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	<title>Gino Manca Archivi - 19luglio1992.com</title>
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	<title>Gino Manca Archivi - 19luglio1992.com</title>
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		<title>I &#8220;veleni&#8221; nel giardino di casa Manca a Barcellona: indagato il nipote Ugo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Bertelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 09:52:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Manca]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona pozzo di gotto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>10/04/2024 &#8211; Gino ci è morto per quei veleni. Era l’agosto del 2023 quando se n’è andato senza poter avere verità e giustizia come ha&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.19luglio1992.com/i-veleni-nel-giardino-di-casa-manca-a-barcellona-indagato-il-nipote-ugo/">I &#8220;veleni&#8221; nel giardino di casa Manca a Barcellona: indagato il nipote Ugo</a> proviene da <a href="https://www.19luglio1992.com">19luglio1992.com</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_15340" aria-describedby="caption-attachment-15340" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-15340" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2018/09/manca-angela-luca-c-emanuele-di-stefano-300x175.jpg" alt="donna D Angela Manca Gianluca Manca" width="300" height="175" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2018/09/manca-angela-luca-c-emanuele-di-stefano-300x175.jpg 300w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2018/09/manca-angela-luca-c-emanuele-di-stefano-768x448.jpg 768w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2018/09/manca-angela-luca-c-emanuele-di-stefano-20x12.jpg 20w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2018/09/manca-angela-luca-c-emanuele-di-stefano.jpg 850w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-15340" class="wp-caption-text">Angela e Gianluca Manca sul Palco di Via D&#8217;Amelio (foto © Emanuele Di Stefano)</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">10/04/2024 &#8211; Gino ci è morto per quei veleni. Era l’agosto del 2023 quando se n’è andato senza poter avere verità e giustizia come ha chiesto invano per troppo tempo. La signora Angela poi è dovuta andare via da quella casa e da quel giardino di Barcellona Pozzo di Gotto, dove gli spettri giornalieri della morte di Attilio, il suo figlio adorato, se li ritrovava ad ogni angolo. E poi c’erano i veleni quotidiani che qualcuno sversava di notte nel loro giardino. L’aria diventava irrespirabile, la gola bruciava, le piante appassivano come bruciate.<br />
Per quei veleni versati di notte per anni nel loro giardino adesso c’è un indagato. Ed è il nipote <strong>Ugo Manca,</strong> il loro parente e vicino di casa, che è stato raggiunto da un atto di chiusura delle indagini preliminari con contestuale informazione di garanzia, siglato dal sostituto procuratore <strong>Carlo Bray</strong> e controfirmato dal procuratore capo di Barcellona Pozzo di Gotto <strong>Giuseppe Verzera.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’ipotesi d’accusa a carico di Ugo Manca, che risulta assistito dall’avvocato <strong>Franco Bertolone,</strong> è quella di atti persecutori: avrebbe sversato in numerose occasioni (nei mesi di maggio e agosto del 2022, nonché nei mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto del 2023) sostanze nocive nel giardino di pertinenza dell’abitazione dei vicini, i coniugi <strong>Angela Gentile e Gioacchino Manca,</strong> provocando in loro difficoltà respiratorie e il perimento delle piante.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha ingenerato in loro un fondato timore per la propria incolumità. Li ha costretti ad alterare le proprie abitudini di vita, a tenere chiuse porte e finestre della propria casa anche d’estate, a non uscire in giardino. E infine ad abbandonare la propria casa. Tutto questo è accaduto, secondo la Procura, sin dal mese di maggio del 2022, e la condotta sarebbe ancora in atto.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un paio di giorni la signora Angela è tornata a Barcellona, nella casa di famiglia. Sola e sconfortata. Le sua parole ormai sottili le pronuncia piano. Il primo pensiero è per Gino: «Mio marito mi diceva sempre “mi manca il respiro, mi manca il respiro”. E perfino dopo la sua morte hanno intensificato queste azioni vigliacche. Io mi svegliavo nel cuore della notte perché sentivo questi odori intensi che mi bruciava lo stomaco, e poi la mattina mi bruciava tutta la pelle. Mi creda, entrare nel nostro giardino era diventato una pena, vedere tutte quelle piante che morivano giorno dopo giorno &#8230; mio marito aveva curato questo giardino con tanto amore, c’erano rose rampicanti, cespugli di rose, ciclamini, una pomelia, una camelia &#8230; tutto morto &#8230; non c’era più niente, della magnolia mezzo tronco adesso non c’è più &#8230; quello che ho visto non si può immaginare. Ma mi creda, la cosa che mi fa più male &#8230; dopo che ho perso un figlio &#8230; perché questo accanimento &#8230; perché questa malvagità &#8230; perché questa cattiveria».<br />
La voce si spezza, la signora Angela fa un profondo respiro, le parole rimangono in gola, poi un ultimo pensiero amaro: «&#8230; sono tornata, adesso, sono tornata. Che le devo dire &#8230; speriamo che mi lascino vivere tranquilla questi ultimi giorni della mia vita».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nuccio Anselmo (Gazzetta del sud)</strong></p>
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		<title>Ciao Gino</title>
		<link>https://www.19luglio1992.com/ciao-gino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pat&#38;Guido]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 19:54:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Gentile]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Attilio Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Manca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Muore il padre di Attilio Manca, una vita a cercare giustizia assieme a sua moglie e a suo figlio di Lorenzo Baldo 19 Agosto 2023&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.19luglio1992.com/ciao-gino/">Ciao Gino</a> proviene da <a href="https://www.19luglio1992.com">19luglio1992.com</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #800000;"><strong><a href="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/manca-gino-argo.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-41559" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/manca-gino-argo-251x300.jpg" alt="" width="251" height="300" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/manca-gino-argo-251x300.jpg 251w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/manca-gino-argo-857x1024.jpg 857w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/manca-gino-argo-768x918.jpg 768w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/manca-gino-argo.jpg 1079w" sizes="(max-width: 251px) 100vw, 251px" /></a>Muore il padre di Attilio Manca, una vita a cercare giustizia assieme a sua moglie e a suo figlio</strong></span></em></p>
<p><em>di Lorenzo Baldo</em><br />
<em>19 Agosto 2023</em></p>
<p><em>“Sono qui con te, papà, stai tranquillo. Dammi la tua mano, ti accompagno io…”. “Attilio… sei venuto finalmente… abbracciami…”. </em>L’immagine è sfocata, la luce della <em>abat-jour</em> della camera da letto di Gino è flebile. Ma è come se quell’abbraccio atteso da tanti anni andasse oltre il tempo e lo spazio. Angelina è segnata da questi lunghi anni di malattia di suo marito, prostrata da questi ultimi mesi, settimane, giorni. Interminabili nel loro scandire un tempo fatto di sofferenza. Attilio entra in quella stanza come in un rallenty, guarda dolcemente negli occhi sua madre. Che non lo vede, ma sente forte la sua presenza. <em>“Attilio… figlio mio&#8230;”. “Mamma…”. </em>È un attimo. Gino e Attilio escono dalla stanza, un padre e un figlio che si ritrovano. Per un istante anche Luca, il fratello minore, viene sfiorato da quella presenza. Che si dissolve in un battito d’ali.<em><br />
</em>Ho immaginato così la dipartita di <strong>Gino Manca</strong>, con un senso di tristezza e di gioia nel cuore. Tristezza perché Gino è stato un secondo padre per me, e se ripenso ai giorni vissuti assieme provo un senso di vuoto. Ma anche di gioia pensando che Attilio possa essere venuto per accompagnarlo in questo ultimo viaggio. Finalmente la sua devastante sofferenza nel corpo e nell’anima ha avuto fine, purtroppo però Gino non è riuscito ad avere giustizia in questo disgraziato Paese. Che l’ha ostentatamente negata a tutta la sua famiglia fino a questo momento. La sua battaglia, come quella di Angelina e Luca, diviene adesso ancora di più una richiesta pressante di verità, in una lotta contro il tempo.<br />
Ti ho voluto bene, Gino, tanto. Mi sono specchiato nel dolore sordo dei tuoi occhi, lì ho ritrovato il dolore antico di ogni padre che perde un figlio. Quel filo spezzato che oggi finalmente hai riannodato con l’amore che ti era stato tolto e che non riusciva a trovare le parole. Ma quelle parole non dette erano proprio i tuoi occhi a farle arrivare al mio cuore.<br />
Grazie Gino, per la tua pretesa di giustizia avvolta di dignità. Te ne vai con il tuo volto onesto, e lasci questo mondo di maschere. Mancheranno le tue premurose attenzioni, il tuo sorriso, la tua bontà d’animo. Ma ora vai, proteggi Angelina, dalle la forza per continuare, proteggi Luca nelle battaglie che farà, e veglia su tutti coloro che continueranno a lottare per Attilio.<br />
Ciao Gino, vola libero.</p>
<p><em>P.s. Ho voluto riprendere alcuni passaggi tratti dal mio libro su <strong>Attilio Manca</strong> per ricordare la bellezza profonda di quest’uomo mite che non si è mai arreso. LB</em></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/2022/02/manca-attilio-famiglia-pb.jpg" alt="manca gino angela e attilio " width="820" height="546" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Attilio Manca insieme a suo padre Gino e sua madre Angela</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Capitolo VIII – Barcellona*</strong></h3>
<p>Arrivo a Barcellona Pozzo di Gotto con il treno delle 18:00. Alla stazione c’è Gino che è venuto a prendermi. Il suo affetto è disarmante, così come le sue attenzioni: mi ricorda mio padre. Mentre lo abbraccio sento forte il suo dolore – ammantato di profonda dignità – causato dall’assenza di un figlio adorato. In macchina, durante il tragitto verso casa, parliamo subito di Attilio e della lentezza incredibile delle indagini. Gino è alquanto disilluso, osserva il mondo fuori dal parabrezza come se fosse lontano, tanto lontano. Guardando i suoi occhi mi torna in mente una vecchia canzone di <strong>Claudio Baglioni</strong> che parlava di <em>“occhi annacquati dalla pioggia della vita”</em>. Quella pioggia ha infierito su di lui e sulla sua famiglia come un violento temporale, lasciando dietro di sé macerie e solchi profondi. In pochi minuti arriviamo in via Spagnolo, Angelina mi attende sulla porta di casa, dietro di lei c’è Argo, il minuscolo chihuahua che continua ad abbaiare. Il sorriso premuroso di questa donna mi fa sentire subito a casa. Appoggio la valigia nella camera di Attilio dove passerò la notte. In quella stanza ogni cosa parla di lui. I suoi libri, i suoi Cd, e poi ancora le sue fotografie, tante, appese alle pareti, o appoggiate sulla libreria. Mi siedo sul letto, in silenzio, mentre mille pensieri scorrono veloci. Tiro fuori il registratore e mi preparo a intraprendere un viaggio a ritroso nella vita di Attilio e dei suoi familiari.</p>
<p><strong>Gino<br />
</strong>Non è facile dover far rivivere sentimenti ed emozioni, racchiusi nei ricordi di una vita, a chi porta segnato nel proprio corpo e nella propria anima, come un marchio indelebile, la sintesi di un dolore senza rimedio. L’umiltà di questo padre è disarmante. L’inseparabile Argo gli si accovaccia in grembo, Gino sorride e lascia che la diga che contiene il lago formato dalle gocce della sua memoria si apra  completamente.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/2023/08/manca-attilio-gino-angela-complex.jpg" alt="manca attilio gino angela complex" width="410" height="456" /></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Attilio Manca con i suoi genitori mentre festeggiavano il suo terzo compleanno</strong></em></p>
<p><em>«Ho un ricordo immenso, indimenticabile del rapporto che c&#8217;era tra me e Attilio. Anche se parlavamo poco ci capivamo con uno sguardo. Quello di Attilio era profondo e soprattutto luminoso, indimenticabile. Non potevo negargli quello che mi chiedeva.  Negare qualcosa a una persona che si ama è impossibile. Una volta, Attilio aveva da poco comprato una moto 600,  mi disse di salire, ma io non volevo perchè mi sembrava ridicolo che un vecchio potesse andare sulla moto. Attilio insisteva: “sali papà, che ci facciamo un giretto”, e mi ha portato a 20 km di distanza da Barcellona, in montagna. Una volta arrivati ha iniziato a fotografare un pastore con il suo gregge avvolto nella nebbia. Ricordo il contrasto tra il nero del mantello del pastore e il bianco della nebbia. Altre volte ci portava al mare, a me e ad Angelina, perchè a lui piaceva moltissimo stare sulla spiaggia, e ci diceva: “se non ci fossi io questi luoghi non li vedreste mai”. Attilio era sempre accanto a noi, come lo è ancora oggi. Ricordo che quando si trasferì per un anno a Parigi, per una specializzazione sulle tecniche mediche di cura del tumore alla prostata per via laparoscopica, ci disse di andare a trovarlo. E così fu. Attilio andava presto al lavoro all&#8217;ospedale e tornava a casa tardissimo, si buttava sul letto e spesso si addormentava. Io gli dicevo: “Ma perchè devi stare così a lungo?”, e lui mi rispondeva: “Papà più interventi vedo, più pratico divento”. Attilio era molto umile, aveva un occhio di riguardo anche per le persone più semplici. C&#8217;è una fotografia dove lo si vede abbracciato con un’anziana inserviente di colore della casa dove andava a mangiare. Mio figlio sapeva dialogare con tutti: sia con le persone umili, che con quelle colte e trovava sempre il modo per entrare in simpatia con le persone. Una volta in montagna, a Montalbano (vicino a Messina), Attilio si mise a parlare con dei contadini che intrecciavano delle cipolle del loro lavoro e con altri che sgranavano il granturco. Poi li fotografò. Quando Attilio se ne stava per andare via gli regalavano vino, ricotta&#8230; Anni dopo una sua amica ci disse che Attilio aveva scritto circa 50 pagine di un romanzo autobiografico, ma noi non abbiamo mai trovato niente, il suo computer è stato sequestrato dalla Polizia e non ci è stato ancora restituito».</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/2023/08/manca-attilio-infermiera-parigi.jpg" alt="manca attilio infermiera parigi" width="410" height="386" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Attilio Manca insieme a un&#8217;inserviente a Parigi </em></strong></p>
<p>Lo sguardo di Gino si perde nella stanza di Attilio, là dove tante volte era entrato per salutarlo al mattino scavalcando pile di libri sparsi per terra.<br />
<em>«Credo che la sensibilità sia innata, non si può conquistare, si nasce così oppure no. Oltre alla sensibilità, Attilio dimostrava nei nostri confronti protezione, ci diceva: “Papà, mamma, non vi dovete preoccupare, a voi ci penserò io”. E invece, aldilà di Luca, non ci sarà nessuno che ci potrà seguire. Ma è proprio la sua sensibilità che lo ha portato alla distruzione, perchè credeva immensamente nel valore dell&#8217;amicizia. Ma era unilaterale, quelli che lui reputava amici dopo la sua morte non si sono fatti più sentire. Addirittura, quelli che lui credeva essere i migliori amici, l’hanno tradito. Questo senso di amicizia lo ritroviamo nella storia, nella leggenda, e sopratutto nella religione. Nella storia quando Bruto tradisce <strong>Giulio Cesare</strong>, nella leggenda quando <strong>Gano di Magonza</strong> tradisce <strong>Carlo Magno</strong> e nella religione abbiamo due esempi forti: <strong>Giuda</strong> che tradisce <strong>Gesù</strong>, <strong>Lucifero</strong> che tradisce lo stesso <strong>Dio</strong>, <strong>Caino</strong> e <strong>Abele</strong>. Quella di Attilio è una tragedia che si aggiunge a tutte queste&#8230;».</em><br />
Una tragedia che Gino rivive dall’istante in cui gli è stato detto che suo figlio era morto.<br />
<em>«Quel momento è stato indescrivibile e indimenticabile. Quando un padre viene a sapere che un figlio è venuto a mancare è la cosa più tremenda che possa accadere. Un genitore non può mai superare la morte di un figlio. Possono passare anni, secoli, ma è una piaga enorme che continua a sanguinare. Dal momento in cui Attilio è morto mi è mancata la sua protezione. Con lui io non ero il padre, ma il figlio: i ruoli erano invertiti. Io credevo immensamente in lui. Oggi di Attilio mi manca tutto. Attorno a me c&#8217;è il vuoto, non ho più nessun piacere e interesse. Prima amavo andare al cinema, a teatro, mi piaceva scrivere piccoli racconti tratti da miei ricordi del passato. Adesso anche se guardo la tv dopo un po&#8217; mi distraggo, basta un nonnulla che la mente torna ai ricordi legati ad Attilio&#8230; l’unica passione che mi è rimasta è quella di scrivere di Attilio: mettere assieme quei pensieri per ricordare chi era mio figlio, il suo grande trasporto, la sua grande intelligenza&#8230; A 17 anni Attilio sapeva tradurre dal greco e dal latino senza vocabolario, leggeva speditamente in lingua originale le opere di scrittori greci e latini. I professori dicevano che non avevano mai avuto un alunno simile. E’ stato il primo ad operare a soli 30 anni il tumore alla prostata per via laparoscopica, ricordo che lo chiamavano negli ospedali di altre città come Bologna, Ravenna, Ferrara e lui stesso si meravigliava per come veniva accolto. Attilio mi è sempre accanto, non c&#8217;è un momento della giornata nel quale non lo sento vicino&#8230;.».</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/2023/08/manca-attilio-gino-.jpg" alt="manca gino attilio piccolo" width="410" height="466" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Gino e Attilio Manca<br />
</em></strong></p>
<p>Con una mano Gino si copre gli occhi, gli argini della diga aperta poco prima ormai non esistono più. Dolore, amarezza, e soprattutto quella netta sensazione di non avere il tempo per ottenere giustizia.<br />
<em>«La Procura di Viterbo non ha tenuto conto delle nostre opposizioni alle loro richieste di archiviazione&#8230; non ci hanno mai sentiti, e questo è già abbastanza grave&#8230; un Procuratore corretto dovrebbe interrogare prima di tutto i familiari di colui che è morto. Invece la Procura di Viterbo non solo non ha interrogato le persone che noi avevamo segnalato, ma ci ha anche estromessi dal processo, che delusione! Durante la conferenza stampa del Procuratore Pazienti e del suo sostituto Petroselli ci siamo sentiti presi in giro. Una volta un prete mi disse: “penso che stiano meglio le madri degli assassini perchè hanno la speranza di rivedere il proprio figlio invece voi non vedrete più il vostro anche se è stato onesto”, queste parole mi hanno trafitto il cuore un&#8217;altra volta. E’ una cosa incomprensibile. Io non riuscirei mai a sopportare la vista di un figlio assassino in vita&#8230; meglio morto ma onesto. Ormai ho 81 anni e conosco la lungaggine dei processi in Italia: quello per la strage di via D&#8217;Amelio, così come per le indagini sull&#8217;omicidio Agostino (sono trascorsi 25 anni e quello è un delitto di mafia&#8230;). La mia più grande sconfitta è quella di non poter avere la verità giudiziaria. Il caso di Attilio viene considerato dalla Procura di Viterbo una morte per overdose; la verità “storica” noi la conosciamo e la conoscono tutti, ma io vorrei conoscere quella giudiziaria. Quanti anni devono trascorrere ancora?».</em><br />
La consapevolezza del tempo che corre inesorabile mentre l’attesa della verità si prolunga a oltranza consuma lentamente questo anziano padre. Che troppo spesso non riesce a vivere la benchè minima quotidianità.<br />
<em>«Ho avuto una doppia tragedia: quella della morte di Attilio che è immensa, e il sospetto che in quella morte potrebbero essere coinvolti membri della mia stessa famiglia. Questo non posso ancora stabilirlo, perchè non c&#8217;è un processo, però il dubbio mi rimane e questo mi tormenta…».</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/2023/08/manca-gino-angela-giovani-2.jpg" alt="manca gino angela giovani" width="410" height="466" /></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Gino Manca ed Angela Gentile da giovani</strong></em></p>
<p>Un tormento interiore che Gino conosce fin troppo bene, che rimane latente e che si manifesta soprattutto nei suoi momenti di solitudine.<br />
<em>«So che non sono il solo ad essere stato colpito da una simile tragedia, tanti altri anche nell&#8217;antichità hanno vissuto un dramma analogo. Io sono un credente e al di là di essere cristiano, mussulmano o buddista credo in questo essere soprannaturale. Ma non posso immaginare che il mio Dio mi possa colpire atrocemente. Un Dio non colpisce, come un padre non può colpire il figlio in modo cruento. Come ha scritto <strong>Sofocle</strong>, Elettra ha conosciuto chi le aveva ucciso il padre e si è vendicata. Ma io non voglio vendetta: soltanto giustizia e verità. Spesso mi sono chiesto perché il dolore di un padre passa in secondo piano. Sin dall&#8217;antichità l&#8217;uomo è sempre stato considerato forte, colui che doveva e deve quasi nascondere i propri sentimenti. Non parliamo mai del dolore di Giuseppe, parliamo piuttosto di quello di <strong>Maria</strong> quando <strong>Gesù</strong> non si trovava più. Io non riuscivo e non riesco tuttora a parlare in pubblico. Se parlo di Attilio mi commuovo e mi vergogno a mostrarmi così. Mi sono chiuso nel mio dolore. La perdita di un figlio è qualcosa di indescrivibile, non si può mai immaginare. Si dice che il tempo lenisce il dolore, e invece dico che il tempo acuisce il dolore. Man mano che passano gli anni i ricordi quasi svaniscono in una nebbia, la nebbia che avvolgeva il pastore che Attilio aveva fotografato&#8230; quella nebbia avvolge i ricordi, le immagini e la voce. Ti vengono a mancare, e il dolore aumenta, perchè tu vorresti ricordare, ma ricordi solo immagini, non hai più il corpo da vedere o da ricordare&#8230; Tutto questo aumenta il dolore e a volte non mi fa dormire».</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/2023/08/manca-ronzoni-gemelli.jpg" alt="manca ronzoni gemelli" width="820" height="546" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Attilio Manca con il prof. Ronzoni ed altri colleghi al Policlinico Gemelli di Roma</strong></p>
<p>Tra i tanti pensieri di Gino c’è anche quello che il proprio figlio sia finito stritolato all’interno di quel “patto” tra mafia e Stato.<br />
<em>«Credo che la vicenda di Attilio rientri nella trattativa. Lui poteva benissimo continuare a vivere e fare il medico della mafia, ma come aveva scritto lui stesso in un testo, non poteva sottostare ai compromessi. Lontani anni luce da lui. E se la morte di Attilio rientra nella trattativa è difficilissimo che emerga la verità. Prima dovranno morire tutte quelle persone che proteggevano la latitanza di Provenzano. Come fa un uomo ad essere latitante per oltre 40 anni se non c&#8217;è qualcuno che lo protegge? Lo stesso <strong>Matteo Messina Denaro</strong>: perchè non lo trovano? Perchè ci sono questi compromessi tra mafia e politica. Perchè non lo si vuole trovare!».</em><br />
Il piccolo Argo si è addormentato sulle ginocchia di Gino, il suo padrone lo accarezza amorevolmente mentre il suo respiro si fa più lungo.<br />
<em>«Se potessi parlare con Attilio gli direi che avrebbe dovuto dire a noi genitori quello che gli stava accadendo. Il suo senso di protezione era talmente alto che non voleva addolorarci rivelando in quale situazione si trovasse. Oggi gli direi: “hai fatto male”, perchè anche i più umili genitori sanno consigliare bene i propri figli. “Perchè non ci hai coinvolto, Attilio? Perchè non hai rivelato quello che sapevi al prof. Ronzoni o al tuo amico e collega Fattorini?”. Credo che lo abbiano minacciato al punto di dirgli che se avesse parlato sarebbero stati colpiti i familiari, gli amici, i parenti più cari che lui amava. E per questo non ha parlato. Oggi non mi dò pace: penso che lui ne abbia parlato ai falsi amici…».</em></p>
<p><strong>*</strong>tratto dal libro <a href="https://www.antimafiaduemila.com/libri/1347-suicidate-attilio-manca.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>“La mafia ordina Suicidate Attilio Manca”<br />
</strong></a></p>
<p><em><strong>Tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila esprime sincere e profonde condoglianze ad Angela Gentile, Luca Manca e alla famiglia di Attilio Manca</strong></em></p>
<p><a href="https://www.antimafiaduemila.com/libri/1347-suicidate-attilio-manca.html" target="_blank" rel="noopener"><strong><br />
</strong></a><strong>Info:</strong> <em><a href="http://www.attiliomanca.it/" target="_blank" rel="noopener">attiliomanca.it</a></em></p>
<p><strong>ARTICOLI CORRELATI:<br />
</strong><a href="https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/309-topnews/93866-giustizia-per-attilio-manca-una-questione-di-tempo.html"><strong>Giustizia per Attilio Manca: una questione di tempo</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FONTE:<br />
<a href="https://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/96960-ciao-gino.html">www.antimafiaduemila.com</a></strong></p>
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		<title>La morte di Gino Manca. Il ricordo di Fabio Repici: il suo desiderio di verità vilipeso dalla rozza afonia di tante istituzioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pat&#38;Guido]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 19:41:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Attilio Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Manca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Fabio Repici Era una persona mite. Era una persona garbata. Era una persona delicata. Da quel maledetto 12 febbraio 2004, il professor Gioacchino, per&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_41553" aria-describedby="caption-attachment-41553" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/Attilio_e_Gino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-41553" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/Attilio_e_Gino-225x300.jpg" alt="Attilio Manca, Gino Manca" width="225" height="300" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/Attilio_e_Gino-225x300.jpg 225w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/Attilio_e_Gino.jpg 526w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-41553" class="wp-caption-text">Gino Manca tra le braccia di suo figlio Attilio</figcaption></figure>
<p class="s3"><em><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Di Fabio Repici </span></span></em></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Era una persona mite. Era una persona garbata. Era una persona delicata. Da quel <a href="https://www.19luglio1992.com/roma-16-febbraio-2023-conferenza-stampa-nuovi-elementi-sulla-morte-del-medico-attilio-manca/" target="_blank" rel="noopener">maledetto 12 febbraio 2004</a>, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">il professor </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Gioacchino, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">per tutti Gino,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Manca era soprattutto una persona indifesa, vulnerabile; anzi, definitivamente vulnerata. Quando venne investito dalla notizia della morte di suo figlio <a href="https://www.19luglio1992.com/?s=attilio+manca" target="_blank" rel="noopener">Attilio</a>, la mitezza, il garbo, la delicatezza del suo animo si impastarono irrimediabilmente con un carico di sofferenza che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">divenne la sua prima cifra visibile. Era impossibile non percepirlo, non bastavano l&#8217;enorme sua timidezza e il suo senso del pudore a celarlo. E quando poi parlava di come era stato ucciso il suo Attilio e di come il suo desiderio di verità fosse vilipeso dalla rozza afonia di tante istituzioni, quella sofferenza diventava rabbia e, per quanto trattenuta, gliela leggevi negli occhi prima ancora di sentirla dal soffio sincopato della sua voce.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Quando è arrivata la notizia della morte di Gioacchino Manca, non certo imprevedibile dopo mesi di agonia, il primo riflesso mentale, subito dopo la tristezza, è stato il senso di ingiustizia, per il fatto che quell&#8217;uomo non abbia </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">avuto in vita verità e giustizia per l&#8217;assassinio di suo figlio. Le aspettava, con la fragilità di un bambino, da quasi vent&#8217;anni. E da diciannove anni esatti, da quando lo vidi per la prima volta, immancabilmente in compagnia della signora Angela, sempre al suo fianco (o lui sempre al fianco di lei), non aveva mai smesso di chiederle. Per questo io oggi oltre che triste mi sento sconfitto.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sconfitto perché il trattamento che i genitori di Attilio Manca hanno ricevuto da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">una parte de</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">lla società, e prima di tutto dalle istituzioni dello Stato, è indegno di un paese civile. Gioacchino Manca non ha avuto nemmeno l&#8217;occasione di vedere in faccia un magistrato, fra i tanti che pure, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">nel loro ruolo,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ricevevano lo stipendio anche per </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">rendere giustizia ad Attilio. Nessuno lo ha mai voluto sentire, per provare a raccogliere dalla voce di un padre qualche piccolo elemento, anche solo un brandello, per ricostruire il martirio che portò alla morte quel giovane urologo, che, nell&#8217;uragano che sconvolse la vita del professor Manca, da figlio amato e scienziato ammirato era divenuto perfino vittima, oltre che dei suoi carnefici, anche delle infamie abominevoli di certa immonda borghesia barcellonese, simile nei tratti e nelle pulsioni ai sorci risaliti dalle fogne. Quel fango e quei veleni sono stati fino all&#8217;ultimo una ferita nel cuore di un padre che mai avrebbe immaginato che il proprio orgoglio per un figlio precocemente avviato al successo professionale (pensate alla soddisfazione di Gioacchino Manca, il 21 marzo 2001, alla notizia che Attilio, appena trentaduenne, era stato il primo chirurgo in Italia a eseguire l&#8217;asportazione di un tumore alla prostata per via laparoscopica) si sarebbe tramutato nell&#8217;impegno lacerante a proteggerne la memoria dal fango postumo, messo in circolo proprio al fine di depistare e di nascondere la verità sull&#8217;omicidio del suo Attilio.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Gioacchino Manca, però, aveva un&#8217;altra qualità, nota a tutti coloro che lo hanno conosciuto, ed era la generosità umana. Io ne sono stato testimone e allo stesso tempo beneficiario. Pure se sempre schiacciato nel morale dall&#8217;angoscia di non riuscire ad avere in vita giustizia per suo figlio, non mancava mai di mostrarmi gratitudine per ogni minimo elemento utile trovato lungo il duro percorso alla ricerca della verità. E puntualmente, ogni volta, riusciva ad abbattere la crosta di quella sua immancabile timidezza per dirmi in modo esplicito e con trasporto infantile che lui riponeva la massima fiducia in me e che vedermi e ricevere quella piccola novità era per lui un prezioso sospiro di sollievo: «avvocato – </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">mi diceva – </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">quando la vedo mi sento già meglio!». E proprio con questo spirito, ogni volta che veniva fuori una nuova intercettazione, una nuova rivelazione di un collaboratore di giustizia, un nuovo documento emerso dalla palude dei mille insabbiamenti, il mio primo pensiero era di scappare appena possibile a casa loro a Barcellona per informare lui e la signora Angela, e al contempo non solo dare manforte agli sforzi di quell&#8217;eroina che è la signora Angela ma vedere nel viso del professor Manca quel sorriso al contempo speranzoso e timoroso, che però sapevo equivaleva per lui a una grossa carica di ossigeno. Sì, quell&#8217;ossigeno di cui negli ultimi tempi, e sempre più dopo gennaio di quest&#8217;anno, e ancora di più negli ultimi mesi, aveva sempre bisogno. E anche in questi ultimi mesi, anche quando ormai lo trova</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">v</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">o a letto, era sempre attento a tutte le notizie e agli sforzi per dare giustizia ad Attilio. Perché era quello, da quasi vent&#8217;anni, il suo rovello: verità e giustizia per Attilio e tutela dell&#8217;immagine di quel figlio che criminali spietati gli avevano portato via troppo presto.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Quel suo rovello </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">è stato</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> però sempre accompagnato dal</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">la mitezza, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">da</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">l garbo, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">dal</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">la delicatezza. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">E dall&#8217;amore. Quello grandissimo di padre per Luca, che da solo si è trovato a dover occupare lo spazio esistenziale che nella normalità della vita di prima era condiviso con suo fratello. E quello smisurato, nel senso letterale, senza confini, per quasi sessant&#8217;anni, per la sua Angela. Tale che oggi è impossibile a chiunque pensare a uno senza l&#8217;altra, a una senza l&#8217;altro, a Gino senza Angela, come in quelle foto di tanto tempo fa che li ritraggono giovanissimi e bellissimi, e ad Angela senza Gino, fino all</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a dedizione totale di Angela per alleviare le sofferenze di lui e alla dedizione totale di Gino di consegnarsi alle premure di lei. Fino all&#8217;ultimo giorno e per sempre.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ecco, in quell&#8217;uomo timido che era il professor Manca, la cosa che prima di tutte colpiva era la sua capacità di amare, proprio quella parola grossa, quella inclinazione naturale, dono di pochissimi, a offrire al mondo, e a ogni persona, e a ogni essere vivente, e a ogni elemento in natura (le piante del suo giardino, da anni stuprate dalle pratiche criminali e abiette di qualcuno che definire criminale e abietto forse è poco), e al suo Argo (che a me pareva stare quieto solo fra le sue braccia) quel suo sorriso tenero e il suo affetto genuino e impagabile.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">È stato delicato e lieve il passaggio amorevole di Gino Manca su questa terra. Sia ora la terra delicata e lieve a lui.</span></span></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.stampalibera.it/2023/08/21/la-morte-di-gino-manca-il-ricordo-di-fabio-repici-il-suo-desiderio-di-verita-fosse-vilipeso-dalla-rozza-afonia-di-tante-istituzioni/" target="_blank" rel="noopener">Stampalibera.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.19luglio1992.com/la-morte-di-gino-manca-il-ricordo-di-fabio-repici-il-suo-desiderio-di-verita-vilipeso-dalla-rozza-afonia-di-tante-istituzioni/">La morte di Gino Manca. Il ricordo di Fabio Repici: il suo desiderio di verità vilipeso dalla rozza afonia di tante istituzioni</a> proviene da <a href="https://www.19luglio1992.com">19luglio1992.com</a>.</p>
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		<title>Ciao Gino, continueremo anche per te!</title>
		<link>https://www.19luglio1992.com/ciao-gino-continueremo-anche-per-te/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pat&#38;Guido]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2023 11:23:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri documenti]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Attilio Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Manca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri 19 agosto 2023 è mancato, all’età di 89 anni nella sua casa di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Gino Manca, papà di Attilio. Salvatore&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_41530" aria-describedby="caption-attachment-41530" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/IMG_9796.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-41530 size-medium" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/IMG_9796-300x200.jpg" alt="Gino Manca, Angela Manca, Salvatore Borsellino" width="300" height="200" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/IMG_9796-300x200.jpg 300w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/IMG_9796-1024x682.jpg 1024w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/IMG_9796-768x512.jpg 768w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/IMG_9796-272x182.jpg 272w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/IMG_9796.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-41530" class="wp-caption-text">Gino Manca, Angela Manca, Salvatore Borsellino</figcaption></figure>
<p>Ieri 19 agosto 2023 è mancato, all’età di 89 anni nella sua casa di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), <strong>Gino Manca</strong>, papà di <a href="https://www.19luglio1992.com/?s=attilio+manca" target="_blank" rel="noopener">Attilio</a>.</p>
<p>Salvatore Borsellino e il Movimento delle Agende Rosse si stringono con immenso affetto ad Angela e Gianluca, mamma e fratello del nostro caro Attilio, per la scomparsa del suo papà Gino, che immaginiamo ora essere con lui.</p>
<p>Gino Manca non c&#8217;è più. È morto senza poter vedere verità e giustizia per suo figlio, riabilitare il suo nome rendendogli la dignità e l&#8217;integrità che gli spetta.</p>
<figure id="attachment_41524" aria-describedby="caption-attachment-41524" style="width: 150px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/Gino-Manca-piccola-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-41524 size-thumbnail" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2023/08/Gino-Manca-piccola-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-41524" class="wp-caption-text">Gino Manca con il suo piccolo amico Argo</figcaption></figure>
<p>Se ne è andato un uomo buono. Le più sentite condoglianze da tutti noi, che non smetteremo di starvi vicini e continueremo a batterci instancabilmente.</p>
<p>Vogliamo ricordarlo con il suo piccolo amico Argo sempre in braccio o al guinzaglio, dare supporto e forza all&#8217;amata moglie, con la quale aveva costruito una splendida famiglia piena di valori e amore.</p>
<p>Grazie Gino, per il tuo affetto: continueremo anche per te la nostra ricerca di Verità e Giustizia per Attilio.</p>
<p><a href="https://agenderosse.smugmug.com/Foto-da-pubblicarepubblicate/Ciao-Gino-Manca" target="_blank" rel="noopener">Ciao Gino Manca! &#8211; Link alle immagini</a></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://agenderosse.smugmug.com/frame/slideshow?key=pgPVNT&amp;speed=3&amp;transition=fade&amp;autoStart=1&amp;captions=0&amp;navigation=0&amp;playButton=0&amp;randomize=0&amp;transitionSpeed=2" width="800" height="600" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.19luglio1992.com/ciao-gino-continueremo-anche-per-te/">Ciao Gino, continueremo anche per te!</a> proviene da <a href="https://www.19luglio1992.com">19luglio1992.com</a>.</p>
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		<title>Una lettera per Attilio</title>
		<link>https://www.19luglio1992.com/una-lettera-per-attilio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pat&#38;Guido]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2021 10:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le vostre lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Attlio Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Manca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grosseto lì 20 Febbraio 2021 Caro Attilio BUON COMPLEANNO !!! Oggi avresti compiuto 52 anni, io ne ho compiuti 61. Ho scoperto qualche settimana fa&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/10/manca-attilio-gino-angela-820.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-23881" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/10/manca-attilio-gino-angela-820-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/10/manca-attilio-gino-angela-820-300x166.jpg 300w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/10/manca-attilio-gino-angela-820-768x426.jpg 768w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/10/manca-attilio-gino-angela-820-20x11.jpg 20w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/10/manca-attilio-gino-angela-820.jpg 820w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Grosseto lì <strong>20 Febbraio</strong> 2021</p>
<p>Caro Attilio BUON COMPLEANNO !!!</p>
<p>Oggi avresti compiuto 52 anni, io ne ho compiuti 61.</p>
<p>Ho scoperto qualche settimana fa che abbiamo la stessa data di nascita, io del 1961, tu del 1969.</p>
<p>Ho conosciuto la tua storia dopo aver letto il gran bel libro di Lorenzo Baldo, in seguito ho approfondito la dolorosa vicenda seguendo sul web vari servizi, dibattiti e approfondimenti, riascoltati più volte (vedi il servizio delle Iene, di “Chi l’ha visto”, mi pare di “Annozero” nel programma di Michele Santoro, fino al recente incontro a cui hanno partecipato Fabio Repici, Paolo Borrometi, Giuseppe Antoci e tua madre Angela).</p>
<p>Faccio parte del gruppo “Agende Rosse Agostino Catalano” di Maremma, capitanato da Guido Di Gennaro e Patricia Ferreira, grandi compagni di viaggio che hanno molto seminato in questi anni nella mia terra. Purtroppo, con mio grande dispiacere, hanno deciso di trasferirsi in Sardegna, dove sicuramente spargeranno altri semi importanti. Grazie a loro ho conosciuto a Grosseto, dove faccio parte della Polizia Municipale, tante persone che ho avuto modo di apprezzare per il loro impegno civile nel campo della legalità.</p>
<p>Una grande persona è l’Avv.Fabio Repici, legale della tua famiglia. Per solidarietà nei suoi confronti nel gennaio di un anno fa sono andato a Torino per un processo che si sarebbe dovuto svolgere presso il Tribunale “Bruno Caccia”, dal quale è stato assolto dall’accusa di diffamazione,<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> ma l’udienza fu rinviata.</p>
<p>Nel luglio 2019 ho visto tua madre Angela in via D’Amelio intervenire sul palco, insieme ad altri familiari di vittime di mafia, ognuno intento a ricordare la memoria del proprio caro, spero un giorno di poterla conoscere personalmente. E a proposito di memoria il 7 luglio 2019 alle ore 14:50 a Viterbo [dove non mi ero mai recato e ho scoperto essere una gran bella città] ho fotografato la palazzina di via Monteverdi 10 dove abitavi, avendo letto questo indirizzo nel libro di Lorenzo Baldo e ho rispettato quel giorno l’impegno di venire a renderti omaggio. Come nel 2016 e 2019 a Palermo &#8211; a luglio – quando in quelle rispettive settimane ho onorato la memoria di molte altre persone, nei confronti delle quali avrò sempre &nbsp;grande riconoscenza e ammirazione: Ninnì Cassarà e Roberto Antiochia, Boris Giuliano, Rocco Chinnici, Mario Trapassi, Salvatore Bartolotta e Stefano Li Sacchi, Piersanti Mattarella, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo, Emanuele Basile [a Monreale], Calogero Zucchetto, Gaetano Costa, Don Pino Puglisi, Cesare Terranova e Lenin Mancuso, Pio La Torre e Rosario Di Salvo.</p>
<p>Anche i nomi delle vittime delle stragi di Capaci e via D’Amelio sono scolpite nel mio cuore, come i luoghi dove sono avvenute che ho visitato più volte.</p>
<p>Caro Attilio, ho ascoltato anche la Conferenza stampa della Procura di Viterbo (video integrale dell’08/06/2012) con le varie balle citate in quell’occasione, e seguito gli sviluppi sulla tua vicenda legati alla recente assoluzione di Monica Mileti. La Procura di Viterbo, ma non solo, ha scelto la via più facile senza andare a rompersi troppo le scatole,<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> ma vedrai che le novità recenti riapriranno il caso e con l’impegno dei legali della tua famiglia e dei tuoi straordinari familiari [anche in altri casi, quasi sempre ricade sulle loro spalle l’onere di sobbarcarsi questo carico] vedrai che arriveremo fino in fondo. Per adesso Dr. Manca continuerò a pensarti e a seguire il tuo caso e a renderlo noto a familiari, colleghi di lavoro e amici. E come avrai capito ad occuparsi di te siamo in tanti&nbsp;……………….</p>
<p>Un abbraccio a te, ai tuoi genitori Angelina e Gino e a tuo fratello Gianluca.&nbsp;</p>
<p>VI VOGLIO BENE, VEDRAI CHE CE LA FACCIAMO&nbsp;!!!!</p>
<p>__________________________</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> I giudici della terza sezione penale della Corte di appello di Torino lo hanno assolto. Due dei quattro componenti del collegio che scarcerò Gerlando Alberti Jr querelarono l’Avv.Repici poiché aveva dichiarato quanto segue: <em>“Questa decisione è il modo più scandaloso con cui la magistratura commemora l’anniversario dell’uccisione di Graziella Campagna che avverrà domani. Gerlando Alberti Junior ottiene i benefici in cambio del silenzio perpetrato fino ad oggi e con il quale ha evitato di inguaiare magistrati, alti ufficiali dell’Arma e mafiosi vari che, prima e dopo l’omicidio di Graziella Campagna, gli hanno garantito la protezione”</em></p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Troppe le omissioni e le incongruenze dell’indagine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Casi senza giustizia: Nino e Ida Agostino e Attilio Manca</title>
		<link>https://www.19luglio1992.com/casi-senza-giustizia-nino-e-ida-agostino-e-attilio-manca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione 19luglio1992.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 12:54:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Attilio Manca]]></category>
		<category><![CDATA[Augusta Schiera Agostino]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" hspace="6" height="150" align="left" width="150" vspace="6" alt="" class="alignleft size-thumbnail wp-image-33361" style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; margin: 10px;" src="http://www.caffenews.it/wp-content/uploads/2012/02/IMG_1320-150x150.jpg" /></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>(<span style="color: rgb(255, 0, 0);">Video all&#8217;interno</span>) Mercoledi 15 febbraio 2012 ore 11 e 20:”Eccoli, sono  arrivati!!!”. Dopo 10 minuti si aprono le porte degli arrivi  dell’aeroporto di Orio al Serio e nel giro di pochi secondi mi ritrovo a  stringere la mano delle persone che per quattro giorni riempiranno di  ricordi,di determinazione e di emozione la mia vita. Sto parlando di  Vincenzo Agostino, Augusta Agostino, Flora Agostino, il piccolo grande  Nino e Gianluca Manca.&#160;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sera stessa, a Caravaggio (Bg), inizia il primo  di tanti incontri ai quali devono partecipare queste due famiglie,  serata che si rivelerà essere carica di presenze e ricca di nuovi spunti  per farci riflettere. Il giorno&#160;16 febbraio ha luogo, sempre a  Caravaggio, presso il Liceo Galileo Galilei, il primo dei quattro  incontri con le scuole (successivamente Liceo Mascheroni di Bergamo,  Liceo Federici di Trescore Balneario e l’istituto tecnico di Albino).  Cosi ha inizio la quattro giorni che segnerà indelebilmente la mia vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante questi giorni Augusta ha raccontato il lato  tenero e generoso di suo figlio, ucciso&#160;insieme alla sua giovane moglie e  tolto troppo presto dalle cure e dall’amore di sua madre che da 22 anni  e 6 mesi chiede giustizia, chiede la verità sulla morte di suo figlio  che, da vero poliziotto, prestava aiuto a persone meno abbienti e  tentava di riportare sulla retta via persone che avevano avuto problemi  con la legge o tossico dipendenti.<br /> &#160;</p>
<p style="text-align: justify;">Augusta ci racconta di aver chiesto giustizia a Dio per poter dare  una risposta al proprio dolore. Ebbene, con tanta emozione, dice: “E <a href="http://www.caffenews.it/legalita-antimafie/33359/casi-senza-giustizia-nino-e-ida-agostino-e-attilio-manca/attachment/275370_1376158535_2104158767_n/" rel="attachment wp-att-33435"><img loading="lazy" decoding="async" hspace="6" height="150" align="right" width="150" vspace="6" alt="" class="alignright size-thumbnail wp-image-33435" src="http://www.caffenews.it/wp-content/uploads/2012/02/275370_1376158535_2104158767_n-150x150.jpg" /></a>sapete  ragazzi, Dio mi ha ascoltato veramente e il mio nipotino Nino, che  sarebbe dovuto nascere a Settembre, è nato con un mese d’anticipo  proprio il giorno dell’anniversario di morte di mio figlio, il 5 Agosto.  Così un giorno di morte è diventato un giorno di nascita”. Augusta, ad  ogni incontro, chiede a gran voce giustizia, ma se non arriverà finché  sarà ancora in vita, i suoi figli, sulla sua lapide,&#160;dovranno scrivere: “<strong>Qui giace Augusta, una madre di un agente di polizia in attesa di giustizia, anche oltre la morte”. <br /> </strong></p>
<p>  <span id="more-4919"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Vincenzo padre di Nino, invece, all’apparenza, per la sua mole,  sembra un uomo duro e forte ma non è cosi. E’ un uomo tenero e dolce,  pieno di dolore e &#160;di rancore nei confronti delle istituzioni. E’ un  uomo ferito che &#160;chiede giustizia e che ha visto morire il figlio tra le  sue braccia crivellato di colpi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vincenzo racconta che suo figlio è morto perché probabilmente sventò  l’attentato nei confronti di Giovanni Falcone. Quella mattina Nino si  trovava a pescare nei pressi dell’Addaura e vedendo un borsone sospetto  abbandonato, andò a vedere di cosa si trattava. Quando aprì quella borsa  trovò al suo interno 58 candelotti di dinamite e corse subito a  chiamare i soccorsi. Da quel momento la vita dell’agente Agostino  cambierà definitivamente, perché salvando la vita a Giovanni Falcone  (cui erano destinati i candelotti) condannerà la sua. Il 5 agosto 1989  Vincenzo era in casa e ad un certo punto sentì Ida urlare chiaramente: “<strong>stanno <a href="http://www.caffenews.it/legalita-antimafie/33359/casi-senza-giustizia-nino-e-ida-agostino-e-attilio-manca/attachment/403259_396776323672314_100000198496692_1813562_1845741504_n/" rel="attachment wp-att-33436"><img loading="lazy" decoding="async" hspace="6" height="150" align="left" width="150" vspace="6" alt="" class="alignleft size-thumbnail wp-image-33436" style="margin: 10px;" src="http://www.caffenews.it/wp-content/uploads/2012/02/403259_396776323672314_100000198496692_1813562_1845741504_n-150x150.jpg" /></a>ammazzando mio marito! stanno ammazzando mio marito!</strong>“.  Vincenzo racconta di essere uscito di corsa dalla casa e di aver visto  in diretta una cosa che nessun padre avrebbe mai voluto vedere: Nino  correva disperatamente verso casa mentre i killer gli sparavano.Vincenzo  vide ogni colpo ferire suo figlio finchè non gli si accasciò fra le  braccia, esanime. Ida si girò verso i killer e urlò: “<strong>Io so chi siete</strong>“,  e proprio per questo una pallottola la colpi al cuore. Ebbe la forza di  trascinarsi fino a toccare il corpo di Nino, l’uomo che aveva sposato  solo un mese prima, e spirò.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono 22 anni e 6 mesi che Vincenzo si pone delle domande: “chi tradì  mio figlio? Perché per la morte di un semplice poliziotto sono arrivati a  Palermo il capo della polizia e il ministro dell’interno? Perché &#160;dopo  il ritrovamento di un biglietto all’interno del portafoglio di mio  figlio sul quale c’era scritto, “<strong>se dovesse capitarmi qualcosa guardate nell’armadio di casa mia”,&#160;</strong>alcuni  poliziotti&#160;andarono&#160;a casa sua e non si seppe mai quello che venne  ritrovato? Perché io, invitato alla trasmissione di Santoro,<strong> Samarcanda</strong>,  ho ricevuto pressioni dal signor La Barbera per sapere cosa avrei detto  nel mio intervento e avendo rifiutato di rispondergli, nessuno mai mi  fece intervenire in quella diretta? Perché alla famiglia Agostino non è  stata data ancora alcuna risposta sull’omicidio del loro figlio e della  loro nuora e del nipote mai nato? Perché senza aver effettuato alcun  processo mio figlio venne dichiarato vittima di mafia? Cosa nasconde lo  stato?&#160;Troppi misteri e ombre oscurano l’omicidio di Nino e Ida e per  risolvere questo mistero, lo stato dovrebbe avere il coraggio di  &#160;processare se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la storia dell’urologo Attilio Manca è ricca di lati oscuri. Il  fratello Gianluca con voce carica d’emozione ci fa conoscere Attilio,</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" hspace="6" height="150" align="right" width="150" vspace="6" alt="" class="alignleft size-thumbnail wp-image-33392" style="margin: 10px;" src="http://www.caffenews.it/wp-content/uploads/2012/02/426208_396811833668763_100000198496692_1813665_2034978344_n-150x150.jpg" />un  ragazzo che stava ponendo le basi del suo futuro, molto attaccato alla  famiglia e al suo lavoro. Attilio venne ritrovato cadavere il 12  febbraio 2004 e il medico del 118 che intervenne trovò il giovane  urologo riverso sul letto in una pozza di sangue&#160;ricoperto di ecchimosi,  con il setto nasale deviato, con le mani ritratte come per aggrapparsi  alla vita e con segni, presumibilmente di lacci, ai polsi e alle  caviglie. L’esame autoptico rivelò invece che Attilio morì in seguito ad  un overdose di eroina, alcool e diazepam e che si deviò il setto nasale  cadendo privo di sensi sul telecomando (il quale, invece, da foto e  testimoni venne ritrovato sotto l’avambraccio sinistro con i tasti  impressi nella pelle). La sua casa venne perquisita e vennero ritrovate  due siringhe debitamente riposte rispettivamente nella pattumiera della  cucina e nel cestino del bagno, che il giovane urologo si iniettò  (sempre da esame autoptico) nel braccio sinistro e poi gettò rimettendo  il “copri ago” e il “copri stantuffo”. Gianluca Manca a questo punto  solleva i primi dubbi riguardo al suicidio di suo fratello: “Com’è  possibile che un mancino puro come Attilio possa essersi iniettato due  siringhe nel braccio sinistro e di conseguenza usando il braccio  destro?&#160;Come si spiegano i&#160;lividi sul suo corpo? E come può un  telecomando ritrovato sotto un avambraccio deviare un setto nasale”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" hspace="6" height="150" align="left" width="150" vspace="6" alt="" class="alignright size-thumbnail wp-image-33422" style="margin: 10px;" src="http://www.caffenews.it/wp-content/uploads/2012/02/IMG_13131-150x150.jpg" />Gianluca,  come un fiume in piena continua la sua esposizione dei fatti e ci  racconta un altro incredibile tassello che non riesce (come tutto il  resto) ad incastrarsi nel puzzle: dopo un’attenta indagine nella casa di  Attilio, venne ritrovata una sola impronta palmare appartenente ad<strong> Ugo Manca</strong>,  cugino della vittima. Sentito dagli inquirenti,Ugo Manca riferisce di  essersi recato a casa del cugino il 13 dicembre, per subire  un’operazione di varicocele, quindi ben due mesi prima della sua morte. A  questo punto, Gianluca,p one una domanda a tutti i presenti: “Come è  possibile che un’impronta palmare, ritrovata sullo sciacquone del water,  possa essere ancora presente a due mesi di distanza visto che il bagno è  noto come luogo molto umido e in casa, misteriosamente, c’erano trenta  gradi?”. Da perizie effettuate l’impronta non avrebbe mai potuto  resistere per tutto quel tempo in quel luogo e con quella temperatura.  Nonostante tutto, Ugo Manca, non venne mai riascoltato dagli inquirenti.</p>
<p> &#160;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.caffenews.it/legalita-antimafie/33359/casi-senza-giustizia-nino-e-ida-agostino-e-attilio-manca/attachment/186029_100000834602914_7025134_n/" rel="attachment wp-att-33433"><img loading="lazy" decoding="async" hspace="6" height="150" align="right" width="150" vspace="6" alt="" class="alignleft size-thumbnail wp-image-33433" style="margin: 10px;" src="http://www.caffenews.it/wp-content/uploads/2012/02/186029_100000834602914_7025134_n-150x150.jpg" /></a>La  famiglia Manca venne a conoscenza della morte di Attilio grazie allo  zio, il padre di Ugo Manca, che si recò presso la loro abitazione.  Gianluca vide lo zio arrivare e gli andò incontro. Gli raccontò  l’accaduto e tenne a precisare che erano state trovate queste due  siringhe di eroina. Come poteva saperlo se le due siringhe erano vuote  ed il fatto era appena accaduto? Perché chiese a Gianluca di dire ai  genitori che Attilio era morto in seguito ad un aneurisma cerebrale?  Perché gli inquirenti di Viterbo (Dottor Petroselli in primis), vogliono  chiudere questo caso come suicidio? Perché le prove raccolte, già più  che sufficienti, non bastano per dichiarare che Attilio Manca è stato  assassinato? Questi sono gli interrogativi che il determinato e  indignato (come si definisce lui) Gianluca Manca insieme alla sua  famiglia si pongono e pongono agli inquirenti da ben otto anni, senza  mai avere risposte o ricevendone di inadeguate che rasentano il  ridicolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché la famiglia Manca va oltre e ritiene che questo non sia  solo un omicidio, ma bensì un delitto di mafia? Gianluca lo racconta in<a href="http://www.caffenews.it/legalita-antimafie/33359/casi-senza-giustizia-nino-e-ida-agostino-e-attilio-manca/attachment/161098_100001935802492_1177364_n/" rel="attachment wp-att-33434"><img loading="lazy" decoding="async" hspace="6" height="94" align="left" width="117" vspace="6" alt="" class="alignright size-full wp-image-33434" style="margin: 10px;" src="http://www.caffenews.it/wp-content/uploads/2012/02/161098_100001935802492_1177364_n.jpg" /></a>  modo dettagliato: “Un pentito di nome Spatoia, finalmente, si decise a  parlare e raccontò che un urologo siciliano aveva operato Bernardo  Provenzano alla prostata a Marsiglia e dopo queste dichiarazioni anche  lui morì suicida”. A quei tempi”, prosegue Gianluca “mio fratello era  uno dei migliori urologi in grado di fare quell’operazione in  laparoscopia, in quel periodo era a Marsiglia e soprattutto era  siciliano. Non era un siciliano qualsiasi, ma di Barcellona Pozzo di  Gotto, città che fornì il telecomando per la strage di Capaci, nonché  crocevia della maggior parte di traffici mafiosi”.Con cadenza  semestrale, la famiglia Manca, si ritrova costretta ad abbandonare la  propria abitazione per alcuni giorni perché<strong>&#160;qualcuno&#160;</strong>deposita  nel loro giardino gas tossici come intimidazione.Chi vuole che  abbandonino la loro casa e il loro paese? Tutti questi indizi sembrano  avvalorare la tesi dell’omicidio di mafia,ma per mano di chi?</p>
<p style="text-align: justify;">Gianluca Manca sostiene che non possa essere stato Bernardo  Provenzano in quanto al giovane urologo deve la propria vita in seguito  all’operazione e quindi un’ennesima domanda gli sorge spontanea: “Come è  possibile che un boss mafioso, latitante da quaranta anni e ricercato  in tutto il mondo possa essersi spostato indisturbato fino ad arrivare a  Marsiglia se non con l’appoggio di una rete di protezione molto  influente? Allora se non è stato Bernardo Provenzano chi è stato?”. Cosa  sapeva Attilio Manca che non avrebbe mai dovuto sapere?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho voluto raccontarvi la storia di queste due famiglie e del  grande dolore che vivono giorno dopo giorno, con grande dignità e  continuando a chiedere risposte ad uno stato sempre più assente e sordo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io le mie risposte le ho già trovate, lascio alle vostre coscienze una riflessione e una debita conclusione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Roberto Galipò</p>
<p style="text-align: justify;">Rossana Di Vito</p>
<p> da: <a href="http://www.caffenews.it/legalita-antimafie/33359/casi-senza-giustizia-nino-e-ida-agostino-e-attilio-manca/">CaffeNews.it</a></p>
<p> <center><iframe loading="lazy" height="315" frameborder="0" width="420" allowfullscreen="" src="http://www.youtube.com/embed/Xh5ejS6vrdA"></iframe> </p>
<p> <iframe loading="lazy" height="315" frameborder="0" width="420" allowfullscreen="" src="http://www.youtube.com/embed/mxL3DTeFTAA"></iframe></center></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.19luglio1992.com/casi-senza-giustizia-nino-e-ida-agostino-e-attilio-manca/">Casi senza giustizia: Nino e Ida Agostino e Attilio Manca</a> proviene da <a href="https://www.19luglio1992.com">19luglio1992.com</a>.</p>
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