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Vespa e l’intervista a Riina jr: un precedente pericoloso per la TV di Stato

di Pippo Giordano – 13 aprile 2016

Più che ‘family life’, la famiglia corleonese di Totò Riina la definirei ‘family crime’. Ovviamente il concetto è esteso anche ai Bagarella. Ma non è su questo che vorrei far riflettere: vorrei rilevare l’aspetto più grave che si evince dalla pseudo-intervista mandata in onda sulla RAI, ossia la banalizzazione che i media hanno riservato al rampollo della ‘family crime’ Riina junior. Ancora oggi, mi sento tradito dall’assordante silenzio della quasi totalità dei media nazionali e finanche da esponenti politici di primo piano. Se passa il messaggio che far parlare in quel modo un uomo già condannato a otto anni e 10 mesi per mafia, sia cosa normale, vuol dire questo Paese non ha dignità e rispetto verso i propri martiri. E per favore, cari soloni giornalisti non veniteci a dire che in fondo è stata una normale intervista: almeno abbiate la compiacenza di non trattarci da allocchi idioti. Ora, per i media è calato il silenzio. Penso e cerco di interpretare il sentimento di disgusto e di amarezza dei familiari vittime di mafia. Io sono rattristato, pensando ai miei colleghi della Mobile palermitana, uccisi da Cosa nostra. Altro che ‘family life’, signor Riina junior.

Pur non avendo visto  “l’intervista” del signor Riina jr, credo che egli sia riuscito a mettere a “sua disposizione” il giornalista Vespa. Non vi è dubbio alcuno che la straordinaria l’operazione – a mezzo RAI – sia stata il megafono di Cosa nostra. Mi dicono che il rampollo Riina avrebbe parlato dei pentiti di mafia. La cosa non mi meraviglia affatto, visto il suo lignaggio mafioso e la crescita “amorosa” nel suo focolare domestico. Chissà quanto amore gli avrà inculcato quell’esemplare padre, che tutti i figli di mafiosi vorrebbero avere. Tantissimo, direi! In luogo del signor giornalista Vespa, vorrei fare una sola domanda al signor Riina jr: sapere se anche lui, seppure giovanissimo, la sera del 23 maggio 1992 (strage di Capaci) brindò a champagne come fece il suo adorato padre.
Ed ora tento di far comprendere ai tanti che la messa in onda della mostruosa “intervista” ha creato un precedente pericoloso per la televisione di Stato. Oggi, mi sento di dire che la RAI nel caso di specie è stata la cassa di risonanza, non solo per mero uso commerciale, al libro di Riina, ma dell’intera organizzazione criminale Cosa nostra. Naturalmente il mio giudizio è riferito al “modo” col quale è stato fatto parlare il Riina. Del resto se i signori della RAI,andassero a visionare la pagina Facebook aperta dal loro intervistato, vedrebbero quanta pubblicità in favore della mafia abbia prodotto la messa in onda. Contestualmente, invito a riflettere anche i media nazionali e i politici per la scarsa valutazione data e per il silenzio adottato. Qualcuno, rasentando il ridicolo, si è posto la domanda: “Se compro il libro di Riina, vuol dire che vengo tacciato di mafiosità?” Quanta idiozie sta producendo l’accoppiata Riina/Vespa.
Concludo, con un pensiero a quei giovani giornalisti, che guadagnano persino cinque/dieci euro al pezzo. Siate voi stessi coi vostri taccuini e penne per informarci. Esercitate la nobile professione, col pensiero rivolto ai giornalisti Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno e Beppe Alfano, uccisi dalla mafia per il loro coraggio. Vi prego, non emulate il signor Vespa, accettando risposte da domande già preconfezionate.

Pippo Giordano


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