Press "Enter" to skip to content

Domande senza risposta

Dopo la pubblicazione sul mio blog sul “Fatto quotidiano” del post “Le domande che non avrei voluto fare” ho atteso inutilmente una risposta diretta  da Giuseppe Ayala ad alcune domande che le sue, a mio parere inopportune, dichiarazioni relative alle  scorte utilizzate per i magistrati mi avevano spinto a fare. L’attesa si è rivelata fino a questo momento infruttuosa ma ho ricevuto in compenso, già due volte in rapida successione, e la seconda con esplicita richiesta di pubblicazione, una “lettera aperta” dalla Sig.ra Giulia Alterini che, come potete leggere nella stessa lettera riportata in allegato, ne fa una appassionata difesa d’ufficio.
Nel corpo della lettera la Sig.ra Alterini riporta una serie di espressioni e di episodi di attestazione di stima adoperate in passato da persone come Nino Caponnetto, Maria Falcone, Alfredo Morvillo ed anche da parte di Manfredi Borsellino che “in pubblico, qualche mese fa, ad un incontro casuale, ha abbracciato Ayala stringendolo con affetto“.

Se avesse voluto la Sig.ra Alterini avrebbe anche potuto raccontare, se fosse stata presente o glielo avessero riferito, di più di un episodio nel corso del quale anche io ho incontrato Ayala, lo ho abbracciato e mi sono intrattenuto a lungo con lui, ed è quanto dichiaro io stesso nel mio post nel quale racconto appunto con quale avidità ho ascoltato da lui episodi da me non conosciuti della vita di Paolo. Quanto mi sia stato di peso infatti fare ad Ayala le domande che ho dovuto fargli per cercare di fare luce, più che altro per me stesso su talune perplessità relative ad alcuni comportamenti di Ayala, credo di averlo espresso nello stesso titolo del post
Purtroppo però, nella sua appassionata difesa, la Sig.ra Alterini, che contesta alcune delle affermazioni da me fatte, tralascia di rispondere ai punti principali del mio articolo che voglio quindi ribadire nella speranza tuttora non sopita di avere una risposta diretta e non soltanto una difesa d’ufficio.
Nessuna risposta sul primo punto del mio articolo, cioè sull’inopportunità delle dichiarazioni di Ayala relativamente alle necessità delle scorte per i magistrati, perplessità acuita oggi dal ritrovamento di un bazooka davanti alla DDA di Reggio Calabria diretta da Giuseppe Pignatone.
Nessuna risposta accettabile sulla discordanza delle successive e contraddittorie dichiarazioni di Ayala relativamente alle circostanze del rinvenimento della borsa di Paolo e della presa in consegna di questa da parte di una persona della quale lo stesso Ayala dice, nella seconda versione delle sue dichiarazioni,  ”non giurerei  che fosse un ufficiale dei carabinieri“.
Non basta infatti la dichiarata “comprensibile difficoltà emotiva a ricordare nei dettagli” perchè non di un testimome qualsiasi si tratta ma di un magistrato avvezzo, proprio per il suo ruolo, a ricognizioni in situazioni e in luoghi teatro di omicidi e di violenze. E proprio il fatto che in questo caso si trattasse del cadavere o di quanto restava di un suo collega di lavoro e di un suo amico dovrebbe avergli dovuto stampare nella memoria ogni dettaglio di quella terribile scena.
Il fatto che Ayala non conoscesse l’esistenza dell’agenda rossa di Paolo non è significativo, si trattava del magistrato in quel momento più impegnato nella lotta alla mafia, che aveva 20 giorni prima, nel suo ultimo discorso pubblico, affermato di essere un testimone dell’assassinio di Giovanni Falcone e di aspettare di essere sentito dall’autorità giudiziaria e quindi si poteva supporre che la sua borsa, dalla quale non si separava mai, potesse contenere dei documenti tanto importanti da spingerlo a portarla con se anche quando andava a trovare sua madre.
Nessuna risposta accettabile, e solo lo stesso Ayala peraltro potrebbe darla, sulla contraddittorietà delle sue dichiarazioni relative a quanto avrebbe visto nell’agenda di Mancino relativamente al giorno del 1° luglio 1992, nel qual caso le sue versioni non sono state solo contraddittorie ma addirittura l’una la negazione dell’altro, “c’era scritto“, “non c’era scritto“. E in questo caso esiste anche la registrazione delle parole pronunciate da Ayala. E’ stato proprio questo episodio che ha cominciato a farmi nascere dentro dei dubbi e a portarmi a fare quelle domande.
Sulla pretesa non esistenza di un provvedimento disciplinare del CSM nei confronti di Ayala vorrei chiedere alla Sig.ra Alterini come definisce un trasferimento d’ufficio che ne dispone l’allontanamento da Palermo, se non è un provvedimento disciplinare nella forma lo è sicuramente nella sostanza.
Sull’ultima affermazione contenuta nella lettera “ho infine accertato che per contratto Ayala non riceve alcun compenso per le rappresentazioni teatrali” del suo libro, si tratta di una “excusatio non petita”, io non ho mai affermato, anche se potrei supporlo, che Ayala riceva un compenso, affermo soltanto che permette e partecipa a questa mercificazione dei ricordi.
C’è comunque un equivoco di fondo da parte della Sig.ra Alterini, io non faccio nessuna accusa e non intendo ingenerare alcun sospetto nei confronti di Ayala, non lo accuso sicuramente di essere un traditore. Io faccio soltanto delle domande.
E continuo ad aspettare delle risposte, non attraverso un Avatar, un alter ego, come in una Second Life, ma dallo stesso Ayala.
Respingo quindi al mittente, chiunque esso sia, l’affermazione che “la lettera di Salvatore Borsellino sia destituita da ogni fondamento“. Che le mie domande siano destituite da ogni fondamento potrà essere valutato solo dalle validità delle risposte.

——————————-

Lettera di Giulia Alterini

Pur  condividendo  pienamente la coraggiosa battaglia civile portata avanti da Salvatore Borsellino, devo ammettere che la lettera aperta inviata a Giuseppe Ayala mi ha posto numerosi  interrogativi. Ho ritenuto dunque di parlare con alcuni amici palermitani molto informati. 

L’esito mi ha molto rasserenata perché,  è inutile negarlo,  la lettera conteneva accuse del tutto inconcepibili ed incompatibili sia con i giudizi espressi nei confronti di Ayala da chi quel pool antimafia aveva diretto, sia dalle famiglie dei tre magistrati barbaramente uccisi nelle stragi del 1992.

Mi riferisco, innanzitutto, al giudizio espresso da  Nino Caponnetto che nel suo libro “ I miei giorni a Palermo,” pubblicato da Garzanti nell’ ottobre 1992, ha scritto:” Con Ayala ho sempre avuto e conservo rapporti molto affettuosi. E’ uno dei pochissimi magistrati, forse l’ unico della Procura, sul cui conto non ho mai avuto riserve, con cui ho avuto sempre un rapporto chiaro e limpido. Lo stimo molto.” Ed ancora:” Ripeto che lo rispetto e sono convinto della sincerità dei suoi intenti e delle sue parole. E’ una di quelle persone credibili e oneste di cui oggi c’è tanto bisogno.”

La   sorella di Giovanni Falcone, Maria, ha voluto accanto a sé, tra i consiglieri della Fondazione che presiede, oltre ad Alfredo Morvillo, fratello di Francesca Morvillo, proprio Ayala  che viene invitato ogni anno a parlare agli studenti che arrivano a Palermo con le navi della legalità. Proprio il  23 maggio di quest’anno Ayala li ha incontrati a Piazza Magione e al Palauditore.

Mi riferisco, ancora, ad Alfredo Morvillo che lo considera – come è noto a tutti i palermitani che conoscono entrambi – un suo grande amico; ma soprattutto a Manfredi,  figlio di Paolo, che in pubblico, qualche mese fa, ad un incontro casuale, ha abbracciato Ayala stringendolo con affetto.

Con riferimento ad  alcuni fatti specifici rassegnati nella lettera di Salvatore Borsellino ho potuto apprendere quando segue.

Ayala, al pari degli altri componenti del pool antimafia rimasti in vita, non sapeva nulla dell’ agenda rossa.

Borsellino si era trasferito a  Marsala nel 1986 per fare ritorno a Palermo alla fine del 1991;  Ayala dal settembre di quell’ anno aveva già lasciato il Palazzo di Giustizia di Palermo e lavorava, quale consulente della Commissione Antimafia, a Roma, dove sarebbe rimasto a seguito della elezione a Deputato avvenuta nell’aprile 1992. Non risulta abbia avuto, in quel periodo, significativi rapporti di frequentazione con Borsellino. Perché avrebbe dovuto  sapere che nella vita di Paolo era comparsa, certamente dopo il 1986, un’agenda rossa?

Aldilà della comprensibile difficoltà emotiva a ricordare nei dettagli quanto accaduto in quel tragico  19 luglio, considerato lo stato d’ animo di chi  è  appena inciampato nel corpo bruciato di un amico, le minuziose indagini  svolte dalla Procura di Caltanissetta hanno inequivocabilmente accertato che Ayala consegnò la borsa chiusa di Paolo a un ufficiale dei Carabinieri alla presenza di  un teste oculare, il giornalista Felice Cavallaro, che lo ha confermato ai magistrati.

Un filmato inviato alla Procura di Caltanissetta mostra quell’ ufficiale mentre da solo si allontana, con la borsa chiusa in mano, dall’ auto blindata di Borsellino.

Ayala, che non conosceva il contenuto della borsa, si è fidato di un ufficiale dell’Arma, fatto questo del tutto pacifico per il quale non lo si può certamente colpevolizzare.

Peraltro Ayala non è stato mai sottoposto ad alcun procedimento disciplinare: il  CSM, nel novembre del 1989 (lo stesso CSM che, nel gennaio 1988, aveva bocciato la candidatura di Falcone!), ne dispose il trasferimento da Palermo per “oggettiva incompatibilità ambientale” motivandola con la  notorietà mediatica assunta dalla vicenda.  In quella delibera, comunque, non è riscontrabile alcuna censura, addebito o colpa a carico di Ayala, il  quale non andò mai a lavorare a Caltanissetta poiché quel  trasferimento non ebbe alcun seguito.

 Ayala lasciò la Procura di Palermo volontariamente nel settembre del 1991, cioè quasi due anni dopo, allorché accettò l’incarico di consulente della Commissione Antimafia offertogli dall’ allora Presidente Sen. Gerardo Chiaromonte.

L’ accostamento poi con la triste  vicenda del dott. Domenico Signorino è, a dir poco, assai azzardato:  Signorino si tolse la vita dopo che il pentito Mutolo lo aveva coinvolto in una vicenda tutt’ altro che limpida. 

Nessuno dei tanti collaboranti di giustizia che hanno, negli anni, reso dichiarazioni nel corso di indagini antimafia ha, ovviamente, mai fatto alcun riferimento ad Ayala.

Seppur in un’ intervista telefonica non risultò ben chiarita da Ayala la circostanza relativa alla assenza di annotazioni riguardanti Borsellino nell’agenda di Mancino del 1992, successivamente lo stesso magistrato ha precisato  al Procuratore di Caltanissetta dr. Sergio Lari che in quella agenda, mostratagli da Mancino, nella pagina relativa al 1° luglio del 1992 non risultava annotato il nome di Borsellino, circostanza peraltro documentale e priva di concreto rilievo.

E infine. Quale sarebbe potuto essere l’ oggetto e la ragione  del tradimento di un amico nei confronti dell’ altro, posto che i due magistrati da oltre sei anni lavoravano in uffici diversi, situati in città diverse, e verosimilmente nulla sapeva l’ uno dell’ attività dell’altro?

Come chiunque potrà verificare, negli ambienti palermitani Ayala è ritenuto  persona al di sopra di ogni sospetto e gode di diffusa stima e considerazione.

Solo per potere offrire un quadro più completo ho infine accertato che per contratto Ayala non riceve alcun compenso per le rappresentazioni teatrali del suo “ Chi ha paura muore ogni giorno.” 

Penso, perciò, che la lettera di Salvatore Borsellino sia destituita di ogni fondamento; il  suo contenuto è radicalmente smentito da giudizi, fatti, date, documenti e dall’esito delle indagini svolte dalla  Magistratura. Alla quale, manco a dirlo, Ayala ha sempre offerto tutta la collaborazione possibile. Neanche il dubbio trova margini di plausibilità.

Detto questo, ognuno si regoli come meglio crede. Il bene dell’ onorabilità delle persone meriterebbe, però, da parte di tutti maggiore attenzione.

 

Alterini


Be First to Comment

Lascia un commento