Dubbi in Dda per la protezione. Il boss smentisce le sentenze basate su Scarantino
I preparativi della strage Borsellino cambiano connotati nel racconto di Gaspare Spatuzza, il superkiller della cosca di Brancaccio che da quattro mesi sta facendo dichiarazioni ai magistrati di Palermo e Caltanissetta. Sostiene che fu lui a rubare la 126 utilizzata per l´attentato del 19 luglio 1992 in via D´Amelio.
Sostiene pure di avere ricevuto l´incarico dai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano. Se così fosse sarebbe un vero terremoto per i tre processi Borsellino già conclusi in Cassazione, tutti fondati sulle dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino: l´ex picciotto della Guadagna raccontò di avere incaricato del furto due balordi, su input di Salvatore Profeta: un tossicodipendente a cui vendeva la droga, Salvatore Candura, e Luciano Valenti. Dopo qualche anno, però, arrivò una ritrattazione da parte di Scarantino: oggi, non è più nel programma di protezione, si trova in carcere, per scontare non solo la condanna per la strage Borsellino ma anche quella per un traffico di droga. Spatuzza parla da quattro mesi, ma non ha ancora convinto del tutto i magistrati. Il boss resta al carcere duro, per lui e i suoi familiari non è scattato alcun programma di protezione. Ieri mattina, al palazzo di giustizia di Palermo, i procuratori Francesco Messineo e Sergio Lari hanno tenuto un vertice. Vi hanno partecipato anche i sostituti che stanno raccogliendo le dichiarazioni dell´aspirante pentito, Nino Di Matteo, Antonio Ingroia e Lia Sava. «Stiamo effettuando un´attività di riscontro e di verifiche per accertare l´attendibilità del dichiarante Spatuzza», si limita a dire Messineo. Le parole di Spatuzza potrebbero infatti anche essere un tentativo occulto per depistare indagini e processi. Lo stesso aveva fatto Pino Lipari, l´ex ministro dei Lavori pubblici di Provenzano, quando chiese di fare alcune rivelazioni ai pm di Palermo. Erano parole che mettevano in crisi processi importanti, quello a Giulio Andreotti innanzitutto. Ma poi, alla fine, una microspia svelò il piano del falso pentito Lipari. Al momento, di certo, ci sarebbe solo le parole di Spatuzza in contrasto con le tre sentenze Borsellino. E tornano le parole del pentito Giovanni Brusca, che nell´ultima tranche del processo per le stragi, tenuta a Catania, lanciò a sorpresa una frase sibillina: «Ci sono innocenti in carcere per l´eccidio di via D´Amelio». Poco tempo prima, al Borsellino ter, un altro pentito doc, Giovanbattista Ferrante, aveva risposto al presidente della Corte d´assise: «Sin dall´inizio avevo detto quanto riferitomi da Salvatore Biondino: era contento perché le indagini avevano preso una falsa pista. L´esplosivo era dentro un bidone, non dentro la 126». Queste parole sono rimaste un altro mistero. Intanto, il portavoce dell´associazione fra i familiari della strage di Firenze, Giovanna Maggiani Chelli, lancia un appello: «Spatuzza parli dei mandanti esterni alla mafia».
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