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Tocca a noi

C’era una volta l’Italia. L’Italia che scendeva in piazza a sostegno dei giudici che stavano liberando il Paese da una classe politica corrotta, l’Italia che gridava contro quei politici che avevano avuto il coraggio di presentarsi ai funerali di quei magistrati uccisi anche dalle connivenze tra mafia e politica, l’Italia dei Falcone e dei Borsellino, di chi combatteva per i propri ideali, di chi moriva per la libertà e per la giustizia. C’era una volta l’Italia di quei ragazzi che volevano cambiare le cose e che promettevano di farlo davanti alle bare di quei giudici che per quegli stessi ragazzi avevano dato la vita.

C’era una volta l’Italia di quei giudici “ragazzini” che hanno visto morire i loro grandi maestri per quegli ideali che perseguivano e per cui combattono tuttora anche loro, c’erano allora e ci sono adesso. Quei giudici ragazzini ora sono grandi e da allievi sono diventati anch’essi maestri, maestri di una generazione che sta crescendo e che stavolta non puo’ permettersi il lusso di lasciarli soli.


Quei giudici ragazzini non hanno mai smesso di cercare la verità, loro non si sono mai arresi, non hanno mai soffocato nel silenzio le loro grida, non hanno mai chiuso gli occhi, non hanno mai fatto finta di non vedere.

Quei giudici che oggi vengono chiamati rossi, comunisti, mentalmente deviati, politicizzati, metastasi, eversori sono gli stessi che portavano a spalla quelle bare il 23 maggio, il 19 luglio, o gli stessi che guardando quelle morti decisero di dare un senso a ciò che sembrava apparentemente non averlo.
Quei giudici ragazzini si chiamano Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo, Roberto Scarpinato, Gaetano Paci, Domenico Gozzo, Teresa Principato

Qualche giorno fa, leggendo l’ennesimo tentativo di attentato che si stava preparando ai danni del Dottor Ingroia, ho pensato a tutto questo…
Ho pensato a cosa avessero provato quei giudici ragazzini vedendosi privati dei loro punti di riferimento, a dove avessero trovato la forza di andare avanti anche senza di loro e ho pensato a me, ho pensato a come si illuminano i miei occhi quando vedo il Dottor Ingroia, e non perchè sia una rockstar o un attore famoso, ma perchè è il mio maestro, il mio maestro e di tutti quegli aspiranti giudici ragazzini che stanno studiando giorno dopo giorno solo per arrivare un giorno ad essere i loro allievi, gli allievi di Ingroia, di Di Matteo o di Scarpinato, come loro lo furono per Borsellino, Falcone o Chinnici.

Ho scritto questo articolo per un SOLO motivo, perchè ho provato schifo quello stesso giorno, quando nessun telegiornale ha pensato di raccontare questa storia al popolo italiano, riproponendoci sempre la nauseante vomitata antidemocratica del solito Berlusconi, tra legittimi impedimenti e leggi per “abolire” le intercettazioni.

E ho pensato che tutti devono sapere che i Falcone e i Borsellino esistono ancora e che, anche se non vogliono farcelo sapere, sono in pericolo e noi abbiamo il dovere civico di non lasciarli soli, perchè se noi ci facciamo sentire, alle orecchie di chi prepara attentati arriverà il nostro grido e  sapranno che SE I NOSTRI MAGISTRATI VERRANO SFIORATI, LORO SARANNO SPAZZATI VIA DALLA NOSTRA SETE DI GIUSTIZIA.

Stavolta non si piangeranno altri morti, stavolta tocca a noi!

Martina Di Gianfelice


Il Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia

 

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