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Un ‘ragazzo’ chiamato Salvatore Borsellino

All’inizio di gennaio 2010 Giulia Sarti intervista l’ex PM palermitano Giuseppe Ayala che dichiara: “Salvatore Borsellino è un caso umano”. Ora, al di là dell’improvvida dichiarazione, opinabile almeno dal punto di visita etico, affermo che tra i due personaggi di sicuro preferisco affidare la mia vita a Salvatore Borsellino. Si badi bene che sono stato “dipendente”, come ufficiale di polizia giudiziaria dello stesso Ayala, quando era PM della Procura palermitana. Ma, ciò non m’impedisce d’essere totalmente contrario alle sue affermazione, non foss’altro per la stima e fiducia che condivido con Salvatore Borsellino. Fiducia, che ahimè non nutro nei confronti di Ayala, per l’episodio ampiamente noto della sparizione dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino. Il mio vuole essere un giudizio squisitamente professionale e rilevo che Ayala, pur non rivestendo la carica di PM, avrebbe dovuto adoperarsi, proprio per la pregressa esperienza, di conservare tracce o cose attinenti al massacro di via D’Amelio. In buona sostanza, avrebbe dovuto, una volta venuto in possesso della borsa di Paolo Borsellino, far repertare fedelmente il suo contenuto: bastava chiamare un qualsiasi agente o carabiniere ed invitarlo a redigere l’annotazione di servizio, sigillare la borsa e metterla a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Ho voluto rimarcare le dichiarazioni di Ayala, per introdurre la mia valutazione personale su quel che non ritengo essere un “caso umano”, ovvero Salvatore Borsellino. Non ho mai fatto mistero a Salvatore del fatto che quando sono con lui o quando parliamo al telefono, io sento di essere accanto a suo fratello Paolo. Salvatore, questo “ragazzo” quasi mio coetaneo, mi rappresenta davvero la figura di Paolo. Ed è ammirevole con quale spirito e sacrificio, gira l’Italia per ricordare a tutti che la mafia insieme a pezzi dello Stato, sono stati per un arco temporale, padroni assoluti della democrazia di questo Paese. Gira in lungo e largo l’Italia, per far comprendere, che se non si ottiene “Giustizia” sulle stragi mafiose del 92/93, non possiamo annoverare questo nostro martoriato Paese, tra le Nazioni civili: abbiamo un notevole deficit di verità e che occorre ovviamente colmare.

Mi onoro, della sua amicizia nata attraverso una telefonata. Circa quattro anni fa, squilla il mio telefono e l’interlocutore dice: “Sono Salvatore Borsellino, è lei Pippo Giordano?” Da quel giorno i nostri rapporti si sono intensificati sino, appunto, a divenire una bellissima amicizia. Ed io mi commuovo, come oggi, vederlo lottare come un leone, innanzi alla casa circondariale Pagliarelli di Palermo per costituirsi parte civile nell’udienza preliminare nel cosiddetto processo “Trattativa Stato-mafia”.

E, come non condividere il suo entusiasmo che contagia numerosi giovani e meno giovai col Movimento Agende Rosse da lui creato? Per apprezzare l’onestà e la serietà di Salvatore Borsellino, bisogna frequentarlo. Altro che “caso umano”. Se questo Paese fosse colmo di casi umani come Salvatore, di certo non avremmo pregiudicati, ladri e collusi con la mafia, in Parlamento, nelle Amministrazioni locali e nelle  Istituzioni.

Pippo Giordano

Pippo Giordano e Salvatore Borsellino

 


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