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Appello a un traditore

Signor Bruno Contrada,

ho pensato molto sull’opportunità di scriverle questa lettera, e ho trovato le motivazioni giuste nella rabbia e nella disperazione.
Io sono stato in prima linea contro la possibilità che lei beneficiasse di un provvedimento di grazia.
E io sono fermamente convinto delle sue responsabilità penali e soprattutto morali nei confronti della Sicilia, e degli uomini che anche per colpa del suo “relativismo” sono morti.
Mi riferisco a Boris Giuliano, Ninni Cassarà e in ultimo Paolo Borsellino.
Io mi rendo conto che mentre la sua vita sta arrivando al termine, la mia e quella di altri milioni di giovani siciliani, praticamente inizia. Inizia con una disillusione ingiusta per un ventenne. 
Avevo poco più di sei anni quando la mafia sterminava la mia famiglia, e ne ho ventidue oggi, estremamente convinto che mai in questa Italia si realizzerà un progetto pratico e culturale di giustizia.
Un Italia in cui i servizi segreti hanno condizionato e condizionano pesantemente ogni aspetto della nostra vita, e che si sono resi responsabili dei peggiori crimini italiani, delle stragi e dei misteri che a decenni di distanza offuscano la nostra storia e privano di giustizia migliaia di famiglie che hanno pagato un assurdo debito di sangue nei confronti di chi? Io le scrivo perchè lei sa tanto.
Lei sa tutto quello che c’è dietro la strage di Via d’Amelio, lei è al corrente dei particolari della spudorata ed indegna trattativa tra lo Stato italiano e cosa nostra.
In una intervista ha detto che le farebbe piacere che il suo nipotino, che oggi ha due anni, avesse un ricordo diverso del nonno.
E allora faccia qualcosa. Parli, racconti tutta la verità.
I suoi colleghi dei servizi oggi sono tutti promossi e in attività, e lei è in galera. Non le fa rabbia?
Se lei ha delle responsabilità evidentemente le hanno anche loro.
Dica tutto quello che sa, per pagare veramente e fino in fondo quel debito che lei più di altri ha nei confronti di una regione, nei confronti di noi giovani che abbiamo avuto espropriato il futuro, siamo stati privati dei giudici migliori, dei giornalisti migliori, dei poliziotti più valorosi.
Se vuole morire con dignità, parli, racconti tutto.
Lo deve a tanti, soprattutto alla famiglia di Paolo Borsellino, e a quella degli altri caduti per mano statale/mafiosa.
Io credo che lei possa, adesso, veramente servire quello Stato che ha tradito e di cui continua a dichiararsi servitore.
Lo serva adesso e senza mezzi termini.


Ci pensi,


Benny Calasanzio

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