30 gennaio 2010 Inaugurazione dell’anno Giudiziario presso la Corte d’Appello di Caltanissetta.
Intervento del dottor Giovanbattista Tona, presidente della Giunta distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati.
“Signor Presidente, signor Procuratore Generale,
i Magistrati di Caltanissetta hanno convintamente aderito alle indicazioni della Giunta Esecutiva Centrale dell’A.N.M., presentandosi oggi in toga e con la Costituzione in mano per manifestare il loro attaccamento alla Giurisdizione e alla Carta fondamentale. Abbiamo manifestato il nostro dissenso e il nostro disagio durante l’intervento del Rappresentante del Ministro. Adesso leggerò il documento che, in tutta Italia, tutti i Presidenti dell’A.N.M. stanno leggendo, in tutte le Corti d’Appello d’Italia:
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Abbiamo chiesto di semplificare i riti del settore civile e rivedere il sistema delle impugnazioni.
Abbiamo chiesto la depenalizzazione dei reati minori e l’introduzione di pene alternative al carcere.
Abbiamo chiesto investimenti sul personale amministrativo, che consentano la riqualificazione e nuove assunzioni.
Abbiamo chiesto investimenti effettivi sull’innovazione informatica, risorse e mezzi adeguati alla gravità della situazione.
E su questi temi l’A.N.M. si è sempre impegnata e non finirà mai di fornire il proprio contributo.
Assistiamo da anni alla produzione di leggi irrazionali prive di coerenza sistematica, pensate esclusivamente con riferimento a singole vicende giudiziarie e che hanno finito per mettere in ginocchio la giustizia in questo Paese. Occorre trovare una via d’uscita a questa situazione!
Il numero dei processi che si chiudono con la prescrizione è balzato all’impressionante cifra di 170.000 l’anno, con la legge cosiddetta ‘ex Cirielli’, ma questo risultato è nulla rispetto a ciò che succederebbe se diventasse legge la proposta che introduce, in aggiunta alla prescrizione, termini brevi per l’estinzione del processo: una riforma che ridurrebbe il processo penale a una tragica farsa.
Rispettiamo l’autonomia del Parlamento ma è nostro dovere segnalare alla politica gli effetti e le ricadute che singoli provvedimenti legislativi possono avere sul sistema. Sentiamo pertanto il dovere di dire che se dovessero essere approvate anche la riforma delle intercettazioni e quella del processo penale, in discussione al Parlamento, verrebbero meno le possibilità di contrasto efficace nei confronti di ogni forma di criminalità.
Non intendiamo assuefarci ad un costume politico che ha reso pratica quotidiana l’insulto e il dileggio: ogni giorno siamo costretti ad ascoltare invettive e aggressioni nei confronti dei magistrati. ‘Cloaca’, ‘cancro’, ‘metastasi’, ‘disturbati mentali’, ‘plotoni di esecuzione’, queste sono solo alcune delle espressioni utilizzate da esponenti politici di primo piano nei confronti della Magistratura. I magistrati non sono parti in conflitto, né lo cercano, non si contrappongono a nessuno: per questo diciamo basta alle aggressioni e chiediamo a tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali di contribuire a riportare il confronto entro termini di correttezza.
Agli insulti e alle invettive si è aggiunta una campagna mediatica, condotta da taluni organi di stampa contro i magistrati, una campagna che si alimenta di dati e informazioni false e che dipinge i magistrati come fannulloni, strapagati, unici responsabili del dissesto del sistema giudiziario.
L’A.N.M. ha pubblicato e diffuso, anche stamattina, i dati ufficiali del rapporto della Commissione Europea, che smentiscono in maniera obbiettiva queste menzogne.>>
Terminata questa lettura, signor Presidente, non possiamo sottacere il fatto che questo Anno Giudiziario si apre a Caltanissetta in maniera del tutto nuova rispetto al passato: la diffusione di notizie riguardo a progetti di attentato in danno di magistrati di questo Distretto ha suscitato una reazione di solidarietà enorme e senza precedenti.
Siamo stati abituati, in questi anni, ad essere oggetto, non tanto di critica, ma proprio di dileggio e di attacco frontale. Orbene, la vicinanza e l’affetto di tante persone del nostro territorio non solo ci fa scudo delle minacce della criminalità organizzata ma neutralizza ogni capacità offensiva degli insulti che provengono dai mass media e dalla politica.
Il signor Ministro, in qualche salotto televisivo, ha rimproverato i Magistrati di considerare l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario come una loro festa, mentre invece è la festa di tutti i cittadini. Quello che avete visto accadere stamattina dimostra che invece, a Caltanissetta, l’apertura dell’Anno Giudiziario è la festa dei cittadini, di quei cittadini che mostrano il loro attaccamento alla Costituzione al pari di noi, e che vogliono stare vicini a noi, consapevoli di quanto sia difficile il nostro ruolo. Hanno dimostrato, spontaneamente, di capire i rischi che corriamo quando facciamo il nostro lavoro, e di volere a tutti i costi che noi, questo lavoro, lo continuiamo a fare, con abnegazione, con serenità, ma anche con tutti i mezzi necessari. Hanno riconosciuto lo spirito di servizio che ci anima. Hanno riconosciuto la nostra buona volontà, la nostra buona fede, hanno dimostrato di avere senso dello Stato, e lo vogliono riconoscere, il senso dello Stato, nell’attività che ogni giorno facciamo. Ci invogliano ad avere sempre il senso dello Stato!
Non ci vogliono meri burocrati ma appassionati ricercatori della Verità, attentamente rispettosi delle persone che giudichiamo. Hanno mostrato il volto di una Sicilia nuova, consapevole e matura, reattiva e orgogliosa, una terra dove le cose possono cambiare purché ci si impegni, ogni giorno, ciascuno nel fare il proprio dovere.
A nome dei Magistrati nisseni, in questa occasione, signor Presidente, io vorrei dire a tutti i cittadini del Distretto:
Aspettiamo ancora una riforma, una, che porti qualche concreta agevolazione al nostro lavoro quotidiano, qua, in questo territorio. E quelle che vediamo all’orizzonte, diciamolo, non ci danno alcuna speranza!
Al Ministro chiedemmo, a novembre scorso, di aiutarci affinché non ci scoraggiassimo, e chiedemmo carta per stampare i provvedimenti, cancellieri per depositarli e fare i successivi adempimenti, autovetture per spostarci, interventi per incentivare i magistrati a rimanere in queste sedi, o a venirci a lavorare.
Abbiamo atteso, ma nel frattempo non siamo stati con le mani in mano, e abbiamo dato fondo alla nostra passione e al nostro spirito di servizio, che oggi i cittadini hanno saputo riconoscere.
E’ per questo che possiamo fare a meno dell’incoraggiamento della politica e delle altre amministrazioni. Ma a queste, alla politica e alle altre amministrazioni, oggi possiamo dire che anche loro devono farsi riconoscere dai cittadini come loro servitori!
Noi ci siamo fatti riconoscere lavorando ogni giorno nei nostri uffici, e offrendo la nostra disponibilità per ogni occasione di dialogo con la comunità locale: siamo stati nelle scuole, ci siamo incontrati con le associazioni, abbiamo condiviso iniziative di vario tipo con le migliori espressioni della nostra comunità: abbiamo offerto in maniera capillare il nostro contributo di esperienza e di competenza con umiltà, laddove ci è stato richiesto. Questo percorso di vicinanza ci ha arricchito come uomini e come magistrati, e molto ha giovato anche al nostro lavoro di ogni giorno.
Oggi si è tradotto in una convinta ed affettuosa vicinanza di tutti coloro che si offrono, idealmente, come nostra scorta. Qui siamo tutti consapevoli di cosa significa il contrasto alla criminalità organizzata, perché ce ne occupiamo ogni giorno, con tutti i rischi che ne conseguono. E sappiamo che la mafia non la può sconfiggere un governo, non la può sconfiggere qualche legge, non la possono sconfiggere alcuni magistrati o un drappello di forze dell’ordine. Per giungere a questo risultato ci vuole un impegno serio, collettivo, in cui ognuno faccia la sua parte, con profondo senso di responsabilità, in cui ognuno sia messo in condizione di fare la sua parte, fino in fondo!
E tra quelli che per primi devono essere messi in condizione di fare la loro parte ci sono ovviamente gli investigatori, i magistrati, il personale giudiziario, gli avvocati.
L’indifferenza al problema, le dichiarazioni antimafia di facciata, i comportamenti superficiali e contraddittori della classe dirigente, la continua delegittimazione della Magistratura non possono che impedire un efficace contrasto alla mafia, ad onta dei propositi di sconfiggerla definitivamente, magari entro un termine… fissato per decreto.
Signor Presidente, l’anno scorso conclusi il mio intervento assicurandole che i Magistrati del Distretto, che io oggi rappresento, avrebbero continuato con impegno a lavorare e a servire lo Stato, qualsiasi cosa sarebbe accaduta sul fronte delle riforme, qualsiasi cosa sarebbe accaduta sul fronte delle tensioni istituzionali, degli attacchi politici e mediatici, alla nostra categoria.
Posso dire che abbiamo mantenuto la promessa! E quest’anno posso chiamare a testimone i cittadini piuttosto che le statistiche!
Frattanto, lo sappiamo, il dibattito nazionale resterà impegnato sulle questioni riguardanti i rapporti tra politica e giustizia, sulle riforme paventate o deliberate che siano; nel frattempo le organizzazioni criminali cercheranno di organizzarsi e di colpire, e noi, conseguentemente, dovremo seguire le nostre indagini, celebrare i nostri processi: quelli che siamo, con i mezzi che abbiamo, pochi come siamo.
Però questo è il nostro impegno, signor Presidente, questo è il nostro impegno: a Roma discuteranno, ma noi faremo tutto il possibile perché Sagunto non sia espugnata.
Grazie”
Trascrizione a cura di Adriana Castelli dal sito www.radioradicale.it

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