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Ingroia:” Per sconfiggere la mafia non bisogna avere paura”

BARI– Grande successo di pubblico alla “Libreria –Galleria d’Arte Gagliano” di Bari per l’incontro con Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, e Salvatore Borsellino,fratello del giudice Paolo ucciso dalla mafia nella strage di Via D’Amelio, a Palermo, il 19 luglio 1992. Una location inusuale per presentare l’ultimo libro del procuratore Ingroia  dal titolo “Nel Labirinto degli Dèi”-Storie di mafia e di antimafia,un’occasione imperdibile per incontrare due uomini simbolo della Legalità e della Giustizia del nostro tempo,punti di riferimento per migliaia di persone che credono in questi valori e vogliono affrontare questi temi.

L’incontro è stato organizzato congiuntamente dal “Movimento delle Agende Rosse”,rappresentato da Manuela Bellantuoni che ha introdotto l’incontro, dall’Adusbef Puglia,  nella persona del suo Vicepresidente l’Avv.Massimo Melpignano che ha moderato il dibattito, e dalla “Scuola di Formazione Politica Antonino Caponnetto” rappresentata da Giuseppe Milano che ha concluso l’evento.

Il libro non è una storia, ma un insieme di storie, vissute e raccontate con straordinaria capacità e umiltà dal suo autore,storie che si intersecano con la sua vita di giudice anti-mafia,con la sua esperienza professionale,da uditore di Giovanni Falcone prima, ad allievo di Paolo Borsellino poi,  sino a diventarne amico oltre che collega e ad assumere negli anni quel ruolo che fu dei due giudici annientati dalla mafia,simboli di una lotta impari e difficile con “Cosa Nostra”,l’organizzazione criminale per eccellenza,quella il cui nome inquietante racchiuso nella parola ”mafia”, incute sempre una sensazione di terrore e disagio per la difficoltà palese e sensibile di contrastarla e vincerla nel mare magnum di illegalità che pervade tutti gli strati della società in cui viviamo.

Cos’è la paura per Antonio Ingroia e Salvatore Borsellino,loro che con la paura convivono tutti i giorni?Difficile dirlo,forse c’è la paura di perdere la speranza o di non riuscire a vincere la guerra con il fenomeno mafioso,ma di sicuro per Ingroia non si può e non si deve più avere paura altrimenti,come afferma anche Salvatore Borsellino,avere paura può solo significare arrivare alla fine di un percorso e questo percorso purtroppo non è ancora alla fine.

Quel “fresco profumo di libertà” a cui anelava il giudice Paolo ancora non ha vinto”il puzzo del compromesso” con cui egli stesso ha combattuto per anni insieme a Giovanni Falcone fino a perderne la vita.La mafia è un sistema criminale profondamente radicato sul territorio e in tutti gli strati della società e della comunità in cui si muove,per questo secondo Antonio Ingroia un grande e strategico ruolo può svolgerlo proprio la comunità.Oggi ci vuole una comunità più vigile e attenta,partecipe perché  se c’è una comunità rassegnata non riusciremo ad uscire dal tunnel.

Il nostro Paese ha una storia con una percentuale altissima di illegalità insita nel sistema,con una classe dirigente altamente corrotta,basti pensare al fenomeno di stragismo degli anni ’90 che non ha pari in altri paesi o ai problemi grotteschi che la classe dirigente politica sta affrontando negli ultimi tempi.Il ruolo strategico la comunità può esercitarlo in due modi:comportandosi in forma protettiva nei confronti di coloro che sono impegnati o esposti in prima linea nella lotta all’illegalità e andando alla ricerca della verità.

In Italia abbiamo un conto aperto con la verità,la storia della Prima Repubblica è piena di verità irrisolte,di giustizia negata,dimezzata,c’è sempre qualcuno che arriva prima nel far sparire a turno ora l’agenda rossa di Paolo Borsellino,ora la video cassetta di Mauro Rostagno,ora l’agenda elettronica di Giovanni Falcone,documenti importantissimi per il conseguimento delle verità ricercate ancora oggi dai magistrati come Antonio Ingroia.Verità difficili e ingombranti e in questo caso le Istituzioni vanno in crisi perchè come diceva Sciascia”la mafia non potrà mai essere sconfitta perchè la mafia è nello Stato e lo Stato non avrà mai il coraggio di processarsi”.

La Magistratura da sola non può farcela,secondo il Dott.Ingroia o si ha una spinta dal basso,dalla comunità appunto o la partita si perde,bisogna che ci sia il coraggio di e l’attitudine di chi di dovere a superare “il puzzo del compromesso” e i magistrati senza un movimento cuturale diffuso possono ben poco contro la mafia,questo era il pensiero di Paolo Borsellino.Pensiero condiviso dai due ospiti visto che mai come in questo preciso momento storico la Magistratura sta attraversando una stagione di delegittimazione e denigrazione ad opera di campagne di stampa offensive che ne incrinano agli occhi dei cittadini la credibilità,e il tutto ad opera spesso proprio di rappresentanti delle Istituzioni.

E l’esperienza insegna che quando si vivono momenti di forte tensione istituzionale aumenta la sovraesposizione e di conseguenza il rischio per coloro che operano in territori sottoposti al fenomeno mafioso.Leggi che più che riforme sembrano delle contro-riforme:ddl intercettazioni,processo breve,legittimo impedimento,separazione delle carriere,tutti interventi che mirano ad indebolire il sistema giustizia piuttosto che a rafforzarlo e questi altro non sono che regali a coloro che quotidianamente infrangono la legge,leggi che soprattutto mirano ad indebolire l’articolo 3 della Costituzione:tutti i  cittadini sono uguali davanti alla legge.Concetto che evidentemente non coincide con il pensiero di chi vuole infrangerla a suo uso e consumo.

Tutti i momenti politici di passaggio hanno convissuto con momenti di pericolo e in questo momento il nostro Paese sta attraversando un momento di passaggio,per questo l’attenzione della comunità deve essere forte e incisiva per evitare eventuali drammi.Non è un caso che proprio il Movimento delle Agende Rosse rivesta un ruolo importante nella società dei nostri giorni,un movimento nato su ispirazione di Salvatore Borsellino ma sviluppatosi in forma spontanea,costituito soprattutto da giovani,un movimento nato da una mobilitazione di coscienze, come cita il dott.Ingroia in uno dei capitoli del suo libro e che si muove sul territorio e moltissimo grazie anche all’aiuto del  web e dei social networks.tutto fatto per passione, alla ricerca di una di quelle verità nascoste ovvero la sparizione dell’agenda rossa che Paolo Borsellino aveva con sè nel momento della sua uccisione in Via D’Amelio a Palermo,l’agenda da cui non si separava mai e nella quale annotava tuti i suoi pensieri e spostamenti e che secondo le affermazioni di suo fratello Salvatore è depositaria di terribili segreti che se rivelati potrebbero sconvolgere lo stato non solo della storia passata del nostro Paese ma anche della storia in corso.

La famosa “trattativa tra Stato e mafia” di cui tanto si parla e sulla quale indagano non senza difficoltà le Procure di Caltanissetta e di Palermo,delegittimate continuamente e di conseguenza sovraesposte, è a detta di Salvatore Borsellino l’artefice della morte di Paolo e poco importa che ci siano figure eccellenti coinvolte,se c’è qualcuno che deve pagare che paghi ma che si renda giustizia in nome di chi si è speso ed ha perso la vita per l’onestà con cui lavorava e in cui credeva.Il rischio come ha affermato il Dott.Ingroia è che si possa avvertire da parte dei magistrati una solitudine istituzionale.Anche Salvatore Borsellino avverte questo pericolo e la sua vita ormai è vissuta in nome della costante ricerca della verità sulle cause nascoste della morte di Paolo,ricerca accompagnata da quella sana rabbia interiore che spinge a lottare e a credere che esiste un mondo più giusto,grazie soprattutto a persone come Antonio Ingroia e i tanti magistrati che lavorano impegnandosi sul campo e grazie a cittadini come quelli che costituiscono il “Popolo delle Agende Rosse” che in nome di quello che ormai è un simbolo lavorano volontariamente tutti i giorni sul territorio per diffondere i temi della giustizia e della legalità,aiutando in questo senso i magistrati nel loro difficile compito,ergendosi laddove fosse necessario a vere e proprie “Scorte Civiche” fuori dalle Procure e dai Palazzi di Giustizia,per testimoniare una vicinanza etica e morale che non deve mai mancare.

L’autore spiega con intensità che non ha dato vita al suo libro per velleità letterarie ma per il bisogno che una persona come lui che lavora tutti i giorni alla ricerca del raggiungimento della verità ha sentito di voler condividere con altri in questo momento della sua vita,sperando di riuscire insieme a trovare una via d’uscita,in nome di persone come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

“Forse un mondo onesto non esisterà mai,ma se ognuno di noi prova a cambiare forse ce la faremo”.

E’ la frase che una giovane ragazza “adottata” da Paolo Borsellino dopo essere diventata collaboratrice di giustizia,Rita Atria, suicidatasi una settimana dopo la strage di Via D’Amelio per lo sconforto della perdita del suo unico punto di riferimento nell’abominio che aveva conosciuto scrive nel suo diario e a cui Antonio Ingroia dedica un toccante capitolo,una testimonianza emblematica di quello che il senso della verità e della giustizia devono avere:prevalere sulla paura di perdere la partita.

Manuela Bellantuoni
 

 fonte: L’ira del tacco.it

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