Faceva la cassiera in un supermercato.
E’ sola ed ha due figli.
Lei non ha il marito perché è andato via tanti anni fa.
I ragazzi studiano e lei deve pagare l’affitto, le bollette e comprare da mangiare.
Sopravvive alla disperazione di ogni giorno.
Un giorno aveva concluso il suo turno.
Le sue quattro ore seduta a far pagare la gente.
E’ in quel supermercato da vent’anni.
Compra qualcosa prima d’andare via.
Ha la borsa, l’ombrello e le buste della spesa.
Deve correre per prendere l’autobus.
Non può perdere tempo. Saluta i colleghi e si avvia all’uscita.
Saluta anche il ragazzo dell’anti-taccheggio.
Attraversa il parcheggio. Non piove.
Si sente presa per una spalla.
Il ragazzo non è di qua lo capisce dall’accento. Forse di Catania.
Vuole vedere le buste della spesa e lo scontrino.
Qualcosa non và.
Sente il sangue arrivare alla testa come ferro fuso.
Ci sono due shampoo non scontrinati.
Il ragazzo la invita a seguirla. Lei pensa ai suoi figli.
Ha una gran voglia di casa.
Vede le facce serie e rigorose dei suoi superiori. Telefonano tutti.
Ora è seduta in un ufficio e tutti con tono minaccioso le fanno domande. Vorrebbe andare via, dai suoi figli, nella sua casa.
Arrivano le voci concitate dalla sala.
Bussano alla porta d’alluminio dell’ufficio.
Due poliziotti in divisa entrano e parlano con il ragazzo dell’antitaccheggio prima e con il direttore poi.
Le lacrime ora scendono silenziose.
Le labbra sillabano i nomi dei figli.
La invitano ad alzarsi.
Undici euro non pagati.
Il direttore si avvicina con un foglio.
Prima di andare in questura metta una firma qui.
E’ la sospensione dal lavoro.
Nel foglio c’era scritto qualcosa sulla fiducia e sul lavoro dipendente. Sospesa. Niente stipendio.
Undici euro e la macchina della polizia che se la porta via.
Si interrompe il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore. Sospensione immediata.
Viene a mancare un elemento fondamentale del lavoro dipendente.
Non ci fidiamo più quindi vai a casa. Poi si vedrà.
Quando la giustizia farà il suo corso si deciderà.
Eppure, riflettendoci, quanta poca fiducia si nutre nei confronti di alcuni nostri rappresentanti politici, o nei riguardi di alti funzionari di questo stato.
Perché se uno di questi viene rinviato a giudizio o ancora condannato in primo e secondo grado, può continuare a svolgere un’attività per la quale la fiducia è condizione essenziale?
Si può essere garantisti con i potenti e giustizialisti con i deboli?
Perché una donna per undici euro viene sospesa dal suo lavoro (conseguenza giuridicamente valida e moralmente ineccepibile) senza attendere il corso della giustizia, mentre parlamentari, amministratori pubblici, professori e rettori, primari e funzionari, possono continuare a svolgere la propria attività ed a percepire lo stipendio?
Certo la Legge consentirà tutto questo, ma quella donna oggi, nella buia sofferenza del rimorso, senza più il suo stipendio sospeso per giusta causa, forse penserà che la Legge non è uguale per tutti.

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