19 luglio 1992, un’esplosione, palazzi sventrati e uomini ridotti a brandelli, fantasmi che aleggiano nelle vicinanze di via d’Amelio, un sorriso rimasto tale per sempre, una borsa svuotata dal suo sangue, 6 nomi:
PAOLO BORSELLINO, EMANUELA LOI, AGOSTINO CATALANO, VINCENZO LI MULI, WALTER EDDIE COSINA, CLAUDIO TRAINA.
Una strage, a detta di alcuni personaggi: di mafia, la solita. Se l’agenda rossa di Paolo potesse parlarci, magari attraverso gli occhi e la voce del fratello Salvatore, cosa ci direbbe?
A detta di alcuni parlerebbe di una strage di mafia, a detta di altri di una strage di Stato, e se fosse una strage di Stato per mano mafiosa? Tanti, troppi sono ancora gli interrogativi, a distanza di 19 anni questa incertezza su ciò che accadde ferisce chi ricorda quei momenti e toglie ogni possibilità di respiro a chi cerca di riviverli per non dimenticare. Ma come si fa a rivivere momenti mai realmente vissuti senza avere un quadro esatto di ciò che avvenne?
Quando uccisero l’uomo che amo, quando dilaniarono il corpo di Paolo Borsellino, avevo un anno e mezzo. Strana la vita mentre in televisione andavano in onda le immagini della strage io probabilmente ero nel girello che scorazzavo per casa in cerca di tovagliette da tirare giù, inconsapevole del momento storico in cui, mentre iniziavo a mettere i miei primi passi, degli uomini perdevano la possibilità di camminare, respirare, e di sorridere. Spesso quando pensiamo a Paolo Borsellino, lo vediamo come un uomo irraggiungibile, ma signori davvero esiste un uomo che possa essere irraggiungibile, una persona che rideva e si arrabbiava come tutti noi, quindi l’eccezione di quel preciso momento storico? Non lo so, io forse oggi amo lui e Giovanni Falcone perché non si consideravano eroi, perché anche se ero così piccola ascoltai quei comunicati di morte alla TV, dalla loro morte fu come se l’Italia ebbe una scossa: il risveglio.
Avevo portato dentro di me quelle voci incredule: “Minchia ma quanto gliene hanno messo”, assopite e nascoste dall’innocenza infantile di una bambina troppo piccola per capire. Finché a distanza di 14 anni dai miei primi passi, a distanza di 13 per i loro ultimi passi, mi risvegliai anch’io, fu un risveglio doloroso come se per tutti quegli anni le lacrime ed il dolore fossero rimasti intatti sotto una campana di vetro, o se preferite intatti sotto quella campana di vetro che proteggeva la rosa incantata della Bestia. In qualche modo la Bestia, la mafia aveva fatto di quelle stragi la mia campana di vetro,
portandomi via ogni possibilità di incrociare il loro sguardo e rendendo al tempo stesso ogni loro gesto e parola parte di me. Venni alla luce con la possibilità di ascoltare inconsciamente per quel anno e mezzo di scoperte e giochi, le loro voci, poter sentire i loro comunicati, ascoltarli tramite la TV o la Radio quando dunque erano ancora vivi. Se per me oggi non sono eroi ma uomini da amare per le proprie caratteristiche, per le fossette sulle guance, lo sguardo severo, quello sornione, i baffi, la devozione verso la Madonna, il rispetto incondizionato, lo devo a quelle voci sentite quando troppo piccola per capire; lo devo a quanto oggi mi ferisca vedere i loro nomi stampati su di una lastra marmorea che mi ricorda che non sono più con me.
Man mano che gli anni passavano ho iniziato a sentire il bisogno forte, costante di sapere su di loro sempre di più. Forse accade spesso che di fronte alla morte prematura di una persona vicina sentiamo il bisogno di capire chi era, ed allora chiediamo a chiunque di parlarci di lei, leggiamo tutto ciò che troviamo su di lei, ecco questo è ciò che feci e faccio tutt’ora, ed ho sete di sapere perché li hanno uccisi togliendo ogni possibilità di incontrarli, ho bisogno di conoscere la Verità, non di sentirmi dire che furono stragi di mafia. Certo Cosa Nostra aveva un conto aperto con Giovanni e Paolo, eppure negli anni precedenti alla loro morte erano accadute cose incredibili dal punto di vista giudiziario e mafioso, metà di coloro che rappresentavano lo Stato si schierarono apertamente o no in appoggio alla cultura mafiosa e l’altra metà proseguiva il proprio cammino di onestà nonostante tutto, finché qualcuno decise che avevano iniziato a correre e che dunque andavano fermati. Cu fu?
Proprio partendo da quel “Chi fu?”, partendo dalla consapevolezza che dietro la strage di via d’Amelio ci furono Cosa Nostra ed una parte dello Stato, partendo dalla scomparsa misteriosa dell’agenda rossa dove Paolo Borsellino era solito riportare appunti di lavoro, arriviamo a Salvatore Borsellino.
Salvatore è la forza di un uomo mosso da sete di verità, dal dolore per la perdita di un fratello, mosso dal proprio animo combattivo e tenace, da una costanza che solo l’essere consapevoli della realtà può darci. Fondatore del Movimento Agende Rosse, movimento questo che nasce con l’intento di arrivare dunque a scoprire quelli che furono i passaggi della Trattativa e chi furono i mandanti delle stragi del ’92, lotta per le manifestazioni e negli incontri pubblici senza armi né tritolo, solo con la propria voce accompagnata oggi da un coro, formato da tutti coloro che hanno aderito al suo movimento o che semplicemente sentono il bisogno di un po’ di chiarezza.
Oggi il Movimento Agende Rosse insieme a Libera da spazio a diversi eventi e conferenze per parlare di mafia, per dare dunque ossigeno alle voci come quella di Salvatore e di Pippo Giordano.
Pippo è un’altra autorevole voce di pace, un’arma che non ha bisogno di
detonazione alla quale basta intelligenza perché si diffonda. Ispettore della DIA in pensione, ha collaborato con Paolo Borsellino sino al 17 luglio 1992 quando si tenne l’ultimo interrogatorio al collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo. È il volto bello della Sicilia, quello con baffi, sorriso e fondina da poliziotto.
Entrambi saranno presenti il 24 gennaio 2012 ad un incontro moderato da Rocco Artifoni. Incontro che si terrà alle ore 21:00 presso la Sala Qoelet, in via Leone XIII n.22, Redona, Bergamo. Questo evento è stato inoltre costruito dal Movimento Agende Rosse in collaborazione con Libera Bergamo.
Ancora una volta dunque chiedo la massima partecipazione, in un periodo di apparente assenza della coscienza civica è nostro dovere, per noi e per i nostri figli, ricordare. Non so voi ma vedere degli occhi come quelli di Salvatore mi danno speranza per un futuro migliore, se più persone si aprissero alla realtà antimafia oggi, questa avrebbe più forza e la mafia inizierebbe a perdere il proprio potere, se dunque volete lasciare un Paese libero ai vostri figli, una nazione dove non esistano più droga, pizzo e stragi appoggiate con tutti voi stessi la cultura della Legalità, perché è per quella cultura che degli uomini sono morti e che degli altri continuano a morire.

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