Ho voluto rimarcare le dichiarazioni di Ayala, per introdurre la mia valutazione personale su quel che non ritengo essere un “caso umano”, ovvero Salvatore Borsellino. Non ho mai fatto mistero a Salvatore del fatto che quando sono con lui o quando parliamo al telefono, io sento di essere accanto a suo fratello Paolo. Salvatore, questo “ragazzo” quasi mio coetaneo, mi rappresenta davvero la figura di Paolo. Ed è ammirevole con quale spirito e sacrificio, gira l’Italia per ricordare a tutti che la mafia insieme a pezzi dello Stato, sono stati per un arco temporale, padroni assoluti della democrazia di questo Paese. Gira in lungo e largo l’Italia, per far comprendere, che se non si ottiene “Giustizia” sulle stragi mafiose del 92/93, non possiamo annoverare questo nostro martoriato Paese, tra le Nazioni civili: abbiamo un notevole deficit di verità e che occorre ovviamente colmare.
Mi onoro, della sua amicizia nata attraverso una telefonata. Circa quattro anni fa, squilla il mio telefono e l’interlocutore dice: “Sono Salvatore Borsellino, è lei Pippo Giordano?” Da quel giorno i nostri rapporti si sono intensificati sino, appunto, a divenire una bellissima amicizia. Ed io mi commuovo, come oggi, vederlo lottare come un leone, innanzi alla casa circondariale Pagliarelli di Palermo per costituirsi parte civile nell’udienza preliminare nel cosiddetto processo “Trattativa Stato-mafia”.
E, come non condividere il suo entusiasmo che contagia numerosi giovani e meno giovai col Movimento Agende Rosse da lui creato? Per apprezzare l’onestà e la serietà di Salvatore Borsellino, bisogna frequentarlo. Altro che “caso umano”. Se questo Paese fosse colmo di casi umani come Salvatore, di certo non avremmo pregiudicati, ladri e collusi con la mafia, in Parlamento, nelle Amministrazioni locali e nelle Istituzioni.
Pippo Giordano
Pippo Giordano e Salvatore Borsellino

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