Al processo contro Marcello Dell’Utri, il pentito Giovanni Brusca era diventato addirittura un cavallo di battaglia della difesa. Aveva detto di non sapere nulla del braccio destro di Silvio Berlusconi e dei suoi rapporti con Cosa nostra. Per questo i giudici l’avevano bollato come «ambiguo» e «reticente». Da qualche settimana, l’ex padrino di Cosa nostra sembra aver cambiato idea. E radicalmente. Ai magistrati di Palermo che indagano sulla trattativa fra mafia e Stato ha detto: “Dopo il delitto di Salvo Lima e prima della strage di Capaci, Riina mi confidò: il posto di Salvo Lima l’hanno preso Marcello Dell’Utri e Vito Ciancimino“. Sarebbero stati loro i nuovi referenti di Cosa nostra per la trattativa a suon di bombe che Riina voleva portare avanti.
Brusca l’ha confessato dopo un lungo e drammatico interrogatorio, in cui è scoppiato anche in lacrime. I magistrati di Palermo l’avevano convocato nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato di riciclaggio e intestazione fittizia di beni, per non avere mai parlato di 188 mila euro in contanti e di alcuni appartamenti intestati a prestanome. Di questi beni i magistrati hanno saputo fra giugno e settembre scorso, grazie ad alcune indagini dei carabinieri di Monreale e alle microspie piazzate nell’abitazione dove ogni tanto il pentito andava in permesso premio. Le microspie avrebbero svelato anche le verità che Brusca non ha mai detto su Marcello Dell’Utri e la trattativa. Il pentito è crollato davanti a quelle intercettazioni che il procuratore aggiunto Ingroia e i sostituti Di Matteo, Guido e Sava gli hanno contestato. E a 15 anni dall’inizio della sua collaborazione con la giustizia, ha deciso di affrontare il capitolo più delicato, quello dei rapporti fra mafia e Stato.
Adesso Brusca riapre il caso. E le nuove dichiarazioni potrebbero avere anche ripercussioni nel processo al generale Mori, chiamato in causa dalla Procura per aver gestito con Ciancimino la prima parte della trattativa fra mafia e Stato, nel 1992. Per i magistrati di Caltanissetta, le parole di Brusca sono un ulteriore conferma all’esistenza della trattativa fra le stragi di Capaci e via D’Amelio, che Borsellino avrebbe scoperto.
Salvo Palazzolo (26 febbraio 2011)

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