Solitamente non sono abituato a fare polemiche o intromettermi nei pensieri di altri. Ma oggi sono obbligato a dire la mia, perché non accetto, non condivido e pertanto condanno l’espressione inqualificabile di liquidare la “trattativa” tra Stato e Cosa nostra come “una pagliacciata”.
Siffatto modo di esprimersi, mi spiace dirlo, non si addice ad un ufficiale dei Carabinieri. Sto parlando del famoso capitano “Ultimo” diventato noto per la cattura di Totò Riina. E vorrei chiedere all’Ufficiale, su quali basi si poggia la “pagliacciata” e, se ha elementi che conducono a ritenere plausibile la sua affermazione, perché non si reca in Procura ad esternare la sua perplessità? Ma affermare che la “trattativa” fu una pagliacciata, ebbene, a me sembra offendere, innanzi tutto la memoria dei morti delle Stragi e, ovviamente, i vivi che ancora oggi attendono giustizia. Ma perché capitano “Ultimo” a lei da fastidio conoscere la verità? Mi riferisco anche all’assoluzione degli attuali imputati nel processo sulla “trattativa”. E, mi si permetta un’ultima considerazione: ci vuole saggezza, responsabilità e senso dello Stato prima di fare un’affermazione del genere e, se si ha rispetto delle Istituzioni, occorre che l’iter della Giustizia faccia il suo corso. Può piacere o no, egregio capitano “Ultimo”, queste sono le regole e penso che il generale Mori, che ho conosciuto personalmente, avrà modo di far valere la propria innocenza. Sarà un’aula del Tribunale a definire i contorni dei fatti da lei definiti “una pagliacciata”.
Vorrei parlare della puntata di ieri sera di “annozero” che mi è parsa edulcorata e soprattutto indirizzata a non far parlare chi invece aveva ben donde di farlo. Ho avuto la netta sensazione, per la verità non solo a me, che gli interventi di Salvatore Borsellino e quelli di Giovanna Maggiani Chelli, facessero parte di un corollario prefabbricato e soprattutto limitati temporalmente. Ho colto come un “fastidio” del conduttore proprio mentre Salvatore Borsellino elencava le anomalie del non “ricordo” del ministro Mancino, esibendo copia dell’agenda di suo fratello Paolo. L’intera puntata, mi è parsa “viziata” da un calderone ove è stato introdotto un arco temporale talmente ampio da perdersi in quei meandri atipici che sono proprio di Cosa nostra. Ed aggiungo che mi è sembrata, pur evidenziando le motivazioni della sentenza di Dell’Utri, un non affrontare davvero il problema dei rapporti tra Stato e Cosa nostra. Insomma, è mancato quel piglio tipico di “annozero” che in passato è emerso in tutta la sua dirompente azione di denuncia. Bastava dar più voce a Salvatore Borsellino e a Giovanna Maggiani Chelli e sono certo che la puntata ci avrebbe fatto comprendere, non solo il dramma personale di loro due, ma quello di tutti i familiari delle vittime delle Stragi. Ma, soprattutto avrebbero potuto far emergere l’intera goffaggine di questo Governo, che si dimentica di costituirsi parte civile: Governo che come scusante ha affermato di non essere stato informato. Puerile quanto offensiva giustificazione. Il vero problema della mancata costituzione di parte civile è che sul banco degli imputati c’è la “famigghia” mafiosa dei Graviano. Il resto sono chiacchiere.
Pippo Giordano

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