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		<title>E&#8217; rimorto Falcone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelo Garavaglia Fragetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Dec 2017 14:59:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco Travaglio Scusate se non parliamo di Babbo Natale e delle sue renne, del presepe, della stella cometa, dei re magi e dell’albero (nemmeno&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.antimafiaduemila.com/images/stories/personaggi/giornalisti/2017/travaglio-lucca2012-c-castolo-giannini.jpg"><img decoding="async" class="alignleft" src="http://www.antimafiaduemila.com/images/stories/personaggi/giornalisti/2017/travaglio-lucca2012-c-castolo-giannini.jpg" alt="" width="299" height="150" /></a>di Marco Travaglio</strong><br />
Scusate se non parliamo di Babbo Natale e delle sue renne, del presepe, della stella cometa, dei re magi e dell’albero (nemmeno dell’ormai celeberrimo Spelacchio romano). Anche oggi, visto che non lo fa nessun altro, ci tocca rimestare nell’ultima schifezza italiana: quello che i fini dicitori chiamano “<em>caso Dell’Utri</em>”. Un caso che non esiste, visto che l’inventore di Forza Italia è stato condannato definitivamente a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e dovrebbe starsene in carcere fino all’estate del 2021. Ma che, siccome in Italia non c’è nulla di più provvisorio delle condanne definitive dei potenti, è stato riaperto da politici, giornaloni, avvocati e magistrati su più fronti: Dell’Utri deve tornare a casa perché è malato (istanza respinta perché la scarcerazione, specie di un mafioso, può avvenire solo quando le sue condizioni di salute sono incompatibili col carcere, e non è il suo caso, visto che può essere tranquillamente curato nelle strutture sanitarie interne o convenzionate al penitenziario di Rebibbia) o, in subordine, merita la grazia (che però non ha neppure chiesto); Dell’Utri deve tornare a casa perché ha chiesto la revisione del suo processo dopo che la Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo (Cedu) ha dichiarato ineseguibile la pena per <strong>Bruno Contrada</strong>, condannato per il suo stesso delitto (istanza condivisa dal Pg di Caltanissetta, su cui deciderà la Corte d’appello).<br />
Qualcuno si domanderà: perché questo scatenamento proprio adesso, quando il pregiudicato ha scontato appena metà della pena? Noi un’idea ce l’avremmo. Tutto comincia il 9 giugno, quando la Procura di Palermo deposita al processo sulla trattativa Stato-mafia 5 mila pagine di conversazioni intercettate in carcere fra il boss di Brancaccio <strong>Giuseppe Graviano</strong>, mandante delle stragi di via D’Amelio del ’92 e di Firenze, Roma e Milano del ’93, e il suo compagno di “<em>socialità</em>”, il camorrista <strong>Umberto Adinolfi</strong>. Le stesse carte vengono trasmesse alle Procure di Caltanissetta e Firenze che indagano sulle stragi. In quei dialoghi, intercettati fra febbraio 2016 e aprile 2017, Graviano sembra confermare le frasi che il suo killer ora pentito, <strong>Gaspare Spatuzza</strong>, disse di avergli sentito pronunciare ai primi del ’94: e cioè che la strategia stragista era funzionale a B. e Dell’Utri che “<em>ci stanno mettendo l’Italia nelle mani</em>”. “<em>Berlusca &#8211; </em>confida Graviano ad Adinolfi<em> &#8211; mi ha chiesto questa cortesia… per questo è stata l’urgenza… Nel ’92 già voleva scendere… voleva tutto, ed era disturbato… Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi, lui mi ha detto: ci vorrebbe una bella cosa</em>”.<br />
E ancora: “<em>Avevamo acchiappatu un Paisi di chistu ‘ni manu… 25 anni fa, mi sono seduto con te, giusto è?… Traditore… pezzo di crasto che non sei altro, ma vagli a dire com’è che sei al governo, che hai fatto cose vergognose, ingiuste… Ti ho portato benessere. Poi mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi. Per cosa? Per i soldi, perché tu ti rimangono i soldi… dice, non lo faccio uscire più e sa che io non parlo perché sa il mio carattere e sa le mie capacità… Tu lo sai che mi sono fatto 24 anni, ho la famiglia distrutta… Alle buttane glieli dà i soldi ogni mese. Io ti ho aspettato fino adesso… e tu mi stai facendo morire in galera senza che io abbia fatto niente…</em>”. Parole che hanno indotto i pm e il gip di Firenze a riaprire le indagini archiviate su B. e Dell’Utri per concorso nelle stragi del ’93. Parole che devono avere spaventato molti ambienti politici e istituzionali, tantopiù che Graviano affidava all’amico &#8211; in procinto di uscire dal carcere &#8211; un messaggio (ricattatorio) da trasmettere a un intermediario verso il mondo berlusconiano. E che, dopo aver ricevuto da Palermo un avviso di garanzia per minaccia a corpo politico dello Stato, il boss discuteva (già sapendo di essere ascoltato) con Adinolfi sull’opportunità o meno di dire ciò che sa ai magistrati. Una prospettiva terrificante per chi ha qualcosa da nascondere sulle stragi e le trattative.<br />
Intanto, a Palermo, è iniziata la requisitoria al processo Trattativa e i pm hanno ricordato ciò che fin dal ’96 raccontò il pentito <strong>Salvatore Cancemi</strong>, unico boss membro della Cupola a collaborare: dopo Capaci, a metà giugno ’92, Riina riunì i capi in casa Guddo per comunicare l’urgenza di eliminare, dopo Falcone, anche Borsellino. E stroncò le perplessità di alcuni per i tempi ravvicinati della nuova strage con parole definitive: “<em>Lo dobbiamo fare presto, la responsabilità è mia, ora e in futuro bisogna appoggiare Berlusconi e Dell’Utri, sarà un bene per tutta Cosa Nostra</em>”.<br />
Ora, quando si dice la combinazione, proprio mentre i fantasmi del passato più buio tornano a turbare i sonni del Caimano di nuovo al centro della scena politica, ecco una circolare del ministero della Giustizia che allenta vieppiù il 41-bis; ed ecco la campagna a più voci e a più teste per liberare Dell’Utri. Una manovra a tenaglia che fa sospettare un bel messaggio ai boss detenuti al carcere duro e al compare di B.: tranquilli e zitti, stiamo lavorando per voi.<br />
Non solo: se la sentenza Cedu su Contrada, fondata su un grossolano errore, rischia di falcidiare tutte le altre condanne per concorso esterno degli ultimi 40 anni, la responsabilità è anche del governo Renzi. Che ha alzato loro la palla per far condannare l’Italia il 14.4.2016 per aver osato punire l’ex numero 3 del Sisde complice di Cosa Nostra. L’ha scritto nero su bianco la Cassazione nella sentenza “Infinito” sulla mafia in Lombardia. I rappresentanti del governo italiano avrebbero dovuto ricordare un dato banale: il concorso esterno in associazione mafiosa esiste da quando esiste l’associazione mafiosa (cioè dalla legge Rognoni-La Torre del 1982, mentre per altri reati, come il brigantaggio, fu applicato dalla Cassazione siciliana già a fine ’800), essendo nient’altro che il combinato disposto fra la norma incriminatrice (l’art. 416 bis del Codice penale sull’associazione mafiosa) e l’art. 110 (il concorso, cioè la complicità in un qualsiasi reato). E se il concorso esterno fu applicato ai complici della mafia solo nel 1987 da <strong>Giovanni Falcone</strong> nel processo maxi-ter, è perché prima nessun giudice aveva osato toccare i rapporti mafia-politica. Invece i “<em>giuristi</em>” del nostro ministero degli Esteri (guidato da <strong>Angelino Alfano</strong>) concordarono e sottoscrissero con i difensori di Contrada una “<em>premessa</em>” che spacciava il concorso esterno per una costruzione di “<em>origine giurisprudenziale</em>”, non normativa e dunque non prevedibile dai cittadini. Spalancando la strada alla bizzarra tesi difensiva che lo riteneva non punibile fino al 1994, quando fu definitivamente tipizzato dalla Cassazione a sezioni unite. Così, con un autogol (o, per dirla con la Cassazione, con una “<em>affermazione giuridicamente inesatta</em>”), il governo Renzi ha fatto condannare l’Italia a risarcire i danni a Contrada per aver violato il principio di irretroattività della legge penale: cioè per averlo punito per un reato che lui non poteva prevedere. Una sciocchezza sesquipedale: Contrada, quando faceva fuggire i boss avvertendoli dei blitz della Squadra Mobile da lui guidata, sapeva benissimo che stava commettendo reati: ammesso e non concesso che non prevedesse il concorso esterno (peraltro già esistente nel Codice), metteva almeno in conto di rischiare il favoreggiamento o l’associazione mafiosa tout court.<br />
Ma siamo poi sicuri che l’autogol del governo sia stato involontario? Noi no, visto l’uso che si fa della sentenza Contrada per mandare a casa Dell’Utri con tante scuse. Come se anche Dell’Utri non sapesse, nei 30 anni in cui fece da “<em>mediatore fra Cosa nostra e l’imprenditore <strong>Silvio Berlusconi</strong></em>” (sentenza della Cassazione), che rischiava di finire in galera per concorso esterno o interno in mafia, o per favoreggiamento mafioso, o per concorso in estorsione mafiosa. Di questo passo, prima o poi toccherà scusarsi pure con gli eredi di <strong>Vito Ciancimino</strong> e dei cugini Salvo. E condannare gli eredi di <strong>Giovanni Falcone</strong>, che per primo applicò il concorso esterno anche alla mafia. Il tutto per assicurare la tenuta stagna dei tanti mafiosi, esterni o interni, che restando dentro un altro po’ potrebbero cedere e parlare. Indovinate di chi.</p>
<p><strong>Foto <span class="st">©</span> Castolo Giannini</strong></p>
<p><strong>Tratto da</strong>: <em><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il Fatto Quotidiano</a></em></p>
<p>da: <a href="http://www.antimafiaduemila.com/home/opinioni/236-societa/68355-e-rimorto-falcone.html">AntimafiaDuemila.com</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.19luglio1992.com/e-rimorto-falcone/">E&#8217; rimorto Falcone</a> proviene da <a href="https://www.19luglio1992.com">19luglio1992.com</a>.</p>
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