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Verso Via D’Amelio: 19 luglio 2011 – le lettere dei familiari degli agenti di scorta.

Palermo, 19 luglio 2011:  19° anniversario della strage di via D’Amelio

Dalla lettera della Nipote a Eddie Walter Cosina

“… mi manca il tuo sorriso, il tuo non prenderti mai troppo sul serio, la tua aria sorniona, i tuoi abbracci – quanto orgogliosa ero nel raccontare ai miei amici di avere uno zio poliziotto – quella tua aria misteriosa quando ti preparavi per andare al lavoro… la fierezza di tenere vicino al petto il distintivo, la calma e la pacatezza con le quali ci salutavi quando partivi per qualche missione…
E io ti aspetto ma tu non ritorni.
Eri una persona generosa, altruista, molto legato alla tua famiglia, e questa tue qualità ti hanno portato alla scelta di essere un servitore dello Stato… per te la famiglia era il cuore dello Stato, e lo Stato era nel tuo cuore. Amavi l’Italia, eri fiero di essere italiano. Con grande orgoglio indossavi la divisa, credevi nel tuo lavoro, nelle istituzioni, in un’Italia unita, pulita. La professionalità, l’amore per la patria e soprattutto il grande amore per il prossimo ti hanno fatto diventare un agente di scorta, e non ultimo il coraggio, il coraggio di rivendicare i tuoi diritti, i diritti di tutti: il diritto alla giustizia, alla legalità, alla vita, compiendo fino in fondo il tuo dovere.
E io ti aspetto, ma tu non ritorni.
La tua mamma, le tue sorelle ti hanno riportato a Trieste, con un vuoto nell’anima, e tu oggi mi hai riportato a Palermo perché qui hai deciso di aspettarmi, nella tua Italia, nella nostra Italia. Oggi sono qui con animo fermo: ora non ti aspetto più Eddie, perché tu non sei mai andato via.
Eddie, tu continui a vivere, perché ti hanno fatto il dono dell’immortalità: l’immortalità è la virtù dei coraggiosi, e i coraggiosi muoiono una volta sola, e tu vivrai per sempre.”


Dalla lettera della Mamma a Vincenzo Fabio Li Muli

“… Fabio, Vincenzo, perché noi lo chiamavamo Fabio… io parlo sempre con lui, adesso ho deciso di parlare con lui davanti a tutti:
Caro Fabio,
il mio cuore è sempre triste, mi manchi tanto figlio mio. Mi mancano le tue coccole, i tuoi abbracci. Ricordo che anche a papà, quando volevi esprimergli il tuo affetto, lo chiamavi per nome, dandogli una pacca affettuosa sulla spalla. Ci hai lasciati che avevi ventidue anni: mi chiedo spesso come saresti adesso che ne avresti quarantuno? Sicuramente avresti avuto lo stesso viso colorito… e chissà a chi somiglierebbero i tuoi bambini, se ne avresti avuti… mi dico che sicuramente somiglierebbero a te, che da bambino avevi il viso paffuto e rosso, specialmente quando giocavi a calcio, che a te piaceva tanto.
Hai avuto poco dalla vita, mai un divertimento. Risparmiavi perché amavi Vittoria e la volevi sposare. Eri orgoglioso di fare il poliziotto. Chi sente che avevi solo ventidue anni non può immaginare quanto eri maturo e pieno di principi morali. Non sopportavi le ingiustizie. Io, lo sai che avevo paura che facendo questo mestiere tu rischiavi la vita, ma per tranquillizzarmi mi dicevi che non ti sarebbe successo niente. Ma quel maledetto giorno ti hanno portato via, per sempre.
Noi non sapevamo che tu eri l’angelo custode di un Magistrato a rischio, hai saputo nasconderlo a tutti.
Prego Gesù che ti accolga nel suo regno dove c’è pace e gioia, e che la Madonna ti tenga tra le sue braccia, come tutti i martiri, e sono sicura che veglierai su di noi. Ciao angelo mio, aspetto di incontrarti lassù.”

Dalla lettera della sorella a Fabio Vincenzo Li Muli

“ … Sei stato un ragazzo semplice, e soprattutto onesto, a cominciare dalle piccole cose quotidiane a quelle grandi, come la scelta del tuo lavoro che tanto hai amato.
Sei cresciuto velocemente, sei sempre stato grande, fino ad arrivare all’età di ventidue anni… avevi conosciuto l’amore vero, eri pieno di progetti, discreto e silenzioso per le cose che riguardavano il tuo lavoro.

Non sapevamo che facevi la scorta al giudice Borsellino. Eri consapevole del rischio che correvi: gli ultimi giorni avevi un aspetto preoccupato, e la notte non dormivi,, passeggiavi per casa. Alla tua fidanzata Vittoria continuavi a dire che l’amavi troppo e che le saresti rimasto sempre accanto. Tu lo sapevi, e hai affrontato tutto perché credevi in quello che facevi.

E allora grazie Fabio, per quello che hai dato nella tua breve vita alla tua famiglia. Grazie perché il tuo sacrificio è d’esempio. Grazie per la tua vita donata consapevolmente per servire lo Stato italiano in cui hai creduto e che hai servito fedelmente. Grazie.”

Trascrizione a cura di Adriana Castelli
 

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