Sono qui oggi, a portare la mia voce insieme ai rappresentanti delle Associazioni delle maggiori stragi che hanno insanguinato la vita del nostro paese ed ai familiari di altre vittime di terrorismo e di mafia, perché sono l’ultimo ancora in vita della famiglia di origine di Paolo Borsellino e lo faccio anche a nome delle mie sorelle, Adele e Rita, che non ci sono più, e soprattutto a nome di nostra madre, Maria Pia Lepanto, che, come tante altre mamme, a cui troppo presto da queste stragi sono stati strappati i figli, ha dovuto chiudere gli occhi per sempre senza poter vedere né Verità né Giustizia sull’assassinio di suo figlio.
Sono stati questi anni di depistaggi, di mancate indagini, di sentenze spesso contraddittorie, in cui, se sono stati assicurati alla Giustizia forse alcuni di quelli che materialmente hanno ucciso Paolo Borsellino, la stessa cosa non è avvenuta per quelli che hanno agito nell’ombra, che hanno voluto la sua morte.
Non sono stati neanche messi alla luce i veri motivi dell’accelerazione di questa strage che, se fosse stata messa in atto soltanto dall’organizzazione mafiosa, non sarebbe avvenuta soltanto 57 giorni dopo l’altra strage, quella di Capaci, che alla strage di Via D’Amelio io credo sia indissolubilmente legata,
Paolo ha cominciato a morire il 23 maggio del 1992, ma se da un lato ai figli di Paolo mi lega il terribile dolore per questa morte annunziata e l’insopprimibile esigenza di Verità su una strage nella quale è stata stroncata la vita del loro padre, da essi mi divide una posizione processuale che si è venuta a differenziare nel corso di tanti processi, arrivando purtroppo, e con mio grande dolore, ad influire anche sui rapporti personali.
Per questo ho letto con sconcerto la dichiarazione del 24 ottobre da parte della presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, a margine di una audizione a Palazzo San Macuto, nella quale ha fatto un appello affinché “nessuno, che si chiami con nessun nome che non siano i figli di Borsellino…. può dirmi cosa fare e cosa non fare…. qualunque cosa questo comporti e qualunque persona questa tocchi…”.
Mi ha sconcertato perché questa dichiarazione è immediatamente successiva alla lettera aperta sottoscritta da me insieme alle altre associazioni di familiari di vittime di mafia e quindi è evidentemente a me ed a noi rivolta.
Ma noi non vogliamo dire alla presidente Colosimo cosa fare e cosa non fare, noi vogliamo solo Verità e Giustizia e ad una vera Verità e ad una vera Giustizia non si può arrivare circoscrivendo i lavori della Commissione soltanto alla strage di Via D’Amelio, analizzandola come un fatto isolato e tralasciando di indagare sulle altre stragi e su un disegno eversivo che le lega in maniera indissolubile e che ha le sue radici addirittura nella stessa strage di Portella della Ginestra e, in tempi più recenti, in tutte le stragi rivendicate con la sigla della Falange Armata.
Non si può avere Giustizia e Verità cercando di eliminare da queste stragi il ruolo dei servizi di sicurezza e degli eversori di destra e quindi, tra gli altri, quello di Paolo Bellini (neofascista entrato, secondo una sentenza di primo e secondo grado, in prima persona nella strage della Stazione di Bologna e nelle “trattative” mafiose degli anni 90).
Non si può avere Giustizia e Verità cestinando la dettagliata proposta del senatore Roberto Scarpinato di svolgere approfondimenti concernenti il coinvolgimento nelle stragi mafiose di apparati statali, massoneria e di soggetti appartenenti al mondo dell’eversione di destra.
Non si può avere Giustizia e Verità modificando il regolamento interno della Commissione allo scopo di escludere dai lavori della Commissione quei parlamentari che avrebbero delle pretese “incompatibilità” con le inchieste della commissione stessa e questo in realtà allo scopo, non dichiarato, di escludere proprio quel senatore Roberto Scarpinato che ha trascorso la sua vita ad indagare sui rapporti tra mafia, massoneria servizi segreti e terroristi di destra.
Non si può avere Giustizia e Verità banalizzando le cause della strage di Via D’Amelio al solo dossier mafia-appalti che non può sicuramente essere la vera causa dell’improvvisa accelerazione di una strage che ha ben altre cause, come la trattativa tra mafia e pezzi deviati dello Stato, trattativa che non ha fermato le stragi ma ne ha causato altre, e questa volta “sul continente”, e la richiesta fatta da Paolo pubblicamente il 25 di giugno, nel suo ultimo discorso pubblico, di essere sentito dalla Procura di Caltanissetta su quello che sapeva e che aveva scoperto sulla strage di Capaci.
Paolo dice “per prima cosa ne parlerò all’autorità giudiziaria, poi, se è il caso, ne parlerò in pubblico”.
Dopo queste parole la convocazione di Paolo a Caltanissetta non può più essere più rimandata, c’è il rischio che Paolo riveli in pubblico quello che i giudici non vogliono ascoltare, Paolo viene convocato a Caltanissetta dalla Procura per la settimana successiva al 19 luglio ma intanto parte il conto alla rovescia per l’attuazione della strage, per la sua eliminazione.
Paolo non arriverà mai a testimoniare in quella Procura, in cui, dopo la sua morte, verrà irritualmente chiamato a collaborare alle indagini quel Bruno Contrada sul quale Paolo stava raccogliendo le rivelazioni di Gaspare Mutolo. Paolo viene convocato quando la sua morte è stata ormai decisa, quando il suo tempo è ormai arrivato.
Non si può avere Giustizia e Verità continuando a non indagare a fondo sulla sparizione di quella Agenda Rossa che rappresenta la scatola nera della strage di Via D’Amelio e dalla quale si dovrebbe ripartire per arrivare davvero alla Verità. Dal furto di quell’Agenda compiuto, ne sono certo, proprio da quelle stesse mani che hanno voluto la morte di mio fratello, e non sto parlando della mafia perché è certo che non sono state mani mafiose a sottrarre quell’agenda.
Noi non possiamo fare altro che denunciare la vergogna di uno Stato che ritiene di potere allontanare i suoi più valorosi servitori con la scusa di un supposto conflitto di interessi quando, se c’è un conflitto d’interessi, questo è ascrivibile alla stessa Presidente Colosimo per i suoi atteggiamenti confidenziali, testimoniati da prove fotografiche, con il terrorista di destra Luigi Ciavardini esponente del gruppo eversivo di ispirazione neofascista Nuclei Armati Rivoluzionari, uno degli assassini di Mario Amato, il cui figlio, Sergio, è oggi qui presente insieme a noi.
Noi, Non possiamo far altro che affermare questo Diritto alla Verità e lanceremo presto una iniziativa perché venga sancito esplicitamente nella nostra Costituzione e garantito a tutti ed anche a noi, familiari di vittime di stragi, ai quali, fino ad oggi, è stato invece ostinatamente negato.
Voglio finire raccontando di una coincidenza che mi ha colpito molto. Le coincidenze non avvengono mai per caso. Proprio in quei giorni in cui la presidente Colosimo ha fatto quelle dichiarazioni ho avuto notizia dal mio avvocato, Fabio Repici di, essere stato escluso nel processo di Caltanissetta contro quelli che hanno manovrato (ma sono soltanto gli ultimi anelli della catena, non avrebbero dovuto essere soltanto loro imputati a quel processo, solo quelli che hanno partecipato) quei funzionari di polizia che hanno partecipato al depistaggio fatto con le torture fisiche psicologiche che sono state inflitte nelle carceri italiane a un balordo di quartiere come Vincenzo Scarantino. Ecco avevo presentato la richiesta di costituzione di parte civile. In fase di udienza preliminare la mia richiesta è stata respinta perché non avrei i requisiti per partecipare a quel processo e insieme alla mia richiesta è stata respinta quella dei familiari delle vittime di mafia della strage di via D’Amelio, di Antonino Vullo di Vincenzo Traina, della famiglia Catalano, sono state tutte respinte. Noi non abbiamo i requisiti per partecipare a questo processo. Noi non abbiamo i requisiti per richiedere giustizia e verità e mi preoccupa anche il comportamento simile tra la Commissione Antimafia e quella procura di Caltanissetta che avrebbe dovuto essere portata sul banco degli imputati, quando erano ancora in vita, come quel Tinebra che ha, nel corso di ben due processi, attraverso l’avvallamento dei depistaggi scartino, allontanato il corso della verità e della giustizia.
Salvatore Borsellino (31/10/2024 – Conferenza stampa ‘Vogliamo tutta la verità sulle stragi’, Roma)


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