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Una ‘festa’ che non avrebbe mai dovuto aver luogo

Per sabato 21 scorso, era prevista nell’Hotel Paradiso dell’Etna gestito da Andrea Rendo, una festa denominata “baciamolemaniparty”, poi improvvisamente ribattezzata “siamotuttisicilianiparty”. Ecco, vorrei evidenziare il primo distinguo, ossia che non condivido non solo la festa ma nemmeno i nomi dati all’evento.

Non conosco appieno le reali intenzioni degli organizzatori, ma dagli inviti fatti emerge un chiaro intento di rivivere il mondo mafioso, evidentemente tanto caro a chi l’ha ideata. Tant’è, che gli ospiti sono stati invitati a vestirsi con coppola, gilet, camicia bianca e ovviamente portando seco i “pizzini”. Le donne, invece, avrebbero dovuto emulare la Cucinotta e la Bellucci di Malena. Naturalmente, la serata doveva essere allietata dalle note del famoso film “Il padrino”: note che avrebbero sicuramente rafforzato l’intento degli organizzatori, ovvero di creare quanto più possibile il mondo dei cosiddetti uomini d’onore.

La sera del 21 scorso, la festa ha avuto inizio, ma è terminata anzitempo, in modo davvero miserevole e non poteva essere altrimenti per una festa stupida, inconcepibile che rappresentava in primis un’offesa oltre che per tutti i Siciliani onesti, anche per le tante vittime. magistrati, politici, poliziotti, carabinieri e inermi cittadini. Il divertimento di questi “movidaioli” è stato turbato dall’intervento di alcune pattuglie della Polizia di Stato, che non potendo impedire la festa, hanno fatto spostare tutte le auto parcheggiate in divieto di sosta. Addio, ricordi di lupara, pizzini, coppole storte e note del “Il padrino”: Insomma “ a schifiu finì”.

Dopo aver letto in rete di questa festa, ho scritto un commento proponendo gli organizzatori d’invitare, per dare un valore aggiunto alla loro festa, Totò Riina, Provenzano, i Graviano e Matteo Messina Denaro. La festa in sé, a parer mio opinabile dal punto di vista etico morale, non avrebbe dovuto avere luogo, perché non si può magnificarla con baciamolemaniparty. Gli organizzatori, avrebbero dovuto chiarire, sin dall’inizio, se la festa altro non era che una presa in giro e sberleffi degli uomini d’onore. Ma, la scritta baciamolemaniparty, invero è stato un chiaro riferimento ai comportamenti mafiosi. E, dico anche che mi ha dato molto fastidio la locandina dell’evento, nella quale si vede lo stereotipo del mafioso siciliano vestito, appunto, con gilet e coppola, con in mano la lupara. Nella didascalia si legge: A lupara? Minchia….”Tecnologia Sicula E’”.
 

Che orrore! Vorrei invitare l’autore della locandina, il signor Andrea Rendo e i “movidaioli” a visitare gli uffici della Polizia scientifica, o dell’Arma, per visionare le foto delle persone assassinate da colpi di lupara. E, penso, che dopo aver visto i loro volti frantumati e irriconoscibili dalla rosa di pallettoni, a chiunque passerebbe la voglia di reclamizzare la “Tecnologia Sicula”. E nell’occorso, non posso non ricordare un mio carissimo amico e collega, sottufficiale della Squadra mobile di Palermo, trucidato a colpi di lupara: non aveva più la testa.

Quindi, volete divertirvi? Ma lasciate stare questi temi, che tanto lutto ha portato nelle case dei siciliani.

Pippo Giordano

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