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“Vi Parlerò di Paolo…” – Salvatore Borsellino a Buttigliera Alta (TO)

12 Aprile 2018

di Movimento Agende Rosse Torino – gruppo ‘Paolo Borsellino’

Si è concluso martedi 10 Aprile a Buttigliera Alta(TO) con la visita di Salvatore Borsellino, il  “Mese della legalità” buttiglierese, che ha preso il via il 21 marzo, con la partecipazione alla giornata nazionale di commemorazione delle vittime di mafia, a Saluzzo, città natale del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

L’incontro è stato fortemente voluto da Laura Saccenti, Vice Sindaco della cittadina ed Assessore all’Istruzione.

Nel 1992, quando vennero uccisi  Falcone e Borsellino ero una giovane mamma che conosceva poco l’ argomento,  ma voleva capirne qualcosa, e allora iniziai a leggere…” racconta Laura, “Nel 2006 incontrai in una conferenza rivolta ai ragazzi delle scuole,  Rita Borsellino ed il procuratore Caselli e cominciai a conoscere molto di più. Dalla  primavera del 2010 con Libera collaboro in un percorso scolastico, che va dalla  lettura dei nomi, alla distribuzione del cibo in mensa con i prodotti di Libera Terra. Nel novembre del 2017 su invito della dirigente scolastica di Susa Dott.ssa Anna Giaccone, ho partecipato al primo incontro con Salvatore Borsellino e successivamente ho avuto modo di conoscere la Casa di Paolo ed il Movimento delle Agende Rosse con i quali siamo riusciti ad organizzare questa giornata coinvolgendo i cittadini, gli studenti ed i genitori”.

Interessanti ed appassionati gli interventi degli studenti e molto significativa la lettera della Presidente del Consiglio d’Istituto Patrizia Bosco:

“Gent.mo Sig. Salvatore Borsellino, per noi genitori è sempre molto difficoltoso riuscire a spiegare che cos’è la mafiaQualche tempo fa ho trovato un articolo che ha fatto si che potessi spiegare in modo semplice l’argomento, sottolineando in particolar modo chi erano i due GRANDI UOMINI quali Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

L’articolo inizia così:

<<Hanno sfidato il mostro più cattivo d’Italia: LA MAFIA. Lo hanno fatto da soli, con le armi della loro intelligenza, senza superpoteri. Alla fine non ce l’hanno fatta, sono stati uccisi ma nessuno più ha dimenticato la missione speciale di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Erano due magistrati, due uomini che negli anni ottanta, quando ancora non si conosceva nulla della mafia, hanno scoperto i segreti di questa organizzazione.Falcone grazie all’interpretazione dei segni, dei gesti, dei messaggi e dei silenzi degli uomini di Cosa Nostra è riuscito a decifrare il loro ‘linguaggio’ , il modo di agire.

Un lavoro fatto soprattutto grazie al rapporto con i pentiti, uomini che scelgono di abbandonare la mafia per collaborare con la Giustizia. Proprio grazie ad uno di loro, Tommaso Buscetta, hanno iniziato a conoscere il codice segreto della mafia: per i magistrati è stato come un professore di lingue che ti permette di andare dai turchi senza parlare con i gesti.

Paolo e Giovanni non amavano sentirsi degli eroi. Anche loro come noi avevano paura dei ‘cattivi’, di quelli che non rispettano alcuna regola pur di farsi gli affari propri ma non si sono mai arresi. E soprattutto hanno dimostrato che lavorare insieme si può essere un arma vincente. In quegli anni, infatti , con un altro anziano magistrato loro capo, Antonio Caponnetto, fondarono un ‘pool’ contro la mafia grazie al quale riuscirono a catturare centinaia di mafiosi condannati nell’ormai famoso maxi processo concluso il 30 gennaio 1992.

Ma la mafia non dimentica. Anzi da quel momento preparò la sua vendetta: uccidere Falcone e Borsellino.

Una storia, la loro, curiosa perché fin da piccoli si conoscevano, giocavano insieme nel quartiere Palermitano.

Paolo, esile con il naso leggermente pronunciato, i capelli scuri e due occhi svegli, era cresciuto tra i recipienti di ceramica e degli antichi arredi della farmacia di papà Diego. Era uno che amava stare sui libri ma anche dare una mano a chi non ce la faceva e nel dopo scuola aiutava sempre i compagni in difficoltà.

Giovanni invece, fin da piccolo amava le storie dove il bene prevaleva sul male, non per questo la sua preferita era ‘i tre moschettieri’.

Si erano conosciuti all’oratorio e spesso si ritrovavano a giocare con compagni che un giorno sarebbero finiti tra i ‘cattivi’, i mafiosi.

Amici per la pelle da sempre.

A Palermo avevano l’ufficio uno accanto all’altro: Giovanni amava collezionare papere di legno  che Paolo faceva sparire per poi chiedere, per gioco, un riscatto. Chi non giocava erano i ‘cattivi’ e gli ‘amici’ di questi mafiosi, uomini con la maschera dell’onestà dietro la quale si celano spesso traditori dello Stato.

Paolo e Giovanni erano riusciti a vincere la loro battaglia: avevano fatto arrestare  centinaia di questi cattivi. Una vittoria pagata cara. La loro vita finì ancora una volta insieme, tra la primavera e l’estate del 1992.>>

Già, quanti ricordi tristi riaffiorano ogni volta quelle immagini attraversano i Tg . Tutto questo è quello che ogni genitore dovrebbe insegnare cioè:  IL BENE VINCE SEMPRE SUL MALE, bisogna crederci !”

 

Foto a cura di Clelia Gervasi Di Stefano

 

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