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	<title>giuseppe graviano Archivi - 19luglio1992.com</title>
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	<description>A Paolo, Agostino, Claudio, Eddie Walter, Emanuela,  Vincenzo Fabio.</description>
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	<title>giuseppe graviano Archivi - 19luglio1992.com</title>
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		<title>Dal boss detenuto a Graviano: lettere dal 41-bis “colabrodo”</title>
		<link>https://www.19luglio1992.com/dal-boss-detenuto-a-graviano-lettere-dal-41-bis-colabrodo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Bertelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2020 09:07:58 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-22269 alignleft" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/05/cuneo-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/05/cuneo-300x167.jpg 300w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/05/cuneo-20x11.jpg 20w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/05/cuneo.jpg 660w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />II boss della ’ndrangheta <strong>Francesco Sergi e Domenico Paviglianiti</strong> sono “compare Ciccio’’ e “compare Mimmo’’, il capomafia stragista di Brancaccio <strong>Giuseppe Graviano</strong> è il “carissimo Giuseppe’’: cinque lettere tra il boss di Barcellona Pozzo di Gotto <strong>Giuseppe Gullotti</strong> e quattro capimafia detenuti, quasi tutti al 41-bis, sfuggite nel 2008 al vaglio della censura e scoperte dall’avvocato<strong> Fabio Repici</strong> agli atti di un processo in Calabria testimoniano di un 41-bis “colabrodo’’, almeno quell’anno (ma nulla si sa dei successivi), nel quale i mafiosi comunicavano tranquillamente per lettera, scambiandosi gli auguri di Natale e Pasqua. Apparentemente banali, ma dietro i quali, in passato, si sono celati messaggi in codice.</p>
<p style="text-align: justify;">LA GRAVISSIMA FALLA nel sistema di controllo della corrispondenza in carcere è emersa dopo il sequestro ordinato dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, <strong>Gaetano Paci,</strong> il 22 ottobre 2018, dell’intera corrispondenza di Gullotti (14 lettere, in larga parte indirizzate alla sorella Fortunata e alla moglie): in due delle missive si informano i pm che “l’ufficio censure (del carcere di Cuneo, ndr) ha verificato che nell’anno 2008 l’ufficio non ha proceduto al blocco di corrispondenza del detenuto Gullotti Giuseppe’’. Che così, il 9 dicembre 2008, ha potuto scrivere a Graviano, detenuto a Milano Opera: “Carissimo Giuseppe, spero tanto di trovarti bene insieme ai tuoi cari familiari al tuo Michele. Per quanto mi riguarda posso assicurarti di godere ottima salute unitamente ai miei cari. Ti auguro di trascorrere serenamente questo Santo Natale così come spero per i tuoi cari, con l’augurio che il prossimo anno nuovo sia messaggero di buone novelle. Con gli esami a che punto sei? Io sono giunto a conclusione del mio secondo corso di laurea. Concludo inviandoti un calorosissimo abbraccio, ricordandoti sempre con tanta stima e profonda amicizia. Come sempre devi dare un bacio da parte mia al tuo Michele’’. E se il boss di Brancaccio è il “carissimo Giuseppe’’, nelle lettere di Gullotti a Francesco Sergi e Domenico Paviglianiti, quest’ultimo ergastolano scarcerato nell’ottobre scorso, entrambi allora detenuti nel carcere di Ascoli Piceno, sono “compare Ciccio e compare Mimmo’’: per loro Gullotti è “compare avvocato’’ (il boss barcellonese è laureato in giurisprudenza e soprannominato “l’avvocato”), e il primo viene pregato di “salutarmi Salvatore e lo zio Peppino, e di fargli gli auguri da parte mia’’. Nella risposta Sergi si preoccupa della salute di Gullotti (“certo che alla I sezione si sta malissimo per via dell’umidità che c’è e anche per l’allergia che avete, ma spero che vi spostano’’). Missive in partenza ma anche in arrivo al boss barcellonese detenuto a Cuneo: il 17 marzo gli arrivano gli auguri di Pasqua di Domenico Papalia, detenuto a Carinola (Caserta), il boss citato da <strong>Nino Gioè,</strong> componente del commando di Capaci, nell’ultima lettera prima del suo strano suicidio alle sbarre della sua cella di Rebibbia: “Ricambio di cuore gli auguri per una Pasqua serena per voi e famiglia e con un augurio particolare perché si realizzi ciò che il vostro cuore desidera. Mi auguro di trovarvi bene ed in forma con la salute. Io sto bene. Vi prego di salutare i paesani e coloro che ho lasciato e sono ancora lì’ ’.</p>
<p style="text-align: justify;">“QUESTE LETTERE sono la prova che il 41-bis è l’esatto contrario di ciò per cui era stato concepito – dice l’avvocato Repici, che le ha scoperte agli atti del processo al magistrato<strong> Olindo Canali,</strong> ex pm a Barcellona Pozzo di Gotto, accusato di corruzione in atti giudiziari per favorire Cosa Nostra –. Ogni volta che si scava su Barcellona vengono fuori cose inimmaginabili per il resto del Paese. Per questo da decenni su quel territorio è stato imposto un cono d’ombra. Per l’omicidio più eclatante della storia barcellonese, quello del giornalista <strong>Beppe Alfano,</strong> il boss Gullotti ha ottenuto l’avvio del giudizio di revisione. Ora abbiamo scoperto che Gullotti dal 41-bis manteneva contatti con capimafia del calibro di Graviano e Papalia. Cos’altro occorre perché la mafia di Barcellona diventi un’emergenza nazionale?”.</p>
<p><strong>Giuseppe Lo Bianco (Il Fatto Quotidiano, 26 maggio 2020)</strong></p>
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		<title>Mafia: scambi epistolari tra boss. Repici: &#8216;DNA e DAP indaghino a fondo&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Bertelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2020 12:31:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri documenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma, 25 mag. &#8211; Almeno fino al 2008 boss della mafia, sottoposti al carcere duro, hanno comunicato, via lettera, non soltanto con propri familiari, ma&#8230;</p>
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<p style="text-align: justify;">&#8220;Per quanto è a mia conoscenza &#8211; chiarisce Repici &#8211; è il magistrato di sorveglianza l&#8217;organo competente a porre la censura sulla corrispondenza tra detenuti, ma la prassi è che questa attività sia delegata al direttore delle carceri il quale a sua volta la subappalta al personale di polizia penitenziaria. Infatti, in almeno due missive c&#8217;è traccia di un&#8217;attestazione da parte di due agenti dell&#8217;ufficio Censure che su quelle lettere non è stata fatta alcuna attività di blocco. In ogni caso, mi chiedo: a che cosa serve il 41 bis se i boss mafiosi comunicano fra di loro o se addirittura mandano ad altri i saluti di terzi? Se la logica del 41 bis è impedire che i capimafia abbiano contatti con l&#8217;esterno, come possiamo spiegare queste comunicazioni? I divieti della legge sono stati chiaramente elusi perché è facile intuire che dietro ai normali auguri di Natale o di Pasqua si possano celare messaggi in codice molto preziosi per le organizzazioni criminali. Non so se quanto accaduto nel 2008 sia capitato anche in epoca successiva. Secondo me, è giusto verificare e indagare a fondo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">AGI</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Graviano vs Berlusconi in un Paese (sempre più) narcotizzato</title>
		<link>https://www.19luglio1992.com/graviano-vs-berlusconi-in-un-paese-sempre-piu-narcotizzato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pat&#38;Guido]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Feb 2020 18:22:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Alexander Stille]]></category>
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		<category><![CDATA[Letizia Battaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Lorenzo Baldo «In un altro Paese&#160;gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.19luglio1992.com/graviano-vs-berlusconi-in-un-paese-sempre-piu-narcotizzato/">Graviano vs Berlusconi in un Paese (sempre più) narcotizzato</a> proviene da <a href="https://www.19luglio1992.com">19luglio1992.com</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong data-wp-editing="1"><a href="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-povera-patria-c-imagoeconomica_1199152.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-21293" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-povera-patria-c-imagoeconomica_1199152-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-povera-patria-c-imagoeconomica_1199152-300x191.jpg 300w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-povera-patria-c-imagoeconomica_1199152-20x13.jpg 20w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-povera-patria-c-imagoeconomica_1199152.jpg 610w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><em>di Lorenzo Baldo</em></strong></p>
<p><strong><span style="color: #800000;">«<em>In un altro Paese</em>&nbsp;<em>gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nella condizione di vincere la guerra. Invece in Italia avvenne proprio il contrario</em>.»</span></strong></p>
<p data-wp-editing="1">“<em>Berlusconi non sarebbe sopravvissuto nemmeno un anno, con un’informazione aggressiva e capace. L’avrebbero distrutto in mille occasioni: mi viene in mente il decreto salva-ladri. O le tangenti alla Guardia di Finanza. E naturalmente potremmo continuare per ore. Invece appare dove vuole, non risponde mai e impone la sua visione del mondo sul Paese. Ma in una democrazia l’informazione è il potere che dovrebbe sorvegliare gli altri. Infatti: in Italia la democrazia è zoppa</em>”.</p>
<p data-wp-editing="1">Per analizzare il <em>day after</em> in seguito alle <strong><a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-ndrangheta-stragista/77630-ndrangheta-stragista-graviano-mi-incontrai-con-berlusconi-da-latitante.html">esplosive dichiarazioni del boss Giuseppe Graviano sull’ex premier Berlusconi</a> </strong>si può ripartire dal 2011 con le parole del giornalista e scrittore statunitense <strong>Alexander Stille</strong>. Che ritrae un’Italia dalla democrazia “zoppa”.</p>
<p data-wp-editing="1">Solamente quattro anni prima, nel 2007, <em>Rai 3</em> aveva trasmesso<strong> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=GJ2qs_sZ4xo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">il film documentario “In un altro Paese” di Marco Turco</a></strong> tratto dal libro dell’autore americano “<em>Excellent cadavers. The Mafia and the Death of the First Italian Republic</em>” (Cadaveri eccellenti. La mafia e la morte della prima Repubblica italiana). Ad accompagnare Stille nel suo viaggio a dir poco dantesco era stata la grande fotografa <strong>Letizia Battaglia</strong>.</p>
<p data-wp-editing="1">“<em>In un altro Paese</em> &#8211; commentava lo scrittore, riferendosi a quella parte di magistratura coraggiosa che era stata capace di istruire il Maxiprocesso &#8211; <em>gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nella condizione di vincere la guerra. Invece in Italia avvenne proprio il contrario</em>”.</p>
<p data-wp-editing="1">Sì, il contrario, plasticamente realizzato attraverso la tracotanza del potere politico (e non solo) di un uomo che ha cambiato &#8211; in peggio &#8211; la storia d’Italia: <strong>Silvio Berlusconi</strong>.</p>
<p data-wp-editing="1">Eppure nessuno scandalo ha generato il giudizio del Tribunale di Milano che, al processo per i diritti <em>Mediaset</em> (falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita), relativo all’inchiesta sui fondi neri accumulati da Berlusconi, lo ha descritto come un delinquente naturale, con una “<em>naturale capacità a delinquere</em>”, né tanto meno le altre sentenze che lo inchiodano immancabilmente alle <strong><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2018/03/02/b-delinquente-naturale-che-si-compra-tutti/4197257/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sue gravissime responsabilità penali</a></strong>.</p>
<p data-wp-editing="1">Così come non ha alimentato alcun dibattito mediatico-politico la sua nuova iscrizione nel registro degli indagati nell’<a href="http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/67578-stragi-93-berlusconi-e-dell-utri-indagati-a-firenze.html"><strong>inchiesta sui mandanti esterni delle stragi del &#8217;93</strong></a>, o le tremende dichiarazioni del collaboratore di giustizia <a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/71126-processo-trattativa-graviano-berlusca-e-la-cortesia.html"><strong>Gaspare Spatuzza su quell’incontro con Graviano il quale sarebbe stato entusiasta per essersi messo il Paese nelle mani grazie a B. e a Dell’Utri</strong></a>. Che altro serve?</p>
<p data-wp-editing="1"><em>“Spero che tra non troppo tempo il popolo italiano decida di consegnare <strong>Silvio Berlusconi</strong> al cestino della storia, da cui non sarebbe mai dovuto emergere”</em>, aveva affermato il 21 gennaio 2006 l’ex sindaco di Londra<strong> Ken Livingstone</strong>. Due mesi dopo l’editorialista del <em>Guardian</em>,<strong> Martin Jacques</strong>, aveva rincarato la dose definendo Berlusconi <em>“il più grave e pericoloso fenomeno politico in Europa. Rappresenta la più seria minaccia alla democrazia europea dal 1945. Il suo governo ha esercitato una maligna influenza sulla vita democratica italiana”</em>.</p>
<p><a href="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-al-buio-c-imagoeconomica_1249812.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-21292 alignright" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-al-buio-c-imagoeconomica_1249812-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-al-buio-c-imagoeconomica_1249812-300x201.jpg 300w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-al-buio-c-imagoeconomica_1249812-20x13.jpg 20w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-al-buio-c-imagoeconomica_1249812-272x182.jpg 272w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2020/02/berlusconi-al-buio-c-imagoeconomica_1249812.jpg 610w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Sono passati quasi 15 anni e ancora Berlusconi resta una presenza ingombrante per il nostro Paese. Non solo B. non è finito ancora nel “cestino della storia”, ma viene comunque considerato come un leader con un peso politico (vedi alla voce Renzi &amp;c.). E anche se Forza Italia naviga oggi su numeri lontani anni luce dal 61 a 0 del 2001, <a href="http://www.antimafiaduemila.com/rubriche/giorgio-bongiovanni/77459-la-forza-della-mafia.html"><strong>la recente vittoria in Calabria di Jole Santelli, fedelissima di B.</strong></a>, è alquanto emblematica della rinnovata “vitalità” di un partito co-fondato<a href="http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/50279-cassazione-dellutri-socialmente-pericoloso-rafforzo-cosa-nostra.html"><strong>da un condannato per mafia come Marcello Dell’Utri</strong></a>.</p>
<p data-wp-editing="1">In un Paese alla rovescia come il nostro, con un’informazione che &#8211; salvo rare eccezioni &#8211; continua a prostrarsi al potente di turno, l’equazione impunità-oblio è presto fatta. Nell’Italia dove i trending topic di twitter sono prevalentemente quelli di gossip, quello che spicca è l’assenza di un’opinione pubblica attenta, capace di indignarsi chiedendo la verità sulle stragi di Stato.</p>
<p data-wp-editing="1">In un altro Paese le dichiarazioni di Graviano avrebbero immediatamente animato interi talk show. <strong>Silvio Berlusconi</strong>, un ex premier, indicato da un boss stragista &#8211; che mai prima d’ora aveva parlato così chiaramente &#8211; come una persona che aveva incontrato durante la sua latitanza.</p>
<p data-wp-editing="1">Questo sì, dovrebbe scandalizzare intellettuali, politici, scrittori, giornalisti, uomini di Chiesa e i comuni elettori. Quanto meno per il rispetto che si deve a tutti coloro che sono morti senza avere giustizia per i propri cari, vittime della violenza politico-mafiosa come <strong>Giovanna Maggiani Chelli, Agnese</strong> e<strong> Rita Borsellino, Augusta Schiera</strong> e tanti altri.</p>
<p data-wp-editing="1">Ma questo non è il Paese della giustizia e della verità, per lo meno non ancora. Lo strisciante silenzio politico-istituzionale (ma anche mediatico, salvo le poche voci isolate) che si respira in queste ore attorno al caso Graviano-Berlusconi, rappresenta una palese risposta. Quella di uno Stato che si ostina a non voler tirare fuori gli scheletri dai propri armadi. Il messaggio lanciato da Graviano, intriso di ricatti, probabilmente orfani di quello che è stato un do ut des Stato-mafia, attende risposte. Che dovranno essere “esaustive”. Prima che lo stesso Graviano si decida a dire ciò che sa sui mandanti esterni a Cosa Nostra nelle stragi del &#8217;92/&#8217;93.</p>
<p data-wp-editing="1">Le lacrime dell’ex pm<strong> Ignazio De Francisci</strong>, riprese nel film di Stille “In un altro Paese”, mentre parlava del sacrificio di Falcone e Borsellino, lasciano aperto uno straziante interrogativo. Che, alla luce delle dichiarazioni di Graviano, assume una drammatica attualità. <em>“E’ stato un prezzo altissimo che hanno pagato, loro con la loro vita, e le persone morte con loro</em> &#8211; affermava De Francisci -. <em>Un prezzo che hanno pagato per il nostro Stato, per la Sicilia, per creare un futuro migliore per tutti noi. Però io me lo sono chiesto negli ultimi anni: ne è valsa la pena? Che siete morti a fare? Me lo sono chiesto più volte al punto in cui siamo. E non riesco a trovare una risposta”.</em> Quella stessa risposta che deve invece trovarsi nell’impegno morale di ognuno di noi, affinché nessuno dei nostri martiri sia morto invano sull’altare di una impunità di Stato. Con l’unica arma che abbiamo a disposizione: la pretesa della verità.</p>
<p><strong>Foto © Imagoeconomica</strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>ARTICOLI CORRELATI</strong></span></p>
<p><strong><a href="http://www.antimafiaduemila.com/rubriche/giorgio-bongiovanni/77427-parla-il-boss-stragista-giuseppe-graviano.html">&#8220;Parla&#8221; il boss stragista Giuseppe Graviano</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-ndrangheta-stragista/77418-graviano-parla-un-imprenditore-di-milano-non-voleva-che-si-fermassero-le-stragi.html">Graviano parla: &#8221;Un imprenditore di Milano non voleva che si fermassero le stragi&#8221;</a></strong></p>
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<p><strong><a href="http://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/254-focus/50645-spatuzza-i-boss-graviano-venduti-da-gente-di-milano.html">Spatuzza: “I boss Graviano venduti da gente di Milano”</a></strong></p>
<p data-wp-editing="1"><span style="color: #800000;"><strong><br />
Tratto da</strong></span><strong>: <a href="http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/77635-graviano-vs-berlusconi-in-un-paese-sempre-piu-narcotizzato.html?fbclid=IwAR034JgU7ANb3a-gqkLgjxRhfnkL2Z46jswt0bEoybtxJEpZG-sQlOe3DaM">antimafiaduemila.com</a></strong></p>
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		<title>Trattativa Stato-Mafia: si chiude il processo</title>
		<link>https://www.19luglio1992.com/trattativa-stato-mafia-si-chiude-il-processo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pat&#38;Guido]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 13:03:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Miriam Cuccu È il giorno della requisitoria dei pm Ascolta la diretta! Dal 2013 la Corte d’Assise di Palermo ha passato sotto la stessa&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-10004 alignleft" src="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2017/12/aula-bunker-ucciardone4-300x187.jpg" alt="" width="337" height="210" srcset="https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2017/12/aula-bunker-ucciardone4-300x187.jpg 300w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2017/12/aula-bunker-ucciardone4-20x12.jpg 20w, https://www.19luglio1992.com/wp-content/uploads/2017/12/aula-bunker-ucciardone4.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 337px) 100vw, 337px" /></strong><strong><br />
</strong><em>di Miriam Cuccu</em></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>È il giorno della requisitoria dei pm</strong></span></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="https://www.radioradicale.it/eventi/3212" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Ascolta la diretta!</em></a></strong></p>
<p>Dal 2013 la Corte d’Assise di Palermo ha passato sotto la stessa lente di ingrandimento una lunga lista di testimoni, dichiarazioni, carteggi e conversazioni registrate di pentiti, mafiosi, e rappresentanti della istituzioni. Si <a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/52139-stragi-9293-napolitano-qdallo-stato-ci-si-aspettava-uno-sbandamentoq.html" target="_self"><strong>va dalla deposizione “<em>eccellente</em>” dell’ex presidente Napolitano</strong></a> (le stragi furono un “<em>ricatto a scopo destabilizzante di tutto il sistema</em>”) <a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/63770-trattativa-i-dialoghi-riina-lorusso-e-le-telefonate-mancino-d-ambrosio.html" target="_self"><strong>agli “strali” di Totò Riina</strong></a>, passando per <a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/63559-trattativa-nelle-agende-ciampi-svela-la-linea-morbida-sul-41-bis.html" target="_self"><strong>le agende di Ciampi sul rischio di un colpo di Stato durante le stragi del luglio ’93,</strong></a> e le parole intercettate in carcere <a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/67435-processo-trattativa-berlusca-nelle-parole-di-giuseppe-graviano.html" target="_self"><strong>di Giuseppe Graviano</strong></a> “<em>cortesia</em>” chiesta da “<em>Berlusca</em>”. Tutti elementi confluiti nel processo trattativa Stato-mafia, oggi giunto alla sua fase conclusiva. Salvo imprevisti il Presidente <strong>Alfredo Montalto</strong> chiuderà l’istruttoria dibattimentale dopodiché avrà luogo la requisitoria della pubblica accusa con gli interventi dei magistrati <strong>Nino Di Matteo</strong>, <strong>Vittorio Teresi</strong>, <strong>Francesco Del Bene</strong> e <strong>Roberto Tartaglia</strong>.<br />
Sebbene di trattativa si parli, già la <a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/43120-trattativa-stato-mafia-inizia-il-nostro-processo-di-norimberga.html" target="_self"><strong>memoria depositata nel 2012</strong></a>, al termine dell’indagine condotta anche da<strong> Antonio Ingroia</strong>, sottolineava che “<em>nessuno è imputato per il solo fatto di aver trattato</em>”. A fare da “<em>autori immediati del delitto principale</em>”, quello di minaccia ad un Corpo Politico dello Stato, ci sono infatti i boss <strong>Giovanni Brusca</strong> &#8211; oggi collaboratore di giustizia &#8211; <strong>Leoluca Bagarella</strong>, <strong>Antonino Cinà</strong>, il “<em>postino</em>” del papello, insieme a <strong>Totò Riina</strong> e <strong>Bernardo Provenzano</strong>. La posizione di Binnu <em>u’ tratturi</em> era già stata stralciata per le gravi condizioni di salute, che portarono al suo decesso nel luglio 2016. Quanto a Riina, morto il mese scorso nell’ospedale di Parma, la Procura di Palermo ha già anticipato che al termine della requisitoria chiederà alla Corte d’Assise di dichiarare il “<em>non doversi procedere per morte del reo</em>”. Durante l’udienza, però, i pubblici ministeri considereranno ugualmente “<em>i fatti che riguardano direttamente Riina</em>”.<br />
Tra le fila degli ex politici, ad essere accusati di “<em>aver fornito un consapevole contributo alla realizzazione della minaccia</em>” in qualità di “<em>consapevoli mediatori” sono gli ex ufficiali dei Carabinieri <strong>Antonio Subranni</strong>, <strong>Mario Mori</strong> e <strong>Giuseppe De Donno</strong>, insieme agli ex politici <strong>Calogero Mannino</strong> &#8211;<a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/57532-non-ha-commesso-il-fatto-mannino-assolto.html" target="_self"><strong> assolto in primo grado con il rito abbreviato</strong></a> &#8211; e <strong>Marcello Dell’Utri</strong>, già in carcere per concorso esterno. <strong>Massimo Ciancimino</strong>, figlio dell&#8217;ex sindaco di Palermo don Vito, è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa per aver fatto da tramite fra il padre e <strong>Bernardo Provenzano</strong>. Infine <strong>Giovanni Conso</strong> e <strong>Nicola Mancino</strong>, rispettivamente ex ministro della giustizia ed ex ministro dell&#8217;interno, sono “colpevoli di una grave e consapevole reticenza</em>”.<br />
Nel corso dell’udienza il presidente Montalto dovrà anche decidere se acquisire o meno i sei documenti della <em>Fondazione Spadolini</em>, richiesti dalla pubblica accusa in quanto da questi si evincerebbe lo stato di minaccia e preoccupazione vissuto a livello istituzionale tra il ‘92 e il ‘93.<br />
La sentenza, prevista per la prossima primavera, chiude tre anni e mezzo di udienze celebrate sotto il fuoco incrociato di critiche e tentativi di delegittimazione provenienti da più parti, a cominciare dal conflitto di attribuzione sollevato dallo stesso Napolitano contro la Procura di Palermo, e dal <a href="http://www.antimafiaduemila.com/rubriche/giorgio-bongiovanni/48297-trattativa-stato-mafia-gioco-sporco.html" target="_self"><strong>tentativo di trasferire il processo</strong></a> lontano da Palermo e dai magistrati del pool da parte di Mori. Proprio sul passato dell’ex generale dei Carabinieri al Sid (Servizio Informazioni Difesa) i legali di Mori e De Donno <a href="http://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/261-cronaca/52363-stato-mafia-mori-e-de-donno-denunciano-i-pm.html" target="_self"><strong>avevano presentato un esposto</strong></a> in cui si chiedeva conto delle indagini. Anche le minacce contro i magistrati del processo, e in particolare contro Di Matteo (destinatario di una vera e propria condanna a morte da parte del capo di Cosa Nostra), sono finite nel tritacarne della stampa e fatte passare per un tentativo di rilegittimare il dibattimento, a uso e consumo di una maggiore “<em>copertura mediatica</em>”. Nel frattempo, però, i rischi corsi dal pool trattativa continuavano, e continuano, ad essere alti. Forse perché con questo processo &#8211; e l’inchiesta che, parallelamente, prosegue &#8211; ad essere passati sotto il setaccio sono quegli “<em>indicibili accordi</em>” che servirono per traghettare il Paese dalla prima alla seconda Repubblica a suon di bombe e patti tra Stato e mafia. Proprio la prima udienza del “<em>Trattativa</em>” fu inaugurato con una lettera anonima recapitata a Di Matteo: “<em>Attenzione a quando parli, alle auto su cui viaggi, al telefono cellulare. È come se avessi vicino a te una microspia”. </em>Del resto, anche il pentito <strong>Vito Galatolo</strong> aveva riferito, non molto tempo fa, che il pm di Palermo<em> “<a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/55072-stato-mafia-galatolo-testimone-al-processo.html" target="_self"><strong>si è spinto troppo oltre</strong></a></em>”, magari toccando quei fili ad alta tensione che dovevano rimanere sepolti insieme a molti altri segreti di Stato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>tratto da <a href="http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-trattativa-stato-mafia/68239-trattativa-si-chiude-il-processo.html">Antimafiaduemila.com</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.19luglio1992.com/trattativa-stato-mafia-si-chiude-il-processo/">Trattativa Stato-Mafia: si chiude il processo</a> proviene da <a href="https://www.19luglio1992.com">19luglio1992.com</a>.</p>
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