio Emilia e Provincia. Il giudice Rat in questi  anni ha infatti assistito ad alcune delle numerose iniziative che il gruppo ha organizzato sul territorio reggiano, manifestando spesso stima e riconoscenza per il grande lavoro di divulgazione sul Processo Aemilia.

Come gruppo Agende Rosse Rita Atria di Reggio Emilia e Provincia non possiamo che ritenerci soddisfatti, non solo per l’esito della serata, ma per la credibilità e l’impegno che a tutti i livelli ci vengono riconosciuti anche da uomini delle istituzioni. Il giudice Rat, dopo le parole di saluto della nostra attivista Daniela Lugli che ha presentato il movimento e introdotto i relatori, ha ringraziato il gruppo Agende Rosse di Reggio Emilia per avergli consentito di essere tra la gente a parlare di una cosa che appartiene a tutti. Noi  ringraziamo il giudice Rat per la sua grande disponibilità e cortesia, Paolo Bonacini che è tra i nostri migliori compagni di viaggio insieme a tutti i cittadini che erano presenti il 19 novembre al Circolo l’Orologio.

Movimento Agende Rosse, gruppo Rita Atria di Reggio Emilia e Provincia.

 

 

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