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Tornano le parole di Paolo Borsellino alla Biblioteca Comunale

26 giugno 2011 – FOTOGALLERY
Palermo. Tra i primi ad arrivare all’atrio dell’ex convento dei gesuiti è proprio un componente del pool antimafia di Falcone e Borsellino, Leonardo Guarnotta, attuale presidente del tribunale di Palermo. E’ attraverso gli occhi di questo anziano ma combattivo magistrato che si può intravedere la scena vissuta 19 anni fa in questo stesso luogo. Il titolo dell’incontro organizzato nel ’92 da MicroMega è lo stesso di quello organizzato ora dal comitato Cittadinanza per la Magistratura: “E’ solo mafia?”. In una sorta di lungo flashback è come se si tornasse a rivedere l’atrio della Biblioteca Comunale gremito all’inverosimile. Quel 25 giugno 1992 ogni spazio vitale è occupato. Tanta gente è seduta per terra, moltissimi restano in piedi, alcuni si siedono quasi sotto il tavolo dei relatori. Tutta l’attenzione è rivolta al giudice che ha accolto nelle sue braccia gli ultimi istanti di vita di Giovanni Falcone. La sensazione di angoscia che accomuna tutti i presenti è racchiusa nel presentimento che il prossimo a cadere sarà lui. Dal canto suo Borsellino osserva quella moltitudine con la consapevolezza del destino che lo attende, ma con altrettanta determinazione a lottare con tutte le sue forze per rendere giustizia al suo amico e fratello. A distanza di quasi vent’anni il direttore della Biblioteca Comunale, Filippo Guttuso, presenta l’incontro tracciando un legame tra passato e presente. Ed è nel ricordo di quei giudici “ostacolati da vivi e osannati da morti”…

che il rappresentante del comitato organizzativo, Simone Cappellani, introduce il dibattito moderato dal direttore de I Quaderni de l’Ora Giuseppe Lo Bianco. L’autore del libro “L’agenda rossa di Paolo Borsellino” (scritto insieme a Sandra Rizza) ricostruisce i momenti salienti dell’ultimo intervento pubblico di Borsellino nel quale lo stesso magistrato lascia quello che Lo Bianco definisce “un testamento etico, civico e professionale”. Per l’ex cronista del quotidiano l’Ora la Biblioteca Comunale rappresenta a tutti gli effetti un luogo simbolico da dove può ripartire una “riscossa civile” per la città di Palermo. Senza alcuna retorica Lo Bianco invita a riflettere su come sia stato raccolto il testamento etico di Paolo Borsellino da questo Stato. Un senso di malcelata amarezza accompagna la riflessione del giornalista nei confronti di uno Stato sempre più segnato dagli scandali politici che rivelano le ibride commistioni criminali celate al suo interno. Alla domanda se di fronte agli scenari attuali si senta più ottimista o pessimista Leonardo Guarnotta non accenna il minimo tentennamento. “Sono realista” afferma con convinzione il presidente del tribunale di Palermo. Con profonda emozione e grande intensità Guarnotta ripercorre poi quel sogno, suo e dei suoi colleghi uccisi in questa guerra, di lasciare un mondo migliore alle nuove generazioni. Tanti ragazzi che lo ascoltano non erano ancora nati negli anni delle stragi, ma la forza di quella testimonianza che porta con sé una sorta di passaggio del testimone viene recepita ugualmente da molti di questi giovani. La speranza dell’ex componente del pool antimafia si fonde in una preghiera laica affinchè il sostegno della società civile nei confronti dei magistrati che cercano di arrivare alla verità completa sulle stragi del ’92 e del ’93 continui a persistere. “Solo con voi – ribadisce Guarnotta – potremo raggiungere questi risultati…”. Il ricordo di quel 25 giugno 1992 viene ulteriormente ampliato dal racconto di Peppino Lo Bianco. L’incontro avvenuto quel pomeriggio di 19 anni fa alla Caserma Carini tra Paolo Borsellino, l’ex comandante del Ros, Mario Mori e il suo fedelissimo, il capitano Giuseppe De Donno viene quindi posto come spunto di riflessione ad Antonio Ingroia a mo’ di introduzione per il suo intervento. Ma quel segmento temporale negli ultimi giorni di Paolo Borsellino è a tutti gli effetti materia di indagine nella nuova inchiesta sulla strage di via D’Amelio condotta dalla procura di Caltanissetta, strettamente collegata a quella sulla “trattativa” tra Stato e mafia condotta dalla procura palermitana. Il procuratore aggiunto di Palermo non si avventura quindi in un’analisi sul tema specifico, ma riannoda i fili del suo ricordo su Paolo Borsellino partendo proprio da quei 57 giorni tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio. “Quel che è certo – sottolinea Ingroia – è che in quei giorni Borsellino era concentrato per dare tutto il suo contributo per fare emergere la verità sulla strage di Capaci e se avesse avuto notizia di una ‘trattativa’ in corso si sarebbe opposto con tutte le sue forze. Ma su questo punto è necessario che emergano i riscontri…”. In un secondo giro di domande il direttore de I Quaderni de l’Ora riprende il filo del ricordo su Paolo Borsellino chiedendo a Leonardo Guarnotta una sua ulteriore riflessione. “Spesso – risponde lentamente Guarnotta – mi sono chiesto come vivrebbe Borsellino questo momento di forte attacco politico nei confronti della magistratura”. “Paolo guarderebbe questa ‘riforma’ della giustizia come una seria minaccia del potere politico nei confronti della magistratura che in questo modo rischia di diventare la ‘longa manus’ del governo”. Per l’ex componente del pool antimafia di fronte a questo scempio, nonostante gli attacchi denigratori, nonostante le difficoltà oggettive di carenza di uomini e mezzi, sotto la scure di una “riforma” che nessun cittadino onesto auspica, Paolo Borsellino avrebbe comunque invitato i suoi colleghi a resistere continuando a fare il proprio dovere. La voce di Guarnotta regge a stento l’emozione mentre parla del suo amico e collega che definisce “un magistrato sereno, discreto, umile, ma conscio del proprio valore, dotato di grande carisma, di incrollabile fede cristiana, amante della vita familiare e sociale”, un magistrato “innamorato della sua terra che voleva liberare dalla soffocante presenza di Cosa Nostra e per la quale ha sacrificato il bene supremo della vita, come l’hanno sacrificato Giovanni Facone e altri 22 magistrati che sono caduti sotto la barbarie del terrorismo e della mafia, colpevoli soltanto di avere fatto il proprio dovere, servitori fedeli dello Stato che lo Stato non ha saputo salvare…”. “E’ per questo che – conclude il presidente del tribunale di Palermo – non soltanto in occasioni come questa o negli anniversari noi dobbiamo ricordare Paolo, Giovanni e gli altri colleghi caduti, il loro deve essere un ricordo quotidiano. Dobbiamo ricordare ogni giorno quello che hanno fatto per noi e soprattutto ricordare che era importante per loro fare ogni giorno il proprio dovere. Qualunque sia il nostro impegno nella società, qualunque siano le difficoltà e gli ostacoli che si possano incontrare, dobbiamo fare il nostro dovere perché nel farlo consiste la dignità di un uomo e di un magistrato”. Un lunghissimo applauso abbraccia letteralmente Leonardo Guarnotta mentre si allontana dal tavolo dei relatori. Antonio Ingroia interviene successivamente per illustrare le attuali mistificazioni sui comportamenti “moderati” dei giudici morti utilizzate ad arte per delegittimare quelli vivi. Dalle parole di Ingroia riaffiorano invece le prove delle denunce pubbliche di Paolo Borsellino sulla “morte del pool”, sulla bocciatura di Giovanni Falcone a capo dell’Ufficio Istruzione e sui tradimenti del Csm nei confronti dello stesso e via dicendo. Il procuratore aggiunto di Palermo si addentra così nei meandri di un sistema che cerca di rappresentare la storia in maniera distorta o totalmente falsa per sottomettere ulteriormente il potere giudiziario. Attraverso esempi tangibili che vanno dalla legge sulle intercettazioni, all’attacco politico nei confronti della Corte Costituzionale ecco che compare in tutta la sua forma un sistema di potere, “criminale” a tutti gli effetti, che utilizza la “riforma” della giustizia con l’unico scopo di affossare definitivamente la macchina giudiziaria e i suoi operatori. Dal pubblico una ragazza legge uno stralcio dell’intervento del 26 gennaio 1989 di Paolo Borsellino a Bassano del Grappa sull’inaffidabilità dei politici che, pur non essendo stati condannati, sono risultati contigui ad ambienti mafiosi. Mai come oggi quelle sue parole risuonano drammaticamente attuali. Si spengono le luci. Sul maxischermo compare il video dell’intervento di Borsellino del 25 giugno 1992 alla Biblioteca Comunale. La sua voce ferma, segnata dal dolore, ma decisa e senza sbavature, si espande nello stesso luogo e tocca le corde emozionali di tutti i presenti. Un silenzio irreale si espande per alcuni secondi al termine della proiezione del video. Dopo l’intervento del prof. Salvatore Costantino in rappresentanza dell’Università di Palermo è la volta del Gup palermitano Marina Petruzzella che affronta alcuni tratti della straordinarietà del talento di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Noi abbiamo il dovere di spezzare certe logiche mafiose che continuano ad imperversare – sottolinea la Petruzzella – per rendere onore a uomini come Falcone e Borsellino che si sono sacrificati per noi”. L’analisi del presidente del Centro Impastato, Umberto Santino, ripercorre pezzi interi della storia del nostro Paese a dimostrazione di come la “trattativa” tra Stato e mafia sia un elemento organico costante negli anni, capace di mimetizzarsi e soprattutto di rinnovarsi. Il paragone tra il legame mafia e politica del passato e quello del presente è decisamente in pejus. Secondo Santino si è passati da una “mediazione” ad una “identificazione” del modello mafioso. Siamo di fronte alla “legalizzazione dell’illegalità” attraverso le leggi ad personam e tutte le strategie politiche collegate che divengono quindi l’emblema di questa trasformazione lunga quasi un ventennio. Il presidente del Centro Impastato focalizza poi la questione dell’inopportunità di invitare alla commemorazione ufficiale per la strage di Capaci uomini delle istituzioni che “celebrano i morti, criminalizzano i vivi” e che per primi tradiscono il messaggio di Falcone. La recente apertura di una sede palermitana di Antimafia Duemila viene di seguito accennata da Peppino Lo Bianco che ci invita sul palco per commentare l’evento. Non è facile trattenere l’emozione di trovarsi in un luogo laicamente “sacro” per chiunque abbia a cuore la sete di giustizia e di verità di Paolo Borsellino. Sono attimi che fermano il tempo. E in quei momenti si cerca solo di trasmettere l’impegno a continuare a fare il proprio dovere con la stessa passione, determinazione e responsabilità di 11 anni fa. Soprattutto qui. In questa città carica di tensioni e violenza, ma che ha tutte le potenzialità per riscattarsi e rendere giustizia a chi è stato ucciso con il sogno di vederla un giorno bellissima.



FOTOGALLERY
– © Davide Cangemi
(Facebook)
E’ SOLO MAFIA?

da AntimafiaDuemila

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