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La Trattativa sulle stragi 92/93, una ferita lacerante per la Democrazia

Inizio col dire che Cosa nostra:
 
non chiede mai, ma…pretende e prende. Perdona, sì ma con la…morte. Non è disposta a farsi comandare dai politici, ma…li usa. Non ha colore, ma preferisce…il grigio. E’ invisibile soltanto per chi non vuol…vedere. Giura solo sui Santi e sui…picciuli. Non ha amici, solo …amici degli amici.
 
Ho voluto esplicitare questo mio banalissimo pensiero, per riallacciarmi allo spinoso problema dei rapporti tra mafia e politica: rapporti di cui tutta Palermo era a conoscenza. Ma chi non voleva vedere, non vedeva e addirittura metteva in dubbio l’esistenza di Cosa nostra. Quanti bocconi amari abbiamo dovuto buttar giù, nel constatare che un muro di gomma ara stato eretto a protezione di certi interessi i cui beneficiari erano pochi eletti. Nemmeno le morti di Dalla Chiesa, Pio La Torre e di Mattarella, sono riuscite a scalfire quel patto criminale tra alcuni politici e Cosa nostra. Nulla di nulla, noi della Mobile palermitana, ci leccavamo le ferite per i colleghi ammazzati, ma in ossequio al pensiero gattopardesco, a Palermo, tutto cambiava per non cambiare nulla. Ed ora ci dobbiamo meravigliare per il fatto che il potere politico è sceso a patti con Cosa nostra, per fermare le stragi del 92/93? Suvvia, non prendiamoci in giro. All’inizio degli anni 80, avevamo dei sospetti sui rapporti sodali tra politici e mafia e poi sono arrivate le dichiarazioni illuminanti di Buscetta, Contorno, Mannoia, arricchite da Gaspare Mutolo, sino alle ultime dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e Giovanni Brusca. E, a proposito di quest’ultimo, confermo e rafforzo la sua dichiarazione, inerente a Craxi. “Il contatto con Berlusconi, ricostruito in un contesto confuso, sarebbe stato cercato anche prima dell’uccisione di Lima. Cosa nostra pensava a lui per arrivare a Bettino Craxi al quale intendeva chiedere un intervento per «aggiustare» il maxi processo. L’idea di cercare Craxi, attraverso Berlusconi, nasceva dal fatto che la strada intrapresa con Andreotti vecchio referente «non portava a nulla”. Cito un aneddoto. Un giorno incontrai un conoscente, che non vedevo da tanto e lo vidi serio e preoccupato al punto che gli chiesi se avesse problemi di salute. L’uomo, che non era “punciuto” ma gravitava attorno ad alcuni uomini d’onore, mi rispose che egli era stato invitato da un uomo d’onore, suo conoscente, a chiudere la sezione del PSI, perché non gradita all’organizzazione. Lo rincuorai, congedandomi. Il caso volle che dopo tanto tempo, transitando davanti al teatro Massimo, incontrai di nuovo l’uomo e questa volta era raggiante. Mi disse che era stato invitato stavolta a riaprire la sezione, riuscendo ad ottenere eccellenti risultati elettorali a favore del PSI, come del resto avvenne in tutta la Sicilia. Ne dedussi che Cosa nostra avesse platealmente resa pubblica una “ dichiarazione d’amore” verso il PSI.
Ritornando alla trattativa per fermare le stragi del 92/93 ritengo che essa sia avvenuta, talchè i “canali” di interscambio tra Cosa nostra e taluni politici erano ben collaudati. Se ciò sia veramente accaduto è la più grande ferita inferta alla Democrazia. Non si doveva, nemmeno pensare di scendere a patti con gli stragisti mafiosi. Non doveva avvenire per il rispetto delle vittime innocenti, tra le quali le bambine Caterina e Nadia Nencioni di Firenze. Lo Stato, invece, di mestare nel fango, aveva i mezzi necessari per stroncare le stragi e non affidarsi a taluni personaggi che sembra abbiano condotto le trattative come dilettanti allo sbaraglio. Invero, doveva agire alla luce del sole nel rispetto della Legge ed affidarsi alle strutture investigative. C’è ancora qualcuno disposto ad affermare, che ricercare la verità sulle stragi 92/93 sia tempo perso e un dispendio di risorse? No! Caterina, Nadia e tutte le vittime innocenti, attendono pace nella verità, come l’attendono le persone oneste di questo Paese: sottoscritto compreso.


Pippo Giordano

 

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