Se non fosse per l’amore e i ricordi che mi legano a quei corpi straziati in via Mariano D’Amelio e segnatamente a Paolo Borsellino, nonché alle stragi di Capaci, Firenze, Milano e Roma, mi verrebbe di urlare tutta la mia rabbia: tutto il mio risentimento per quel meschino teatrino che ogni dì i moralisti del terzo millennio mettono in scena. E lo fanno con una faccia tosta che persino loro non si rendono conto del surreale pensiero gretto e meschino. Risuonano e rimbombano parole dette senza costrutto, senza fondamento e che i personaggi che oggi pomposamente siedono negli “Scranni” più alti della nostra Repubblica, si dimenticano che altri Uomini, ovvero quegli Uomini veri che si sono immolati, offrendo la propria vita, permettendo così agli esseri umani elencati da Sciascia, di diventare inopinatamente classe politica di questo Paese. Una classe politica che non tiene nemmeno conto di una sola briciola di sangue versata per quel nobile ideale di Giustizia. Giustizia: parola sconosciuta, parola smarrita e di proposito cancellata nel lessico dei politici. Si inalberano, si offendono, perché sarebbe stato commesso il reato di lesa maestà di un condomino di un ambulacro romano: “Chi è contro l’inquilino è contro il Paese!” Balle. Certe telefonate non dovevano trovare ascolto, certe lagnanze dovevano essere rigettate al mittente. E, invero, si è voluto ingigantire un falso problema, ricorrendo al vittimismo italico, già collaudato per distogliere l’opinione pubblica. Ma nessuno degli “avvocati sciasciani”, ha ritenuto doveroso spendere una sola parola in ricordo dei martiri. Nessuno, se ben ricordo, si offese a seguito delle odiose contumelie nei confronti dei magistrati di Palermo, da parte dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Nessuno di questi odierni moralisti ha ritento spendere una sola parola di biasimo quando Berlusconi, ha affermato che c’erano magistrati di Palermo che “stanno indagando su storie vecchie” Il riferimento era al nuovo impulso che i PM Ingroia e Di Matteo stavano dando ala strage di via D’Amelio. Nessuno, compreso l’allora ministro Alfano, ritenne doveroso spronare i magistrati a condurre una serrata attività d’indagine. Già, dov’erano i Casini,gli Schifani, i Bersani, che oggi urlano la difesa dell’ambulacro più alto? E, come mai quando giunse la notizia che il pentito Scarantino aveva fatto condannare all’ergastolo, per la strage di via D’Amelio, degli innocenti che hanno trascorso in carcere 17 anni della loro vita, il mondo politico non si è chiesto chi avesse pilotato lo Scarantino? La notizia è stata “cummugghiata” (coperta). Ma, sì, è una “vecchia storia” che a tanti fa comodo che rimanga tale. Ora, come solito, soltanto per aver intercettato un “papabile” si grida allo scandalo sulle intercettazioni. E, no! Adesso è davvero troppo! Non é possibile che reiteratamente le intercettazioni diventino la panacea di tutti i mali. Vi da fastidio, signori politici ad essere intercettati? Ebbene, dovete solo comportarvi come la maggioranza degli italiani, ossia non rubare ed agire in rispetto dell’etica e della morale, altrimenti andate a fare altro. Perché, qualche Istituto specializzato non conduce un sondaggio per conoscere quanti italiani temono le intercettazioni telefoniche? I padri di famiglia, le persone perbene, sono convinto che non hanno nulla da temere ed insieme ad essi ci sono anch’io.
E che dire sulle presunte trattative. Io non me sono accorto o forse sono stato sbadato e me ne scuso, ma non ho letto o visto un interesse da parte dei dirigenti politici. E, come se l’argomento, ovvero la “trattativa” che, non dimentichiamolo potrebbe essere stata la causa delle stragi, fosse una normalità, una routine. E, poi si inalberano quando si toccano i nervi scoperti.
Di una cosa sono certo: sono accanto ai magistrati di Palermo, perché nei loro confronti rivedo tutto l’astio e odio che fu riversato a iosa a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Io, ho già vissuto questa stagione e rimango basito nel vedere questi personaggi, offendersi, quando invero, avrebbero dovuto urlare tutta la vicinanza ai PM palermitani. Lo ridico ancora: state alla larga di via Mariano D’Amelio. Rimanete nelle vostre sagrestie, ma per favore coprite i nervi scoperti, perché sino a quando avrò voce ve li renderò tesi come una corda di violino. E solo ottenendo giustizia e verità sulle stragi del 92/94, smetterò di urlare la mia rabbia. Parlo, a nome di coloro che non possono più farlo: per tutte le vittime della mafia.

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